Nazionalismo e Destra Populista: come la classe dominante difende i suoi interessi

Trump negli Stati Uniti, Milei in Argentina, Meloni in Italia, Modi in India, Netanyahu in Israele, Putin in Russia, Erdoğan in Turchia…. Non v’è dubbio sul fatto che si sia testimoni d’un consolidamento globale del nazionalismo e della destra populista. Nel Regno Unito questo consolidamento è caratterizzato dai successi elettorali di partiti come “Reform UK” e “Restore Britain”, con donazioni ricevute dalle tasche di miliardari, da proteste di massa, dalla diffusione a macchia d’olio di simili raggruppamenti locali, che seppur più piccoli si dimostrano essere più radicali, e persino dal ritorno di sommosse razzialmente motivate. Per poter rispondere politicamente a questo fenomeno, dobbiamo prima comprendere il perché si stia sviluppando proprio in questo momento storico.

Le Migrazioni – Un fattore della vita umana

Prendiamo il Regno Unito come esempio illustrativo. E’ stimato che i primi segni d’una primitiva attività umana in quelle che oggi sono conosciute col nome di “Isole Britanniche” risalga a 90.000 anni fa. Tuttavia, una presenza umana stabile e continuativa giunse soltanto col miglioramento del clima avvenuto circa 12.000 anni fa, ovvero quando le Isole ancora non avevano assunto la loro conformazione odierna. Grazie ad un ponte geografico con il continente europeo, le tribù di cacciatori-raccoglitori riuscirono a compiere la traversata in cerca di miglior nutrimento. Questa fu una fra le tante ondate migratorie che avrebbero definito demograficamente e infine creato le Isole Britanniche che conosciamo oggi.

Seguirono la conquista delle tribù celtiche portata avanti dai romani, le migrazioni germaniche che forgiarono una cultura Anglo Sassone, le incursioni vichinghe, fino all’Invasione normanna del Regno d’Inghilterra, il tutto molto tempo prima che il Regno Unito fosse formalmente costituito con l’unione tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda.

In seguito, a causa della Grande carestia irlandese della metà del XIX secolo, si verificò un’importante ondata migratoria dall’Irlanda verso la Gran Bretagna e, infine, in seguito alla Seconda guerra mondiale, giunsero numerosi migranti provenienti dagli ex-territori dell’Impero britannico.

In altre parole, l’idea di un’identità britannica pura e indipendente, come per quanto riguarda ogni altra identità nazionale, è una finzione. Questa identità è sempre stata plasmata dalla migrazione e dall’interazione col resto del mondo, talvolta pacifica, talvolta no. Senza l’immigrazione, l’insediamento umano nelle Isole Britanniche non sarebbe stato possibile in primo luogo!

Sostituzione etnica?

Le preoccupazioni relative ai mutamenti demografici nel Regno Unito, che spesso sfociano in sentimenti anti-migratori, non sono una novità. Tra il 1919 e il 1921 si verificarono una serie di sommosse con motivazioni razziali contro le comunità nere, arabe e cinesi. Negli anni ’70, gruppi come il “National Front” mobilitarono i propri sostenitori contro le comunità asiatiche e nere. Più recentemente, la vulgata secondo cui i migranti dell’Est Europa ruberebbero i posti di lavoro ai britannici è stata impiegata da una frazione del capitale britannico per spianare la strada alla Brexit, al fine di ridefinire il proprio rapporto con il capitale europeo. E’ tuttavia la Crisi Migratoria, assurta per la prima volta agli onori della cronaca nel 2015, ad esser divenuta il cavallo di battaglia della destra populista d’oggi. I migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia vengono demonizzati e dipinti come una bomba demografica pronta ad esplodere.

Il concetto di “Grande Sostituzione” o “Sostituzione Etnica” venne formulato per la prima volta negli ambienti di nicchia della destra francese intorno agli inizi del decennio scorso, sebbene le sue radici possano ovviamente essere ricondotte a simili discorsi molto più antichi, come il famigerato discorso “Fiumi di sangue” (lettr. “Rivers of blood”) di Enoch Powell (1) . Da allora questa teoria ha acquisito una diffusione tale da essere persino ripresa attivamente dall’amministrazione Trump. Il fulcro dell’argomentazione risiede nell’affermare che gli europei bianchi stiano venendo intenzionalmente sostituiti da un afflusso di migranti non bianchi, in particolare musulmani. Alle istituzioni internazionali liberali, ai politici di sinistra o agli ebrei (in linea con le classiche teorie antisemite) viene attribuita la colpa per questa “sostituzione”.

