Gli sciacalli banchettano sui corpi dei proletari di Marcinelle, di Monongah e dei proletari di tutto il mondo

MARCINELLE

Ormai non passa giorno senza che le vomitevoli fogne istituzionali e politiche inondino con la loro cloaca la memoria di proletari uccisi dal famelico vampirismo di profitto: ieri come oggi. Le vostre commemorazioni che trasudano ipocrisia fin nelle viscere vostre, dei vostri padroni e dei vostri servi è, ad esser gentili, uno spettacolo inverecondo.

Come se vi importasse qualcosa dei 262 minatori, ah, già, scusate, perché in realtà voi venite qui in pompa magna non a commemorare la “Catastròfa” tutta, ma solo quella “nostrana”, dei morti italiani, 136, ammazzati dal solito vampirismo mai sazio, mai saziabile: trasformare, nella fattispecie, il nero carbone in oro fiammante. Le solite baracconate del potere italiota disposto puranche a rigarsi il viso da una falsa lacrima, ma sempre in guardia e pronto a mozzarti la mano se osi solo pensare di toccargli il portafogli.

D'altronde l'8 agosto è la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Delle altre 126 tombe scavate dal meccanico stridore del vostro infernale ingranaggio, accomunate anch'esse dal tragico destino del solito Dio profitto, non ve ne frega un accidenti! Non dovete recitare la solita manfrina; perché, tanto per essere chiari e ribadirlo, non ve ne frega un accidenti neanche delle vittime italiane. Eh già, oltretutto il tricolore del suolo patrio che gli avevate cucito persino sulle mutande, merita pur sempre un alza bandiera e l'inno dei fratelli... d'Italia, per carità.

Beh, poi che sarà mai se con un calcio nel culo, li avevate espulsi dai suoi sacri confini, dalle sue ridenti vallate, dai suoi mari più belli “assaje”, dal suo sole. Sì perché “Chist' è 'o paese d''o sole” (e “arrovente” -ved. cambiamento climatico), ma era il paese che organizzava centri per l'emigrazione, con il corollario di trafficanti di migranti, proprio come avviene ora. Le città e i paesi erano tappezzati di manifesti che “spintonavano” gli amanti del divano di allora, come li avrebbe chiamati la venere bionda, verso gli altri paesi europei, verso le fabbriche e le miniere, a ingrassare altri padroni: belgi, tedeschi, francesi etc. O, come dicono certi libri progressisti, che criticano quei bei tempi andati, senza riuscire a fare neanche mezzo passo al di fuori e contro quell'inferno pieno di trappole, che ti rapivano la vita ogniqualvolta non riuscivi ad evitarle. Era, come ci raccontano le stonate sirene del paradiso in terra, «... l'ennesimo _tributo di migranti allo sviluppo economico europeo, ma anche il momento più drammatico di un’intera epopea migratoria.»1_

Ora, uno si deve chiedere: ma se questo sarebbe un libro di denuncia delle condizioni di lavoro di sett'anni fa, di “sfruttamento”, come è di moda dire oggi, di condizioni disumane (ma solo un po') dei minatori; con padroni cattivelli che pensano solo al loro tornaconto personale, ma non mi dire! Ebbene solo la lettura di queste due righe dovrebbe sommuovere le masse e travolgere tutto. Ma non era certo questa l'intenzione dell'autore, anzi è l'esatto opposto. “Epopea migratoria”. Neanche se fossero poetici racconti di eroi e delle loro gesta; poemi leggendari alla conquista del ventre terrestre dal magico carbone... No, qui non c'è nessuna epopea. Ci sono, questi sì, atti eroici che ogni giorno quei minatori compivano per poter campare. L'atto eroico di consumare la loro vita, come una candela, ogni maledetto giorno, la cui energia veniva sottratta loro sotto forma di lavoro gratuito, ovvero pluslavoro. Eccolo il “tributo dei migranti allo sviluppo economico europeo”: la loro schiavitù sotto le catene del capitale. La cui traduzione non significa nient'altro che rapina a favore dei padroni e delle loro ricchezze. Una traduzione incomprensibile per chi sente solo le sirene padronali.

Sono le solite narrazioni raccontate sempre tenendo sottobraccio, davanti agli occhi e dentro il cuore e il cervello, i sacri comandamenti delle leggi borghesi dello sfruttamento.

Capita quindi di leggere che durante la commemorazione della “catastròfa” di Marcinelle, alcuni democratici e sinceri antifascisti, abbiano dato le spalle al comiziante e cultore del busto del capo dei capi dei fascisti italiani, tal Mussolini Benito: un certo La Russa Ignazio, Benito per gli amici (gli sarebbe piaciuto tanto). Apriti cielo! Il più lesto... fante (in riferimento all'uso delle sue parole), a denunciare il fattaccio, che improntitudine! è stato il signor benemerito Carlo Fidanza, deputato europeo di FdI, con qualche problemino di giustizia (ha patteggiato 1 anno e 4 mesi – corruzione). Il Fidanza accecato dalla rabbia punta il dito alla cieca contro la delegazione della CGIL: “vergogna”! urla il patteggiatòre, che fino al giorno prima non sapeva di Marcinelle e soprattutto di Bois du Cazier. Come pure i giornalisti che parlano della catastrofe della miniera “ad minchiam”, a dimostrazione che pure nella cronaca, anche dal solo punto di vista di una corretta informazione dei fatti, si spara a casaccio. Il giornalista de “La Stampa” (9/8) ad esempio scrive: “Le tensioni (Tra i partecipanti. Ndr), iniziano già fuori dal perimetro della miniera del Bois du Cazier, dove si tiene il 70esimo anniversario del crollo...”. Ma quale crollo, a Marcinelle non ci fu nessun crollo, ci fu un incendio devastante che si mangiò letteralmente ogni respiro dei minatori. L'inferno di Bois du Cazier li strinse in una morsa infernale mettendo fine alla loro esistenza di carne pregiata. Sì, pregiata, per i maledetti padroni: belgi e italiani felici di avere a loro disposizione i produttori della loro ricchezza.

Intanto la Cgil si precipita a smentire Fidanza, quello che forse pensa che Charleroi, del cui distretto minerario Marcinelle faceva parte, sia una torta. Per prima arriva la smentita del sindacato belga Fgtb: “Ci siamo girati noi, perché siamo contro la presenza di partiti fascisti...”. Landini a sua volta dichiara che “Fidanza ha preso un colpo di sole, la Cgil non si gira mai dall'altra parte in nessun momento, tanto meno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica.” (Ibid.) E ci mancherebbe. Mai voltarsi di fronte a cotanta istituzione: la Repubblica è sacra ed è un sacrilegio ferirla con atti irrispettosi. La Cgil (e sindacati belgi, anche quelli che danno le spalle, aggiungiamo) quando si tratta di servire la Repubblica borghese non ha da imparare da nessuno, anzi, può dare lezioni a tutti: non ci si gira mai dall'altra parte, quando la patria chiama.

