Note sulle minoranze rivoluzionarie internazionali

In una riunione a Liverpool nei giorni 6 e 7 Settembre di quest'anno i gruppi Workers' Voice (La voce degli operai) e Revolutionary Perspectives (Prospettive Rivoluzionarie) si sono fusi per formare la Comunist Workers' Organisation (Organizzazione Operai Comunisti).

Traiamo la notizia da Workers' Voice n. 15 Ottobre) la rivista che apparirà d'ora in poi ogni due mesi quale organo della C.W.O. Da questo stesso numero traiamo i punti che seguono, caratterizzanti la organizzazione.

1) Il periodo apertosi con il 1914 è caratterizzato dalla crisi permanente (o decadenza) del capitalismo causata dalla tendenza a lungo termine alla caduta del saggio di profitto. Questa noi pensiamo sia l'analisi marxista della crisi del capitalismo. Attraverso questo metodo possiamo condurre un'analisi globale della decadenza del capitale mentre le altre analisi hanno mancato di darne una adeguata spiegazione. Per esempio, la tesi basata sulla saturazione dei mercati non può in realtà spiegare la crescita del capitalismo di Stato in Russia, lo «sviluppo» del capitalismo dal 1945 così come la spinta verso la guerra nella risposta del capitale al proprio stato di crisi galoppante. Segue da quella tesi che se un capitalismo nazionale riuscisse a strappare più mercati allora supererebbe i propri problemi a spese di altri capitalismi. La crisi che presentemente attanaglia Germania e Giappone (che non hanno problemi di mercato) significa che esistono ben più gravi problemi per il capitalismo che la carenza di mercati...

2) Per la C.W.O. nel momento in cui i lavoratori conquistano il potere politico e distruggono lo stato capitalista ovunque nel mondo, là comincia il modo di produzione comunista così come la dittatura del proletariato. Fra il modo capitalista e quello comunista di produzione può esserci solo antagonismo e conflitto. Ogni cedimento su questa posizione significa in ultima analisi agire come agenti di un qualche compromesso fra le aree capitaliste e quelle conquistate dai lavoratori. Di più, qualsiasi organizzazione, basata su concetti differenti sui compiti nel periodo rivoluzionario, deve spezzarsi nel momento stesso in cui i rivoluzionari vi si sono preparati...

3) Un gruppo comunista si costituisce come frazione della classe. Ovunque possibile, i Comunisti hanno il dovere di lottare per le posizioni rivoluzionarie all'interno delle battaglie presenti dei lavoratori. Il venir meno a questo racchiude il gruppo in se stesso e lo fa degenerare in una setta, nel più vero significato del termine.

Non abbiamo nulla a che spartire con l'idea che una organizzazione comunista possa crescere senza essere coinvolta e senza intervenire nelle lotte quotidiane della classe.

Al contrario, coloro che ancora pensano che, quando gli operai saranno di fronte alla fame e alla paura della guerra, allora le masse proletarie accorreranno alle loro bandiere, vivono in un mondo di chimere. I pii desideri di avere gruppi in tutte le fabbriche non si materializzano mai dall'aria fine. Chi rifiuta oggi di avere un orientamento di lavoro all'interno della classe operaia, deve necessariamente rimanere imprigionato nelle proprie aride, sterili, scolastiche strutture.

Non siamo ancora in possesso dei documenti complessivi del Congresso di unificazione e quindi ci limitiamo a qualche veloce nota sulla base del testo riportato e di quanto già conosciamo delle posizioni di Workers' Voice.

Per quanto riguarda il primo punto è doveroso affermare che Vorkers' Voice prima e la C.W.O. adesso, sono tra le poche organizzazioni su scala internazionale a riconoscere la natura reale della crisi attuale. La nota polemica circa la tesi sulla «saturazione dei mercati» è chiaramente rivolta a Revolution International e agli altri gruppi che appartengono alla stessa corrente internazionale. (World Revolution GB, Internationalism USA ecc.).

Questi ultimi si richiamano ad una posizione schematicamente autodefinentesi luxembourghiana.

Nel caso della crisi attuale consideriamo insufficiente qualunque schema d'analisi che non si colleghi direttamente con la legge fondamentale della dinamica di accumulazione capitalista: quella della caduta tendenziale del saggio di profitto. È questa che mette in moto tutti gli altri meccanismi che giungono ora l'uno ora l'altro ad assumere forme di preminenza. Ciò ovviamente non significa che questi debbano essere ignorati. Altrimenti si corre il rischio nel quale cadono gli stessi compagni della C.W.O. che ritengono Germania e Giappone come estranei a problemi di mercato.

