Cento anni dopo: le lezioni della rivoluzione tedesca

Il 9 novembre è una data cruciale nel calendario storico tedesco. È l'ottantesimo anniversario della Kristallnacht (la Notte dei cristalli), quando le sinagoghe vennero bruciate e 10.000 ebrei maschi marciarono verso i campi di concentramento. Fu il primo passo sulla strada verso il genocidio di milioni di persone. Ventotto anni fa fu invece il giorno in cui le autorità della RDT annunciarono lo smantellamento del muro di Berlino.

Ma fu anche la data in cui, cento anni fa, il Kaiser annunciò la sua abdicazione, di fronte ad una rivoluzione operaia iniziata con l'ammutinamento di Kiel e in seguito diffusasi in tutta la Germania: era un anno e due giorni dopo che la Rivoluzione d'Ottobre aveva portato la classe operaia al potere in Russia. Per i rivoluzionari russi lo scoppio della Rivoluzione tedesca pose fine all'agonizzante dibattito sulla firma del trattato di Brest-Litovsk, verificatasi otto mesi prima. Coloro che avevano sostenuto che questo trattato avrebbe consentito al governo tedesco un nuovo sprazzo di vita e strangolato la classe operaia tedesca si erano sbagliati.

La rivoluzione tedesca, su cui Trotsky, Lenin, Bukharin e l'intera classe operaia rivoluzionaria russa avevano contato per trasformare la loro audace azione dell'Ottobre 1917 in una vera e propria rivoluzione proletaria mondiale, era finalmente iniziata. O almeno così sembrava a diverse centinaia di chilometri di distanza, a Mosca: in realtà la situazione era molto più problematica.

La difficile rottura con la Socialdemocrazia

Per cominciare, la controrivoluzione era già in preparazione settimane prima che i lavoratori e i marinai si sollevassero in rivolta: a settembre Ludendorff, all'epoca capo di Stato Maggiore dell'esercito e dittatore di fatto della Germania, disse al Kaiser che la sua famosa offensiva, avviata in concomitanza con la firma del trattato di Brest-Litovsk, era stata arrestata e l'esercito tedesco era in ritirata.

La questione ora, per la classe dirigente tedesca, era come uscire da una guerra perduta con il minimo dei danni. Essa riponeva la sua fiducia nei Quattordici Punti del presidente Wilson per una "pace giusta e duratura", annunciati nel gennaio del 1918 come risposta intenzionalmente propagandistica alla Rivoluzione Russa: il primo decreto sulla pace di Lenin aveva infatti innalzato un vessillo per la classe operaia mondiale e lanciato una sfida all'ordine imperialista e i Quattordici Punti di Wilson avevano lo scopo di neutralizzare il fascino che la rivoluzione russa esercitava presso i lavoratori di tutto il mondo.

I generali tedeschi, reazionari se mai ve ne furono, cercavano adesso di usare questo strumento di propaganda democratica per uscire dalla guerra. Tuttavia divenne presto chiaro che né loro né il vecchio regime imperiale avrebbero avuto alcuna credibilità nel discutere una "pace democratica": fu così che essi consultarono i leader della SPD, il Partito Socialdemocratico maggioritario. Il che non era peraltro una novità: avevano già discusso con quel partito prima della guerra, per assicurarsi che i socialdemocratici non avrebbero sabotato lo sforzo bellico, ed ebbero successo: con grande stupore di tutti, il Partito Socialdemocratico tedesco rinnegò il suo passato ("non un uomo, non un soldo per questo sistema", aveva annunciato anni prima il loro leader, August Bebel) e tutte le risoluzioni internazionali cui aveva aderito, votando i crediti di guerra per il Kaiser (1). Il partito aveva sottoscritto la Burgfriede (pace sociale, Union sacrée in francese, ndr) (2) con il Kaiser; così i lavoratori tedeschi furono disarmati nel giro di una notte.

La Burgfriede durò fino all'aprile 1916, quando la SPD si spaccò e i cosiddetti Indipendenti dell'USPD se ne andarono, dopo aver denunciato i socialdemocratici maggioritari per aver tradito i principi socialisti sostenendo il Kaiser. Sennonché, gli Indipendenti erano dei pacifisti che non avevano sviluppato una critica dell'imperialismo: l'USPD chiedeva una semplice “pace senza annessioni e senza riparazioni” e non aveva nemmeno fatto appello alla classe operaia affinché si opponesse attivamente alla guerra. Questi compiti furono demandati ai più piccoli gruppi già fuoriusciti dalla SPD all'inizio della guerra.

