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Dichiarazione del Primo Maggio 2026 della Tendenza Comunista Internazionalista
Primo Maggio 2026: nessun sacrificio per questo sistema – Contro la guerra e ogni forma di nazionalismo!
La crisi capitalista non fa che aggravarsi, mentre la guerra mondiale diventa una realtà sempre più concreta. Questa crisi, causata dalla insufficienza di plusvalore, sta trasformando la concorrenza tra capitalisti in una contesa tra stati. Ogni stato è coinvolto in una lotta esistenziale all'interno della gerarchia imperialista. L'unica “via d'uscita” risiede nella distruzione massiccia del capitale con la speranza di inaugurare un nuovo ciclo di profitti.
L'unica soluzione che ci possono offrire è la guerra imperialista generalizzata.
Nonostante le promesse di pace, i cessate il fuoco o il “Board of Peace”, le guerre imperialiste continuano a infuriare in tutto il mondo, che sia in Ucraina, Sudan, Congo, Asia meridionale, Gaza o Iran. E questo senza considerare la “guerra economica” in corso, come il continuo blocco statunitense contro Cuba. Non contento di questo, il sistema capitalista si sta orientando verso un massacro ancora più grande, con spese militari in continua crescita e un ritmo di riarmo nauseante. Di fronte alla stagnazione dei profitti, la classe dominante è disposta ad accettare sofferenze umane enormi ed è pronta a spingere il sistema verso una barbarie inimmaginabile.
Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, che stanno consolidando alleanze imperialiste e interessi definiti, sono il preludio a un'altra guerra mondiale. Gli Stati Uniti si stanno preparando alla guerra contro la Cina tentando di rompere il blocco di convenienza Cina-Russia-Iran. Per decenni gli Stati Uniti hanno visto la Cina come la principale minaccia alle loro esigenze di espansione imperialista. La politica dell'amministrazione Trump nei confronti della Cina è in gran parte guidata dalle stesse premesse strategiche di Obama e Biden. Indipendentemente dal politico che si trova alla Casa Bianca, l’aumento del protezionismo e delle sanzioni per frenare l’economia e l’esercito cinesi e il prendere di mira gli alleati della Cina rappresentano preparativi che le forze politiche USA hanno adottato bipartisan in vista di una guerra futura. Le ostilità tra gli Stati Uniti e la Cina non possono che continuare a crescere con le pressioni della concorrenza imperialista. Con l'aggravarsi della crisi di redditività gli Stati Uniti si trovano in una situazione di vita o di morte che li obbliga a tentare di mettere fuori gioco il loro principale rivale.
La maniacale attività bellica degli Stati Uniti in tutto il mondo fa quindi parte della preparazione alla guerra contro la Cina. Tentando di eliminare gli alleati della Cina in Venezuela, Cuba, Iran e Russia, si stanno preparando per la battaglia principale. In America Latina, dove la Cina ha costantemente aumentato la sua presenza negli ultimi vent’anni, Trump ha inviato un messaggio attraverso il rapimento di Maduro in Venezuela e le crescenti minacce contro Cuba. La brutale guerra in corso in Ucraina è stata intrapresa dalla NATO per dissanguare la Russia e isolare la Cina. La guerra permanente tra Stati Uniti e Israele in Medio Oriente può essere vista come un esempio su piccola scala della strategia contro la Cina: prima gli alleati più deboli quali Hezbollah, Hamas e Houthi, poi, una volta isolato, l’Iran stesso. Questa strategia non resterà senza risposta; la sanguinosa guerra di posizionamento non si fermerà. Ogni capitalista, indipendentemente dalla propria nazione, deve attenersi alle regole dell'accumulazione di capitale; quindi, come classe sceglie la guerra al posto della continua stagnazione.
