Il "grillismo": un movimento reazionario

Il fenomeno M5S, esploso un paio di anni fa e salito agli onori delle cronache diventando il primo partito italiano con quasi il 26% delle preferenze alle ultime elezioni, inizia a mostrare i primi segni di cedimento strutturali. Le crepe, visibili solo ora ai meno attenti, si aprono in quello che sembrava un blocco granitico, i "cittadini onesti" guidati da un ex comico e da un esperto di marketing e informatica. La negativa esperienza della giunta comunale parmense e le ultime vicende in Parlamento sono infatti solo la punta dell'iceberg. Ma è normale: è impensabile racchiudere in un unico partito istituzionale tutte le istanze provenienti dalla società, promuovendo la necessità di superare le diverse ideologie e sostenendo a gran voce di non essere "né di destra né di sinistra". Questo perché la società è divisa in classi sociali e i "cittadini" non lo sono. Esiste il "cittadino" come entità giuridica, ma sappiamo bene che tra un operaio e un imprenditore corrono interessi diversi e inconciliabili. Sono entrambi cittadini di fronte alla legge (o dovrebbero), sono entrambi esseri umani, ma uno è un proletario (ossia vive della propria forza lavoro), mentre l'altro, grande o piccolo che sia poco importa, è un capitalista (ossia vive sfruttando il lavoro altrui). Diverso è dunque il loro ruolo, la loro posizione all'interno del sistema capitalistico.

Non può esistere dunque un partito in grado di fare gli interessi di tutti i cittadini, di tutta la "società civile", con la scusa magari del "comune interesse nazionale". Pensiamoci un attimo: quante volte abbiamo sentito questa retorica? Innumerevoli, sia da destra che da sinistra, e Grillo in questo non dice nulla di nuovo. Anzi, ne è la summa, il naturale punto di approdo di un progressivo fondersi dei partiti istituzionali in un blocco unico a sfavore delle classi alla base della piramide. Grillo ha ragione a dire che tutti i partiti istituzionali sono uguali, ma il suo sguardo è rivolto dalla parte opposta rispetto alla nostra: la sua soluzione poggia sull'interclassismo duro e puro, sul radical riformismo, sulla distorsione della società capitalistica che, da naturalmente divisa in classi, viene ridotta a una massa indistinta di "cittadini". Sulla morte, insomma, della lotta di classe, che viene sostituita da una lotta intergenerazionale fra i "vecchi", che nell'ottica grillina hanno finora goduto eccessivamente del welfare (salvo quando quei "vecchi" appoggiano il M5S, come Dario Fo e Adriano Celentano), e i "giovani", poco tutelati e precari. La nostra soluzione è invece la riscoperta della lotta di classe come motore della storia, e come unica soluzione per rovesciare il sistema.

Avventurandoci dunque oltre la cortina fumogena generata dalle chiacchiere di Casaleggio e del suo entourage in merito al web come panacea di tutti i mali, squarciando il velo del "né destra né sinistra" e della "morte delle ideologie", troviamo la base ideologica del M5S che non solo esiste ma è anche ben riconoscibile, ed è quella della reazione. Al di là di quanto ne sia cosciente o meno chi lo sostiene, il M5S fondamentalmente esprime una ideologia che possiamo definire di “destra sociale poiché, poggiando su chiare tendenze autarchiche e nazionalistiche, aspira all'eterna utopia della pace sociale all'interno di un capitalismo dal volto umano. Questa visione politica non è lontana, con le dovute e profonde distinzioni, dal Fascismo dei primi anni, e infatti il programma del M5S rispecchia la confusione e lo spirito dei "buoni" propositi programmatici del Partito Nazionale Fascista del 1919, o della Carta del Carnaro di D'Annunzio.

Portando avanti questo discorso interclassista, il M5S è riuscito a ottenere risultati elettorali importanti, come detto in apertura. C'è riuscito perché ha toccato i nervi scoperti di un proletariato e di una piccola borghesia in via di proletarizzazione che, di questa classe politica corrotta, non ne potevano giustamente più. Il M5S è stato da questi premiato pur portando avanti in maniera confusa un programma pieno di contraddizioni, col "solo" pregio di essere fondamentalmente l'unico a battere ripetutamente su un tasto molto sensibile: il malessere contro la cosiddetta "casta". Il risultato di queste ultime elezioni è dunque comprensibile, ma la realtà che il M5S sta affrontando una volta entrato nei palazzi è ben diversa dalle promesse elettorali. Specialmente nel caso in cui sia esso a governare, perché a onor del vero in Sicilia il M5S è in minoranza nella giunta regionale e sta all'opposizione, che è poi il ruolo che gli riesce meglio (come fu per il Partito Radicale).

