Prato: la polizia sgombera i picchetti. I servi del lupo gridano al lupo

Ed eccoci qua, ancora una volta. A Prato si è consumato in piccolo, nel senso geografico e geopolitico del termine, uno scontro di classe esemplificativo di ciò che è lo scontro tra classi contrapposte - borghesia e proletariato - e il ruolo dello Stato, e questo indipendentemente da chi sia, nel momento dato, al timone della nave, ovverosia alla gestione di questa macchina oppressiva e repressiva. E, ancor prima di entrare nel merito della lotta in atto, vogliamo sottolineare quella che è la cosa più importante.

Sono ormai decenni che la crisi di accumulazione con i suoi alti e bassi non fa dormire sonni tranquilli alla borghesia. Il saggio medio di profitto continua ad avvitarsi su se stesso e, rispetto alle prospettive future, diciamo che, come minimo, non c'è di che stare allegri. L'IA, con tutte le pietanze che sta apparecchiando nel menù del processo produttivo del capitale, prosegue verso la strada del precipizio, mettendo altri mattoni e altri intralci sulla strada della valorizzazione del capitale medesimo impiegato nel processo produttivo, modificando ulteriormente la sua composizione organica complessiva. E sta proprio qui la iattura del meccanismo produttivo capitalista, che, mosso dalla concorrenza senza fine tra capitalisti e monopoli sempre più grandi, deve “rivoluzionare in continuazione la rivoluzione” dei mezzi di produzione, per accrescere vieppiù la produttività, il che va a inasprire la concorrenza stessa.

L'aumento medesimo di detta produttività interessa ai padroni non per una questione estetica o per far bella mostra di sé, ma semplicemente per ridurre quella parte di valore-salario e aumentare la parte di plusvalore (relativo) che si trasforma in profitto; questo in estrema sintesi. Ancora una precisazione. Quando si parla del salario, marxisticamente inteso, esso non è altro che una parte X della giornata di lavoro, più o meno grande - di solito per il padrone è: più o meno piccolo - pagato per la riproduzione della forza lavoro. Ora, è evidente che quando si parla di riproduzione ecc. ci si riferisce a quelli che sono i consumi medi generali (bisogni fisiologici, vestirsi, divertimento, bisogni culturali, casa ecc.). Anche perché se si producono beni (ossia merci), a qualcuno bisognerà pur venderli. Ora, tornando alla produttività, la rivoluzione, come abbiamo detto, dei mezzi di produzione presuppone una tecnologia sempre più avanzata e quindi macchine sempre più moderne, con l'introduzione sempre più massiccia dell'IA che, per il momento, si è appena affacciata nei cicli produttivi in tutti i settori. Gli investimenti in queste nuove tecnologie sono finora elevatissimi, quindi si assiste ad un aumento notevole del capitale costante in rapporto a quello variabile (forza-lavoro); quindi seppure aumenta il plusvalore relativo, si riduce il saggio medio di profitto in rapporto ai capitali investiti.

È questa una strada senza ritorno. Tant'è che sempre più si sente parlare di extraprofitti finanziari, bitcoin criptomonete o criptovalute, che possono anche fare, e fanno, la ricchezza di molti parassiti finanzieri e speculatori di ogni genere, di cui Trump è uno dei capofila. Ma tutta questa ricchezza è basata sul nulla, tutta carta straccia che non ha rapporto alcuno col valore ”vero” di “beni” creati nel processo produttivo.

Quindi i capitali “girano” alla larga dai processi produttivi andando alla ricerca dell'”investimento” speculativo. Naturalmente in senso relativo, perché questo non vuol dire che non si producono più “beni”, in quanto ciò determinerebbe la paralisi del sistema.

Ma veniamo alle lotte intestine, più o meno visibili, che si combattono tutti i giorni nel corpo sempre più ansimante della società capitalista. È questa la solita secolare lotta di classe e quando si parla di lotta di classe, non si intende la sola lotta del proletariato contro la borghesia, ma anche viceversa, perché questa battaglia riguarda entrambi le classi, e oggi chi conduce questa lotta è la borghesia, mentre la classe operaia sta subendo.

