Cialtronerie della borghesia italiana di fronte alla guerra

Diceva 80 anni fa Lenin che l'imperialismo italiano era "straccione". Intendeva dire che era l'imperialismo di una borghesia che aspirava alla spartizione coloniale, mentre costringeva nella miseria le sue masse proletarie e quote imponenti alla emigrazione.

Ora la borghesia italiana dimostra di non esser cambiata: piccineria e cialtroneria sono sempre le sue caratteristiche salienti. Una massa consistente di industrialoni industrialotti e industrialini, e falsi artigiani, di bottegai medi e grandi, di finanzieri e operatori di borsa, si preparano a ricavare i massimi profitti e i massimi vantaggi dalla globalizzazione, esprimendo però un ceto politico capace solo di proteggere spudoratamente gli interessi di uno solo di loro e della sua corte.

Quella che ormai negli altri paesi europei è conosciuta come l'anomalia italiana è in effetti la cialtroneria della borghesia italiana.

I cosiddetti salotti buoni, che si volevano tutori del più complessivo interesse nazionale (capitalistico) si sono bellamente fatti comprare dall'outsider divenuto Primo Ministro. Ad Agnelli il monopolio di fatto dell'energia, a Tronchetti Provera (Pirelli) quello delle Telecomunicazioni, e il Cavaliere si è comprato l'acquiescenza dei salotti buoni alle sue spudorate manovre di autodifesa.

Il parlamento la cui maggioranza è letteralmente affollata di inquisiti e di avvocati degli inquisiti e la cui attività diventa frenetica quando si tratta di varare leggi e leggine vergognose, per i pudichi occhi della borghesia europea, ma che assicurino loro l'impunità, si esprime per la solidarietà senza riserve alle operazioni americane in Asia centrale, mentre il problema dell'Europa è proprio quello di avanzare riserve e su quelle manovrare.

La legge sulle rogatorie. La stampa anti-regime (il gruppo Espresso Repubblica e le poche testate di sinistra borghese) hanno sufficientemente documentato la natura di questa legge: annulla molti processi ed è di ostacolo formidabile all'istruzione di nuovi, in materia finanziaria. In pratica, la banda di inquisiti e di avvocati si è creata le condizioni dell'impunità per continuare quelle operazioni sulla finanza giudicate sporche dalla pur lasca etica borghese corrente, ma sulle quali sembra si siano costruite certe fortune e certe posizioni. In più - e su questo insiste la minoranza "per bene" della borghesia italiana - questa nuova legge sarà di poderoso ostacolo anche a quella lotta internazionale al terrorismo e alle sue risorse finanziarie, di cui tutti oggi si sciacquano la bocca.

Legge sui bilanci. Anche qui inquisiti e avvocati si sono garantiti l'impunità per le operazioni cui sono solitamente dediti e che, finora considerate un reato, d'ora in poi non lo saranno più: i falsi in bilancio. Il concetto è di quelli pelosi: il falso in bilancio è un reato solo nel caso danneggi i soci della azienda, ovvero i borghesi direttamente interessati. Dello Stato, ovvero della comunità di interessi capitalistici, della collettività chiamata poi a coprire i buchi, chissenefrega.

Poco prima il messere che usa ormai atteggiarsi ridicolmente a statista, aveva piantato un bel paletto d'inciampo sulla già difficile marcia verso l'unità europea, appoggiando le tesi e le posizioni in tema di politica ambientale e di prevenzione dei cambiamenti climatici di quell'altro bell'esemplare di politico della borghesia decadente che è il presidente americano Bush.

Che per i governi europei il tema sia di genuino interesse o sia solo strumentale per distanziarsi dagli Usa, è un fatto che da Kyoto in avanti era divenuto esemplare dei dissapori fra gli Usa e la Comunità europea nel suo più o meno compatto complesso, era divenuto motivo forte di identità comunitaria nei confronti del grandissimo amico-avversario. Berlusconi e il suo governo hanno rischiato di buttare tutto all'aria, con il richiamo alla necessità di tener conto delle esigenze dell'amico americano.

Ce n'è abbastanza per immaginare le cancellerie europee in consultazione permanente su come liberarsi di questo personaggio e del suo governo. Certo non sarà facile, data la maggioranza... bulgara di cui dispone nei due rami del parlamento. La possibile e intravista fronda dei Ccd-Cdu non basta a spezzare quella maggioranza e tutti gli altri hanno le proprie fortune troppo legate a Berlusconi per rischiare di perderle sgambettando il Cavaliere.

Nel frattempo questo concretizza il suo programma dei cento giorni, beneficando le imprese di maggiore flessibilità della forza lavoro e assicurandole del fatto che le relazioni industriali d'ora in poi si regoleranno anche senza l'accordo di tutti, leggi anche contro il parere di Fiom-CGIL.

È molto probabile i sondaggi di cui Berlusconi è maniaco gli abbiano dato fiducia sulla possibilità di far digerire il tutto al proletariato, magari con l'aiuto... dell'olio di ricino caro si suoi colleghi di governo. Ma è certo che gli ipotetici sondaggi non dicono tutta la verità. Qualche segnale era già venuto con l'ultimo grande sciopero dei metalmeccanici. Un nuovo segnale ci verrà dal prossimo.

La vera partita, quella che ci interessa, è qui, nella lotta fra borghesia e proletariato. Per portarsi il proletariato in guerra la borghesia è costretta a qualche concessione. C'è allora una forte contraddizione fra la necessità di compattare tutto e tutti sul terreno bellicista e filo-americano e la politica dei regali all'impresa e bastonate ai lavoratori. Su questa contraddizione giocheranno CGIL e forze anti-regime, per garantirsi dei vantaggi politici in vista del ricambio, in contropartita allo schieramento di guerra.

Al proletariato sta di sfuggire questa trappola: respingere gli attacchi ormai sfrenati di questa borghesia in crisi e dunque avida e crudele ed evitare la trappola dello schieramento sul terreno della guerra imperialista. Né con gli Usa, né con l'Europa, né ovviamente con questo spettro del terrorismo abilmente agitato dai registi dell'impero. È una via difficile, ma che sicuramente passa dalla ripresa di lotta dei lavoratori. Ragioni e temi di rilancio non ne mancano.

m.jr

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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