Quello dalle posizioni più nette era quello denominato Sinistra di Brema, riunito attorno a Johann Knief e Paul Fröhlich, che ricevette anche l'appoggio di Karl Radek, prima che egli venisse deportato in Russia: esso trasse molte delle sue posizioni dal gruppo Tribunista olandese di Herman Gorter e Anton Pannekoek, che nel 1909 aveva rotto con il Partito Socialdemocratico Olandese sulla questione dell'organizzazione. Vi erano poi altri gruppi nel Brunswick e il gruppo berlinese Lichtstrahlen: furono questi i precursori della Sinistra Comunista tedesca.

Essi erano sulla posizione leninista della "trasformazione della guerra imperialista in guerra civile", presentata dal rivoluzionario russo alla Conferenza di Zimmerwald nel 1915: fu anzi proprio Zimmerwald che tutti questi gruppi si unirono per formare i Socialisti Internazionali Tedeschi (ISD). Nel novembre 1918, l'ISD si fuse con il gruppo di Dresda capeggiato da Ruhle e con i Radicali di Sinistra di Amburgo per formare il gruppo dei Comunisti Internazionali Tedeschi (IKD): tuttavia il raggruppamento era ancora relativamente piccolo, con scarsa influenza e poche radici nella classe operaia.

L'organizzazione più nota, con più credito e sostegno da parte della classe operaia tedesca era il Gruppo Internazionale, ovvero gli Spartachisti. Ciò era dovuto almeno in parte a Karl Liebknecht, il primo a rompere la famosa disciplina parlamentare dei socialdemocratici rifiutando di votare per ulteriori crediti di guerra nel dicembre 1914: la sua posizione solitaria gli valse un enorme prestigio tra la classe operaia, tantopiù che la febbre bellica dell'agosto 1914 stava già svanendo, mentre diventava chiaro che la guerra non sarebbe finita entro Natale. Liebknecht si manteneva così perfettamente in linea con i suoi principi antimilitaristi, che aveva annunciato nella sua opera più famosa, scritta nel 1907 (3). Quando fu nuovamente processato, nel 1916, 55.000 lavoratori scioperarono per solidarietà: fu un evento straordinariamente significativo, nel bel mezzo di una guerra imperialista. Ma il Gruppo Internazionale era ancora paralizzato dal tentativo di ricostruire la vecchia SPD. Così, nonostante il fatto che Liebknecht definisse l'USPD (o Socialisti Indipendenti)

... un'accozzaglia di elementi eterogenei messi insieme ad hoc; accozzaglia dalle opinioni così contraddittorie sia sulla teoria che sulla tattica, e con gradi così diversi di energia e fermezza, che sarebbe stata incapace di iniziare a portare avanti come gruppo una politica socialista coerente, un conglomerato che avrebbe potuto fare gravi danni se avesse trattenuto e ostacolato gli elementi più avanzati nel libero sviluppo della loro iniziativa (4),

il Gruppo Internazionale andò di fatto ad aumentare la natura "eterogenea" dell'USPD aderendovi, sebbene con una propria piattaforma politica separata. Questa fu una tragedia per il proletariato tedesco, poiché l'USPD non era realmente "indipendente" ma infarcita di tutti i "revisionisti" della Socialdemocrazia, tra cui Bernstein e il "rinnegato" Kautsky - come lo definì Lenin.

Persino Rosa Luxemburg, l'altra famosa leader degli Spartachisti, che aveva passato gli ultimi vent'anni a lottare per una prospettiva rivoluzionaria all'interno della Socialdemocrazia, non riuscì a rompere completamente con gli stessi nemici che aveva inizialmente tentato di gestire. All'inizio della guerra, quando era stata esortata a rompere con la SPD, aveva risposto che era "meglio il peggior partito operaio che nessun partito". Il che equivalse a mancare clamorosamente il punto: il suo Junius Pamphlet era la base programmatica degli Spartachisti e, sebbene contenesse una brillante critica ai socialdemocratici maggioritari, era ancora scritto nell'ottica di poter cambiare la natura della Socialdemocrazia. Luxemburg non si avvide che la guerra stessa aveva dimostrato che l'epoca del partito di massa era finita e con essa il ruolo rivoluzionario della Socialdemocrazia. Non v'era più alcun possibile dubbio sul fatto che la SPD fosse ormai integrata nel sistema al quale essa sosteneva di opporsi e che accettasse la collaborazione con i capitalisti per preservare quel sistema.

La SPD riuniva ancora migliaia di lavoratori, ma non era un partito dei lavoratori, giacché in nessun modo esso rappresentava gli interessi della classe lavoratrice: non è un caso che quasi tutta la dirigenza sindacale della Socialdemocrazia si schierò dalla parte dei leader della maggioranza come Ebert e Noske, che un tempo erano stati essi stessi funzionari sindacali. La loro intera esistenza è legata alla negoziazione con il capitale. Eppure la Luxemburg temeva ancora di operare una rottura completa. Gli stessi Indipendenti (USPD) furono espulsi dalla SPD, ovvero la rottura non fu una loro iniziativa, mentre gli Spartachisti si aggrappavano alla loro coda.

