Volantino: Fermiamo il carovita, rottamiamo il capitalismo!

Da molto tempo, le condizioni della classe salariata – le nostre condizioni – peggiorano e non se ne vede la fine. La sottoccupazione, detta precarietà, dilaga, il sottosalario anche, tanto che sono ormai milioni coloro che non arrivano a fine mese o ci arrivano con sempre maggiore fatica. Sul posto di lavoro, cresce l'arroganza padronale, che impone straordinari, ritmi e carichi più intensi, spesso con il ricatto della delocalizzazione e del licenziamento.

L'isteria anti-immigrazione, pompata ad arte dai fascio-sovranisti ora al governo – ma praticata anche dai governi precedenti – ha lo scopo di terrorizzare la forza-lavoro migrante per schiavizzarla meglio, per dividere la nostra classe tra indigeni e immigrati, col risultato di indebolirla tutta, rafforzando il dominio padronal-borghese.

La guerra sociale che la borghesia, attraverso le sue espressioni politiche, ci sta facendo, è spinta dalla crisi storica del capitalismo mondiale, una crisi che ha ridotto al minimo – persino cancellati – gli spazi non solo di miglioramento economico, ma di semplice difesa della nostra condizione.

Ma nonostante l'attacco al salario diretto, la rapina di quello indiretto e differito (sanità, scuola, pensioni, case popolari), nonostante l'intensificazione dello sfruttamento e della devastazione ambientale, dalla crisi non si esce, perché, paradossalmente, lo sfruttamento è ancora insufficiente per rilanciare l'economia mondiale.

Così, a questa guerra sociale si affiancano le guerre che le borghesie, schierate su fronti imperialisti nemici, accendono ai quattro angoli del mondo, per accaparrarsi materie prime, il plusvalore (il frutto dello sfruttamento) estorto alla classe lavoratrice mondiale, per difendere il proprio potere finanziario o intaccare quello del nemico.

Guerre che causano o aumentano l'inflazione, subita soprattutto da chi vive – o “vorrebbe” vivere – di salario, gonfiando il portafoglio della speculazione.

Se questo è il quadro, che fare? Continuare a chinare la testa? No, al contrario! La classe lavoratrice, il proletariato può e deve rispondere al suo nemico sociale, impugnando la sua arma di sempre: la lotta di classe.

Lotta contro la borghesia, contro i falsi amici di una falsa sinistra, fuori e contro il sindacalismo che ha sistematicamente firmato contratti al ribasso, patti anti-sciopero, accordi per farci accettare sacrifici in nome di un presunto “interesse del Paese”, la cui traduzione è: del capitalismo “nazionale”. Ma fuori anche da un sindacalismo che si mostra certo più combattivo, ma deve comunque rispettare le compatibilità, i vincoli del capitale, cioè del padronato.

Lotta dal basso, dunque, diretta non da burocrati o aspiranti tali, ma dai comitati espressi, sulla base della democrazia diretta, dai lavoratori in lotta, dai loro delegati revocabili in qualunque momento. Un conflitto sociale che rompa i guinzagli e le museruole con cui quei falsi amici ci paralizzano e ci demoralizzano.

Una lotta che dia fiato e gambe al partito di classe a livello internazionale, strumento politico indispensabile per rottamare un sistema sociale portatore solo di povertà, oppressione e morte.

Proletari di tutto il mondo, è giunta l'ora di unirci!

Venerdì, October 9, 2026