Cordoglio per Fausto Atti

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Lettera di cordoglio che i compagni d’esilio di Fausto Atti scrissero alla sua famiglia alcuni mesi dopo l’assassinio — Trascrizione: febbraio 2010

Bruxelles, 6 Novembre 1945

Carissimi,

La vostra lettera ha gettato nella costernazione tutti i compagni, tutti gli amici che conobbero il nostro rimpianto Fausto.

Ancora ieri, avanti di apprendere questa terribile notizia, la nostra speranza, il nostro desiderio, era di ritrovarsi domani uniti come ieri nella lotta per redimere questo vecchio mondo da tutte le ingiustizie che sono ancora oggi l’appannaggio della società contemporanea.

Noi conoscevamo, ed avevamo apprezzato con quale volontà e con quale coraggio aveva saputo affrontare la dura prova dell’esilio, con quale tenacità aveva sempre indefettibilmente assunto tutte le responsabilità restando sempre fra i primi per sollevare, per propagare le idee di giustizia della classe operaia e quelle di tutti gli oppressi

La feroce contesa per la carcassa dell'Afghanistan

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Il 28 gennaio si è tenuta l’attesa Conferenza di Londra, che avrebbe dovuto tracciare un percorso di pace per il martoriato Afghanistan. Alla conferenza, presieduta dal premier britannico Gordon Brown, dal presidente afghano Hamid Karzai e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, hanno preso parte delegazioni dei governi di 70 paesi.

Secondo il comunicato finale della conferenza, Kabul si impegna affinché, entro cinque anni, le forze di sicurezza afghane prendano il controllo del paese, comprese le aree oggi meno sicure. Quella che era definita “exit-strategy” è stata ridenominata come “fase di transizione”. Ma, se cambia il vocabolario della propaganda, non cambia la sostanza della situazione sul terreno, che vede le forze a guida Onu/Usa intrappolate in un vicolo cieco che non offre ad oggi alcuna possibilità pratica di vittoria militare.

Dal paese delle fiabe e dell’amore

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C’era una volta…

Parlando del Bel Paese, non si potrebbe cominciare in altro modo che ricorrendo alla formula delle fiabe, se dovessimo “informarci” unicamente coi bollettini da Istituto Luce di mussoliniana memoria comunemente chiamati telegiornali. Avremmo l’impressione di vivere in un posto abitato da tante fatine buone (del…, parafrasando Kubrick) e da cattivissimi orchi, in un posto in cui le notizie sui cappottini per cani occupano molto più spazio, sui bollettini suddetti, di un operaio disoccupato che si dà fuoco per disperazione o della povera gente che lotta per un’abitazione decente tra uno sfratto, una carica della polizia e le promesse non mantenute delle autorità. Guai a parlare di queste cose: non va tutto nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili?

Oggi Termini Imerese... e domani?

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Compagni, il cda di Marchionne vuole chiudere gli stabilimenti lasciando così senza lavoro, senza salario e senza prospettive reali migliaia di lavoratori con le loro famiglie, inclusi quelli dell’indotto.

Possiamo accettarlo senza reagire? No di certo!

Ci dicono che è anti-economico, che il mercato dell’auto è quello che è, e sopratutto che il nostro costo del lavoro è eccessivo; senza dubbio: a noi operai costa molto, troppo, in fatica, stress, malattie e infortuni, in stipendi vergognosi. I loro stipendi, i loro bouns invece no?! Senza contare le decine di milioni di euro intascasti in tutti questi anni dallo Stato (cioè grazie alle tasse di tutti i lavoratori dipendenti…).

La volontà di Marchionne & Co. non è la volontà di Dio, ad essa si può e si deve opporre la volontà organizzata dei lavoratori.

Le sconfitte del riformismo di Obama

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A proposito del discorso all’Unione

Il presunto riformismo borghese, soprattutto quello che si presenta come la migliore soluzione di tutti i problemi, quelli proletari compresi, che si presenta in buona fede, si fa per dire, armato delle migliori intenzioni, è pur sempre un esercizio politico-economico che si svolge all’interno del sistema capitalistico per migliorare il rapporto tra capitale e lavoro, se le cose vanno già bene, per risollevarlo se i suoi fondamentali sono attraversati dalle devastanti conseguenze di una crisi economica, sempre più a favore del capitale e sempre meno a difesa dei salari. Il secondo caso, che è quello di Obama, ha come spazio operativo ciò che va dalle necessarie misure per rimettere in sesto il settore finanziario-economico, al tentativo di rassicurare capitale e forza lavoro che i tempi e le misure, pur drastiche, saranno brevi ed efficaci.

