Rifiuta questo inganno: non votare

http://www.leftcom.org/files/images/1932-01-01-arntz-election-wheel.thumbnail.jpg

Se sei un disoccupato, un precario, un operaio, un cassaintegrato, un impiegato, un pensionato… il voto non cambierà le tue condizioni da sfruttato

Ci risiamo, il 28 e il 29 di questo mese ci sarà un’altra tornata elettorale. È partita ormai da tempo la battaglia tra i politicanti di diverso colore per accaparrarsi le comode poltrone del potere. La solita campagna elettorale, dove nulla può mancare: accuse di brogli, gossip rosa, manifestazioni di piazza, inchieste giudiziarie, risse in TV, ecc. ecc.

Intanto, mentre loro danno vita a questo insopportabile teatrino, la crisi economica continua a far sentire i propri effetti sulle condizioni di noi proletari. Siamo noi — operai, precari, semplici impiegati, pensionati — che stiamo pagando i costi di questa crisi.

Corruzione, mafia, stragi… ecco a voi la borghesia italiana

http://www.leftcom.org/files/images/2010-03-11-berlusconi-mafioso.thumbnail.jpg

A proposito della Banda Berlusconi

Lo scorso dicembre, chi sperava che le rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza su Dell’Utri e Berlusconi venissero confermate dal boss Filippo Graviano è rimasto deluso. Più recentemente, chi scorgeva nelle parole di Ciancimino junior l’occasione di portare alla luce alcune delle peggiori infamie dell’attuale classe dirigente, ha dovuto ricredersi.

Il sistema è in crisi, la scuola è fallita

http://www.leftcom.org/files/images/2010-03-10-toto.thumbnail.jpg

Oltre le chiacchiere e gli scioperi bovini. Cosa aspettiamo a dare forza ad un’alternativa?

Volantino per lo sciopero della scuola del 12 marzo

Lavoratori della scuola,

la situazione è paradossale: mentre la crisi si abbatte su di noi con una violenza inaudita, nelle nostre scuole, vige la più completa rassegnazione, disfattismo, mancanza di prospettive. Cosa aspettiamo per iniziare ad uscire da questa deprimente situazione?

Il taglio delle compresenze alle elementari, i fondi di istituto ridotti al minimo, la sopravvenuta impossibilità di acquistare materiali e nominare i supplenti, la riduzione di orario alle medie inferiori e superiori, il taglio netto dei docenti di sostegno, degli assistenti di laboratorio, degli organici ATA: un attacco senza precedenti alle nostre condizioni di vita e di lavoro, in piena sintonia con quanto già fatto dai governi precedenti.

La situazione in Cile dopo il terremoto

http://www.leftcom.org/files/images/2010-02-27-chile-earthquake.thumbnail.jpg

L’autorganizzazione dei proletari di fronte alla catastrofe, i capitalisti straccioni e l’incapacità statale

Volentieri pubblichiamo la traduzione di un messaggio inviatoci sul forum da un compagno anonimo

Sarebbe molto utile che, utilizzando queste mezzo di comunicazione, possiate dar risalto a quello che sta succedendo a Concepción e dintorni, così come in altre zone colpite dal terremoto. Già si sa che dal primo momento molta gente utilizzò il buon senso e accorse ai centri dove si immagazzinavano le provviste appropriandosi di non più di quello che necessitavano. Questo è logico, razionale, necessario e inevitabile, tanto che sembra assurdo metterlo in qualche modo in discussione. Non solo ci fu una organizzazione spontanea (specialmente a Concepción) della gente che ripartì latte, pannolini e acqua in base alle necessità di ognuno tenendo conto del numero di figli di ogni famiglia.

Il capitale contro il libero scambio delle idee

http://www.leftcom.org/files/images/2010-03-08-censorship.thumbnail.jpg

La questione del controllo del web continua ad essere all’ordine del giorno dei governi di tutto il mondo. Recentemente, Google ha attirato l’attenzione sui filtri applicati in Cina. È risaputo infatti che la popolazione cinese ha accesso ad uno spicchio del web abbastanza ridotto. (1) I contorni della diatriba tra Google e le autorità di Pechino non sono affatto chiari, anche se è facile presumere che alla base non ci sia tanto la difesa della “libertà degli utenti”, quanto piuttosto complesse relazioni internazionali che superano anche la dimensione di una grossa multinazionale come Google. Oggi che le relazioni tra Usa e Cina vivono una fase di tensione abbastanza acuta, visibile nell’incontro tra Obama e il Dalai Lama e ancor più nella vendita di armi a Taiwan, è abbastanza comprensibile che questa tensione si manifesti e faccia leva sul controllo governativo del web.

