Condizioni e lotte operaie nel mondo

Sudafrica

Quasi 3.000 lavoratori della miniera di platino di Modikwa in Limpopo, ben più della metà di tutta la forza lavoro impiegata dall’impianto, sono in sciopero dal 26 gennaio scorso. Questi minatori vivono in condizioni pesantissime: sono, infatti, costretti a lavorare sette giorni alla settimana senza alcuna pausa e spesso sono anche obbligati a massacranti turni straordinari. Le loro richieste sono più articolate e vanno a toccare la fondamentale questione delle differenze salariali tra il personale di colore e quello bianco. Dopo l’abolizione della segregazione razziale il potere politico in Sud Africa è in buona parte passato nelle mani dei partiti della borghesia nera, questo cambiamento, per certi aspetti notevole, non ha però portato ad un sostanziale miglioramento del livello di vita dei proletari sudafricani. Non è un caso che sempre a fine gennaio i lavoratori degli impianti nucleari del Paese siano scesi in piazza per richiedere con forza un aumento delle indennità per i danni provocati alla loro salute dalle radiazioni. La “rivoluzione” democratica di Mandela, per il suo interclassismo non aveva certo l’obiettivo di emancipare i lavoratori sudafricani dalle catene dello sfruttamento e l’attuale situazione ne è la triste conferma. Anche in Sud Africa come in tutti i paesi occidentali l’uguaglianza tra cittadini è solo una formalità; abbattuta la discriminazione razziale, resta quella di classe tra proletari e vecchi e nuovi padroni.

Argentina

Nel paese in cui solo pochi anni fa la classe lavoratrice si era organizzata per lottare contro la barbarie del capitalismo in crisi, la repressione borghese si è ormai saldamente riorganizzata. Gli operai petroliferi che nel Novembre scorso furono licenziati dalla Pride Oil a causa delle loro lotte denunciano una forte discriminazione che impedisce loro di trovare un altro impiego presso qualsiasi altra compagnia petrolifera in Patagonia. La Pride Oil aveva licenziato, per giusta causa, più di 100 dipendenti in seguito a 11 giorni di sciopero, così facendo aveva precluso loro anche la possibilità di ottenere il sussidio di disoccupazione. I lavoratori hanno cercato di appellarsi al governo ma senza ottenere la minima risposta e anche i principali sindacati non hanno appoggiato la lotta sottovalutando voluta-mente l’accaduto. La discriminazione è resa palese dal comportamento delle altre compagnie petrolifere della regione che rifiutano addirittura di incontrare questi lavoratori per un primo colloquio. Ad alcuni operai è stato detto apertamente che, sebbene idonei, non sarebbero stati assunti perché presenti sulla lista di proscrizione della Pride Oil. Esasperati da questa situazione questi lavoratori hanno deciso di distribuire volantini per cercare il supporto della popolazione.

Stati Uniti

Le squadre dell’ICE, l’ente del governo Americano che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione clandestine, hanno fatto irruzione nel più grande impianto al mondo di lavorazione del maiale, la Smithfield Packing Co., a Tar Heel nel North Carolina arrestando 21 persone. Si tratta di lavoratori immigrati clandestinamente negli Stati Uniti che ora, in attesa del rimpatrio, sono stati trasferiti nella prigione di Lumpkin in Georgia, a più di mille chilometri dal luogo dell’arresto. L’azione delle squadre anti-clandestini è stata molto dura, un’intera comunità è stata terrorizzata: i genitori sono stati allontanati dai loro bambini senza che si sapesse neppure la loro destinazione. Molti di questi lavoratori che per anni avevano sputato sangue per l’azienda, sono stati consegnati sommariamente alla polizia e abbandonati al loro destino. La contraddizione tra la propaganda borghese e la repressione è agghiacciante e smaschera la mistificazione della libertà nella società democratica: l’uomo è forza lavoro cioè merce e nulla più e, per convenienze politiche può essere anche deportato senza grossi problemi anche se lavora regolarmente da anni per lo stesso padrone.

Tom

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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