E ti pareva che in tutto questo bailamme potesse tenere la bocca chiusa madamina? Certo che no. 'Ndo sta a caciara ce sta pure lei: «Un gesto grave e vergognoso - scrive sui social -, Marcinelle è il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro. Chi oggi ha scelto di voltare le spalle ha mancato di rispetto a tutto questo.» (Ibid). Ora se uno scendesse da Marte e, in due righe, dicesse questa montagna di cazzate, sarebbe giustificabile, ma chi siede sullo scranno del governo di fascistelli e simili, che il lavoro più pesante che han fatto in vita loro è movimentare una penna, in malo modo, povera lei, dovrebbe avere almeno il buon gusto di stare zitta. Oppure in alternativa, documentarsi un po' o farsi raccontare che cos'era Marcinelle, di cui ignorava l'esistenza fino al 2023; cioè dal primo anniversario di Marcinelle come premier. Basta anche solo fare una veloce ricerca su Internet e Wikipedia, per vedere il suo totale silenzio negli anni precedenti. Ma al di là di questo, è indubbio che sia il “luogo della memoria”, ma se parli “del rispetto e della dignità del lavoro”, è evidente che cj hai la memoria fracica.

Perché? Perché quelli erano gli anni in cui, come oggi nel tuo governo e sempre coi governi borghesi, il rispetto del lavoro e dei lavoratori faceva e fa a cazzotti col rispetto, appunto; perché le due cose viaggiano in direzioni opposte e divergenti: inconciliabili. Può solo cambiare la brutalità nella sua forma, ma è sempre una brutalità legata morbosamente e intimamente al sistema del lavoro salariato. È una violenza che sta addosso al proletariato, come i vestiti che indossa e che diventa sempre più drammatica con l'acuirsi della crisi economica. Perché di braccianti che spirano stremati a terra senza più fiato, esauriti e consumati dal “bisogno” del profitto, senza alcun rispetto, ne abbiamo esempio anche oggi, quasi tutti i giorni. E spesso sono gli odiati, tuoi e della banda di cui fai parte, migranti.

Come il “Rispetto e la dignità” che allora era dovuto ai migranti italiani. Il presidente del Consiglio Antonio Segni e quello della Repubblica Giovanni Gronchi, non si fecero mai vedere in quei tragici giorni. «Eppure era stato il Governo italiano, dieci anni prima, il 15 marzo 1946, a firmare un accordo con Bruxelles in cui si definivano “le condizioni relative all’invio di manodopera italiana in Belgio ed alle forniture di carbone”. Quali condizioni? “Per ogni scaglione di mille operai italiani che lavoreranno nelle miniere, il Belgio esporterà verso l’Italia: tonn. 2.500 mensili di carbone […] Un cambio-merci: uomini per carbone. Pochi mesi dopo _i nostri ministri si sarebbero impegnati a inviare_ nei cinque bacini petroliferi belgi _duemila minatori alla settimana._ Senza chiedere nessuna garanzia di sicurezza sul lavoro. (grassetto nostro) _Risultato: dal 1946 al 1963 i morti italiani nelle miniere belghe saranno 867. Il 1956 è l’anno peggiore, non ci sono soltanto i 136 morti dell’8 agosto, ce ne sono – prima e dopo – altri cinquanta di cui pochi hanno parlato.»_2 Qui è lo Stato il biscazziere, lo scafista il trafficante di organi umani, inteso nel senso della persona, che voi riconoscete solo in quanto strumento da cui pompare plusvalore. All'epoca si diceva che un sacco di carbone valeva più di un “sacco di carne con le sembianze di minatore”. Dignità e rispetto? ma tacete! Tenete la bocca chiusa, perché ogni volta che l'aprite, con le vostre commemorazioni del (cazzo), ammazzate un'altra volta i nostri minatori, i nostri fratelli proletari.

Forse vi è anche sfuggito il pesante bilancio dei morti per silicosi e malattie professionali: «Dal 1963 le vittime per malattie professionali che hanno ricevuto un’indennità per incapacità permanente sono state più di 160000 e le morti causate da malattia professionale oltre 42 000»3 Ancora, per venire al 2026, in questi giorni d'agosto per le conseguenze del caldo estremo è morto nei campi della “sovranità alimentare” dell'Italian style; un bracciante del made non Italy: si chiamava Gheorhe, aveva 19 anni, strappato alla vita da questo meccanismo infernale di accumulazione capitalistica, o, più semplicemente, dalla sconfinata e infinita, come i numeri, avidità capitalistico borghese.

E che dire di Ahmed Belkihal, 61 anni, morto in una serra tra Pachino e Noto, in Sicilia, mentre raccoglieva pomodori. Anche perché il governo ha deciso che «... le serre sono escluse dal divieto regionale di lavoro nelle ore più calde perché non considerate pericolose, dato che i lavoratori non sono direttamente esposti al sole.» (Il Fatto Q. 6/8). E anche i “nostri” governanti qui dimostrano tutto il loro genio e tutto il loro “merito”. Questi non hanno mai visto una serra, che non è un cognome, come tanti ce ne sono in Italia, e, soprattutto, non ci sono mai entrati dentro. Generalmente nelle serre le temperature sono più alte rispetto all'esterno, solo adottando tutta una serie di interventi si può ridurre tale differenza e anche abbassarla rispetto all'esterno, ma tutto questo comporta investimenti via via più alti che, ovviamente, vengono scaricati sulle merci prodotte a scapito della concorrenzialità. Quindi, il problema principale non è quello di trovare la “giusta” temperatura per i lavoratori, ma per i prodotti coltivati in serra. I braccianti, “coltivati o da coltivare”, hanno una sola utilità, produrre plusvalore, la loro “cottura” pertanto interessa solo se questa funzione viene meno. In tal caso, per coloro che non ce la fanno, nessun problema, un calcio nel culo e avanti gli altri. Fuori dai sacri confini nazionali c'è un mondo che preme e freme per entrare. La cuccagna dello sfruttamento più brutale è sempre pronta ad attenderli.

I trafficanti di esseri umani, scafisti e organizzazioni criminali, sono dei dilettanti nei confronti dello stato. Una pianificazione di esportazione di merce pregiata, “carne da plusvalore”, come quella messa in piedi dai governi italiano e belga (e non solo belga) nel 1946, anche le più efficienti organizzazioni illegali, se la sognano. Tutti traffici, peraltro, che sono tutt'altro che accantonati. La crisi economica d'altronde non è che accantona del tutto la richiesta di “merce pregiata”. È una merce come tutte le altre, anzi, è “più speciale”, con le sue fluttuazioni legate alla domanda e all'offerta e, soprattutto alla caduta del saggio medio di profitto, che spinge a comprimere comprimendo sempre più le sue “esigenze” e ad aumentare aumentando sempre più la sua produttività.

