Nella giungla borghese: due pesi e due misure, come sempre.

Sotto il cielo di un' estate italiana, emozioni a non finire. Negative, si intende. La platea dei borghesi per bene non ha mai fatto quadrato così tanto come ora nella difesa del proprio orticello, a sua detta minacciato. Non dalla lotta di classe, diciamo noi, che avrebbe da tempo immemore bisogno di numerosi e prolungati squilli di tromba per destarsi dal lungo torpore. La minaccia infatti, più che dalla testa della piramide, che tutto sommato dorme sonni tranquilli, è sentita da quelle fasce intermedie che possiamo chiamare per comodità "piccola borghesia" la quale, per non smentirsi, continua a farci “rabbia, pena, schifo e malinconia”, a decenni dalle famose lolliane rime baciate. Sicuramente salda nel tenersi stretti i denari, non manca di eleggere i suoi eroi in coloro che nella difesa della proprietà non si limitano alla difesa della loro incolumità, che quando ti vedi puntare un'arma addosso, purtroppo, in questa società-jungla, se vuoi salvare la pellaccia, diventa legittima. Loro, gli eroi, vanno oltre anche quando sono ormai sicuri che la pellaccia è salva, senza avere l'incubo di chi ti tiene sotto tiro in quanto quest'ultimo è disarmato, e nonostante anche il pericolo di rimetterci nei tuoi beni materiali sia ormai sfumato, perché la persona che vi stava attentando è palesemente in fuga, la inseguono, la freddano a colpi di revolver come novelli Clint Eastwood, e non contenti infieriscono, prendendo a calci un uomo a terra, come Alex di Arancia Meccanica.

Non sta a noi appellarci allo stato di diritto e alla magistratura, in quanto uno dei maggiori tentacoli repressivi della grande piovra borghese. Ci appelliamo semplicemente al dizionario: se il ladro è scappato e tu lo insegui uccidendolo, sei un omicida e non puoi parlare di legittima difesa facendo appello alla clemenza di una corte che, nell'infliggerti la condanna, le circostanze attenuanti del caso te le ha GIÀ riconosciute. Fatto sta, che l'opinione pubblica più retriva, bigotta, conservatrice e reazionaria che ci ritroviamo - se non dai tempi del fascismo sicuramente dai tempi della Democrazia Cristiana in cui è stata concepita la canzone di Claudio Lolli di cui sopra -, è insorta. Quella piccola borghesia che raramente scende in piazza e quando lo fa esprime numeri ancora abbastanza contenuti, visto che alla manifestazione per Roggero - il gioielliere di cui, se qualcuno non l'avesse capito, stiamo parlando - i partecipanti erano uno, una signora col megafono che a vederla sembrava uscita da una cenetta ad Arcore. L'indignazione di questa canea si esprime soprattutto tramite social, in commenti pieni di livore verso il nemico principale (lo straniero) e nel fiorire di “influencer” come Carabella o personaggi come Mario Adinolfi (accusato di truffa aggravata, evasione fiscale), che brandiscono crocifissi e tricolori e ci provano a chiamare a raccolta il loro gregge, ma finora in piazza se si presentano una decina di pecoroni è già tanto. Il che però non vuol dire che vadano sottovalutati, perché anche loro contribuiscono al montare di un clima becero che può trovare vari sfoghi, magari facendoci pure scappare il morto.

Fakir, a Bologna, risulta deceduto per schiacciamento polmonare come si evince – sembra - dall'autopsia. Che ucciderlo poi fosse intenzione degli sbirri che gli stavano sopra la schiena con le ginocchia o la situazione sia loro semplicemente sfuggita di mano non cambia le cose. Se vuoi farlo fuori sei un assassino, se ti è capitato perché agivi in quel modo, sei semplicemente una "cosa inutile", appellativo molto diffuso dalle parti di Palermo. In ogni caso, anche per Fakir si sono scatenati gli sciacalli che da commenti come "Uno di meno" hanno fatto parallelismi con il gioielliere pistolero, chiedendo a chi commentava da sinistra come mai non si indignava anche per lui, o scrivendo che i problemi seri per cui scendere in piazza sono ben altri, come se chi scriveva questo fosse un veterano delle proteste di piazza - quando se c'è stato una volta è stato per fare shopping - e concludendo che ad esempio tra i motivi per cui incazzarsi c'è il gasolio a 2,20 euro, di cui, guarda un po', una presidente del consiglio che, sempre chi commenta sostiene, aveva promesso di abbassare (fino ad eliminarle) le accise e non lo ha fatto! E in ogni caso, l'abbassamento delle accise è un debole e momentaneo palliativo, perché non va al cuore del problema.