In realtà, non è necessario ricorrere a teorie del complotto per spiegare ciò che sta accadendo. Il sistema capitalista, con le sue guerre, carestie, epidemie e povertà, ha trasformato molti paesi della sua periferia in un vero e proprio inferno. È del tutto naturale che le persone cerchino di fuggire alla ricerca di una vita migliore altrove, anche se per giungere alla meta è necessario ricorrere a vie irte di pericoli o all’illegalità. La maggior parte delle traversate su piccole imbarcazioni coinvolge persone provenienti da paesi come l’Eritrea, l’Afghanistan, il Sudan, l’Iran e la Somalia, molte delle quali sono vittime della tratta di esseri umani e della schiavitù moderna. Le diverse frazioni del capitale rispondono a questo fenomeno oggettivo in modi diversi: alcune lo sfruttano come fonte di manodopera a basso costo, altre lo utilizzano per le loro narrazioni politiche basate sul “divide et impera”, altre ancora fanno ambedue le cose; Nulla di nuovo sotto il sole! Già più di un secolo fa i rivoluzionari riuscivano a vedere come andava sviluppandosi questo processo:

“Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei Paesi.

Centinaia di migliaia di operai si spostano in questo modo per centinaia e migliaia di verste(2) .Il capitalismo avanzato li assorbe violentemente nel suo vortice, li strappa dalle località sperdute, li fa partecipare al movimento storico mondiale, li mette faccia a faccia con la possente, unita classe internazionale degli industriali.

Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più brutale gli operai immigrati. […]

La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati.“

Lenin – “Il capitalismo e l’immigrazione operaia” (pubblicato sulla Za Pravdu, n. 22, il 29 ottobre 1913.)

Una conseguenza della crisi capitalista

L'ascesa del nazionalismo e della destra populista è sia un meccanismo di difesa della classe dominante, sia una conseguenza degli elevati livelli di disuguaglianza sociale; i due fattori sono strettamente interconnessi.

Il boom economico postbellico trovò la sua fine al termine negli anni ’70. Da allora la classe dominante ha cercato di ricorrere a vari palliativi: esternalizzazione, deregolamentazione, globalizzazione, finanziarizzazione, automazione… Nessuno di questi rimedi ha risolto la contraddizione fondamentale del sistema del profitto né è stato in grado di riavviare un nuovo ciclo di accumulazione (cosa impossibile senza una colossale svalutazione dei valori di capitale), e ora le opzioni a disposizione si stanno esaurendo. Questa situazione sta portando sempre più ad aspri conflitti per la spartizione di energia, risorse, mercati e territorio. In altre parole, stiamo assistendo a una deriva verso una guerra generalizzata e l’incitamento al sentimento nazionalista è, ovviamente, un elemento inscindibile della preparazione bellica.

Nel mentre, la classe dominante è riuscita, negli ultimi 50 anni, ad arricchirsi a un ritmo senza precedenti.

L’erosione del Welfare State e delle garanzie lavorative, la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi e della produzione, l’ascesa del capitale fittizio: tutti questi fenomeni non hanno annullato la tendenza alla diminuzione della redditività nell’economia “reale”, ma hanno creato una situazione in cui lo 0,001% più ricco possiede ora una ricchezza tre volte superiore a quella della metà più povera dell’umanità intera messa insieme. Le conseguenze di tutto ciò si avvertono e si vedono anche nei paesi relativamente più ricchi come il Regno Unito. Molti non possono più permettersi i viveri e sono costretti a ricorrere ai banchi alimentari; non riescono a permettersi l’affitto, figuriamoci un mutuo, e finiscono per diventare senzatetto; cercano una qualche forma di fuga temporanea e trovano solo ulteriore miseria (che si tratti di droga, alcol o, sempre più spesso, dipendenza digitale); provano a cercar aiuto per i loro disturbi fisici e mentali, solo per essere inseriti in liste d’attesa infinite dovute ad un servizio sanitario in rovina.