Ne sono un esempio, gli attacchi dei padroni a Prato, e non da oggi e non solo a Prato: basti vedere in tutti gli altri settori, non ultimo quello dei dai braccianti agricoli, con un caporalato sempre più criminale, come testimonia l'infame e tragica vicenda dei quattro braccianti bruciati vivi.

I brutali attacchi sono avvenuti a Seano davanti alla logistica cinese Acca. Già in passato, nel settembre e novembre del 2025, si erano verificati episodi di aggressione messi in atto dai padroni cinesi, “i compagni di Mao”, che per difendere i loro profitti usano qualunque mezzo, comprese le spranghe, i pugni e i calci. “Chiedevano diritti, hanno ricevuto calci e pugni e il loro gazebo è stato distrutto. Direttamente dalla titolare e da persone a lei vicino...” (Fatto Q. 16/9/2025).

Questa volta è sceso in campo, con tutto il peso dei suoi sporchi stivali sporchi di sangue proletario, lo Stato in persona, questo affinché, se qualcuno nutrisse ancora dei dubbi sulle panzane tipo: lo stato siamo noi, si svegli e la smetta una volta per tutte di continuare ad agitare, come fa ancora oggi, la sporca costituzione borghese, che non è in antitesi con lo Stato, anzi è il simbolo più alto dello Stato Borghese! «È bastata la lagna di qualche “pronto moda "per la merce ferma in magazzino per scatenare un’operazione di polizia impressionante e fare carta straccia del diritto di sciopero e dell’articolo 40 della Costituzione.» (il manifesto 4/7/'26). Questo signore che agita la solita carta straccia è del Sudd Cobas. Ora, noi sappiamo che queste organizzazioni non smetteranno mai di agitare carte, cartine e cartoni che custodiscono il santo Moloch del Dio capitale, custodito gelosamente, appunto, proprio in quei papiri di cui rivendica l'applicazione (Sic!).

Lotte e sacrifici senza pari, di lavoratori spesso migranti sottoposti a ricatti di ogni genere con lavoro nero (siamo nell'ordine del 30% circa di lavoratori in nero, e irregolari), e i soliti caporali che continuano a scorrazzare indisturbati sempre pronti ad eseguire gli ordini dei padroni. Lavoratrici e lavoratori che hanno tutta la nostra solidarietà di classe, contro padroni accecati dalla sete di profitto, e che, purtroppo, oltre che alla mercé di questi padroni, lo sono pure dei sindacati, più o meno istituzionali, che di solito da questo “mercato” girano alla larga. “Mercato” poco redditizio nel vasto mercato degli interessi sindacali, tessere, poteri istituzionali di ogni genere e così via; lasciato quindi alla gestione di sindacati di base che a loro volta dovranno scalare i gradini del potere e accreditarsi agli organi della stanza della “civile” borghesia.

Sindacati che vedono in ciò che “oggi” lo Stato borghese ha fatto con i suoi sciacalli, come una devianza dai suoi “doveri istituzionali": "Oggi lo Stato decide di fare finta di non vedere e di non capire...” (La Nazione 4/7/26), dicono i Sudd Cobas. Ma proprio qui sta l'inganno: lo Stato vede e capisce benissimo. Capisce benissimo anche la lingua dei padroni cinesi, perché la lingua di tutte le borghesie del mondo è la medesima: sfruttamento dell'uomo sull'uomo e schiavitù del lavoro salariato. Ma è la stessa lingua che fanno finta di non capire i Sudd Cobas e compagnia, e che invece capiscono benissimo, pur parlando lingue diverse... Ma se anche non capissero davvero, per il loro inscalfibile riformismo, il risultato sarebbe lo stesso, ai fini della lotta di classe.

Lo Stato, il potere dello Stato, è un potere particolare, è il potere della classe dominante (la borghesia), sulla classe dominata (il proletariato); gli organi di questo potere speciale sono come tentacoli che tengono avvinghiato e sottomesso il proletariato alla macchina dello Stato. La polizia, il “corpo” che è intervenuto contro i picchetti, per “mettere a posto le cose”, per ristabilire l'ordine (borghese) è una di questi organi, di queste forze speciali dello Stato. Domanda: coloro che si dolgono della miopia dello Stato, hanno forse mai visto in vita loro che, di fronte a licenziamenti, a paghe da fame, a chiusure di fabbriche, intervenire la polizia o altri organi dello Stato a difesa dei picchetti dei lavoratori, o abbiano mai visto trascinare sull'asfalto cocente i Della Valle, i Prada, i Gucci, i Versace i Ferragamo; per rimanere nell'alta moda? Un mondo che fa dell'eleganza e del “made in Italy” il suo marchio dell'eccellenza. Sarà fondato pure su salari miserevoli, su condizioni di lavorative brutali, su ritmi di lavoro insostenibili, ma non è che si può star lì a guardare il “pilu” nell'ovo: viva l'Italia fondata sulla schiavitù del lavoro salariato.