L'argomento usato dai leader spartachisti per rimanere nell'USPD era che così sarebbero stati in grado di conquistare i suoi membri più rivoluzionari quando la scissione sarebbe diventata inevitabile. In realtà avvenne il contrario. Come parte dell'USPD centrista, gli Spartachisti non si schierarono nemmeno con le posizioni antibelliciste proletarie di Lenin e degli altri piccoli gruppi tedeschi a Zimmerwald e Kienthal (la cosiddetta “sinistra di Zimmerwald”). Gli Spartachisti mancarono ogni opportunità di sviluppare un'organizzazione indipendente e dissiparono lo slancio che avevano guadagnato dalle attività contro la guerra di Liebknecht e della Luxemburg: la loro opposizione di principio alla guerra, infatti, non era stata affatto dimenticata quando fu firmato l'armistizio di novembre.

In Russia, al contrario, i bolscevichi avevano rotto con i loro "centristi" molto prima (nel 1912) e poterono così organizzarsi e far propaganda in maniera indipendente prima del sopraggiungere della situazione rivoluzionaria. Benché inizialmente poco numerosi, dopo il febbraio 1917 divennero un punto di riferimento politico attorno al quale la classe operaia poteva schierarsi contro la guerra e l'imperialismo. In Germania tutto sembrava cospirare contro questa strategia: non solo gli Spartachisti si seppellirono dentro l'USPD, ma si adattarono serenamente alla sua struttura federalista decentrata. Ciò significava che non vi era alcuna spinta per stabilire una linea politica chiara - una manovra piuttosto deliberata da parte dei leader dell'USPD, che non per niente erano stati chiamati "centristi". Accadde così che la rivoluzione proletaria andava avanti da due mesi quando, negli ultimi giorni del 1918, si formò finalmente il Partito Comunista. Ciò non fu soltanto colpa degli Spartachisti, anche se a essi va ascritta la maggior parte della colpa per questo ritardo. La Luxemburg aveva almeno delineato nelle sue Tesi sui compiti della Socialdemocrazia internazionale quale dovesse essere

... la missione principale del socialismo oggi: quella di raggruppare il proletariato di tutti i paesi rendendolo una forza rivoluzionaria attiva; e farne, attraverso una potente organizzazione internazionale avente una concezione unitaria dei suoi compiti e interessi e una sola tattica universale adeguata all'azione politica sia in pace che in guerra, il fattore decisivo nella vita politica... (5).

Purtroppo, questa rimase solo una prospettiva che non si tramutò in una linea d'azione urgente: non ci fu alcuna separazione dall'USPD e nessun tentativo di riunire i gruppi di sinistra più piccoli. Da parte loro, questi gruppi avevano con gli Spartachisti differenze politiche per lo più tattiche, anche se piuttosto serie, sul parlamentarismo e il sindacalismo. Ma la maggior parte dei rivoluzionari tedeschi che poi formarono il Partito Comunista era colpevole di localismo e federalismo, in un momento in cui non solo era necessario un nuovo partito tedesco, ma addirittura una nuova Internazionale. Così lo Spartakusbund trasferì semplicemente la propria struttura federalista all'interno del nuovo Partito Comunista, che non si può dire nemmeno abbia avuto un Comitato Centrale in senso stretto.

La Controrivoluzione preventiva

Non vi furono inciampi di questo tipo sull'altro fronte, quello della classe nemica. Nella sua famosa Storia della rivoluzione russa, Trotsky indicò tre elementi essenziali di base configuranti una situazione rivoluzionaria; quello a cui si presta meno attenzione è quello secondo cui deve esserci una divisione all'interno della classe dirigente: in Germania stava accadendo il contrario. Venuti già una volta in aiuto dell'imperialismo tedesco, i dirigenti socialdemocratici non ebbero difficoltà a farlo ancora e ancora una volta. Scioperi e manifestazioni erano già scoppiati nel 1917, ma lo slancio dato dalla Rivoluzione d'Ottobre portò una popolazione resa ancora più disperata dalla malnutrizione e dalle malattie a scendere nuovamente in sciopero.

