Guerra alla guerra

Ogni anno la spesa riservata agli armamenti cresce sempre di più.

Secondo il SIPRI, un centro di ricerca di Stoccolma dedicato a misurare gli investimenti bellici, nel 2025 sono stati spesi, in tutto il mondo, 2887 miliardi di dollari in armi.

Rispetto al 2024, l’Italia ha avuto una crescita del 20% nelle spese militari, con un investimenti dal valore stimato di 48,1 miliardi di euro.

Da sottolineare che, secondo i valori Istat del 2024, nel nostro paese 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta.

Su una popolazione di 59 milioni d’abitanti, ciò significa che circa un cittadino su dieci si trova in condizioni di povertà.

Il clima nel resto d’Europa non è migliore. In Germania, in seguito alla reintroduzione della leva militare obbligatoria, tutti i maschi tra i 17 e i 45 anni devono ottenere un'autorizzazione dall’esercito per poter compiere soggiorni all'estero più lunghi di tre mesi.

Ormai gli Erasmus sono fuori moda; ai giovani tedeschi viene ricordato che le loro vite contan poco quando c’è una patria per cui morire!

Tra quanto questo sarà imposto a noi giovani italiani?

Sia chiaro; la soluzione dinanzi a queste barbarie non è il semplice cambio di governo oppure l’appoggiare il “male minore”.

I partiti di opposizione, come PD e Movimento Cinque Stelle, non avrebbero problemi nell’ubbidre alle logiche di mercato e dell’imperialismo, come hanno già ampiamente dimostrato in passato durante i loro governi.

Se un domani toccasse al loro governo difendere la “patria” e la “democrazia”, non ci sarebbe esitazione nel reprimere ogni dissenso “antipatriottico” con apposite leggi, pienamente in accordo con la Costituzione che, col suo articolo 52, sancisce il sacro dovere di crepare per la nazione e i suoi grandi gruppi economici.

Noi non ci stancheremo mai di ribadire che i lavoratori non hanno patria.

L’idea di “patria” , di nazione altro non è che una menzogna, della propaganda utile ai padroni, tanto “democratici” quanto autoritari, per giustificare le loro guerre di saccheggio volute dai rispettivi grandi gruppi!

I salariati d’ogni Stato, chi in misura maggiore, chi in misura minore, condividono il fatto di dover vendersi sul mercato del lavoro per tirare a campare. Tanto il lavoratore italiano quanto quello russo o ucraino, cinese o americano, soffre l’incertezza del domani. Loro vedono i propri salari sempre più ristretti ed una classe dominante che esige sempre più sudore per riempire le sue già strapiene tasche!

Un domani, e in certi casi già oggi, questi lavoratori saranno spediti a morire in nome della loro “patria”, che lo vogliano o meno.

Eppure un altro mondo è possibile. Cosa impedisce a questi miliardi di persone di convivere insieme nel lavoro, condividendo i frutti dell’abbondanza resa possibile da uno sviluppo tecnico senza precedenti?

A chi dice che ciò impossibile, per innata cattiveria umana o qualche insormontabile differenza culturale, è consigliato controllare la provenienza dei suoi vestiti.

Gli uomini già sono legati da una catena produttiva lunga migliaia di chilometri. I prodotti dai più

svariati continenti sono lavorati. Il cotone egiziano viene raccolto poi trasportato fino in Cina per poi essere trasformato in vestiari da rivendere in Europa.

La produzione è già libera dai confini nazionali ed è grazie questo che si riesce ad avere un’enorme abbondanza.

Purtroppo questa abbondanza viene macchiata dallo sfruttamento e da ogni sorta di problema, dall’inquinamento alla bassa qualità dei prodotti. Per di più, questa abbondanza è concessa solo dietro pagamento di un prezzo che non garantisce degna vita ai lavoratori che l’hanno resa possibile, ma soltanto l'arricchimento dell’industriale di turno

Finché sarà il Dio profitto a regnare sulla produzione queste ne saranno le conseguenze. I magnifici frutti dello sforzo collettivo umano sono lasciati a marcire in nome degli interessi del capitale, a cominciare di quelli dei grandi gruppi che con la loro propaganda, le loro televisioni e i loro social gridano alla guerra e all’odio verso lo straniero, così da giustificare le loro guerre!

Soltanto quando la produzione sarà strappata alla ricerca di profitto di pochi e sarà riconsegnata alle necessità dell’intera specie umana si potranno gettare nella pattumiera della storia guerre e razzismo e sfruttamento.

Ma questa liberazione non casca dal cielo; bisogna gettarne i semi già da oggi, costruendo l’unica organizzazione capace di unire e di rafforzare l’unità internazionale dei lavoratori: il Partito rivoluzionario

Purtroppo quest’organizzazione è debole, troppo debole! Dobbiamo rafforzarla!

Sosteniamo il partito, leggiamone gli articoli e diffondiamone la stampa!

Non abbiamo nulla da perdere che le nostre catene!

Venerdì, May 29, 2026