Questi due paesi hanno problemi di mercato come gli altri, se non nella stessa misura non foss'altro perché a crearglieli interviene la scarsa disponibilità alla importazione nei paesi terzi. D'altra parte i compagni della C.W.O. hanno perfettamente ragione quando individuano proprio in «nei più gravi problemi» le ragioni di crisi di Germania e Giappone. Proprio quei problemi inducono le loro difficoltà di mercato.

Passiamo ad esaminare il secondo punto caratteristico della Communist Workers' Organisation. I gruppi che hanno dato origine alla nuova organizzazione si sono sempre distinti sulla base di un antibolscevismo quasi viscerale. Hanno sempre attribuito a gravi errori di impostazione da parte del partito bolscevico e di Lenin la responsabilità della successiva controrivoluzione in Russia. Fra le deviazioni di cui Lenin si sarebbe reso responsabile ci sarebbe per i compagni oggi confluiti nella C.W.O. anche la tesi secondo cui era possibile la convivenza di elementi di socialismo ed elementi di capitalismo. Far discendere lo stalinismo dal «leninismo» (lo virgolettiamo perché non esistette mai un regime leninista) significa cogliere gli aspetti della semplice successione formale senza cogliere i processi e il complesso di fenomeni che accompagnarono l'avvicendamento delle fasi. A pag. 11 dello stesso numero della rivista citata leggiamo:

«Nel periodo ascendente e riformista del capitalismo che durò fino alla Prima Guerra Mondiale, il programma comunista difeso da Marx non poteva essere la prassi di un movimento reale, e invece il movimento operaio adottò o le ibridizzazioni di comunismo e capitalismo di Stato che caratterizzavano la socialdemocrazia (e più avanti il bolscevismo), o i vari schemi dell'auto-organizzazione aventi origine nell'anarco-sindacalismo delle decadi precedenti il 1914. Solo la rivelazione concreta del contenuto capitalista di questi programmi negli anni fra le due guerre, per esempio, in Spagna e in Russia, indusse i piccoli gruppi sopravvissuti alla sconfitta del 1917-1921 a iniziare a definire e sviluppare nuovamente il contenuto del comunismo»

A questo segue una schematizzazione peraltro apprezzabile dei compiti immediati e di prospettiva del periodo di transizione. Ora ci chiediamo se i compagni della C.W.O. ritengono un programma capitalista quello enunciato da Lenin in «Stato e Rivoluzione». Non lo crediamo, proprio perché leggendo l'articolo in questione ci accorgiamo che ricalca nella sostanza proprio quello di Lenin. Ci diranno i compagni: «Sì però in Russia si fece ben altro». È vero, ma questo induce ad una analisi più attenta di quanto non sia la liquidazione del bolscevismo in quanto programma capitalista.

Inutile tornare a sottolineare con questi compagni ciò che non ci stanchiamo di documentare a destra: e cioè che una cosa è il programma di Lenin, altra cosa programma e pratica di Stalin e dello stato russo dopo la NEP. Il problema del passagg io dall'uno all'altro sta tutto nell'esame delle condizioni in cui si svolgeva la lotta di classe in Russia e nel mondo. Ciò esclude dunque atteggiamenti «moralisti» di qualsiasi genere: sia censori sia apologetici.

Facciamo questo appunto poiché riteniamo di importanza fondamentale oggi ripercorrere il filo di quei tragici avvenimenti con tutto il rigore richiesto ai marxisti.

Siamo perfettamente d'accordo con quanto dicono i compagni sulla impossibilità di realizzazione del programma comunista di Marx, fino al 1914. I fatti lo dimostrano e del senno di poi... Con il 1917 si apre una fase in cui prende corpo il programma rivoluzionario di Marx. La rivoluzione di Ottobre ha quel programma che il partito bolscevico ha fatto proprio.

I fatti nuovamente non consentono la sua piena realizzazione. Il punto è proprio qui: perché? quali le condizioni che lo hanno impedito?

Lenin non ha mai sostenuto la conciliabilità di socialismo e capitalismo né, tanto meno, la possibilità del... socialismo in un paese solo. L'alternativa posta fu resistere sino alla rivoluzione mondiale con in piedi la dittatura del proletariato o soccombere sotto i colpi della reazione sia sul piano economico che politico militare. La condizione perché si realizzasse la prima ipotesi erano i tempi brevi della rivoluzione internazionale. I tempi brevi non furono. Nelle condizioni specifiche della Russia per quanto riguarda capacità produttiva dell'apparato industriale, rapporto industria agricoltura, stato della agricoltura, rapporti fra le classi, ciò significava la fine dell'esperimento socialista.