Mentre i lavoratori di tutto il mondo stanno affrontando misure di austerità estrema, privazioni, morte e sfollamenti, cresce la spinta verso un altro massacro mondiale. La classe operaia di tutto il mondo è stata costretta a pagare per l’irrisolvibile crisi di redditività del capitalismo, che è la causa di tutte le guerre imperialiste e della barbarie. Gli stati si stanno tutti riarmando, scegliendo «le armi invece del burro». Quando c'è poco da guadagnare dal “normale” sfruttamento capitalistico, sono le armi che possono garantire loro una fetta maggiore dei profitti futuri. I bilanci per le spese militari in Germania e in Italia sono quasi raddoppiati negli ultimi cinque anni, mentre in Francia l’età pensionabile è stata innalzata per bilanciare le spese del riarmo.
I lavoratori stanno vivendo un crollo della situazione sociale: lo sentiamo ogni giorno quando i nostri salari vengono erosi dall’inflazione o dall’aumento del carico di lavoro, quando il costo del cibo e dei beni di prima necessità continua a essere fuori dalla nostra portata, o quando veniamo sfrattati e tagliati fuori dall’assistenza sociale. Ma la cosa peggiore è quando la tua presunta nazione ti chiede di combattere e uccidere le nostre sorelle e i nostri fratelli di classe. Che cosa ha fatto la tua nazione per te? Cosa sarebbe la nostra “patria”? Non ne possediamo quasi nulla – possediamo solo la nostra forza lavoro, che viene sfruttata nell’interesse appunto della “nostra patria”. Questa è la situazione in ogni paese – la classe capitalista mondiale è unita nello sfruttamento del proletariato. Tutte le guerre sono imperialiste e reazionarie, non offrono alcuna prospettiva al proletariato se non quella di continuare sfruttamento, umiliazioni e sacrifici affinché il nostro nemico di classe possa fornire le cure palliative al moribondo sistema capitalista.
Per il proletariato non c’è nessun paese da sostenere. Anche se declamano slogan “anti-imperialisti”, coloro che sostengono qualsiasi guerra attuale scelgono un capitalista piuttosto che un altro. Dall’inizio dell’epoca imperialista con la Prima guerra mondiale, il capitalista può solo svolgere un ruolo reazionario e lottare con le unghie e con i denti per la sopravvivenza del capitale della propria nazione. Qualsiasi attività autonoma del proletariato viene schiacciata in nome della difesa della “nazione” (cioè dei profitti). La repressione interna si moltiplica esponenzialmente, come si vede in ogni guerra attuale e nella risposta dello stato nei confronti dei lavoratori in Ucraina, Iran, Gaza e Medio Oriente. Negli Stati Uniti e in altri stati imperialisti che si stanno riarmando per la guerra, la repressione e la xenofobia creano una fascia più precaria di lavoratori terrorizzati da sfruttare brutalmente.
Solo la classe operaia può fermare la guerra
La classe operaia – la maggioranza della popolazione del pianeta – è l'unica forza in grado di fermare il nostro ulteriore impoverimento, il degrado del pianeta e l'avanzata della guerra totale. Già oggi le rivendicazioni economiche dei lavoratori si scontrano con la spinta del capitalismo verso la guerra. Quando i lavoratori lottano per salari più alti, condizioni di lavoro più sicure, orari più brevi o un organico più adeguato, incontrano una forte resistenza da parte dei padroni e del loro stato. In vari paesi, i governi dichiarano illegali gli scioperi in nome della difesa nazionale, mentre sul “fronte interno” degli stati capitalisti i lavoratori sono sottoposti a condizioni di miseria attraverso l’economia di guerra. L’attacco capitalista al tenore di vita dei lavoratori ha un carattere politico diretto. Quando la lotta difensiva della classe operaia assumerà anche un carattere offensivo, politico e anticapitalista, questa disporrà degli strumenti necessari per porre fine per sempre al ciclo di massacri imperialisti.