Le vostre commemorazioni, meriterebbero la rivolta delle classi sfruttate, altro che spalle girate! Meriterebbero il ribaltamento dei vostri palchi da parte del proletariato che, per i vostri profitti, mandate a morire, ieri come oggi. Ogni commemorazione si attaglia perfettamente al più classico “chiagne e fotti”. Ancora due giorni prima dello sbarco a Marcinelle della carovana del circo equestre, il governo “rispettoso della dignità” metteva sul tavolo del banco un disegno di legge fortemente voluto dalla Confindustria per modificare la legge 231 del 2001. In poche parole (ci vorrebbe un articolo apposito), d'ora in poi gli illeciti tipo caporalato, super sfruttamento, lavoratori sottopagati ecc., devono essere i magistrati a dimostrarli; mentre prima erano le aziende che dovevano dimostrare di non aver commesso illeciti. In sostanza si ribalta l'onere della prova. Questo significherà rendere molto più difficile colpire gli illeciti. Va detto che tale legge agisce quasi prevalentemente nel campo degli appalti e dei sub-sub-appalti che, oltre agli illeciti di varia natura, è anche uno degli ambiti con alti tassi di infortuni sul lavoro. Ma tranquilli, nel malaugurato caso di incidenti mortali e se la commozione travalica il livello standard, ci sono pur sempre gli organizzatori seriali di palchi (con operai in subappalto), con i figuranti (autorità e varie), pronti a vomitare parole di circostanza. Insomma tutto il pacchetto “chiavi in mano”. Non è stupendo?

Rivoltante poi come i soliti figuranti di professione si sono lanciati in una gara a rivendicare: “L'ho detto prima io”; “Marcinelle? Non c'è giorno che non ne parli...”. Un coro di uomini e donne (si fa per dire) di Stato, passati e presenti, sempre in prima linea agli ordini del capitale. Qualche falsa lacrima val bene la candela. Se poi è anche d'oro, si trasformano anche in prefiche (lautamente pagate) ululanti di dolore.

“Simili sciagure non si ripetano” (Mattarella). È un classico, attacca il jukebox e via la solita canzoncina. Di cappuccetto rosso (Meloni) ricordiamo che, oltre alle bestialità di cui sopra, ha anche ricordato “la lungimiranza del patriota Mirko Tremaglia che propose l'8 agosto “Giornata nazionale...” Il patriota repubblichino che aderì alla Repubblica Sociale Italiana (Salò). Un vero fascista Doc. E comunque, per la precisione, prima di lui, al contrario di quanto dice la signora fake news (sempre Meloni), altri fecero tale proposta, ad esempio: il non rimpianto Armando Cossutta, pseudo comunista. Per quanto riguarda l'altro degno fascista La Russa, che si vanta di conoscere la storia di Marcinelle da sempre, fin dai primi vagiti: sarà, ma evidentemente era una conoscenza di cui, per pudore si capisce, non ne parlava con nessuno, solo tra sé e sé. Che per un politico è un ossimoro. «... _l’archivio Ansa dice che La Russa, dal lontano gennaio 1982, è citato in 36.522 notizie d’agenzia. Sapete quando il suo nome associato a Marcinelle compare la prima volta? L’8 agosto 2023. Quando, come presidente del Senato, ebbe l’incarico di commemorare la sciagura.»4_ Un bel record, non c'è che dire, in 41 anni aver parlato di Marcinelle solo una volta e solo perché costretto. Un record da Guinness dei primati. Ma lui sapeva, e il suo cuore, ogni 8 agosto, da 79 anni, da quando ebbe ad oscurare il mondo con la sua presenza, gronda di dolore. Ma, sempre per la cronaca, vogliamo ricordare che è stato solo nel maggio scorso che l'Europarlamento ha istituito l'8 agosto, a livello europeo, una “giornata per tutte le vittime degli incidenti sul lavoro”. Certo che dev'essere stata una fatica immane proclamare... Gli assassinii li chiamano incidenti! Vittime che non ci stufiamo (è il sciur padrun da li bruti braghi neri, che parla) di continuare a contribuire ad incrementare. Non per nulla teniamo sempre ben oliati gli ingranaggi del giro della morte: come al luna park. Difficile trovare parole con cui poter etichettare questa razza di “disumanoidi”, che, scientemente, mandava allo sbaraglio decine di migliaia persone che, nel caso in questione, sbaraglio, spesso significava morte. «Gli operai italiani furono dunque prevalentemente impiegati nelle miniere della Vallonia che, al contrario di quelle delle Fiandre, erano generalmente vecchie ed in via di esaurimento. Anche per tale motivo esse, nel secondo dopoguerra, non furono ammodernate dalle direzioni, né sul piano del processo produttivo (fino a diventare, come visto, antieconomiche), né, tanto meno, sul piano della sicurezza. La produttività degli operai venne incentivata attraverso sistemi tradizionali: lavoro a cottimo, e risparmio sulle strutture e sulle procedure volte a tutelare l’incolumità dei lavoratori.»5 Le miniera fu messa in funzione nel 1822; da allora tutti gli interventi di ampliamento e ristrutturazione riguardarono solo l'incremento della produttività. Gli interventi sul piano della sicurezza furono del tutto insignificanti. Le strutture dei pozzi erano obsolete, addirittura le gallerie presentavano molte parti in legno, materiale altamente infiammabile; niente estintori e vie di fuga, tubi dell'olio ed elettrici uno a fianco all'altro etc.

Ma il processo, come al solito si concluse, di fatto, con nessun colpevole. I giudici fecero però, nella sentenza di primo grado, un capolavoro, «assolsero gli imputati, poi, per completare l’opera, condannarono i famigliari delle vittime al pagamento delle spese processuali.»6 Non è straordinario?

Il processo fu una farsa. L'unico colpevole fu il minatore, Antonio Iannetta, che sbagliò manovra perché non capiva bene il francese e questa è la farsa della farsa. Dopo quattro anni che lavorava a Bois du Cazier, non capiva ancora il francese e nemmeno quei quattro o cinque ordini necessari a far funzionare ciò che era di sua competenza? Facciamo notare che Iannetta, scomodo testimone, sparì dalla circolazione andando in Canada. Ma la farsa continuò perché fior di ingegneri, tecnici e periti, non sapevano che l'olio brucia. Soprattutto se è ad alta pressione e fuoriesce dal tubo tranciato, nebulizzandosi, e se contemporaneamente si tranciano i cavi ad alta tensione che sono praticamente attaccati insieme. La scintilla e l'incendio erano inevitabili. Ma l'ingegnere al giudice rispose che lui non l'aveva “mai saputo” che l'olio brucia! Perché all'università non l'avevano studiato! Un perito rispondendo a una domanda del presidente di giuria: «... “ma prima del Cazier si sapeva che l’olio bruciava?”