Lo Stato non poteva sopravvivere come stato socialista. Il Partito, di fatto identificato con lo Stato ne seguì la sorte divenendo strumento della controrivoluzione. Su questo siamo stati i primi a pronunciarci e in polemica con Trotsky.

Ma da qui la Sinistra Italiana è partita proprio per la sua elaborazione più feconda: quella relativa al rapporto partito-classe prima durante e dopo la rivoluzione. Non ci siamo fermati attoniti al 1917 e alla sconfitta della rivoluzione, come hanno fatto i più in campo internazionale. C'è chi, gravemente scottato dalla sconfitta, ha rinnegato tutto pretendendo di rifare il programma di Marx sulla base delle più strampalate e superate tesi operaiste; chi invece ha fatto un passetto indietro (fino al 1917) con la pretesa di riportare ad oggi così come stavano, tesi, programma e metodi. C'è stato uno sgretolamento e una dispersione enormi nella sinistra che ancor oggi pesano gravemente sulle possibilità di ripresa del moto rivoluzionario. La Sinistra Italiana, la sua parte vitale, ha tenuto fermi i principi e il metodo marxista per contribuire alla elaborazione della strategia e della tattica rivoluzionaria alla luce delle esperienze passate in atto, della rivoluzione fallita e della controrivoluzione ancora operante.

Prendendo atto del fatto reale che nel momento in cui si spezzano i legami fra il proletariato al potere e il suo partito, non c'è tattica non c'è capacità manovriera o forza di imposizione che valga a salvare la marcia verso il comunismo.

Assumendo come punto fermo rivoluzionario che Stato e Partito non si identificano meccanicamente, bensì il Partito partecipa con i suoi militanti agli organismi dello stato nella misura in cui il rapporto dialettico Partito classe fa sì che il proletariato esprima negli organi del potere la sua componente più conseguentemente rivoluzionaria e con essa l'essenzialità della sua base programmatica.

Ribadendo che è compito del Partito rivoluzionario la difesa a oltranza dell'integrale programma per il comunismo e delle necessità delle misure conseguenti sul piano economico come su quello politico.

Fissato questo non possiamo che accogliere con soddisfazione l'enunciato dei compagni della C.W.O. la cui voce testimonia del crescente orientamento verso posizioni genuinamente rivoluzionarie nel mondo.

Veniamo al terzo e ultimo punto che i compagni inglesi tracciano per la propria sintetica collocazione politica.

Mentre sulla restante parte del punto tre non abbiamo nulla da eccepire e ci compiaciamo anzi della determinazione che i compagni mostrano nel voler difendere le posizioni rivoluzionarie nel cuore stesso della classe e delle sue battaglie, riteniamo dover chiarire alcuni aspetti relativi alla prima frase.

L'affermazione secondo cui «un gruppo comunista si costituisce come frazione della classe» ci trova di per sé concordi solo in parte. D'altro canto molti potrebbero essere parimenti consenzienti sull'enunciato verbale, intendendo però cose diversissime. Cosa intendono i compagni della C.W.O.? Citiamo dal n. 12 di Workers' Voice (pag. 12):

«Poichè i bolscevichi non ruppero mai con il concetto secondo cui il socialismo è nazionalizzazione con uno spruzzo di controllo operaio (in realtà capitalismo di Stato) essi non ruppero mai con la concezione socialdemocratica del Partito che guida la classe utilizzando il parlamento e così via».

A prescindere dal fatto che quanto afferma la C.W.O. è semplicemente falso, perché socialismo per i bolscevichi era il socialismo (vedi sopra) e perché la concezione del partito fra i bolscevichi era cosa ben diversa da ciò che Workers' Voicc vorrebbe far credere, è lampante l'avversione di questi compagni all'idea di Partito. Che ciò poi entri in contraddizione con i compiti che attribuiscono alla fase di transizione è cosa che evidentemente li riguarda poco.

Sul numero di W'. V. ove è riportato l'annuncio della costituzione della C.W.O. è infatti riportato il già citato articolo sul periodo di transizione.

Ebbene vi si dice:

«In quelle aree dove il potere dello stato capitalista è stato distrutto e questo passa nelle mani dei consigli operai, i comunisti devono premere per la immediata introduzione di certe misure di socializzazione»

Quei comunisti chi sono? Da dove vengono? Con quali strumenti si fanno sentire e... premono? Evidentemente sono organizzati. L'organizzazione dei comunisti è appunto il Partito comunista che seleziona rigidamente i suoi quadri sulla base della dottrina e del programma del proletariato rivoluzionario.