Cassa integrazione e tagli: la Fiat scarica la crisi sui lavoratori

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Governo e sindacati rispondono a Marchionne — Le preoccupazioni del capitale e quelle della politica

Nonostante le reali o presunte enfatiche dichiarazioni sulla ripresa economica, la crisi continua a mordere. Nel settore automobilistico peggio che in altri. Le vendite sono drasticamente diminuite al pari del fatturato, i profitti sono in calo e alla Fiat si corre ai ripari. Le conseguenze sono sempre le solite, cassa integrazione, licenziamenti, minaccia di chiudere gli stabilimenti e di portare la produzione all’estero. I bilanci devono essere salvati ad ogni costo.

Picchetto rosso in Titan

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Giovedì 21 gennaio, sciopero ad oltranza in Titan Italia S.p.a.

Nonostante la crisi mondiale metta il capitale in condizione di poter negare al proletariato anche le briciole, la lotta — se fatta bene — può ancora strappare dei risultati…

I risultati che si ottengono però, finora, non sono dei passi avanti, ma una buona resistenza per tenerci stretto quel poco che ci è rimasto: un misero salario con basso potere di acquisto e un posto di lavoro per la nostra sopravvivenza da sfruttati.

In Titan divisione Sirmac di Crespellano è successo esattamente questo: nessun risultato migliorativo su “diritti” e salario, ma una forte resistenza per salvaguardarli.

Dopo un anno di cassa integrazione ordinaria in scadenza al 15 febbraio 2010, i padroni con la RSU s’incontrano l’11 gennaio per decidere cosa ne sarà di noi, con 99 esuberi.

La RSU, sempre sotto mandato dell’ assemblea dei lavoratori (230 operai circa e 70 impiegat

Condizioni e lotte operaie nel mondo - Cina, Cile, Messico, Fiji, Belgio, Rep. Ceca

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Cina

Circa 10 mila operai di una fabbrica della United Win Technology, nello Jiangsu, il 15 gennaio sono stati caricati da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa. Negli scontri oltre 100 operai sono rimasti feriti. I lavoratori erano scesi in sciopero per protestare contro una riduzione di paga, la cancellazione dei bonus di fine anno per il secondo anno consecutivo, quale conseguenza della crisi economica, e perché costretti a lavorare a contatto con sostanze tossiche, quali l’esano, senza adeguate protezioni. L’azienda è parte del gruppo taiwanese Wintek che realizza video a cristalli liquidi. Dallo scorso luglio oltre 200 lavoratori hanno mostrato sintomi di intossicazione e almeno 40 sono ancora in ospedale. Alcuni lavoratori hanno riferito di 3 morti e diversi paralizzati per l’avvelenamento.

Ponte sullo Stretto. L’unione tra le due… “cosche”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo — Questa lettera che ci arriva dalla Calabria evidenzia ancora una volta come l’unico “progresso” che il capitalismo nostrano può garantire si incarna in mostruose colate di cemento che deturpano il territorio, arricchiscono mafia e padroni e non migliorano minimamente le condizioni di vita di chi, in Calabria, non ha nemmeno l’acqua potabile in casa.

L’idea del ponte sullo Stretto di Messina risale già alla seconda metà dell’Ottocento, è proseguita nel secondo dopoguerra per giungere infine ai progetti faraonici del secondo millennio. Ma le motivazioni per la realizzazione di quest’ossessione ingegneristica restano da sempre un mistero. L’informazione propinata all’opinione pubblica ha sempre rimarcato la valenza della costruzione esclusivamente sotto il profilo del progresso strutturale e di viabilità.

Droga e armi nella tragedia afghana

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Nel sanguinoso groviglio di contrapposti poteri e interessi nel quale è da anni precipitato l’Afghanistan e di cui, dopo otto anni dall’arrivo dei liberatori “democratici”, fa tragicamente le spese la popolazione civile con oltre 40mila vittime, il narcotraffico gioca un ruolo di notevole importanza. In barba ai precetti del Corano (ma qui le interpretazioni si sprecano) i talebani non tollerano la minima interferenza sul business dell’oppio, pronti ad eliminare i contadini che intendessero cambiare coltura. A ovest del paese, vicino al confine iraniano, sono attive bande di criminali organizzati, soprattutto dediti al contrabbando d’armi e di oppio.