Nel gennaio 1918 un quarto di milione di lavoratori di Vienna era in sciopero, aveva eletto Consigli dei lavoratori sul modello russo e chiesto la fine della censura, la giornata lavorativa di otto ore e la liberazione del socialista Friedrich Adler schieratosi contro la guerra. Lo sciopero durò solo una settimana, ma ora a Berlino gli Spartachisti stampavano volantini che incitavano la classe operaia tedesca a scendere in lotta a sua volta: mezzo milione di lavoratori rispose e votò perchè a dirigere lo sciopero fossero dei delegati eletti in assemblee di massa, ovvero il primo passo verso la costituzione di un Consiglio di lavoratori (soviet). Questi delegati elessero un Comitato d'azione di 11 persone. Ma il regime di Ludendorff non se ne restò seduto a guardare. Le assemblee furono sciolte con la forza e fu dichiarato lo stato d'assedio. Peggio ancora, però, fu l'accordo di far entrare nel Comitato di sciopero tre membri della socialdemocrazia maggioritaria. Il loro leader, Ebert, spiegò più tardi:

Entrai nella direzione dello sciopero con la chiara intenzione di porvi rapidamente fine, per evitare danni al paese (6).

I maggioritari fecero di tutto per convincere i lavoratori di stare agendo nell'interesse della classe operaia. Il regime vietò il Vorwärts, il giornale dell'SPD, per dare credibilità alle loro rivendicazioni e Ebert prese persino parola a una riunione illegale (ma non fu mai arrestato, mentre Dittman dell'USPD fu incarcerato per quattro anni per aver parlato alla stessa riunione). Ebert si offrì allora di negoziare le richieste economiche degli scioperanti con il governo: i rivoluzionari del Comitato, non avendo predisposto alcuna alternativa, furono costretti ad accettare. Lo sciopero si concluse nel disorientamento e nella demoralizzazione; il governo, come rappresaglia, inviò al fronte uno su dieci degli scioperanti più attivi, eliminando così la potenziale leadership di una successiva tornata della lotta di classe.

Ma l'ultimo atto patriottico della leadership Ebert-Scheidemann-Noske a sostegno del capitalismo tedesco arrivò nel novembre 1918. Lo Stato maggiore dell'esercito tedesco, composto in gran parte da proprietari terrieri prussiani, avendo perso la guerra per salvare l'Impero, si stava ora rivolgendo al problema di salvaguardare i propri privilegi di classe. Durante le trattative per l'armistizio, convinsero gli Alleati a lasciar loro conservare migliaia di mitragliatrici per "preservare l'ordine sociale" e crearono inoltre unità segrete in ogni reggimento, armate e purgate dagli "elementi inaffidabili" in preparazione del prossimo scontro interno. Poiché gli Alleati permisero alle truppe tedesche di tornare “pacificamente” con le armi in spalla fino alle loro caserme in Germania, la borghesia organizzò anche "parate della vittoria" al loro ritorno! Non andò esattamente come previsto, dato che la maggior parte dei soldati, sia graduati che semplici, una volta in arrivati Germania disertarono appena possibile: ma ciò significò lasciare un intero arsenale nelle mani di una solida classe di 250.000 ufficiali, andando inoltre ad alimentare una campagna nazionalista che fu il preludio della guerra di classe.

L'ultimo e più importante elemento del piano dello Stato maggiore era quello di far sì che fossero proprio i loro "avversari di classe" a salvare la loro società. Le trattative per portare la SPD al governo e mostrare il volto democratico necessario per poter accettare i 14 punti di Wilson erano in corso da un mese, quando la notizia dell'ammutinamento dei marinai di Kiel giunse a Berlino alla fine di ottobre. Il 4 novembre Noske fu inviato a Kiel per conto dell'alleanza tra Stato maggiore e SPD. A questo punto, il primo Consiglio dei soldati della rivoluzione tedesca era già nato e Noske si rese conto che non sarebbe stato in grado di convincere i marinai a tornare alle loro navi o a consegnare le armi. Usò invece le sue credenzialii "socialiste" per dichiararsi capo del movimento, senza essere contestato da nessuno. L'USPD lo sostenne in nome dell'"unità proletaria" e, poiché gli Spartachisti erano ancora dentro l'USPD, non disponevano dell'indipendenza necessaria a contrastare questa iniziativa.

Nel frattempo la rivoluzione era in marcia. Amburgo, Brema, Hannover, Brunswick, Colonia, Monaco, Monaco, Lipsia, Dresda, Chemnitz, Francoforte, Dusseldorf, Stoccarda e circa altre 100 città seguirono Kiel nella costituzione dei Consigli dei lavoratori e dei soldati. I piccoli principi tedeschi furono cacciati dai loro palazzi. Il 9 novembre furono raggiunti dal Kaiser stesso. A Berlino, i lavoratori scesero in strada guidati e organizzati dal Revolutionäre Obleute (7). La polizia consegnò le armi ai lavoratori e i soldati lasciarono le loro caserme. Alcuni ufficiali fecero fuoco sui lavoratori (tre furono uccisi), ma la maggior parte di loro riconobbe che un'ulteriore resistenza era ormai inutile. All'ora di pranzo, il principe Max di Baden, il primo ministro, annunciava l'abdicazione di suo cugino, il Kaiser. Il giorno dopo si dimise e passò le sue funzioni a Ebert.