Il compito che «Stato e Rivoluzione» e «Che fare?» assegnano al Partito nel periodo post-rivoluzionario è questo. La trasformazione successiva ha avuto le cause precedentemente viste e induce i rivoluzionari al perfezionamento delle tesi sul partito nel senso indicato, non all'abbandono tout-court del concetto medesimo. Il problema grosso e che per molti resta nebuloso e a maggior ragione insoluto è quello della permanenza e della caratterizzazione del Partito nel periodo prerivoluzionario.

Ciò che turba i compagni è evidentemente l'affermazione di Lenin secondo cui il Partito porta la coscienza al proletariato «dall'esterno» della classe. In questo senso va intesa riteniamo la sottolineatura operata dai compagni del fatto che il gruppo comunista si costituisce come frazione della classe.

Non vogliamo riprendere urla polemica pluridecennale su una questione per noi scontata. Sottolineiamo soltanto alcuni dati di grande importanza politica.

Mai come oggi fioriscono idee diverse e contrapposte sul Partito e mai come oggi la realtà, la situazione stessa del capitalismo ha richiesto un intervento massiccio, organizzato, univoco delle idee, dei principi e della pratica rivoluzionaria nel corpo della classe. Urge il Partito che è programma, dottrina e organizzazione del proletariato ma molti rivoluzionari si attardano e si sperdono in interminabili e inconcludenti diatribe sul... Partito. La classe, i lavoratori subiscono in maniera sempre più drammatica le conseguenze del dominio socialdemocratico e stalinista rimanendone disorientati e incapaci di raccogliersi attorno a una solida guida politica, ma gli elementi che dovrebbero essere corpo di questa guida si gingillano discutendo se e come essa debba essere considerata. Esterna? Interna? Permanente? Passeggera? Non intendiamo con questo sottovalutare il problema che è invece essenziale. Pensiamo però che sia giunto il momento di smettere di perdere tempo e di sprecare valide energie intellettuali nel discutere sulle parole per confrontare invece i fatti.

I fatti che interessano la questione Partito sono pochi e relativamente semplici:

1) cosa intende fare la organizzazione dei comunisti (Partito) per legare il programma della rivoluzione alla classe proletaria che in prima persona la dovrà effettuare? In altre parole, l'organizzazione dei comunisti (Partito) come intende battere la influenza innegabile che sul resto della classe esercita la ideologia borghese, il trade-unionismo?

2) Attraverso quali strumenti tecnici e operativi la organizzazione dei comunisti trasmette alla classe le indicazioni e le parole d'ordine comuniste? E di più: come i comunisti dirigono la propria agitazione in modo che porti a risultati coordinabili fra loro in azioni di attacco concrete allo stato borghese?

3) Attraverso quali strumenti la organizzazione dei comunisti si preserva dal caos politico e organizzativo interno e dalle interne degenerazioni?

Partito è, lo ripetiamo, il corpo di tesi e il programma della rivoluzione comunista.

La condizione stessa di sfruttamento e di oppressione del -proletariato fa sì che tale corpo di tesi in quanto riflesso dialettico della struttura reale di classe sia stato elaborato da elementi sociologicamente estranei alla classe. Ciò significa che non ha nessuna rilevanza chi fisicamente si rende interprete di ciò che dalla esperienza storica della classe scaturisce (tesi e programma). È invece essenziale che tesi e programma siano appropriati dalla classe nello atto rivoluzionario. Ove manchi questo appropriamento o, come nel recente passato, tesi e programma siano del tutto ignorate dalla classe e costrette al di fuori del suo muoversi contingente ciò significa che la rivoluzione è lontana. Il Partito dunque sarà costretto fuori dal muoversi reale della classe sino a quando non maturano le condizioni per il suo ritorno. Sono dati della realtà, della esperienza reale vissuta dalla dottrina rivoluzionaria e dalla quale faticosamente ma inesorabilmente stiamo uscendo. E ne usciamo solo perché quelle tesi e quel programma non hanno cessato mai di essere agitate, di cercare il collegamento con la massa. Dicono bene i compagni della C.W.O. su questo argomento.

Concludendo qualcosa inizia a muoversi sul piano internazionale nel senso di una ripresa della voce rivoluzionaria. È presto e mancano i dati per dire se la C.W.O. sarà in grado quanto ad armamento politico a guidare la ripresa del proletariato inglese.

È certo che è anche questa una esperienza che comunque contribuirà ad aprire la strada al coagulo delle forze politiche rivoluzionarie nel Partito mondiale del proletariato: muovendosi direttamente verso questo compito storico o incorrendo per prima in quegli errori e deviazioni che ad altri serviranno come monito.

Non sono poche, come visto, le questioni che richiederebbero un approfondimento e chiarificazioni. La serietà rivoluzionaria e lo stimolo che viene dal maturare della crisi borghese dovranno darci l'uno e le altre.

Mauro jr.

Prometeo

Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.

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