“Senta, Signor Presidente, io sono tornato da poco dalla Grecia. Laggiù le lampade a olio ci sono da quattromila anni e quell’olio non era neanche nebulizzato.”». L'unico (testimone) perito al di fuori del cerchio o quadrato magico della mafia carbonifera. Perché tutti gli altri testimoni - tecnici, ingegneri, direttori dei charbonnages (le compagnie minerarie del carbone), esperti, professori universitari, consiglieri della Ceca (Comunità Economica Carbone e Acciaio) - insomma per usare un gergo calcistico: giocavano in casa, ma con arbitri ecc. pagati. Tutti al servizio di sua maestà il carbone, ovvero la potente Fédéchar (la Federazione dei “carbonai” belgi). All'epoca il carbone contava più del petrolio, era il carburante delle industrie.

Il 30 gennaio del 1961 la Corte d'Appello pronunciò la sentenza definitiva. Tutti assolti, eccetto il direttore Adolphe Calicis che se la passò veramente brutta, venne condannato (si fa per dire) a sei mesi con la condizionale e 2000 franchi di multa. Questi giudici erano dei timorati Nell'occasione della prima sentenza il Corriere della Sera titolò, in maniera asettica: “Sono stati assolti i tecnici della tragica miniera di Marcinelle”. Idem La stampa di Torino: “Assolti i cinque tecnici belgi accusati del disastro di Marcinelle”. I famigliari delle vittime vennero liquidati con un tozzo di pane e senza neanche il companatico.

Nessun risarcimento solo pensioni da fame. Lo stato italiano riuscì a fare persino peggio del Belgio. «L’istituto di Pescara non si informava mai e quando si sono decisi hanno fatto la domanda di pensione al minimo minimo minimo, che io per vent’anni ho preso na miseria. Non sapevamo che il Belgio, diversamente dall’Italia, aveva cercato di aiutarci con una legge speciale per le famiglie di Marcinelle: era na specie di risarcimento...».7 (Dichiarazioni di una vedova di un minatore). Beh, possiamo capire, ma tra le due belve, una (il Belgio) fu un po' meno feroce, tutto qui.

Ma c'è un aspetto, volutamente ignorato da tutti, ma proprio tutti. Quell'accordo conosciuto come “uomini-carbone fu approvato da tutto il governo De Gasperi. Era quello, il governo di Unità Nazionale, formato dai partiti del CLN, c'erano quindi la DC il Pci, il Psi - praticamente il fior fiore della democrazia i futuri padri costituenti - e da tutto il sindacato Cgil compresa. Per il Belgio il primo ministro socialista, il compagno, si fa per dire, Van Acker. Quando si tratta di servire la patria i compagni (Togliatti, Di Vittorio, Nenni etc.), son sempre in prima fila. Non voltano mai le spalle, proprio come dice Landini Come abbiamo visto finora, sapevano benissimo che li mandavano incontro alla roulette della morte. Vi erano le loro firme in calce. La ricostruzione post bellica della patria andava fatta. Finita una guerra ne cominciava un'altra. Da carne da cannone a carne da carbone. Il passo è breve. E allora i bonzi parassiti dello stato che li avevano mandati a morire, come merce di scambio, per i superiori interessi della patria, vomitavano le solite parole di circostanza nelle loro freddi uniformi di servitori del “loro” stato capitalista, della “loro” patria borghese. Mentre al contempo si crogiolavano nei loro privilegi.

Ma poi, i suoi degni eredi, giù, fino ai Larussa, Meloni, Mattarella, Landini e compagnia, sono riusciti nell'impresa di ucciderli un'altra volta con le loro false e ributtanti commemorazioni. Confidando sulla scarsa memoria del proletariato.

DISASTRO DI MONONGAH

Ma prima che si scateni la solita bagarre del “Lo sapevo prima io”, dei soliti ipocriti di professione, vogliamo rammentare, sempre a proposito di migranti (dal 1861 al 1985, emigrarono 30 milioni di italiani; ed ancora si emigra) che, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, nell'El Dorado (il dorato), si scrivevano altre memorabili pagine che trasformavano il carbone dei minatori in brillante oro (El Dorado, appunto) per la borghesia e nel solito nero carbone per il proletariato.

Monongah, Dawson. Due comuni degli Stati Uniti, del tutto sconosciuti in Italia a parte nei paesi di coloro, i migranti, che diedero, costretti dalla miseria nella quale la società capitalista li aveva costretti, fino all'ultima cellula della loro esistenza, disintegrata anch'essa da tremende esplosioni. Esplosioni? Niente di nuovo, come possiamo vedere. Dalle esplosioni in tempo di pace (di pace?), alle esplosioni in tempo di guerra: l'Ucraina, la Palestina, Israele e Medio Oriente, più un'altra sessantina di guerre in tutto il mondo, son sempre lì a ricordarcelo. Pace e guerra: nella società dominata dal capitale il confine che le separa è sempre più labile e inesistente.

Monongah è un paesino degli Stati Uniti situato nella Virginia Occidentale. Il 6 dicembre del 1907, alle 10:30 del mattino, ci fu una tremenda esplosione che coinvolse le gallerie 6 e 8. Il boato si sentii fino a 30 km di distanza. Apparve subito evidente la sentenza: il capitalismo ancora una volta, l'ennesima volta, spiccò il suo verdetto di morte: 361 minatori diedero addio alla vita. Alla infame vita sotto il giogo dei padroni che, per l'occasione, piansero anch'essi pensando esclusivamente al loro danno economico, alla loro miniera costretta a fermare la produzione dei loro lauti guadagni. Forzata a fare una pausa nella loro continua accumulazione di ricchezza. Quasi la metà dei minatori (171) erano migranti italiani; ma questo lo diciamo solo a titolo di cronaca, e per ricordare agli specialisti istituzionali di commemorazioni, che oltre a Marcinelle ci sono state tragedie anche maggiori di migranti italiani.