L'SPD si muoveva ora rapidamente. Fu formato in fretta un "consiglio dei lavoratori e dei soldati" di Berlino negli uffici del loro giornale, il Vorwärts, e si invitarono i lavoratori berlinesi a inviare delegati ad un'assemblea per il giorno dopo. I leader dell'USPD non riuscivano a credere alla sfrontatezza di questi "socialisti del Kaiser", ma li seguivano comunque nell'interesse dell'unità "socialista". Il movimento dei Consigli che si andava diffondendo in tutta la Germania costringeva questi parlamentaristi inveterati a prendere l'iniziativa al suo interno, con il chiaro obiettivo di liquidarlo il più presto possibile.

I Consigli, dominati com'erano dai soldati (e in questo periodo, di solito, soldati significava ufficiali) e dalla maggioranza socialdemocratica, non somigliavano ai soviet russi nemmeno nella forma. Mentre questi ultimi erano nati nelle strade e nelle officine delle unità produttive della società, il movimento consiliare in Germania era scaturito spesso dalle decisioni dei partiti politici e dei sindacati posti di fronte a un movimento rivoluzionario di massa. Né erano unicamente proletari, come dimostra Carsten.

A Breslau il Consiglio si era definito fin dall'inizio un "consiglio del popolo". Era composto da rappresentanti dei partiti socialdemocratici, da progressisti, liberali nazionali, dal partito conservatore e da quello del Centro (cattolico). Anche a Bielefeld i partiti borghesi inviarono delegati al locale "consiglio del popolo e dei soldati". A Iserlohn, un'altra città della Westfalia, i rappresentanti borghesi furono ammessi dopo una sola settimana... Soprattutto nelle piccole città, la componente non operaia partecipò attivamente. In molte grandi città, inoltre, erano stati fondati "consigli degli operai intellettuali" per rappresentare scrittori, artisti, accademici, ecc. Altrove i funzionari pubblici miravano ad ottenere la loro rappresentanza nei consigli (8).

E quando Carsten parla di funzionari pubblici, intende i burocrati del Kaiser, tutti mantenuti in carica dai socialdemocratici con l'obiettivo di "assicurare l'ordine". È vero che in alcuni luoghi il proletariato aveva istituito Consigli più simili ai soviet russi, ma il carattere di gran lunga prevalente del movimento era più simile ad una forma di municipalismo federale che alla forma embrionale di un nuovo ordine politico. Non c'era quindi da stupirsi che il primo congresso di questi Consigli dei Soldati e degli Operai, tenutosi tra il 16 e il 20 dicembre 1918, riflettesse il loro carattere eterogeneo di classe. Come scrisse Anton Pannekoek, in un articolo pubblicato sul Workers' Dreadnought, il giornale della Sinistra comunista britannica dell'epoca,

Non c'è il minimo dubbio che il Congresso dei Consigli degli Operai e dei Soldati, convocato per il 16 dicembre, sosterrà a grande maggioranza il governo borghese di Ebert e Haase. Questi Consigli non sono affatto istituzioni puramente proletarie: nei Consigli dei Soldati vi sono gli ufficiali; nei Consigli degli Operai vi sono i dirigenti sindacali e di partito. Questi uomini non permetteranno alla rivoluzione di andare oltre, se solo saranno in grado (9).

Questa previsione fu pienamente confermata nella relazione che Eugen Leviné, un delegato dello Spartakusbund, presentò ai suoi compagni. Leviné inizia dicendo che gli Spartachisti non avevano grandi speranze, ma

non avremmo mai potuto immaginare che si sarebbe, di fatto, presentato un quadro così disperato... per considerare il destino del Congresso dobbiamo prima di tutto definire il rapporto tra la Lega di Spartaco e gli Indipendenti.

E in tutto il rapporto continua a fare la stessa domanda: "Dov'era la Lega di Spartaco?". La sua risposta arriva abbastanza presto.

Invece di operare sulla piattaforma del Congresso siamo rimasti legati al gruppo degli Indipendenti, il che ci pende dal collo come una macina, e che, a questo punto, costituisce un elemento pericolosissimo ... (10).