Ridurre la tasse ai lavoratori dipendenti o aumentare la lotta di classe?

http://www.leftcom.org/files/images/2008-01-09-strike.thumbnail.jpg

Volantino per lo sciopero generale del 12 marzo 2010

Compagni e compagne, i sindacati oramai ci stanno riducendo ad elemosinare (anziché pretendere!) dal governo quanto dovuto con la riduzione delle tasse sui nostri salari e pensioni per recuperare un po’ del nostro perduto potere d’acquisto. Non possiamo accettarlo!

Le loro statistiche confermano la nostra esperienza quando ci dicono che negli ultimi anni il reddito nazionale si è spostato in modo massiccio dal lavoro al capitale — grazie anche agli accordi che loro hanno firmato! — che l’evasione fiscale è cresciuta così come l’imposizione fiscale sulle nostre buste paga; e poi ci dicono… che questo non è giusto. Commedia e Tragedia allo stesso tempo.

Ci ripetono che l’evasione fiscale costa in media ad ogni lavoratore dipendente 3000 euro l’anno, che “vanno tassati i patrimoni dei ricchi…

Elezioni amministrative 2010: non votare, lotta!

http://www.leftcom.org/files/images/2006-05-10-voto-05.thumbnail.jpg

Il 28 e il 29 marzo si svolgeranno le elezioni per “rinnovare” i governi regionali e molte altre amministrazioni locali. I politicanti dei diversi (diciamo…) partiti istituzionali — attraverso, la tv, i giornali, i media — stanno dando vita alla consueta battaglia per spartirsi i posti del potere, ovviamente non mancano le solite promesse. Noi giovani internazionalisti invitiamo tutti i proletari a non votare, a non partecipare a questa farsa, all’ennesima presa in giro.

Sì, perché è proprio di questo si tratta, di una presa in giro. In questi anni noi proletari (operai, impiegati, precari, pensionati) abbiamo subito un netto peggioramento delle nostre condizioni, di vita e di lavoro. La perdita del potere d’acquisto, i tagli allo “stato sociale” (sanità, pensioni, scuola, servizi), licenziamenti, cassaintegrazione, precarietà; stiamo diventando poveri, anzi molti di noi già lo sono.

Primo marzo: per l'unità tra gli sfruttati in lotta

http://www.leftcom.org/files/images/2010-01-08-rosarno-1.thumbnail.jpg

L’attacco ai lavoratori immigrati è un attacco a tutta la classe lavoratrice. La risposta deve essere compatta, senza divisioni etniche!

Volantino per la “Giornata senza immigrati: 24 ore senza di noi”

La rivolta di Rosarno in Calabria ha portato brevemente sotto i riflettori dei media le disumane condizioni di vita e di lavoro di larga parte dei lavoratori immigrati. La crisi del sistema di produzione sta spingendo peraltro una fetta sempre più ampia del proletariato, al di là della nazionalità, sotto la soglia di povertà.

Dubai, il bengodi che non c’è

http://www.leftcom.org/files/images/2010-02-24-burj-dubai.thumbnail.jpg

È interessante Dubai, sia perché questo emirato minutissimo ed effettivamente privo di risorse rappresenta a tutti gli effetti lo sfarzo della borghesia mondiale, sia perché è stato colpito recentissimamente da una bolla finanziaria, interessando i già precari equilibri dell’economia globale. Proveremo ad affrontare sinteticamente la storia economica dell’emirato, per spiegare le cause della bolla, infine proveremo a fare un primo bilancio degli effetti di questa bolla nell’economia globale. Inoltre, proveremo — nonostante la penuria di articoli e documenti a riguardo — ad analizzare le condizioni e le lotte dei lavoratori dell’emirato.

Il villaggio di pescatori

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Dubai contava ancora 20mila abitanti ed aveva una economia basata sulla pesca e sul mercato delle perle.

Inceneritore di Albano: solo semplice corruzione amministrativa?

http://www.leftcom.org/files/images/2009-12-18-global-warming.thumbnail.jpg

Nei Castelli Romani, in provincia di Roma ad Albano Laziale, è in corso una battaglia contro l’inceneritore, il quale porterà un fortissimo disagio ambientale che si ripercuoterà in modo diretto sulla salute dei cittadini. In tutti i Castelli, in particolare ad Albano e zone strettamente limitrofe c’è stata una risposta piuttosto rapida a questo “mostro ambientale”, che ha portato alla creazione di un coordinamento che si oppone all’inceneritore di Albano, il coordinamento “No Inc”. Ma forse occorre porsi una domanda: qual è la vera causa che sta alla base della costruzione dell’inceneritore di Albano e di altri casi simili come quello di Acerra? Solo semplice e pura corruzione di alcuni di funzionari? Esiste un’alternativa ecologica all’inceneritore?