Tragedie “dimenticate”, tant'è che il primo atto ufficiale del governo italiano in cui fu ricordata, fu in occasione del centenario, nel 2007. C'è addirittura un articolo sul sito delle sorelle d'Italia che dire penoso è un eufemismo, scritto da uno che non sa di cosa parla, non sa che dice, inoltre in un italiano, si fa per dire, malfermo. Non ci interessa fare minuziose ricostruzioni tecniche di queste catastrofi, perché ogni indagine, commissione d'inchiesta (fatte apposta per insabbiare), sulle responsabilità, si conclude nell'ignoto, o, “bene” che vada, nella fatalità. Nonostante la deflagrazione di Monongah fosse stata preceduta da diversi e gravi incidenti _«con decine di morti, nelle miniere di Coaldale (4 gennaio 1906), Parral (8 febbraio 1906), Century (22 marzo 1906), Pocahontas (3 ottobre 1906), Stuart (29 gennaio 1907) e Thomas (4 febbraio 1907): tutte nella Virginia occidentale; nonché in quelle di Primero nel Colorado (23 gennaio 1907) e Fayette City in Pennsylvania (1 dicembre 1907)»8. Va comunque segnalato un aspetto quasi certamente decisivo come causa dell'esplosione. La miniera restò chiusa nei due giorni precedenti, il 4 e il 5, per i festeggiamenti rispettivamente di Santa Barbara, patrona dei minatori e San Nicola, molto venerato nel sud Italia, Stati Uniti ed Europa Orientale, anche se quest'ultimo cade il 6 dicembre. Quindi i padroni che fanno? Per risparmiare (la solita parola magica) energia spengono l'impianto di ventilazione. Ma gli impianti di areazione non servono solo a far entrare l'aria, hanno anche il compito di fare uscire l'aria viziata dell'interno, i fumi e i gas e soprattutto il grisù costituito in particolare da metano, che solitamente crea delle sacche e basta anche una piccola scintilla per farlo esplodere. Quindi l'ipotesi più verosimile della deflagrazione è che si fosse accumulato un gran quantitativo di gas nei due giorni di fermo degli impianti. Purtroppo per i minatori la scintilla che mise fine alle loro esistenze ci fu, ma questo era meglio “non farlo sapere”. «Quest'ipotesi spiegherebbe il rapido oblio che seguì l'incidente.»_9

I morti erano comunque molti di più. I soliti giornaloni al soldo dei soliti magnati, facevano una grande fatica a dirlo. Ipotesi, ricerche affidate a ciechi, il destino, la dea bendata assieme a Barbara e Nicola che avevano, purtroppo, girato le spalle, non a La Russa, ancora di là da venire, ma ai minatori e a ciò che rimaneva di loro. Corpi maciullati, bruciati e del tutto irriconoscibili. Ma perché erano con certezza molti di più? Il sistema retributivo era a cottimo, questo vuol dire che maggiori erano le quantità di carbone che estraevano, maggiore era il salario. I minatori quindi, poiché era consentito, facevano uso del cosiddetto “buddy system” (sistema di affiancamento). Ovvero ogni minatore si faceva aiutare o dai figli, o fratelli etc. ma, venivano registrati solo i minatori, coloro che affiancavano no. Inoltre «Leo L. Malone, General Manager delle due gallerie, riferì alla stampa che la mattina della sciagura all'ingresso nell'impianto erano stati registrati 478 uomini, e che comunque tale numero non includeva circa 100 altri lavoratori (conducenti di muli, addetti alle pompe, ecc.) non soggetti alla registrazione».10 Si parlò altresì di oltre 900 morti e, anche tenendo conto di un basso numero di affiancamenti, è probabilmente la cifra più verosimile.

Come da prassi consolidata: «ll 24 gennaio 1908, a seguito del verdetto del medico legale _(si) “esonera[va] la Fairmont Coal Company da ogni responsabilità” e che per la commissione d’inchiesta la compagnia aveva fatto “osservare tutte le prescrizioni regolamentari dello stato”»_11

Quindi la proprietà venne assolta anche da ogni indennizzo e risarcimento alle vedove e ai famigliari delle vittime. Venne organizzata una raccolta fondi tra più di duemila quotidiani statunitensi che mise insieme 150 mila dollari; anche la Fairmont partecipò con la strabiliante cifra di circa 20mila dollari, che è l'equivalente di circa 710mila dollari di oggi. Roba da svenarsi come si può vedere. La proprietà ci tenne a sottolineare che partecipò di sua volontà, in quanto non aveva nessun obbligo legale. Considerando la raccolta complessiva si calcola che, mediamente, le vedove compresi i figli, ricevettero circa 13mila dollari al cambio odierno! il totale della raccolta: come si dice: cornuti e mazziati.

DISASTRO DI DAWSON

L'altro grande disastro minerario negli Usa, avvenne a Dawson nel New Mexico. Oggi è una città fantasma. Essa sorse in funzione della miniera e, ancor prima del disastro del 20 ottobre del 1913, vi erano stati tutta una serie di incidenti. Dopo quello di Monongah è il secondo disastro più grave nella storia degli Stati Uniti: morirono 263 minatori più due soccorritori, di cui 146 italiani. È sempre un problema scavare nella verità storica e lo è ancor più quando la storia trova sempre i “prezzolati storici” al servizio di chi, appunto, paga. Ma, come si dice, chi paga stabilisce la musica del suonatore e, come regola generale, superfluo dirlo, pagano coloro che detengono la ricchezza. Dunque, anche storici, forse seri? possono dire e dicono, castronerie. Come il professor Stefano Luconi che insegna in varie Università italiane, storia degli Stati Uniti con interessi che vertono soprattutto sull'immigrazione. Parlando del disastro di Dawson spara dei numeri a caso (261minatori più 2 soccorritori; di cui 128 italiani)12. Come si vede il numero degli italiani in particolare è del tutto sbagliato. Ma questo sarebbe il meno. La cosa più grave è quando parla delle responsabilità: «... le indagini svolte dal Bureau of Mines, un’agenzia del Dipartimento degli Interni del governo federale, e dal suo corrispettivo dello Stato del New Mexico, ricostruirono una dinamica più complessa. (In un primo momento si pensò al grisù, dice poco prima ndr). Secondo le loro risultanze, a fronte della mancanza di gas nel pozzo, l’esplosione _sarebbe stata innescata da un minatore che avrebbe fatto brillare una carica di dinamite. Il gesto sarebbe stato compiuto mentre i minatori del turno diurno si trovavano ancora nelle gallerie, contrariamente a quanto stabilito dal regolamento...».(Ibid.) Come si può constatare, anche l'occhio dello storico progressista, ha davanti a sé il mondo della produzione capitalistica, subendone il “fascino” e la sudditanza psicologica. Perché detta così suona quasi come una sentenza assolutoria per la proprietà. Ma leggiamo su Wikipedia: «Gli investigatori delle autorità preposte stabilirono che era stato usato esplosivo di tipo non consentito dalla legislazione mineraria e i minatori non erano sufficientemente lontani dal sito dove furono poste le cariche esplodenti, contrariamente a quanto contemplato dalle leggi.»_13. Ora, se non fosse per il dramma di quei momenti e giorni, e del dolore delle vedove, dei figli e dei famigliari; la cosa apparirebbe persino comica.

Quindi, quel mattino il minatore bombarolo si porta l'esplosivo nuovo di zecca da casa, a un certo punto, all'insaputa dei suoi compagni e financo di se stesso decide, mettendo a rischio la vita di tutti e anche la sua, di dar fuoco alle polveri. E non è solo un modo di dire, perché le gallerie erano sature di polveri di carbone, perché il solito impianto di areazione funzionava sì, ma soprattutto NO. Queste polveri di carbone quando si infiammano fanno da amplificatori delle esplosioni.

