NOSTRO SANGUE, LORO PROFITTO

Spesso i social e le prime pagine dei giornali sono piene di notizie di torture, di guerre e d’ogni altro tipo di barbarie che potrebbero apparire lontane, figlie di culture estranee alla “civile” Europa.

Eppure in Italia, nel 2026, è possibile esser chiusi in un’auto e bruciati vivi perché ci si è opposti alla schiavitù.

E’ successo ad Amendolara, provincia di Cosenza, dove quattro braccianti di origini afgane/pakistane, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, sono stati giustiziati nella maniera più barbara da due connazionali, al servizio della mafia pakistana – a sua volta legata alla 'ndrangheta - in veste di Kapò, perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza, senza mai ricevere il pur misero salario che gli spettava.

Ancora una volta viene dimostrato quanto l’idea di “fratellanza nazionale” e di altri melensi discorsi sulla patria non siano altro che un’illusione, un veleno ideologico utile soltanto ai padroni per dividere i lavoratori. La nazionalità conta poco; il capitale assolda i suoi aguzzini senza distinzione di passaporto, purché mettano in riga con sangue e torture i lavoratori, così da estrarre fino all’ultima goccia di profitto.

La verità è che i salariati non hanno patria, il nostro sudore bagna il globo intero.

La nostra bandiera non è il tricolore, tanto sventolato nelle parate del due giugno, *né il drappo di qualsiasi altra nazione;* la nostra bandiera è la bandiera rossa, grondate del nostro sangue. Grondante del sangue di Waseem, Amin, Ullah e Safi, del sangue di Gaetano Sciarrotta morto il 30 maggio schiacciato da un muletto, del sangue di Michele Amelia travolto da un’auto il 21 maggio mentre stava allestendo un cantiere per la manutenzione dell’A1, del sangue dei 1093 morti su lavoro registrati nell’anno passato, del sangue dei milioni di proletari russi e ucraini spediti a massacrarsi a vicenda in una guerra fratricida in nome dell’imperialismo russo o di quello europeo in vesti ucraine, del sangue delle vittime delle guerre che il capitale semina in ogni parte della Terra, dalla Palestina al Sudan!

La bandiera rossa raccoglie il sangue di tutti membri della nostra classe, la classe lavoratrice, che ogni giorno vengono assassinati dal dominio del capitale; un dominio che è ineluttabilmente violenza, che è ineluttabilmente torture, che è ineluttabilmente morte!

Gli ipocriti sovranisti, tanto amanti della loro giustizia e delle loro forze dell’ordine, da sempre tacciono sulle condizioni di brutale sfruttamento della forza-lavoro immigrata. Al grido di “prima gli italiani”, si minimizzano e nascondono le peggio atrocità sofferte dalla sezione più vessata e oppressa della nostra classe : i salariati/schiavi immigrati.

Anzi, fanno leggi apposite per tenere ancora più oppressi e ricattabili questi schiavi!

Coloro che soffocano le lotte degli operai con decreti sicurezza, che penalizzano i veri scioperi atti a colpire e a danneggiare i padroni senza preavvisi e senza i teatrini che sono i tavoli delle trattative imbastiti dai sindacati, sono dunque co-responsabili di questo sistema di barbarie, ne sono i garanti!

Tutelandone la sopravvivenza e giustificandolo in nome della “patria” o della “democrazia”, condividono la responsabilità di queste quattro morti, delle migliaia che sono venute prima e delle migliaia che verranno in futuro.

Alle loro ideologie razziste, nazionaliste e patriottiche, rispondiamo con la chiamata all’unità di tutti i lavoratori, senza distinzioni di etnia, di sesso o di religione.

La nostra classe dev’essere più che mai unita per lottare contro il suo comune nemico: i padroni d’ogni nazione e i loro scagnozzi, tanto nelle sudice vesti di boia che nelle più “rispettabili” vesti di membri di partito e di “Onorevoli”.

Intanto, i falsi amici dei lavoratori, i “partiti di opposizione” e i sindacati, continuano a diffondere il loro veleno ideologico.

Questi signori e signore prima piangono lacrime di coccodrillo per questa barbarie – ricordiamo gli accordi sottoscritti da Gentiloni con gli aguzzini libici nel 2017 oppure i primi decreti sicurezza approvati dal Movimento Cinque Stelle quando ancora era alleato della Lega - poi stanno con le braccia incrociate quando si soffocano le rivendicazioni dei lavoratori, o meglio, si siedono per terra nelle aule parlamentari come dei bambini mentre s’approvano i suddetti decreti liberticidi. Ecco la massima opposizione di questi difensori dei lavoratori! Non si può far altro, dicon loro, altrimenti si violerebbero le sacre procedure del parlamento, s’andrebbe contro la legge, si violerebbe la santissima “legalità” !

Questi signori si riempiono la bocca della parola “legalità”, la stessa legalità che impedisce agli scioperi e alle lotte dei lavoratori di espandersi e di ottenere risultati, per quanto parziali e provvisori, soprattutto in tempi di crisi come questo, senza richiedere permessi a questure, senza preavvisi e senza fasce di garanzia.

La lotta dei lavoratori deve portare disagi, deve nuocere alle tasche dei padroni il più possibile, deve imporre delle rivendicazioni, altrimenti diventa uno spettacolino di qualche ora, prassi a cui stiamo assistendo ormai da molto, molto tempo.

Sinceri democratici, le vostre parole sono menzogna! La vostra democrazia, la democrazia borghese, è utile soltanto ai padroni per tenere ben sedati gli operai tramite l’illusione della manfrina elettorale.

Del diritto, della legalità e della Costituzione dei padroni non ci importa niente!

Per contrastare morti e sfruttamento bisogna lottare, oltre e contro la prassi conciliatoria sindacale, inevitabilmente destinata alla sconfitta, per i nostri interessi di classe!

Finché il profitto sarà il centro dell’attività disumana di questo sistema, gli interessi dei padroni avranno sempre il primato entro e sopra ogni legge ed ogni morale, a cui ipocritamente si appellano.

LAVORATORI, IL NOSTRO SUDORE, IL NOSTRO SANGUE, VIENE RIPAGATO CON SALARI STAGNANTI/IN CALO OPPURE CON LA MORTE!

LAVORATORI, SPUTIAMO SULLE LORO CATENE LEGALI! ORGANIZZIAMO LA NOSTRA LOTTA AL DI FUORI E CONTRO I SINDACATI, COSTITUIAMO I NOSTRI COMITATI DI SCIOPERO!

Dobbiamo organizzarci e costruire la sola organizzazione capace di coordinare la difesa dei salariati e opporsi a questo sistema di barbarie e di morte: il Partito rivoluzionario!

Studenti, lavoratori, sosteniamo questa lotta: mettiamoci in contatto con il P.C.Int., leggiamone gli articoli e diffondiamone le posizioni a scuola, in università e sul posto di lavoro!

COMPAGNI, COMPAGNE: AVANTI LA GUERRA DI CLASSE!

Venerdì, June 5, 2026