Coop sociali. Socio? No, sfruttato!!

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Volantino, per una necessaria mobilitazione

Compagni, lavoratori delle cooperative sociali!

Molti di noi, pensando alla crisi che incalza e devasta ogni settore del mondo del lavoro, hanno creduto di essere approdati a un porto sicuro: le cooperative sociali si vantano di riuscire ancora a offrire posti a migliaia di persone, anche a tempo indeterminato.

Lotta al centro logistico di Brembio

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La lotta di classe può pagare anche in tempo di crisi (e nonostante i sindacati)

Brembio, paese del Lodigiano, ha visto un “piccolo” ma significativo esempio di lotta di classe “vittoriosa” presso il locale centro logistico della multinazionale del packaging Fiege (1100 dipendenti tra Europa e Cina).

Il 15/12, i 68 dipendenti , in larga parte stranieri, dello stabilimento passano “sotto” una differente Cooperativa, la Ucsa, la quale pretende subito di rivedere al ribasso le condizioni di lavoro passando dall’applicazione del contratto dei trasporti a quello delle pulizie (!) con la conseguente riduzione della paga da 7 a 5 euro l’ora, riduzione delle ore settimanali da 40 a 24 — così le altre si possono pagare in nero! Inoltre, venti lavoratori sarebbero trasferiti in un sito differente distante molti km.

Termini Imerese: la Fiat chiude?

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L’unica concreta alternativa, come ovunque, è la lotta di classe

«Il peggio è passato», cinguettavano alla fine dell’anno i ciarlieri esponenti del governo, a cominciare dal capo supremo, prima che un soprammobile, “posato” con ruvidità dove solitamente non sta, lo costringesse a un forzato silenzio. Che fosse un’ipotesi alquanto ottimistica — almeno, per il mondo del lavoro salariato — era abbastanza evidente e gli ultimi sviluppi della vicenda FIAT sono lì a dimostrarlo.

Com’è noto, attorno alla metà di gennaio l’amministratore delegato dell’azienda torinese, Marchionne, ha ripetutamente dichiarato che la decisione di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese è irreversibile, perché continuare la produzione lì è antieconomico: non essendo la FIAT un ente assistenziale, per non affondare nel burrascoso mare del mercato internazionale la scelta è solo quella. Non basta.

Solidarietà ai braccianti di Rosarno, contro sprangate e serrata padronale

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Dopo due giorni di scontri a Rosarno si contano 66 persone medicate in ospedale: 17 residenti, 19 poliziotti, 30 immigrati. Due di loro sono stati colpiti a sprangate nella notte tra il 7 e l’8 gennaio da sconosciuti, e sono ora in gravi condizioni. Altri sono stati investiti. Questa è stata la risposta alla rabbia esplosa improvvisa il giorno prima, dopo il ferimento di alcuni extracomunitari, colpiti da alcuni codardi con un’arma ad aria compressa. La rabbia cieca degli immigrati, che si sono riversati in centinaia nella strada statale che attraversa la cittadina, non ha risparmiato niente sul suo cammino, lasciando una scia di auto danneggiate — alcune anche con persone a bordo — oppure date alle fiamme, cassonetti rovesciati. Le immagini delle proteste hanno trovato ampio spazio sui media (1).

La rivolta in realtà era inevitabile.

Rosarno: gli "schiavi" ci insegnano a rialzare la testa

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Siamo con i braccianti di Rosarno e Gioia Tauro, per l’unità di tutti gli sfruttati, contro le divisioni etniche e razziste, contro il padronato mafioso e legale.

Il 2010 si apre con la significativa rivolta dei braccianti della piana di Gioia Tauro: in migliaia in maggioranza africani, pagati 20 euro per 10-14 ore di raccolta — la forza-lavoro che rende possibile la produzione di frutta e ortaggi made in italy — .

Questi braccianti sono costretti a vivere in condizioni che gli stessi media borghesi definiscono “sub-umane”: tendopoli e baracche, senza acqua, fognature, né servizi igienici, sottoposti al caporalato, senza alcuna garanzia, senza contratto, spesso clandestini — quindi ancora più sfruttati e ricattabili.

Questi braccianti sfruttati in maniera brutale, subiscono quotidianamente il razzismo strisciante dell’italiano medio: quell’atteggiamento piccolo-borghese che coniugala pavida difesa della proprietà

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