Il tessile di Prato, il “Fatto in Italia”, quello che imbecilli patrioti patentati chiamano con raffinato inglese “Made in Italy”, l'immortale eleganza senza tempo: valgono pur bene una messa. Peccato che c'è sempre un'altra faccia della medaglia che insanguina vestiti, capi, borsette ecc. del sangue e sudore di proletari che a malapena riescono a vestire i loro corpi con capi da 5/10 euro pur maneggiando tutti i giorni capi anche da migliaia di euro.

I sindacati, anziché mobilitare la classe operaia contro questo stato di cose, tutta la classe e non solo spezzoni di essa, continuano a dividerla in mille rivoli, continuano a lanciare slogan e parole d'ordine che proseguono nell'imbavagliamento della stessa. Continuano a strombazzare assieme a tutti i media la solita stronzata: “Picchetti contro lo sfruttamento”; “La polizia contro il presidio dei lavoratori sfruttati”; Sudd Cobas: “... lo Stato che garantisce agli imprenditori di continuare a sfruttare...” (Il manifesto 4/7/'26), facendo passare l'idea che lo sfruttamento esiste solo se non si rispettano i contratti. Balla colossale, evidentemente, che però viene ripetuta fino alla nausea. La rivendicazione di aumenti salariali, di migliori condizioni di vita e di lavoro, non deve mai e poi mai essere disgiunta, separata da una lotta senza quartiere contro il capitale e il suo Stato. Cosa vuol dire, quando il Sudd Cobas chiama alla lotta i lavoratori: “Per difendere il diritto di sciopero. Per mettere la costituzione sopra i profitti”?_._ Ma che accidenti significa? La costituzione è la costituzione dello Stato borghese; lo Stato borghese si fonda sul profitto.

Ma per spiegare ancora meglio chi essi siano, è sufficiente leggere il loro blog: “Chi siamo”. Andiamo direttamente alle conclusioni: “Vogliamo superare l'ingiustizia sociale, l'oppressione e lo sfruttamento dell'essere umano e della natura per costruire una società democratica e una vita più bella per tutte e tutti” (suddcobas.it) Amen! E vissero tutti felici e contenti! Padre nostro che sei nei cieli sia fatta la tua gloria! E, siccome siamo rapiti da tale supplica, abbiamo dovuto appellarci a Dio e ai santi per trattenere i giusti e meritati insulti. Ogni parola è un insulto anche alla più blanda delle lotte operaie. Non ci sarebbe prete al mondo che non le sottoscriverebbe. Ma troverebbe molti dispostissimi a firmarla anche negli scranni parlamentari, sicuramente della maggioranza.

La lotta di classe non è una passeggiata democratica, la rivendicazione non deve mai essere fine a se stessa, perché essa non cura la malattia (il capitalismo), ma applica solo dei palliativi. I comunisti devono essere sempre al fianco della classe operaia, in ogni momento del suo scontro con la borghesia; essi si battono contro i suoi organi e contro lo Stato più o meno repressivo. L'oppressione dipende dal grado di crisi economica e dalla risposta della classe contro le politiche di repressione. I comunisti devono, con ogni mezzo, incitare e spingere il proletariato a generalizzare la lotta in tutti i settori, invitare la classe a organizzarsi in comitati dal basso, non solo contro il capitalismo e la sua borghesia, ma anche contro i sindacati divenuti ormai, e da tanto tempo, le guardie ideologicamente armate della borghesia. Altro che “società democratica e... vita bella”. Il proletariato si deve organizzare nel suo partito comunista per “rovesciare violentemente ogni ordinamento sociale esistito finora” (Marx), e imporre la dittatura del proletariato.

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Lunedì, July 6, 2026