Impossibile perseguire penalmente la Stag Canon Fuel Co., sussidiaria della Phelps Dodge Corporation (colosso mondiale del rame), proprietaria della miniera, ma non solo. «Ann Federici-Matin, figlia di immigrati italiani (ha scritto), che la società “controllava ogni centimetro quadrato del posto”.14 Tutto, ma proprio tutto, dai negozi, ai bar, alle chiese, ai divertimenti, assistenza sanitaria; era tutto proprietà della Phelps Dodge. Un perfetto modellino capitalistico. Un fordismo sociale parcellizzato che controllava “ogni centimetro quadrato”, appunto. Con una mano ti danno un salario decurtato del tuo plusvalore; con l'altra te lo riprendono vendendoti ciò che ti serve per vivere: per riprodurre la tua forza lavoro. È passato più di un secolo da allora: quel modellino è ancora il filo conduttore delle nostre vite. Cambiano gli attori, le circostanze, i teatri e i palchi della recita, ma il cibo col quale si sfama la borghesia è identico: il profitto e, oggi come allora, per diverse ragioni (sia per una accumulazione sempre più esasperata; sia per la caduta del saggio medio di profitto), non vi è delitto che non sia disposta a compiere per esso. Minatori, proletari, carne da macello in tempo di pace (?); carne da cannone in tempo di guerra. Figurarsi se gli importava e importa, di due o cinquecento morti in qualche miniera. Quando ne faceva e ne fa centinaia di migliaia e milioni nelle guerre. Passate, presenti e future. Tutte queste tragedie sono legate alla ricerca del massimo profitto. La ventilazione/aerazione era fondamentale in miniera per ridurre al minimo la concentrazione di polveri di carbone pericolosissime e dell'altrettanto pericoloso gas grisù, come già visto. Ma la sua gestione comportava dei costi elevati. Lo stesso utilizzo di esplosivi più potenti velocizzava le operazioni di produzione, ovvero l'estrazione di carbone, ottimizzando al massimo i profitti. La preoccupazione maggiore non era rivolta alla solita carne da profitto, quella si ricambia quasi in maniera indolore: il costo di una cerimonia funebre, una commemorazione, un po' di gonfaloni e all'occorrenza anche un monumento e: “les jeux sont faits”. No, quella non era per niente una preoccupazione; il problema maggiore era semmai costituito dai danni alla miniera e dal forzato fermo produttivo.

Ovviamente, come da prassi consolidata: «Inspiegabilmente nessun dirigente minerario fu indagato, quindi le miniere ripresero a funzionare in quello stesso anno dopo alcuni provvedimenti per _garantire maggior sicurezza di lavoro ai minatori.»_ (Ibid. Wikipedia). E di nuovo, se non vi fossero vecchie tragedie e tragedie annunciate subito dopo, scapperebbe da ridere. Infatti l'8 febbraio del 1923, in ossequio ai nuovi provvedimenti per garantire maggiore sicurezza, un altro incidente causò la morte di altri 123 minatori (tra cui 20 italiani), molti dei quali erano i figli dei minatori caduti sotto le bombe della borghesia nel 1913. Non tutte le eredità, purtroppo, mille purtroppo, sono uguali.

Naturalmente anche in questo caso facciamo un copia e incolla: «Inspiegabilmente nessun dirigente minerario fu ritenuto responsabile...» La Phelps Dodge. neanche a dirlo, ne uscì fuori immacolata. Ma, dall'alto della sua profonda umanità, senza che la legge glielo imponesse (leggendarie sono le leggi della proprietà privata, sembrano fatte apposta per loro, come i giudici), diede grande prova della sua generosità risarcendo, che dio gliene renda merito, i famigliari delle vittime un tanto al chilo! Sia per la tragedia del 1913 che per quella del 1923. Qualcosa in meno la seconda volta, perché pur essendo “figli d'arte”, le vittime non avevano la “stessa classe” dei genitori. La società riprese la produzione di plusvalore a pieno ritmo nel giro di qualche giorno e questo in fondo era ciò che più contava. Quindi il tutto, molto “spiegabilmente”, si spiega.

LOTTE, SCIOPERI E BATTAGLIE: DIMENTICATE ANCHE QUELLE

Ma torniamo a Marcinelle.

L'American dream, il “sogno americano”, era qui, a portata di mano, dietro l'angolo. Non c'era bisogno di attraversare l'oceano; bastava prendere il treno, 1500/2000 km o poco più e il gioco era fatto. Si dischiudevano le porte del paradiso, un mondo da conquistare. Era quello che promettevano i famosi manifesti che gli imbroglioni dello stato, dal più alto in carica al più misero dei funzionari, promettevano. Salari che in Italia se li sognavano: i più bassi partivano da 2500 lire fino a 3900 lire circa al giorno; contro salari medi italiani di 1000 lire o poco più. Ferie retribuite il doppio, alloggi confortevoli, premi di natalità. Insomma, come si diceva, il paradiso in terra. Peccato che il paradiso sparì e rimase solo la cruda terra. Terra da scavare a carponi col rantolio dei polmoni che, pian piano, ti abbandonavano. Il raggiungimento di salari decenti era un miraggio; gli alloggi all'ultimo grido erano le baracche di un lager di prigionieri tedeschi, per cui si spiega anche il “grido”. Non era sufficiente la morte nel cuore, essa ti accompagnava ad ogni passo, era l'amica più fedele. Ci furono anche forti proteste e duri scioperi contro le condizioni di lavoro e salariali. Ma il sindacato era come una molla, ogni suo muscolo era teso e impegnato alla ricostruzione delle patrie galere. Il guardiano del capitale faceva buona guardia.

Intanto l'America, la grande e libera America, il simbolo della libertà degli uomini borghesi di fare della democrazia la loro dittatura di classe, si specializzò sempre più nell'uso del “Tallone di ferro”. A cominciare da quell'obbrobrio della statua dell'oppressione che molti si ostinano a chiamare della libertà. Una statua concepita da francesi col beneplacito degli americani,negli anni in cui i macellai di Francia annegavano nel sangue la Comune di Parigi uccidendo migliaia di proletari parigini e, dall'altra parte dell'oceano, i macellai americani continuavano a perpetrare la schiavitù a suon di revolverate.

Scioperi di minatori, per restare nel settore minerario, repressi nel sangue. Vi è dalla metà dell'800 fino almeno agli anni '50 del secolo scorso, una sequela di interventi delle potenti società carbonifere che allora erano il vero motore delle industrie, che non si facevano scrupoli di intervenire con la forza delle armi. Solitamente al servizio di queste società vi erano agenti armati, agenzie investigative e, neanche a dirlo, l'apparato dello stato borghese sempre pronto a far rispettare le leggi... borghesi.