In breve, Leviné sottolineava che il rifiuto della Lega di Spartakus di separarsi organizzativamente dall'USPD (gli Indipendenti) aveva impedito ai delegati dello Spartakus di ottenere ascolto. La loro proposta centrale era che il Congresso dichiarasse che il movimento dei Consigli era la sola fonte legittima del potere in Germania e che ci si opponesse all'elezione di un'Assemblea Nazionale. Essi volevano discuterne sin all'inizio, ma l'USPD si rifiutò. Quando finalmente si arrivò al voto, la proposta fu sconfitta in modo schiacciante, poiché la maggioranza della SPD presentò se stessa come una forza operaia mirante all'unità e l'Assemblea Nazionale come il modo per raggiungere questo obiettivo. La frustrazione di Leviné fu evidente

Nelle rivoluzioni precedenti la lotta era stata semplice. La controrivoluzione combatteva apertamente dalla parte della monarchia e non nascondeva le sue idee. Oggi la lotta è più difficile perché il capitalismo e l'imperialismo si nascondono dietro la maschera della SPD mentre essa finge di combatterli (11).

Finalmente un partito comunista

Questo sarebbe diventato un tema che si sarebbe ripetuto più volte nei mesi successivi, ma Leviné vide in anticipo qual era il compito degli Spartachisti.

Il nostro compito è quello di creare un'organizzazione di tipo sovietico che non esista solo sulla carta, poiché una organizzazione del genere può essere fatta a pezzi. Il nostro dovere è quello di costruire un'organizzazione dal basso (12).

Ecco la prima tragedia della rivoluzione tedesca. La Luxemburg, in particolare, si era rifiutata di separarsi organizzativamente dalla corrente maggioritaria della Socialdemocrazia. La sua visione secondo cui era "meglio il peggior partito della classe operaia piuttosto che nessun partito" era per molti versi un riflesso della coscienza generale della classe operaia tedesca, la quale non riusciva a comprendere che la maggioranza della SPD non era semplicemente caduta in errore o diventata opportunista: essa si era collocata dall'altro lato della barricata di classe, per cui non vi era nessun partito operaio in quanto tale. Gli Spartachisti, ad ogni modo, non issarono mai una bandiera separata attorno alla quale la classe operaia rivoluzionaria avrebbe potuto unirsi: essi furono incapaci di una critica netta alla Socialdemocrazia e anche quando si verificò la scissione essi non si resero indipendenti a loro volta, ma raggiunsero un accordo per lavorare all'interno dell'USPD, che a sua volta aveva una debole posizione pacifista sulla guerra. .

Infatti la formazione del Partito Comunista Tedesco (KPD) non avrebbe avuto luogo entro la fine del 1918 se non fosse stato per Karl Radek, che convinse i Comunisti Internazionali di Germania (IKD) a perseguire l'unione con gli Spartachisti, a condizione che questi ultimi si staccassero dall'USPD. Solo quando l'USPD respinse la richiesta avanzata dalla Luxemburg di un congresso del partito per il 24 dicembre, non le rimase altra scelta se non quella di creare la KPD. E, come constatò in modo così drammatico Leviné, fu proprio la mancanza di indipendenza organizzativa dall'USPD fino a questo momento ad aver condannato gli Spartachisti all'impotenza.

Ma una parte in tal senso giocò pure l'idea che, se la rivoluzione può essere solo opera delle masse, allora il partito rivoluzionario sarebbe dovuto essere un partito di massa sull modello del socialdemocratico. La situazione tedesca ha però rivelato che si tratta di un errore enorme, poiché i partiti di massa, per loro stessa natura, sono costretti a lavorare all'interno del sistema semplicemente per sopravvivere: se vogliono mantenere una partecipazione di massa, le loro tattiche e la loro strategia devono essere improntate sempre al dare una risposta immediata (cioè riformista) ad ogni questione.

La socialdemocrazia tedesca era stata molto brava nel sapersi destreggiare su due fronti allo stesso tempo attraverso un programma massimo e uno minimo, ma quando la guerra imperialista pone la domanda "da che parte stai", una spaccatura lungo le linee di classe è inevitabile. Evitare la scissione significò che il Partito comunista tedesco nacque davvero troppo tardi nella rivoluzione, quando - come abbiamo visto - la controrivoluzione era già in marcia. Tuttavia, anche così, non tutto era perduto. Due giorni prima dell'apertura del disastroso Congresso dei Consigli dei Soldati e degli Operai, la Rote Fahne (Bandiera rossa) aveva pubblicato la bozza di programma di Rosa Luxemburg "Cosa vuole la Lega di Spartaco". Questo era stato il primo passo verso la formazione di un partito rivoluzionario.