Il massacro di massa della Prima guerra mondiale imperialista fu posto fine da rivolte, ammutinamenti e scioperi. Il disfattismo rivoluzionario prese forma concreta quando, in Russia, il proletariato organizzato in consigli prese il potere e impose la fine delle ostilità e quando le manifestazioni di massa a Berlino e Vienna nel 1918 costrinsero a porre fine alla guerra. Ciò segnò l’inizio di un’ondata rivoluzionaria internazionale che scosse il capitalismo fin dalle sue fondamenta. La spontaneità e l’azione indipendente della classe sono importanti e necessarie. Tuttavia, va notato, sono condizioni necessarie, ma non sufficienti per superare definitivamente il sistema capitalista. Senza una forza rivoluzionaria organizzata in grado di fornire a un movimento anticapitalista una direzione politica e una prospettiva rivoluzionaria, ogni rivolta corre inevitabilmente il rischio di essere riassorbita dalle forze di questo sistema. Un partito rivoluzionario, che ha lottato per ottenere riconoscimento e per affermarsi all’interno della classe attraverso la partecipazione attiva alla lotta di classe, può fungere da punto di riferimento politico rivoluzionario e lavorare per garantire che la classe operaia non si fermi a metà strada. Quando la preparazione teorica e pratica dei rivoluzionari organizzati si combina con la capacità di lotta e di organizzazione della classe, questo sistema può essere rovesciato.
Oggi ci troviamo in una situazione diversa da quella del passato e siamo ben lontani dall’aver formato un partito comunista mondiale. Tuttavia, le condizioni fondamentali dello sfruttamento capitalista rimangono le stesse. Ciò non ci esonera dal compito di lavorare per la creazione di un partito rivoluzionario internazionale. Lenin una volta osservò giustamente:
«Si possono cambiare le tattiche di agitazione su una questione particolare, o le tattiche per svolgere un compito specifico dell’organizzazione di partito, nel giro di 24 ore; ma cambiare opinione nel giro di 24 ore – o anche nel giro di 24 mesi – sulla necessità stessa, sempre e incondizionatamente, di un’organizzazione combattiva e dell’agitazione politica tra le masse, è qualcosa che solo persone prive di qualsiasi principio possono fare. È ridicolo invocare la differenza di situazione, l’inizio di un nuovo periodo: lavorare per creare un’organizzazione di lotta e condurre l’agitazione politica è assolutamente necessario in ogni situazione, per quanto “ordinaria e pacifica” possa essere, in ogni periodo, per quanto lo “spirito rivoluzionario” possa essere “venuto meno”; più ancora: è proprio in una situazione del genere e in periodi del genere che il lavoro sopra menzionato è particolarmente necessario, poiché in tempi di esplosioni e sconvolgimenti è già troppo tardi per creare un’organizzazione; essa deve essere pronta a entrare immediatamente in azione.»
Ciò è stato confermato dall’esperienza storica della nostra classe. L’assenza di un partito rivoluzionario saldamente radicato ebbe conseguenze drammatiche per la Rivoluzione tedesca del 1918–1919. La classe operaia era infatti riuscita a rovesciare l’Impero tedesco. Ma poi, con i socialdemocratici, un attore diverso cominciò a dettare l’agenda politica. Si presentavano come un «partito di massa socialista» moderato. Eppure, in realtà, agivano non come l’ala destra moderata del movimento operaio, ma come l’ala sinistra del capitale. Sostituirono la lotta di classe con «legge e ordine», i consigli con il parlamento e la rivoluzione con la riforma. Quando la finestra della rivoluzione è aperta, ecco come può presentarsi l’assenza di un partito operaio degno di questo nome. Mentre disarmava e disorientava politicamente la grande maggioranza della classe operaia attraverso ogni sorta di manovra, in quanto pilastro della Repubblica di Weimar diede campo libero ai Freikorps proto-fascisti contro gli elementi radicali. Il sanguinoso terrore di queste unità gettò le basi per la successiva dittatura fascista.
La sconfitta della rivoluzione tedesca ebbe conseguenze fatali per l'ondata rivoluzionaria internazionale. L'isolamento della Rivoluzione russa portò infine alla sua trasformazione nel suo opposto: l'instaurazione di un capitalismo di Stato dittatoriale che, per la gioia di tutti i reazionari, si mascherava da «socialismo».