Come si può giustificare un sistema del genere? Un sistema in cui ci si aspetta che la maggioranza, che si trova ai livelli più bassi della società, debba soffrire per gli interessi finanziari di una ristretta élite ai suoi vertici? La risposta più immediata è l’incolpare gli “altri” per la propria sventura, che si tratti di migranti, richiedenti asilo, persone LGBT, beneficiari di sussidi, ecc.

Questo ricorso al capro espiatorio ha l’obiettivo di placare i lavoratori bianchi lasciati indietro dalla ristrutturazione economica, anche se loro stessi sono destinati a rimetterci se il loro partito preferito dovesse vincere (è sintomatico che gran parte della base elettorale dei partiti populisti di destra non abbia la minima idea di quali siano effettivamente le politiche di quest’ultimi, a parte le “deportazioni di massa” o il “fermiamo i barconi!”). Decenni di propaganda da tabloid e la graduale erosione di un istinto di classe collettivo, a partire dal thatcherismo, hanno reso tutto questo ancora più facile.

Il fascismo storico e la destra populista d’oggi

In questo contesto, molti hanno, comprensibilmente, evocato lo spettro di un ritorno del fascismo. Esistono alcuni evidenti parallelismi . Tutti i recenti movimenti sociali sorti in opposizione all’austerità hanno fallito, mentre la crisi economica e la guerra imperialista stanno alimentando ancora una volta l’ascesa di regimi nazionalisti e autoritari in tutto il mondo. Se in passato la classe dominante sembrava generalmente soddisfatta di gestire la situazione attraverso le strutture della democrazia liberale, queste strutture vengono ora sempre più messe in discussione tanto dai leader mondiali quanto dai “super ricchi” (con gli Stati Uniti in prima linea). Se negli anni ’20 erano i grandi industriali a finanziare i partiti fascisti, oggi sono gli investitori del settore dei combustibili fossili, gli oligarchi della tecnologia e i miliardari delle criptovalute a finanziare la destra populista (Elon Musk e Peter Thiel ne sono esempi lampanti, o, nel caso del Regno Unito, Christopher Harborne e Ben Delo). Ma, come abbiamo già sostenuto in precedenza:

“Non possiamo sfuggire alla storia - essa è la memoria collettiva dell’umanità e, oltre la nostra esperienza personale diretta, è l’unica base su cui fondare una riflessione consapevole sul futuro. Possiamo però lasciarci fuorviare nella nostra interpretazione della storia, poiché tendiamo a guardarla attraverso gli schemi riconoscibili del passato. Ciò comporta il rischio di non cogliere sempre l’importanza delle novità nell’epoca in cui viviamo.”

-CWO, Are We Going Back to the 1930s?, 2018

Le fazioni del capitale che temono l’intrusione delle energie rinnovabili nei loro affari, coloro che hanno intascato ricchezze grazie alla bolla dell’intelligenza artificiale e coloro che desiderano ricevere dei “lascia-passare” così che la loro attività finanziaria possa evadere norme e regolamenti, possono anche avvalersi di ideologie come il nazionalismo etnico e il fondamentalismo religioso per mobilitare i propri scagnozzi, ma la loro prospettiva è diversa. In realtà Il loro punto di riferimento non è l’Italia fascista o la Germania nazista. L’ambizione è invece quella di mercati senza restrizioni e di uno Stato ridotto al minimo guidato da un’élite tecnocratica. Un libertarismo di destra per l’era dell’intelligenza artificiale, in cui il potere delle multinazionali rivaleggia con il potere degli Stati-nazione (un modello già in fase di sperimentazione nel caso dei porti franchi e delle zone economiche speciali). Questi burattinai ci vendono un futuro di “libertà”, “abbondanza” e persino d’ “immortalità”, ma nel frattempo ci ingabbiano tramite la sorveglianza di massa, la dipendenza dai social media, la manipolazione di contenuti tramite l’intelligenza artificiale e iper sfruttamento su un pianeta devastato da conflitti senza fine e dal collasso climatico.

Futuri alternativi

Già che siamo in tema di fantascienza…

“Si profilano tempi duri [e avremo bisogno di voci] capaci di intravedere alternative al nostro modo di vivere attuale, di guardare oltre la nostra società dominata dalla paura e dalle sue tecnologie ossessive per scorgere altri modi di essere, e persino di immaginare veri motivi di speranza. ... Viviamo nel capitalismo, il cui potere sembra ineludibile — ma d’altronde, sembrava esserlo anche il diritto divino dei re.”