Il documento sottolineava come la guerra aveva lasciato all'umanità solo l'opzione di scegliere tra guerre imperialiste sempre più sanguinose, cioè altro “caos sanguinario”, e il socialismo. Il socialismo poteva arrivare solo attraverso la "rivoluzione mondiale proletaria" e non poteva essere attuato da una minoranza come tutte le altre grandi convulsioni sociali del passato:

La rivoluzione socialista è la prima a trionfare nell'interesse della stragrande maggioranza e la prima che può avere successo solo con la partecipazione della grande maggioranza dei lavoratori ... L'essenza della società socialista è che le grandi masse lavoratrici cessano di essere sottomesse, iniziando invece a sperimentare in maniera autonoma ogni aspetto della vita politica ed economica, in modo da saperla gestire per acquisire il libero e consapevole controllo del proprio destino ... Le masse lavoratrici devono imparare a trasformarsi da automi senza vita, che il capitalista inserisce nel processo produttivo, in libere, pensanti, auto-attivatesi amministratrici di quel processo ... La socializzazione della società può diventare realtà solo se le masse lavoratrici nella loro interezza combattono per essa testardamente e instancabilmente ovunque il lavoro e il capitale, il popolo e il potere della classe borghese si fronteggiano faccia a faccia. La liberazione della classe operaia deve essere opera della classe operaia stessa (14).

Data la mancanza di preparazione della classe operaia tedesca (come emerse dal Congresso dei Consigli dei Soldati e degli Operai) questa prospettiva implicava il riconoscimento che alla base ci sarebbe dovuto essere un considerevole periodo di lavoro e di preparazione prima che il proletariato tedesco andasse oltre i limiti imposti finora alla rivoluzione dalla socialdemocrazia maggioritaria. Perché allora gli Spartachisti parteciparono a un'avventura putschista poco più di una settimana dopo la nascita del nuovo Partito comunista tedesco?

L'insurrezione del gennaio 1919

Fu questa, in tal modo, una di quelle circostanze in cui le azioni combinate di tutti i partecipanti finiscono per generare una tragedia. Non essendo riusciti a rompere tempestivamente con la socialdemocrazia, non c'era una convergenza di esperienze tra i vari delegati del KP; se a ciò aggiungiamo la tradizione del localismo tedesco, ci troviamo alle prese con un partito che progetta una Zentrale che possa guidarlo, ma senza attribuire ruoli precisi ai suoi membri. Inoltre, la KPD nel suo complesso rifiutava il parlamentarismo come via per il socialismo, ma tra i suoi membri c'era disaccordo sull'opportunità di partecipare tatticamente alle elezioni della nuova Assemblea Nazionale: gli astensionisti, comunque, trionfarono nella votazione nonostante l'intervento di Rosa Luxemburg a favore della partecipazione.

Il 5 gennaio, i Revolutionäre Obleute convocarono una manifestazione contro il licenziamento del presidente della polizia di Berlino, Emil Eichhorn della USPD, da parte del governo Ebert, alla quale partecipò anche la KPD. La manifestazione ottenne una partecipazione così massiccia che la sera stessa i rappresentanti delle tre organizzazioni decisero di formare un comitato rivoluzionario provvisorio, che includeva anche Liebknecht della KPD.

Tutte le debolezze di Liebknecht dovevano così emergere. Un individuo coraggioso ma impulsivo ed egocentrico nel migliore dei casi, non abituato ad agire secondo la disciplina di una vera e propria organizzazione rivoluzionaria. Senza consultare i suoi compagni alla guida della KPD, Liebknecht appose il suo nome, e quello del Partito, su una dichiarazione del Comitato Rivoluzionario che proclamava di aver "deposto" il governo Ebert: erano solo parole, poiché non c'era alcun piano coordinato su come ciò dovesse essere realizzato. Giovani membri della KPD si unirono ad altri elementi dell'USPD e quei proletari che avevano tanto atteso questa occasione occuparono allora gli uffici dei giornali e iniziarono a scontrarsi con la polizia.

La Luxemburg e i suoi compagni rimasero sconcertati (Rosa avrebbe chiesto a Liebknecht "che ne è del nostro programma?"), ritrovandosi intrappolati tra la necessità di disinnescare la situazione e il desiderio di non abbandonare i lavoratori già in strada. Radek, che era presente a Berlino, invitò i leader della KPD a prendere le distanze dal movimento, dicendo che era simile alle giornate del luglio 1917 (15) in Russia. Ma i bolscevichi, nel luglio, erano riusciti a muoversi in maniera più disinvolta: non voltarono le spalle al movimento, ma non lo seguirono mai del tutto. L'adesione al movimento non fu in ogni caso una grande mossa tattica, visto che portò alla messa fuori legge del Partito: solo il fatto che i bolscevichi avessero già messo radici all'interno della classe operaia aveva consentito loro di poter resistere e riprendersi; senza quelle profonde radici nella classe operaia, le giornate di luglio sarebbero state un disastro totale, piuttosto che una battuta d'arresto temporanea. La KPD doveva ancora mettere radici, e in questa crisi non aveva nemmeno il controllo delle proprie forze sul terreno, per non parlare di quelle dell'USPD. La sua comparsa tardiva e la mancanza di una chiara struttura organizzativa e di una disciplina, unite all'incapacità di condotta di fronte alla subdola difesa del capitalismo operata dai cosiddetti "socialisti" della SPD, la rendeva ampiamente impreparata alla complessa situazione del 1919. Il proletariato tedesco avrebbe pagato un prezzo altissimo per questo per questo.