Umiliazioni femminili, semplici e complesse

http://www.leftcom.org/files/images/2009-04-01-smash-patriarchy.thumbnail.jpg

[Nel rapporto fra uomo e donna] si esprime l’infinita degradazione in cui vive l’uomo per se stesso (…) [Infatti] il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è il rapporto del maschio con la femmina. (…) Dal carattere di questo rapporto si ricava sino a qual punto l’uomo come essere appartenente a una specie si sia fatto uomo e si sia compreso come uomo; il rapporto del maschio con la femmina è il più naturale dei rapporti che abbiano luogo tra uomo e uomo. (…) In esso si mostra sino a che punto il comportamento naturale dell’uomo sia diventato umano.

Marx cita da uno scritto di Fourier:

“Il cambiamento di un’epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà, perché qui nel rapporto della donna con l’uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità.

Tutti sulla stessa barca?

http://www.leftcom.org/files/images/2010-02-15-same-boat.thumbnail.jpg

Il tonfo delle borse europee

Forse il giovedì non porta bene ai “mercati”. Era un giovedì d’ottobre del 1929, quando la borsa di New York chiuse la seduta con la prima di una lunga serie di cadute che aprirono la crisi più grave — finora — del capitalismo. Sempre di giovedì, il 4 febbraio scorso, le borse del vecchio continente hanno registrato un tonfo tale da far dubitare fortemente sulla consistenza effettiva della tanto decantata ripresa economica. In particolare, la borsa di Madrid ha perso il 6% circa, ma le altre piazze finanziarie europee se la sono passata solo un po’ meno peggio.

Condizioni e lotte operaie nel mondo - Finlandia, Bangladesh, Grecia

http://www.leftcom.org/files/images/2010-02-12-dock-worker.thumbnail.jpg

Finlandia

Il 2 febbraio circa mille portuali finlandesi hanno iniziato uno sciopero senza preavviso, in seguito alla rottura delle trattative sul rinnovo contrattuale. Lo sciopero ha colpito i terminal merci di Helsinki, Turku, Kotka e degli altri quattro porti principali, ma senza influenzare la navigazione passeggeri. È stato inoltre indetto il blocco degli straordinari di circa 3.100 lavoratori permanenti e 400 temporanei. In seguito allo sciopero selvaggio — dichiarato illegale dalle autorità — oltre la metà del traffico merci della Finlandia è stato bloccato.

La Finlandia è fortemente dipendente dalle esportazioni. Il sistema portuale gestisce più del 90% delle esportazioni e il 70% delle importazioni.

La feroce contesa per la carcassa dell'Afghanistan

http://www.leftcom.org/files/images/2009-09-22-para-afghanistan.thumbnail.jpg

Il 28 gennaio si è tenuta l’attesa Conferenza di Londra, che avrebbe dovuto tracciare un percorso di pace per il martoriato Afghanistan. Alla conferenza, presieduta dal premier britannico Gordon Brown, dal presidente afghano Hamid Karzai e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, hanno preso parte delegazioni dei governi di 70 paesi.

Secondo il comunicato finale della conferenza, Kabul si impegna affinché, entro cinque anni, le forze di sicurezza afghane prendano il controllo del paese, comprese le aree oggi meno sicure. Quella che era definita “exit-strategy” è stata ridenominata come “fase di transizione”. Ma, se cambia il vocabolario della propaganda, non cambia la sostanza della situazione sul terreno, che vede le forze a guida Onu/Usa intrappolate in un vicolo cieco che non offre ad oggi alcuna possibilità pratica di vittoria militare.

Dal paese delle fiabe e dell’amore

http://www.leftcom.org/files/images/2010-02-04-fairy.thumbnail.jpg

C’era una volta…

Parlando del Bel Paese, non si potrebbe cominciare in altro modo che ricorrendo alla formula delle fiabe, se dovessimo “informarci” unicamente coi bollettini da Istituto Luce di mussoliniana memoria comunemente chiamati telegiornali. Avremmo l’impressione di vivere in un posto abitato da tante fatine buone (del…, parafrasando Kubrick) e da cattivissimi orchi, in un posto in cui le notizie sui cappottini per cani occupano molto più spazio, sui bollettini suddetti, di un operaio disoccupato che si dà fuoco per disperazione o della povera gente che lotta per un’abitazione decente tra uno sfratto, una carica della polizia e le promesse non mantenute delle autorità. Guai a parlare di queste cose: non va tutto nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili?

Syndicate content