-Ursula K. Le Guin, Discorso in occasione del conferimento della Medaglia della National Book Foundation, 2014

Chi vuole gettare i semi di tali “alternative al nostro modo di vivere attuale” non può invocare la conservazione del presente o un ritorno al passato. Negli anni ’30, l’ “antifascismo” intrappolò i lavoratori in alleanze con le frazioni liberali della classe capitalista per salvare il sistema di quest’ultima. Ma è proprio l’incapacità della democrazia liberale di affrontare la crisi capitalista a generare inevitabilmente una reazione. La destra ha realizzato ciò che la sinistra riformista non è riuscita a fare negli ultimi tempi. Ha collegato la propria agenda politica alla realtà economica di molte persone. Di fatto, la parola d’ordine di “deportazioni di massa” non porterà certo il pane in tavola, proprio come la Brexit non ha salvato il Servizio Sanitario Nazionale. Ma questo slogan ha svolto egregiamente il suo compito, contribuendo a mobilitare un movimento sociale reazionario, utile servitore degli interessi della frazione illiberale della classe dominante.

I “veri motivi di speranza” risiedono ancora nella classe operaia – la forza sociale sul cui lavoro si fonda l’intero sistema. Il primo passo è riconoscere il nostro interesse comune come classe internazionale e organizzarci nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre comunità per difendere tali interessi dagli attacchi della classe dominante ( tanto nella loro veste della destra o della sinistra del capitale). Il secondo passo è proporre il nostro programma politico indipendente per un futuro alternativo. Un mondo senza confini, Stati, denaro o classi, dove produciamo in base ai bisogni dell’umanità intera e utilizziamo le nuove tecnologie non per generare profitto, ma per migliorare il nostro tenore di vita, ridurre il nostro carico di lavoro e dedicare più tempo alle attività creative. Un mondo che relegherà finalmente la guerra e la povertà nella pattumiera della storia.

Dyjbas,

-Communist Workers’ Organisation

Giugno 2026

Note e Bibliografia

1) Enoch Powell fu un deputato e ministro proveniente dalle file del partito conservatore nella seconda metà del XX secolo. Il 20 aprile 1968, durante la Riunione della sezione locale del Partito dei Tories tenutasi al Midland Hotel di Birmingham, tenne il suo discorso più noto, conosciuto semplicemente come “Rivers of Blood” poiché terminante con una citazione tratta dall’Eneide:

“Se guardo avanti sento forte un presentimento. Come i Romani, mi sembra di vedere il Tevere schiumante di tantissimo sangue”

Powell col suo discorso s’opponeva all’adozione del Race Relations Act del 1968 che andava a proibire il negare l’alloggio, l’occupazione o i servizi pubblici ad una persona sulla base del colore della pelle, della razza, dell’origine etnica o nazionale in Gran Bretagna.

Il discorso è stato molto ripreso in tempi recenti, anche perché compare la proposta d’un argomento oggi molto popolare tra le file della più becera destra del capitale: la Remigrazione. Come disse Powell:

“Passo ora al tema della riemigrazione. Se domani cessasse ogni forma di immigrazione, il tasso di crescita della popolazione composta da immigrati e dai loro discendenti si ridurrebbe in modo sostanziale […]”

Da qui l'urgenza di attuare sin da ora il secondo elemento della politica del Partito Conservatore: la promozione della riemigrazione.”

La giustificazione data era l’ormai solita manfrina sull’ “invasione” da parte di immigrati ruba-lavoro e sussidi:

“Ma mentre, per l’immigrato, l’ingresso in questo Paese significava l’accesso a privilegi e opportunità ardentemente desiderati, l’impatto sulla popolazione già presente era ben diverso.[…]

Si ritrovarono con le mogli impossibilitate a ottenere un posto letto in ospedale per il parto, i figli impossibilitati a trovare un posto a scuola, le loro case e i loro quartieri trasformati al punto da essere irriconoscibili, i loro progetti e le loro prospettive per il futuro vanificati;”

Argomentazione strabordante di ipocrisia, se si considera che fu il suo stesso partito a smantellare il Welfare State sotto il governo Thatcher qualche anno dopo.

2) Antica e desueta unità di misura, pari a 1066 metri, impiegata nell’Impero Russo.

Lunedì, September 7, 2026