Doveroso ovviamente ricordare le grandi battaglie per le otto ore che, ricordiamo, vennero istituite per la prima volta nel 1868, ma solo per i dipendenti federali ovvero del governo. Il primo maggio del1886 ci furono grandi manifestazioni per rivendicare migliori condizioni salariali e di lavoro, comprese ovviamente le otto ore, che furono conquistate in parecchie città. L'epilogo, come noto, si ebbe il 4 maggio a Chicago in Haymarket Square. Durante la manifestazione di protesta contro il vero e proprio assassinio per mano della polizia del giorno prima, che causò la morte di sei persone della fabbrica di “Mietitrici McCormick”. Le solite forze dell'”ordine padronale”, come al solito caricarono e fecero esplodere una bomba. Inutile sottolineare che il bombarolo e colui che dovette indagare sull'identità del bombarolo erano la “stessa persona”; nel senso che le indagini della polizia furono, in maniera interessata, condotte ad occhi chiusi. Infatti il processo farsa non lo trovò mai. Il risultato finale vide diversi morti operai e qualche poliziotto colpito da fuoco “amico”. Un piccolo sacrificio in onore del supremo interesse delle classi dominanti. Ma il nostro obiettivo è che questo sacrificio diventi grande anche per i poliziotti, fino a superare, quello dei proletari morti ammazzati dal capitale, ma per loro mano. A quei morti si aggiunsero le impiccagioni di 4 anarchici e il suicidio di un altro. Gli altri ottennero la grazia dopo il riconoscimento che la giuria era corrotta. Fu questa la grande manifestazione, da cui si originò il Primo Maggio. Noi, in nome di quei proletari e dei fiumi di sangue versati dai proletariato mondiale per la causa del movimento operaio, continueremo a batterci per invertire la corrente del fiume del sangue versato.

Altri grandi battaglie seguirono contro disumane condizioni di vita, di lavoro e di esistenza, ma il treno del “Rendiamo Grande l'America”, era avviato a tutta velocità. Ed era un treno che non si preoccupava di travolgere chi si metteva tra i binari. Era il solito treno del capitale. La vera corsa all'oro, la febbre dell'oro. Lontana e irraggiungibile utopia per il proletariato, vera realtà per la borghesia, che proprio nel proletariato ebbe (e ha) il vero strumento di questa corsa.

Ci sono due esempi di grandi battaglie contro condizioni di lavoro insostenibili, al limite dello schiavismo. Condizioni di sfruttamento le più bestiali, che, per attualizzarle, ci dicono come l'odiato Trump, non sia altro che il legittimo figlio di quel sistema capitalista, retto alternativamente da repubblicani e democratici, nell'esclusivo interesse della borghesia. Coloro che si scandalizzano della rozzezza e bruttezza di crapa bionda, i cosiddetti progressisti e benpensanti, fanno parte della stessa cricca.

“La Battaglia di Blair Mountain” è storicamente la più grande battaglia di proletari negli Stati Uniti: . Ci troviamo in West Virginia, nello Chief Logan Park, a un tiro di schioppo da Blair. Gli stessi posti che videro il massacro di nativi, ovvero tutta la famiglia di Chief Logan, capo indiano e, della sua tribù nel 1774, ma come consuetudine gli dedicarono il parco e anche una statua. La stessa stantia storia, somiglia maledettamente a Marcinelle e anche nella sua farsesca rappresentanza. Basti vedere i figuri che vomitano discorsi vomitevoli. Giusto per la precisione, i massacratori di Logan, della sua famiglia, dei nativi erano coloni al soldo della borghesia e anche qui forse, c'è una certa somiglianza con coloni attualissimi come quelli israeliani. Erano gli anni in cui i minatori, stanchi dei continui soprusi e prepotenze delle società minerarie, che potevano arrivare fino agli assassini degli operai più combattivi, cominciarono ad organizzarsi nei sindacati. Nel 1920 3000 minatori si iscrissero all'UMWA (United Mine Workers of America), il sindacato minatori. I proprietari delle miniere li licenziarono e li sfrattarono in quanto gli alloggi (baracche) erano di loro proprietà. Le cosiddette “Guerre delle Miniere”, si diffusero sempre più tra gli aguzzini delle società minerarie da una parte e i minatori dall'altra. Spesso ci scappava anche il morto. Erano guerre che scaturivano da condizioni di vita e di lavoro disumane.

L'agosto del 1921 fu un mese di aspri scontri. I minatori esasperati da condizioni, come già detto, sempre più disumane, decisero di marciare verso la contea di Mingo a qualche giorno di distanza, per rivendicare migliori condizioni di vita e di lavoro e la libertà di organizzarsi in sindacati. In 10.000 marciarono armati, contro un esercito di agenti e sceriffi, milizie pagate dai proprietari delle miniere, come anche gli sceriffi. Il 31 agosto del 1921 si scatenò una vera e propria piccola guerra civile. Le società minerarie usarono, per la prima volta negli Usa perfino gli aerei per lanciare bombe e gas lacrimogeni. Fu la “Battaglia di Blair Mountain”, la più grande rivolta operaia della storia degli Stati Uniti, che tra l'altro, a dispetto delle solite narrazioni dei soliti razzisti interessati e coglioni, videro lottare fianco a fianco neri e bianchi, accomunati dallo stesso “destino” dello sfruttamento salariale più bestiale.

«Il 2 settembre 1921, il presidente Warren G. Harding […] inviò le truppe federali- La loro presenza persuase i minatori a deporre le armi e ad arrendersi, dato che molti di loro erano veterani (della prima guerra mondiale. ndt) e si rifiutavano di combattere contro il proprio governo. Il loro obiettivo non era combattere contro gli Stati Uniti, ma contro i proprietari delle miniere di carbone. Keeney afferma che non _è_ chiaro cosa sarebbe successo se i minatori avessero continuato, ma tutto è possibile.»15 Questa purtroppo è anche la dimostrazione che, anche le lotte più dure, se condotte da forze sindacali, pure le più genuine, rimangono sempre all'interno del campo capitalista e sono ben lungi dal suo superamento. Inoltre sembra di fare un salto a ritroso, con le dovute proporzioni, agli operai parigini: «Certo, la cosa più difficile a capire è il sacro rispetto col quale ci si arrestò riverentemente davanti alle porte della Banca di Francia. Questo fu anche un grave errore politico.»16. _«Il loro obiettivo non era combattere contro gli Stati Uniti, ma contro i proprietari... »_. Lo spirito sindacale non può arrivare alla comprensione che la lotta contro gli uni, proprietari, è in pari tempo lotta contro gli altri, o, l'altro: lo stato capitalista, appunto. Questa è una “comprensione” che appartiene al partito comunista rivoluzionario, la cui mancanza non può che portare alla sconfitta sicura, mentre la sua presenza, può diventare il fuoco che alimenta la lotta rivoluzionaria contro il capitale. La resa al loro governo, fu la resa ai loro padroni. Non gli rimase che contare, tra le lacrime e il dolore, i morti.

