La telenovela del governo

Continua la telenovela del governo che c'è ma forse non c'è, sfruttando abilmente quell'ignoranza (sembra, dai famosi sondaggi, che la maggior parte del “popolo sovrano” non sappia neppure quel che succede attorno al premier e fra i suoi fedelissimi…) che diffonde coi suoi mass-media e quell'odio che semina ovunque e in ogni occasione contro pericoli, minacce e trame oscure del… comunismo!

Per fortuna che c'è Silvio, autoproclamatosi “apostolo dell'amore”, pronto a genuflettersi davanti persino ad un Gheddafi per la difesa dei valori dell'Occidente. Dopo tutto, il nostro premier ha ricevuto il premio Grande Milano con motivazioni quali la sua “straordinaria lungimiranza e capacità, mirabile esempio, eccezionali qualità umane e imprenditoriali”. Certo, l'untuosità delle adulazioni è fin troppo evidente fra i sudditi di Sua Maestà, una vasta platea che applaude agli affari del suo re taumaturgo e fa quadrato attorno alle sue vicende personali e giudiziarie, cercando spazio e immunità anche per quelli propri. In ogni modo, questo geniale “Statista di rara capacità”, che sta guidando il Paese verso una “società solidale fondata sull'amore”, meriterebbe ben altro. Altro che piagnucolare, nell'opposto campo parlamentare, su una ormai distrutta “dialettica fisiologica tra destra e sinistra”. Questo, signori, è il vostro regime “democratico” costruito con una politica la cui dimensione legale, nazionale, costituzionale, progettuale, eccetera eccetera, è quanto mai evidente. E drammaticamente subita da quel proletariato chiamato a… sostenerla!

Una nota di… colore. È forse sfuggito ai più il plauso che la Santanchè, pecorella smarritasi ma poi ritornata all'ovile d'Arcore, ha rivolto all'ormai famoso Verdini, coordinatore del Pdl, un uomo - a dire della Santanché ma non sappiamo se per sua diretta esperienza - che “ha palle vere e non di velluto”. Sia chiaro: si tratta di un linguaggio pur sempre da educande se messo a confronto col gergo da malavitosi e col turpiloquio politichese che dilaga da interviste, articoli e (vade retro Satana!) intercettazioni telefoniche. Il tutto a costruzione e sostegno di trame da bassifondo, con profusione di pedinamenti, spiate, frequentazioni a dir poco ambigue, aperture di cassetti segreti, ripescaggio di fascicoli spesso anche a luci rosse e foto compromettenti seguite da aperte minacce di gogna mediatica. In ultimo, non si escludono dossier e complotti architettati da servizi segreti deviati…

Qualcuno potrebbe rimpiangere addirittura la vecchia e sbrigativa lupara, però qui non siamo soltanto fra lestofanti ma nel bel mezzo di personaggi di grande rilievo politico e professionale (sia pure, a quanto pare, con malcelate disponibilità al malaffare) e al cospetto di tecniche delinquenziali altamente perfezionate.

Ma qualcuno in fondo si consola, poiché ora c'è anche un “coraggioso” Fini, ravvedutosi agli usi e costumi di una politica - di destra -- più seria e costruttiva (il maestro Almirante insegni!) e quanto meno con un “linguaggio più tradizionale, moderno e costituzionale”… E concludiamo con l'impareggiabile Schifani, indignato per i fischi ricevuti recentemente, lui che proprio nell'aula solenne del Senato guidava personalmente, in tempi non lontani, un manipolo di scalmanati onorevoli all'assalto - con insulti e fischi - dei senatori, a vita, che non votavano pro Silvio. Fra questi, Levi Montalcini.

Un'aggiunta, già che siamo in tema di affari all'insegna del pubblico interesse, per segnalare una recente uscita di Tremonti che ha liquidato i sostenitori dei generatori eolici definendo questi impianti come dei “mulini a vento”. Non solo: “l'eolico è uno dei più grandi affari di corruzione”. Meglio dunque i mega-impianti, le centrali nucleari, che rientrano in quella categoria delle “grandi opere” con cui Silvio nutre la sua smisurata egocentrismo e che soprattutto inghiottono milioni di euro in un intreccio - quasi sempre malavitoso, tanto al Sud quanto al Nord, poiché il denaro non solo non ha odore ma neppure ha preferenza geografica… -- di consulenze, appalti, forniture, costi supplementari nel tempo e affari sommersi. Vedi la Tav, il ponte sullo Stretto e, fra poco, le centrali nucleari, opere che più costano e più rendono a lor signori.

DC