Potremmo anche parlare dell'ipocrisia di chi come Salvini, a parità di reato, non ha speso mezza parola in solidarietà del tabaccaio cinese (e di suo nipote) che è in carcere per avere ucciso a colpi di forbice colui che gli aveva rubato alcuni gratta e vinci, anche lui in fuga, dopo aver abbandonato la refurtiva, inseguito e freddato. Nessuno per l'esercente asiatico ha parlato di pena sproporzionata, del resto tra la difesa di un tabaccaio povero e cinese e quella di un gioielliere ricco, italiano e quindi rispettabile, Salvini, Vannacci, Nordio e la Meloni sanno già da che parte stare.

Si agitano spauracchi per tenere salda la poltrona, parlando di sicurezza sempre e solo in termini repressivi. Noi non siamo tra coloro che ignorano e cercano di nascondere la polvere sotto lo zerbino, sappiamo quali sono i rischi di chi abita in certi quartieri, chi li sottovaluta e non ne parla, impugnando un generico antirazzismo, che però non è mai anticapitalismo, spesso lo fa potendoselo permettere, perché nel ghetto ci vivono i proletari e non la borghesia “progressista”. Per evitare che quei proletari finiscano per arruolarsi nelle fila del nemico, bisogna urlare che una persona vive senza sicurezza quando deve aspettare mesi per una risonanza magnetica, quando si vede spostata sempre più in avanti l'età per andare in pensione, se ci arriva. Quando un pieno nel serbatoio non gli dura una settimana intera, quando a 16 anni a causa dell'alternanza scuola lavoro (voluta è bene dirlo da un Renzi che ha la faccia come il culo di fare il tribuno sdegnato dell'opposizione e dovrebbe rinfrescarsi la memoria) si rischia di non tornare a casa a fine turno. Quando sempre più fasce di giovani proletari, privi di prospettive che non siano la precarietà, la sottoccupazione, il basso salario, vivono sbandati, in balìa di una vita senza senso, di miti bugiardi percolati dai sottoprodotti ideologici della borghesia stessa.

Lo diciamo pure noi che i problemi veramente seri sono tanti, ma non sono quello che dite voi. La causa di questi problemi è un sistema economico che in tutte le sue espressioni, quella di destra attuale e quella di sinistra precedente, fa acqua da tutte le parti, scaricando sui più deboli le conseguenze di una crisi che ha le sue origini nel momento in cui alla fine del boom degli anni '60 l'espansione del capitalismo è arrivata al capolinea. Tutte le riprese e ripresine millantate dalla borghesia come definitive sono state solo un tirare il fiato della crisi prima di rimettersi a galoppare. Tutte le soluzioni proposte dalle sue diverse correnti politiche riguardano la gestione del modo di produrre e di distribuire la ricchezza socialmente prodotta che non viene nemmeno lontanamente messo in discussione, ma continua a essere contrabbandato come unica via praticabile, o dai più audaci critici come il "meno peggio".

Noi non smetteremo mai di dire che il futuro non è scritto, e che andando l'umanità per tappe storiche prima di ognuna delle quali si credeva che quella precedente fosse l'ultima, si può ancora guardare a una società più giusta di questa. Ma i proletari lo possono fare solo ritrovando la coscienza di fare parte della classe degli sfruttati e con ciò sbarazzandosi delle catene dell'ideologia borghese, le più pesanti delle quali sono il nazionalismo e il razzismo. Queste da sempre sono e per sempre resteranno armi dei padroni per dividere la classe lavoratrice. Senza queste catene ai piedi, correre verso un mondo nuovo non sarà poi così difficile.

La Vespa rossa

Lunedì, July 27, 2026