Che fare?
Le esperienze traumatiche dello stalinismo hanno generato molta confusione e al contempo hanno notevolmente rafforzato l’arsenale di propaganda ideologica della classe dominante. Le profonde sconfitte del XX secolo hanno indebolito la solidarietà e lo spirito combattivo della nostra classe, con il risultato che le lotte difensive coronate da successo sono rare e devono affrontare sfide enormi. Il dominio del capitale sembra incontrastato. Le possibilità che la politica rivoluzionaria prenda piede nella lotta di classe non sono buone. Le organizzazioni politiche che difendono i principi internazionalisti della rivoluzione proletaria hanno, nella migliore delle ipotesi, una presenza limitata nelle lotte della classe operaia. Questa è solo una delle espressioni – sebbene forse la più decisiva – della profonda debolezza della nostra classe.
Tenendo presente questo, dobbiamo riconoscere e articolare chiaramente sia il pericolo di una guerra imperialista generale sia l’estrema debolezza della politica rivoluzionaria. Le differenze politiche tra i rivoluzionari riflettono questioni reali. Eppure, non possiamo permetterci di impantanarci in polemiche e dibattiti infiniti.
Per noi il vero superamento delle controversie tra rivoluzionari richiede una nuova vita all’interno della classe operaia, attraverso la quale le questioni politiche sollevate dalla lotta possano costituire la base su cui costruire l’unità tra i rivoluzionari; poiché è solo nelle dinamiche concrete della lotta di classe — non più sporadicamente e in episodi isolati, ma su scala di massa — che le varie posizioni teoriche e politiche scenderanno dai «cieli» della teoria per trovare conferma, o confutazione, nella realtà materiale della lotta di classe stessa. Coloro che pensano di avere il monopolio esclusivo della verità saranno relegati all’irrilevanza.
Nonostante l’attuale debolezza della nostra classe, è necessario che coloro che sostengono i principi internazionalisti e rifiutano ogni forma di nazionalismo si uniscano sotto una bandiera comune. Ovunque venga condotta, la lotta di classe si scontra inevitabilmente con i preparativi in corso per la guerra. Ciò apre la possibilità che nelle lotte vengano assunte posizioni internazionaliste – in particolare tra i settori avanzati della classe – e che la lotta contro la guerra capitalista venga inserita nell’agenda. In questo contesto, riaffermiamo il nostro sostegno ai comitati «No War but the Class War», che riuniscono i rivoluzionari sulla base dell’internazionalismo e mirano a intervenire nelle lotte locali. Sebbene non siano né un sostituto del partito né una via per la sua formazione, questi comitati possono organizzare una risposta politica alle guerre imperialiste che va oltre le capacità delle singole organizzazioni.
Le nostre basi per tale cooperazione, che assume una posizione inequivocabilmente di classe ed esclude l'eredità politica della socialdemocrazia (vecchia e nuova) e della controrivoluzione stalinista, comprese le sue ramificazioni — vale a dire lo stalinismo, il maoismo e il trotskismo — sono i seguenti cinque punti:
- Contro il capitalismo, l'imperialismo e ogni forma di nazionalismo! Nessun sostegno a nessuna borghesia nazionale, a nessun “male minore” o a stati emergenti!
- Per una società in cui gli stati, il lavoro salariato, la proprietà privata, il denaro e la produzione orientata al profitto siano sostituiti da un mondo di produttori liberamente associati!
- Contro gli attacchi economici e politici che le guerre attuali e future scateneranno contro la classe operaia!
- Per la lotta auto-organizzata della classe operaia, per la formazione di comitati di sciopero indipendenti, assemblee di massa e consigli operai!
- Contro l’oppressione e lo sfruttamento, per l’unità della classe operaia e l’alleanza dei veri internazionalisti!
Chiediamo ancora una volta a tutti coloro che si identificano con questi punti e riconoscono la gravità della situazione attuale di costituire tali comitati nei loro territori o di unirsi a quelli esistenti.
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