La Fiat delle meraviglie aumenta i profitti

Nel 2004 il gruppo Fiat ebbe una perdita netta di 1,6 miliardi di euro, nel 2006 l’utile netto fu di 1,2 miliardi. Nel primo semestre del 2007 i profitti netti sono stati pari a 1 miliardo di euro. Questo è solo l’inizio perché il piano Fiat prevede la realizzazione entro il 2010 di un fatturato di circa 70 miliardi di euro con un utile di 5 miliardi. Sono queste le meraviglie Fiat: quelle del profitto capitalistico. Per l’amministratore delegato Marchionne i risultati finora ottenuti sono dovuti ad una trasformazione culturale fondata sulla ridefinizione del concetto di leadership.

Il punto centrale attorno a cui ruota questo cambiamento culturale è la competitività al fine di andare più veloci del mercato. Il porre maldestramente il mercato, la domanda, come vincolo alla produzione è un modo per scaricare la responsabilità della condizione operaia ad un’entità impersonale al di fuori della produzione. È evidente che se la produzione Fiat deve adattarsi alle esigenze del mercato, andando più veloce di questo sia nelle fasi espansive che in quelle di contrazione, l’adattamento implica l’elevata flessibilità della prestazione lavorativa accompagnata dalla precarietà operaia cristallizzata a sistema.

A tal fine la politica economica, per dirla con Draghi governatore di Bankitalia, deve aiutare a “scoprire nella flessibilità la creatività, nell’incertezza l’imprenditorialità”. In questo contesto generale seppur partendo dalle specifiche vicende Fiat si inserisce la filosofia di Marchionne che si distingue dal fordismo. Ford considerava l’impresa come una serie di persone che si trovano insieme a svolgere un lavoro e non era necessario che una persona sapesse cosa stesse facendo un’altra; in questo contesto veniva data massima importanza alla responsabilità individuale. Marchionne dissente da questo concetto di responsabilità individuale: per lui responsabilità e leadership devono implicare il coinvolgimento attivo, la partecipazione costruttiva a tutti i livelli.

Nella grande impresa ormai l’incidenza in valore del costo del lavoro è circa il 10% del costo totale della produzione: quindi abbiamo tanto capitale costante (macchine, materiali, ecc.) e poco capitale variabile (salari). Nel rapporto operaio-macchina è già incorporata la riduzione del costo del lavoro attraverso l’aumento progressivo della produttività del lavoratore; così oggi l’elemento competitivo sta nell’uso efficiente della forza lavoro: nella prestazione lavorativa che garantisca la massima saturazione degli impianti. Qui si misura l’intelligenza gestionale padronal/sindacale, la capacità di governare la forza lavoro all’interno dei vincoli e delle potenzialità offerte dalla tecnologia disponibile.

Proprio nella diversa tecnologia come nel fallimento della Fabbrica ad alta automazione, con la constatazione dell’incapacità della struttura robotica di autogestire le disfunzioni tecnico-operative, e la soluzione trovata nella Fabbrica integrata il cui simbolo è Melfi, sta la diversità tra Marchionne e Ford. Quest’ultimo innestò il convogliatore in un contesto produttivo modificato dallo “scientific managment” di Taylor il cui contributo fu quello di distruggere l’operaio di mestiere, l’influenza che la sua conoscenza aveva sui processi produttivi e battere “la sistematica pigrizia operaia” a farsi dettare regole e tempi di lavoro. Con il convogliatore nacque la catena di montaggio rigida; ora era il suo movimento a regolare e dettare i tempi ed i modi di lavoro. Qui non c’era bisogno del coinvolgimento operaio, bastava la responsabilità nel compimento della propria operazione affiancata da un sistema di controllo e repressione. Marchionne e la Fiat, fatto salvo il sistema di controllo e repressione, hanno invece bisogno del coinvolgimento operaio perché lo impone la “lean production” (produzione snella) realizzata con la Fabbrica integrata. La Fiat detta sempre i tempi ed i modi di lavoro, ma il funzionamento dell’impianto richiede partecipazione: l’autoattivazione operaia individuale e di gruppo per risolvere in tempo reale i problemi che nascono nel processo produttivo. Il “sistema premiante” è infatti legato alle logiche di funzionamento della fabbrica e basato su: efficienza di manodopera e impianti, qualità, assenteismo, livello di servizio e funzionamento dello stabilimento. Così in un documento interno Fiat (1994):

Il responsabile Ute (Unità tecnologica elementare) facilita l’attività del team e svolge un ruolo per così dire più imprenditoriale e meno gerarchico: deve ... sapere delegare e motivare i collaboratori, che sono i primi realizzatori della nuova logica di gestione basata sulla prevenzione, sulla qualità del processo, sul buon funzionamento delle macchine.

Due dati ancora (1995) relativi alla Fiat di Melfi per capire come si traduca tutto ciò e come la competitività la fanno quotidianamente gli operai: aumento del 20% dell’intensificazione del lavoro e del 49% della produttività rispetto agli altri stabilimenti Fiat. In questo consiste la forzata e obbligata partecipazione operaia a cui si aggiunge la velocità di adattamento al mercato. Anche la recente concessione di 30 euro mensili, quale anticipo sui futuri aumenti salariali per il rinnovo contrattuale, fanno parte del progetto cultural-partecipativo come pure l’asilo aziendale o lo spaccio riservato ai dipendenti. È l’aumento salariale concesso in relazione ai risultati aziendali tagliando corto sui rinnovi contrattuali, come dire che non è dalla lotta che arrivano i miglioramenti salariali; è il privilegiare il rapporto diretto impresa lavoratore; è il ridurre gli operai, dividendoli ulteriormente, all’interno della propria realtà d’impresa con un proprio modello di relazioni industriali più o meno conflittuale.

Un ulteriore fronte di attacco del capitale si apre contro un’altra rigidità insostenibile: il contratto nazionale. Il sindacato tutto, ognuno per la propria parte, è chiamato ad assecondare il processo avviato, anche se il compito affidatogli dal capitale diventa sempre più difficile e gravoso.

mr

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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