In ogni caso la macchina propagandistica della SPD praticamente ignorò l'esitante USPD e fin dall'inizio etichettò il fatto come una "rivolta spartachista", accompagnando questo con l'incitamento ad uccidere Luxemburg, Liebknecht e Radek. (16)

Il pesante prezzo non fu pagato solo coi massacri a sangue freddo di centinaia di lavoratori e di comunisti (compresi gli stessi Luxemburg e Liebknecht), ma anche con la definitiva divisione del proletariato rivoluzionario in Germania. La scissione nella KPD, che portò alla formazione della KAPD, e il fallimento dei tentativi rivoluzionari dell'azione di marzo nel 1921 e di nuovo del novembre 1923, furono tutte conseguenze del peccato originale di non aver costruito un efficiente partito proletario dopo il 1914.

La tragedia fu ancora più grave se si considera che nelle condizioni sociali del 1919 la crisi rivoluzionaria non fu superata facilmente: come dimostra la storia dei quattro anni successivi, la borghesia era divisa anche sulla natura della nuova Repubblica e le opportunità per un vero movimento rivoluzionario di sconfiggere il nemico di classe sarebbero riapparse. Ma mentre la KPD oscillava tra opportunismo e avventurismo e diventava sempre più lo strumento di una Terza Internazionale ormai degenerata, la KAPD era lacerata da localismo, sindacalismo e consiliarismo ed era quindi destinata a scomparire con la fine dell'ondata rivoluzionaria. Per la classe operaia studiare la storia della sconfitta della rivoluzione tedesca, proprio perché così decisiva per lo sviluppo della rivoluzione mondiale, è deprimente, ma - per le lezioni che ci ha lasciato - vale probabilmente più dello studio della vittoria del bolscevismo nel 1917.

Jock, 9 Novembre 2018

(1) Hugo Haase, che aveva votato contro i crediti di guerra nella riunione della Fraktion della SPD, fu chiamato a leggere la dichiarazione della maggioranza nel Reichstag che giustificava il difensismo come segue:

Non abbandoneremo la nostra patria nel momento del bisogno. In questo sentiamo di essere in accordo con l'Internazionale che ha sempre riconosciuto il diritto di ogni popolo all'indipendenza nazionale e all'autodifesa...

(2) Dalla tradizione medievale tedesca, dove qualunque cavaliere poteva entrare in qualsiasi castello o città, a condizione che giurasse di difendere "la pace del castello" o il borgomastro.

(3) Militarismo e antimilitarismo. Si basava su un discorso che egli aveva pronunciato nel 1906. Fu processato per tradimento e incarcerato per 18 mesi, durante i quali gli operai di Berlino lo elessero al Landtag prussiano e più tardi al Reichstag.

(4) Citato in A. J. Ryder, La rivoluzione tedesca, p. 82.

(5) Da Discorsi di Rosa Luxemburg, New York 1970, p. 330.

(6) Citato in C. Harman, La rivoluzione perduta, p. 33.

(7) Obleute viene solitamente tradotto come "commessi di negozio”, ma questi erano in realtà coordinatori di sezione dei lavoratori dell'industria metallurgica berlinese. Politicamente erano vicini al leader dell'USPD George Ledebour, quindi l'etichetta di "rivoluzionario" deve essere considerata con estrema prudenza.

(8) La rivoluzione in Europa Centrale, 1918-19, p. 49.

(9) marxists.org

(10) Tratto dall'appendice del libro di Rosa Leviné-Meyer, Leviné, vita di un rivoluzionario (1973), p. 189.

(11) cit., p. 195

(12) cit. p. 196

(13) Il trotskismo nelle sue varie sfumature ha sempre sofferto di questa illusione ed è per questo che Trotsky stesso ha indicato la via con la sua "svolta francese" nel 1935, quando ha esortato i trotskysti ad entrare nella Socialdemocrazia per lavorare segretamente al fine di radicalizzarla.

(14) Questa versione è tratta da La rivoluzione tedesca e il dibattito sul potere sovietico (1986), pp. 119-121.

(15) Per questo vedi il nostro opuscolo 1917 sul nostro sito leftcom.org

(16) Vedi Werner Angress, Una rivoluzione nata morta (Princeton 1963), p. 35.

Venerdì, November 30, 2018

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Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.

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