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Home ›Il proletariato ai Caraibi (e si lamenta pure!)
E' famoso l'aneddoto secondo il quale Maria Antonietta, poco prima della rivoluzione, alla “plebaglia” affamata che chiedeva il pane di cui mancava, avrebbe detto sprezzantemente che se non aveva il pane, mangiasse brioches. La storiografia nega che la regina abbia pronunciato quelle parole, ma, senza voler mettere in dubbio la ricerca storica più accreditata, sono comunque indice della considerazione in cui la classe dominante del tempo teneva la stragrande maggioranza della popolazione.
La “storiella” ci è tornata in mente leggendo le cose che la seconda carica dello Stato, il camerata fratello d'Italia La Russa, ha detto alla fine di giugno, nel pieno di una delle più forti ondate di calore – probabilmente, finora, la più forte – che hanno colpito l'Europa da quando sono cominciate le rilevazioni climatiche, cioè circa due secoli. Il presidente del senato, con lo stesso tono, anzi, un po' più ridanciano, della sovrana di Francia, aveva affermato che se il clima diventa più caldo – il “se” per gente come lui è obbligatorio - c'è solo da rallegrarsi, in quanto, in un “clima caraibico” (testuali parole) non muore nessuno e, anzi, si sta tutti meglio.
Ora, a parte che ai Caraibi di solito la temperatura si aggira sui 30-31 gradi, non 40 e oltre, simili dichiarazioni rivelano la natura profonda del personale politico su cui un settore significativo della borghesia ha deciso, a volte un po' di controvoglia, di puntare per l'amministrazione istituzionale dei propri interessi. A cominciare, va da sé, dalla grande borghesia, quella che comanda, per finire con segmenti anche consistenti della piccola borghesia, che fa massa (elettorale), ringhia e litiga per spartirsi ciò che il grande capitale le lascia, ma non decide niente: “cattiva” e incattivita dalla crisi è solo “truppa d'assalto” di quella che sta ai piani superiori.
Nelle irridenti parole del camerata La Russa si sente in maniera netta il disprezzo di chi non ha mai provato – né vuole provarci – a mettersi nei panni di coloro che con quaranta e più gradi all'ombra devono raccogliere angurie e pomodori, devono asfaltare strade o tirare su muri, devono avvitare bulloni dentro capannoni arroventati, dove manca l'aria e il sudore che cola negli occhi impedisce di vedere. Che cosa gliene può importare di chi, per mancanza di soldi, non può permettersi l'installazione dei condizionatori nelle proprie abitazioni con trenta e passa gradi di temperatura, senza potere sperare in un attimo di tregua dall'afa e dal calore opprimenti? In breve, che gliene frega di milioni di persone della classe lavoratrice, del proletariato in genere?
Ancor meno, se fosse possibile, è toccato dalla sorte di chi vive nelle carceri, dove il sovraffollamento solito fa alzare ulteriormente la temperatura e rende le celle praticamente invivibili, con tanti saluti – come sempre – alla cosiddetta funzione rieducativa del carcere di illuministica – e costituzionale – memoria. Non è toccato nemmeno se in galera ci finisce qualche ex camerata – come Alemanno, già sindaco di Roma - dove “l'ex” si riferisce alla militanza nello stesso partito, non al “camerata”.
La protervia senza vergogna, da vero “impunito”, del fratello d'Italia verso le prime vittime dell'ameno “clima caraibico”, sorvola sul fatto che le cosiddette ondate di calore nell'estate 2025 hanno provocato in Europa 16.500 decessi; in Italia, il paese più colpito, 4597 “vittime stimate”1. Solo nella settimana del 26 giugno (giorno delle esternazioni del giulivo camerata), in Europa si sono avuti 1300 morti, di cui 1000 in Francia, ma si tratta di calcoli al ribasso, dice l'OMS, redattrice della ricerca. Dall'inizio del millennio, le morti per il caldo “anomalo” sono state decine di migliaia, sempre secondo valutazioni prudenti, come premettono gli istituti di ricerca. In quella settimana di giugno, per esempio, morirono tre raccoglitori di angurie nelle campagne mantovane. Per aprire una parentesi: siccome la maggior parte dei decessi riguarda persone oltre i sessantacinque anni, chissà che la borghesia non pensi di aver trovato un modo indolore di tagliare la spesa pensionistica (un po' come il covid)...