Il massacro di Ludlow, Colorado, del 20 aprile del 1914. Le richieste sindacali, oltre a migliori condizioni salariali, chiedevano anche l'applicazione delle otto ore, già prevista dalla legge del Colorado, ma non applicata; il pagamento in dollari e non in buoni spesa spendibili solamente nei negozi aziendali. Il maggiore azionista della Colorado Fuel and Iron Company, che gestiva le miniere della contea de “Las Animas”, era l'uomo più ricco del mondo, a quel tempo, ma non solo, era anche il filantropo dei filantropi. Insomma uno a cui Gesù non avrebbe potuto far altro che genuflettersi: Jhon D. Rockfeller Jr. Pensate, nel 1913 la "The Rockefeller Foundation", nata con lo scopo globale di "promuovere il benessere dell'umanità nel mondo", si concentrò su “salute pubblica, sicurezza alimentare e istruzione." I risultati di questa fondazione si videro subito. Nell'aprile del 1914 a Ludlow, come appena detto, dopo che per sette mesi la società mineraria ebbe affamato i minatori e relative famiglie, in sciopero per rivendicare solo "otto ore" di lavoro ecc., pensò con molta buona educazione, come solo un signore qual era sapeva fare, di spazzare via gli scioperanti, armati di vecchi fucili, mandando un vero e proprio esercito. Questi erano armati di blindati e mitragliatrici. Misero a ferro e fuoco la tendopoli. Dopo 14 ore rimase solo un campo di macerie carbonizzate: I morti furono 45, tra cui 32 tra donne e bambini, molti dei quali bruciati vivi, più venti dispersi che di solito vuol dire morti. Ma anche qui il conteggio è sempre per difetto.. Sì, come benefattore e mecenate, niente da dire, figurarsi se fosse stato un criminale. Già, ma era un criminale. Ma si faceva passare per benefattore. Tra i morti ci furono diversi italiani. Di loro nessun ricordo, figurarsi se i Melones i Salvini vengono sfiorati dal ricordo di “patrioti” eversivi. Tajani poi, al massimo avrebbe consigliato i minatori e relativa prole di spostarsi tra un proiettile e l'altro. La pochezza di questi personaggi è illimitata.

Ancora oggi il carbone viene usato massicciamente pur essendo un inquinatore formidabile. Infatti il carbone è sicuramente il fossile con il maggior impatto di emissioni di gas serra per unità di energia prodotta. Ancora nel 2025 si sono consumate, a livello globale, 8,85 miliardi di tonnellate di carbone, con una crescita rispetto all'anno precedente dello 0,7%. Secondo gli ultimissimi dati dell'Iea (Agenzia Internazionale dell'energia) di fine luglio: «... i dati del 2026 mostrano che l’energia elettrica prodotta nelle centrali a carbone a fine 2026 torna ad aumentare, dell’1,4% rispetto a un anno prima. Dopo il sole e il vento, è la fonte che cresce più velocemente di tutte. Il carbone rimane la materia prima più utilizzata al mondo per produrre corrente e conta per un terzo del totale.»17 Come è noto gli Usa sono sempre all'avanguardia in quasi tutti i settori, soprattutto nel settore delle rapine imperialiste, gli altri paesi seguono a ruota, dalla Cina alla Russia, più distanziata Israele, ecc. Ma questo è un altro discorso.

Ora facciamo un breve excursus sui disastri ambientali provocati dalle loro “tecnologie d'avanguardia”, che riguardano il suolo e sottosuolo. Perché se quasi tutti hanno sentito parlare del “fracking”, pochi hanno sentito parlare del “mountaitop removal”. Ebbene, l'uno è l'opposto dell'altra. Il fracking (fratturazione idraulica), perfora il sottosuolo a profondità variabili, da 1500 fino a 6000 metri di profondità, sia in verticale che in orizzontale per estrarre petrolio o gas naturale (come il gas di scisto o shale gas). L'uso di questa tecnica richiede milioni di litri di acqua dolce togliendola come è ovvio, agli abitanti e all'agricoltura; inoltre le sostanze chimiche usate e i gas liberati contaminano sia il sottosuolo, che le falde acquifere; la stessa acqua che risale in superficie è altamente tossica. Per non parlare dei grossi rischi sismici indotti. Questi in sintesi i rischi, diciamo così “sotto”.

Ci sono però i rischi ambientali “sopra”, cioè, come si diceva prima, la mountaintop removal, conosciuta anche con l'acronimo MTR, che consiste nel far “saltare in aria la cima della montagna, top appunto. Essa avviene dall'alto verso il basso,anziché scavare gallerie alla ricerca dei filoni di carbone, viene fatta esplodere completamente la cima per scoprire i filoni. Ovviamente per facilitare la “raccolta” del carbone, vengono preventivamente disboscate le montagne. Le rocce e tutti i detriti vengono scaricati a valle spesso chiudendo i corsi d'acqua per sempre. Perdita di biodiversità con la distruzione delle foreste. Aumento di tumori, malattie cardiovascolari e polmonari, malformazioni congenite nelle popolazioni vicine ai siti minerari; in conseguenze delle polveri sottili e inquinamento dell'acqua potabile.

Nel suo celebre discorso il capo indiano Mingo, Chief Logan concluse: “Non è rimasto nessuno a versare una lacrima per Logan”. Noi invece diciamo con forza che siamo rimasti e rimarremo ancora, ma non a versare lacrime, ma a combattere ogni anno, ogni mese, ogni giorno e ora che ci resta da vivere, contro questa infame società, contro i benefattori, i Rockfeller, contro in una parola il capitalismo e l'imperialismo, affamatori del genere umano e unici responsabili della distruzione del mondo. Ogni respiro della nostra esistenza sarà dedicato alla lotta per l'organizzazione del partito internazionalista del proletariato, prima che questi immondi esseri rapiscano ogni nostro fiato.

al

1Toni Ricciardi Marcinelle 1956 Editore Donzelli -Roma- 2016

2La catastròfa di Marcinelle Paolo Di Stefano Sellerio Editore -Palermo_

3Toni Ricciardi Marcinelle... Il conteggio delle vittime arriva fino al 2013. Nota: queste statistiche riguardano il Belgio.

4 corriere.it

5Centro Studi Emigrazione – Anno LI – Ottobre-Dicembre 2014- 196

6Toni Ricciardi Marcinelle 1956 Editore Donzelli -Roma- 2016

7La catastròfa di Marcinelle Paolo Di Stefano Sellerio Editore -Palermo_

8Centro Studi Emigrazione – Anno LI – Ottobre-Dicembre 2014- 196

9it.wikipedia.org

10Ibid.

11Centro Studi Emigrazione – Anno LI – Ottobre-Dicembre 2014- 196

12Ibid.

13it.wikipedia.org

14Centro Studi Emigrazione – Anno LI – Ottobre-Dicembre 2014- 196

15smithsonianmag.com

16K. Marx La guerra civile in Francia

17Il manifesto 23/08/2026

Mercoledì, September 2, 2026