Ma concentriamoci dove il M5S sta attualmente governando, prendiamo il caso di Parma. Terminato l'eco delle roboanti promesse dei grillini, che pareva dovessero fare fuoco e fiamme subito dopo aver vinto le elezioni nella città emiliana, la realtà non si è fatta attendere. Un comune subissato dai debiti (quasi 900 milioni di euro) non poteva cambiare (ammesso che ciò fosse possibile…) dal giorno alla notte, e infatti così non è stato. I cavalli di battaglia del M5S sono caduti a uno a uno, a dimostrazione del fatto che il riformismo non paga: l'inceneritore si farà, l'IMU e l'IRPEF rimangono altissimi, le rette degli asili sono salite e gli stipendi dei dipendenti comunali sono stati tagliati, tanto per citare solo alcune delle sconfitte più eclatanti della giunta Pizzarotti.

Quanto alla situazione in Parlamento, abbiamo visto come non sia possibile tenere a bada una truppa così assortita, e infatti Grillo e Casaleggio stanno perdendo il polso della situazione (il caso Grasso ne è l'esempio lampante). L'atteggiamento del M5S è però ancora, in parte, basato sul "vaffanculo", ma ciò non è più ammissibile perché ora loro stessi fanno parte della "casta" (per usare la loro stessa terminologia), ossia sono un partito istituzionale che, in quanto tale, deve rispettare le regole del gioco e collaborare con le altre forze politiche per governare il Paese. Il M5S si trova dunque di fronte a un impasse: o scende a patti e inizia a fare politica "borghese", oppure continua a fare muro contro muro e va avanti con le sue farneticazioni circa la volontà di ottenere il 100% dei consensi. Un sogno folle che tuttavia collimerebbe con l'ideologia grillina: la distruzione dei partiti "vecchi" per lasciare spazio solo al nuovo partito dei "cittadini onesti", identificando così lo Stato col Partito.

Ora però fermiamoci un attimo a riflettere. Lo sbraitare di Grillo e il suo attaccare la "casta" non è affatto rivoluzionario, perlomeno per come lo intendiamo noi, ma è sicuramente funzionale alla borghesia internazionale.

Ho incanalato tutta la rabbia in questo movimento. Dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l’Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade...

ha affermato qualche settimana fa.

Ciò è fondamentale perché svela in tutto e per tutto il ruolo, consapevole o inconsapevole, che il M5S ha svolto e sta svolgendo in questi anni: quello di pompiere della rabbia sociale. Non è un caso che Grillo agiti spesso lo spauracchio di Alba Dorata, il partito neofascista greco, senza però mai citare i tanti genuini spunti di rivolta presenti nella stessa Grecia (ma anche in Spagna o in Portogallo) non permeati da velleità dittatoriali. O se lo fa, lo fa distrattamente, quasi a lasciar intendere che l'Italia sia "avanti" rispetto a quei paesi perché ha il M5S, mentre gli altri ancora navigano in acque agitate e confuse perché non hanno imboccato la "retta via" delle istituzioni, unico contesto in grado di dare voce ai "cittadini". Tutto questo non è affatto un caso, e se n'è reso conto addirittura il presidente della Goldman Sachs, ironia della sorte proprio una delle banche d'affari attaccate da Grillo nel suo blog. Jim O'Neill avrebbe detto di apprezzare il M5S, perché "l'Italia ha bisogno di cambiare qualcosa di importante". E questo qualcosa di importante è proprio la classe politica, madre di tutti i mali secondo la maggioranza della popolazione italiana.

Il ruolo di "rottamatore" che sta svolgendo il M5S è dunque fondamentale per la borghesia internazionale perché, generando un ricambio ai vertici dello Stato, distrae il proletariato e le classi in via di proletarizzazione dai veri nemici, che non sono soltanto i politici. Grillo e il Movimento 5 Stelle rappresentano una chance utilissima per la borghesia internazionale per evitare un'esplosione della situazione socio-politica italiana, che si estenderebbe subito ad altri importanti paesi europei. Meglio consumare la reazione popolare contro una "casta" di ladri, distrarre l’attenzione mentre si ridefinisce un nuovo meccanismo per perpetuare lo sfruttamento dei lavoratori. Grazie a questo ricambio della "casta" tale sfruttamento sarà garantito, così come garantito sarà il pagamento del debito pubblico che sarà fatto passare come una necessità ineluttabile. Il potere vero, il sistema (la borghesia finanziaria e imprenditoriale) sarà salvo mentre quello posticcio, scenografico, verrà giù in buona parte per far sì che il popolo sia felice e contento di aver mandato a casa la vecchia "casta" di ladri succhiasangue, non accorgendosi di essere invece caduto nuovamente nella trappola del "gattopardismo": cambiare tutto per non cambiare nulla.

MR
Sabato, March 23, 2013