Il caldo cosiddetto anomalo provoca anche un calo della produttività, secondo uno studio dei sindacati europei ETUIC: «del 20% nell'Europa meridionale, del 10-15% nell'Europa centrale e del 3-9% in molte delle regioni in Europa del Nord»2. Che il caldo opprimente rallenti la produzione è un fatto che non ha bisogno di analisi elaborate per essere capito: bastano l'esperienza personale e il banale buon senso. Il riscaldamento climatico può essere davvero una complicazione per il processo produttivo, tanto più che il fenomeno, per forza di cose, investe strati sempre più ampi di classe lavoratrice: «Secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, 130 milioni di lavoratori europei – il 28,9% del totale – sono esposti ad eccesso di caldo. Dal 2000 l'aumento è stato del 17,3%»3. Ma i padroni possono contrastare la produttività calante non con la sospensione di certe attività lavorative in alcune ore del giorno (provvedimento palliativo e poco rispettato), ma intensificando quello che fanno da anni: tagliare i salari e aumentare i carichi/ritmi di lavoro, anche a costo di far collassare chi butta già sudore come una fontana. Così come possono aumentare i profitti anche del settore agro-alimentare, nonostante i prodotti agricoli e dell'allevamento siano letteralmente falcidiati dal caldo micidiale, che annienta colture e fa strage di animali negli allevamenti. Come? Aumentando i prezzi, incrementando la speculazione, che si aggiunge a quella sulle materie prime energetiche, che fa aumentare le bollette. Ovvio che a pagare il costo di gran lunga maggiore di tutto questo sia il proletariato, a cominciare dai suoi strati economicamente più bassi: «tra il 2004 e il 2022 siccità e ondate di calore hanno eroso quasi il 3% del reddito medio annuo delle famiglie europee e spinto verso la povertà altri 5,6 milioni di cittadini»4. Ma alla borghesia tutto questo interessa, se va bene, molto relativamente, a meno che non inneschi la lotta di classe proletaria, perché le sue priorità non sono certo quelle di fronteggiare il disastroso e non caraibico riscaldamento globale, quanto dirottare le scarse risorse disponibili verso il sostegno dell'industria europea (e americana), minacciata gravemente dalla concorrenza cinese, e verso l'aumento delle spese militari, in una fase storica in cui gli imperialismi rivali, esacerbati dalla crisi del processo di accumulazione, spingono per uno scontro generalizzato. Per questo, lo psicolabile che sta alla Casa Bianca e la sua banda di personaggi rigurgitati dalle fogne del “pensiero” borghese hanno smantellato molte norme a tutela (più o meno efficace) dell'ambiente, spingono sulle energie fossili (obbediscono al mandato ricevuto dalla corporations degli idrocarburi), per far ruotare all'indietro la ruota del tempo e far tornare “grande” un sistema manifatturiero per molti aspetti in ritardo drammatico rispetto a quello del nemico cinese.
Per lo stesso motivo, la pusillanime e codarda borghesia europea sta annacquando pesantemente il già debole Green Deal, sotto la spinta degli industriali presi dal panico per la concorrenza spietata della solita Cina, che, grazie al suo capitalismo di stato “tradizionale”, può mobilitare risorse e strategie economico-politiche che “l'Occidente” fatica a fronteggiare.
I fascio-sovranisti sono in prima fila – non da soli – in questa crociata contro l'ambiente. D'altronde, quell'area politica ha sempre negato il cambiamento climatico, a dispetto dell'evidenza e della scienza, almeno di quella che ha praticato e conservato un minimo di rispetto per se stessa. Il riscaldamento globale è, appunto, un dato di fatto, figlio diretto del capitale, che in questi decenni, sotto la sferza della crisi strutturale, epocale, ha accelerato il saccheggio e la devastazione dell'ecosistema, pompando nell'atmosfera miliardi e miliardi di tonnellate di gas climalteranti.
Ma alla borghesia interessa ben poco del mondo di m... in cui dovranno vivere anche i suoi figli, perché pensa, a ragione, che le difficoltà di gran lunga maggiori toccheranno al proletariato, ai diseredati del Pianeta, costretti a subire siccità e alluvioni, a sopportare fame, sete e guerre, spinti ad abbandonare i propri territori degradati per annegare poi in mare o in qualche “rotta balcanica”, mentre cercano di sfuggire a condizioni di esistenza invivibili...
Si sa che Maria Antonietta finì i suoi giorni sul patibolo. Noi, che in fondo siamo bravi ragazzi, non siamo dei sanguinari, ci accontentiamo di vedere un giorno la borghesia e il suo inguardabile personale politico buttati dal proletariato rivoluzionario nella discarica della storia, dove meritano da gran tempo di stare. Solo un modo radicalmente diverso di organizzare la vita associata può salvare l'umanità e la Terra dal baratro in cui il capitale ci sta spingendo.
cb
Appendice A
Il camerata in questione ha avuto, d'altra parte, un grande maestro di coglionerie: il cavalier Berlusca, che per dare sollievo alle persone anziane e deboli aveva consigliato di portarle nei supermercati; così avrebbero, magari, incrementato i consumi, comprando qualcosa mentre si ristoravano: altro che keynesimo, una furbata degna del personaggio trapassato.
Appendice B
Forse la leggenda sulla frase di Maria Antonietta nacque ripensando alle memorie di J.J. Rousseau, il quale, in un passaggio delle sue Confessioni (Garzanti editore), scrisse: «Disgraziatamente non sono mai riuscito a bere senza mangiare. Come procurarmi del pane? Mi era impossibile metterne da parte. Farne acquistare dai servi significava tradirmi, e quasi insultare il padrone di casa. Comprarne io stesso, non osai mai. Un signore elegante, la spada al fianco, entrare da un fornaio e comprare un pezzo di pane: era mai possibile? Mi ricordai infine il ripiego di una gran principessa, cui dicevano che ai contadini mancava il pane, e che replicò: “Mangino focaccine”. Comprai focaccine. Ma anche qui, quali acrobazie per riuscirci!»
1Luca Angelini, L'Italia del caldo record guida gli sforzi per annacquare le norme green dell'UE, Corriere della Sera digitale, 9 luglio 2026. I dati citati sono forniti da uno studio dell'Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medecine.
2Beda Romano, Stress da caldo, i sindacati europei chiedono una direttiva per tutelare i lavoratori, Il Sole 24 ore+, 25 giugno 2026.
3Beda Romano, cit.
4Dati forniti da uno studio della rivista Global Environmental Change, citati in Luigi Pandolfi, C'è una lotta di classe sotto il sole, il calore si mangia gli stipendi, il manifesto, 27 giugno 2026.
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