Il fallimento della Enron

La crisi finanziaria ha colpito al cuore del capitalismo statunitense; ha dichiarato il proprio fallimento non la solita impresa sudamericana o del sudest asiatico ma addirittura la settima impresa per fatturato degli Stati Uniti, la Enron. Oberata da una montagna di debiti la multinazionale statunitense è stata dichiarata fallita dagli organi giudiziari statunitensi lo scorso mese di dicembre. Il fallimento della Enron ovviamente rappresenta solo la punta di un iceberg che rischia di travolgere l'intero sistema finanziario mondiale e scaraventare nella fame più nera milioni di lavoratori che oltre a perdere il proprio posto di lavoro vedono svanire nel nulla anche la loro pensione.

Ripercorrere la storia della Enron può aiutarci a capire meglio le trasformazioni avvenute nei processi d'accumulazione capitalistici negli ultimi 20 anni. La Enron nasce intorno alla metà degli anni ottanta dalla fusione della Houston Natural Gas, piccola impresa di gasdotti, con la Internorth del Nebraska una della maggiori imprese al mondo specializzate nella costruzione di gasdotti. A capo della nuova società viene nominato presidente Kennet Lay che nel giro di pochissimo tempo trasforma radicalmente l'attività esercitata dall'impresa. A partire dal 1985 la Enron da distributrice di gas diventa intermediaria del commercio di petrolio, gas ed elettricità. La nuova società abbandona repentinamente le attività produttive nelle quali i saggi di profitto sono sempre più bassi e sposta le proprie attività nel mercato dei futures dell'energia, del petrolio e del gas. Da società produttrice di energia la Enron si trasforma in una società finanziaria specializzata nella compravendita di prodotti finanziari derivati legati all'energia e alle sue fonti.

L'idea di trasformare la Enron in una società finanziaria specializzata nei futures dell'energia si è scontrata all'inizio con un ostacolo normativo derivante dal fatto che il prezzo dell'energia elettrica negli Stati Uniti era fissato per legge e ciò rendeva impossibile poter speculare sulle sue oscillazioni.

La Enron e tante altre società legate al mercato dei futures iniziano un martellamento costante per la deregulation del mercato dell'energia, processo che si conclude con la completa liberalizzazio-ne e privatizzazione del settore energetico alla fine degli anni novanta. Grazie alla liberalizzazione dei prezzi dell'energia le attività finanziarie della Enron sono cresciute negli anni novanta in termini esponenziali, tanto da portare nel 1997 il suo giro d'affari a cento miliardi di dollari. Pur producendo pochissima energia elettrica la Enron copriva nella seconda metà degli anni novanta un quarto del commercio di energia statunitense e nello stesso tempo dominava il mercato dei futures.

Tale mercato è incentrato su un meccanismo puramente speculativo; infatti, gli acquirenti di futures non acquistano direttamente le materie prime o i titoli azionari, ma acquistano delle opzioni (strumenti finanziari legati all'andamento di una materia prima o più semplicemente ad un titolo azionario o ad un indice di borsa) sperando che la materia prima o l'azione abbia un rialzo o un ribasso a secondo se l'opzione (scommessa) gioca al rialzo o al ribasso. Nel caso particolare della Enron, la società acquistava opzioni legate all'energia sperando che il prezzo della stessa nel corso del tempo aumentasse.

Dopo aver ottenuto la deregulation del settore dell'energia, primo passo per la creazione del mercato dei futures sull'energia, la Enron è stata tra le aziende che maggiormente hanno spinto per deregolamentare anche questo mercato. Dopo tante pressioni (leggi: mazzette a favore di politici e personaggi vari nell'ordine di milioni di dollari) la Enron ottiene dalla Commissione per il commercio dei futures la completa esenzione del settore dal controllo governativo. Grazie alla deregulation finanziaria degli anni novanta nel solo mercato dei futures nel mese di giugno del 2000 sono state registrate transazioni di futures per un valore di 100 mila miliardi di dollari, una cifra pari al triplo del prodotto lordo dell'intero pianeta. La Enron ha quindi contribuito a creare un mercato dei futures nel quale le attività speculative giocavano al rialzo del prezzo dell'energia. Grazie alla deregulation del settore, il prezzo dell'energia elettrica è arrivato alle stelle favorendo a sua volta l'espansione del mercato finanziario dei prodotti derivati. Fino a quando il mercato dell'energia e delle sue materie prime ha avuto un andamento positivo gli affari per la Enron sono andati a gonfie vele, tanto che il suo portafoglio di titoli in futures nel 2001 ha superato i 21 miliardi di dollari. I primi segnali di crisi sono arrivati con la crisi energetica che lo scorso anno ha investito la California. La Enron è stata tra le aziende maggiormente coinvolte nel fallimento delle società che erogavano energia elettrica nello stato californiano. In seguito alla crisi californiana ed al generale rallentamento e successiva recessione dell'economia statunitense, il prezzo dell'energia ha subito un calo repentino. Per la Enron questo ha significato l'inizio della fine; i miliardi di dollari di opzioni si sono trasformati in pochissimo tempo in carta igienica usata, allargando a dismisura la voragine dei debiti della società. A differenza delle azioni, i futures presentano la caratteristica che il loro valore si estingue nel giorno in cui il diritto d'opzione deve essere esercitato. Se si acquista un futures al rialzo il cui diritto d'opzione scade per esempio il 30 marzo, si può vendere il futures prima del termine fissato oppure decidere di esercitare tale diritto d'opzione fino al giorno della scadenza. Se però nel giorno della scadenza non si è verificato il rialzo della materia prima o del titolo azionario al quale era legato il future si perde l'intero capitale investito nell'acquisto dei futures. Possiamo capire cosa sia successo alla Enron nel momento in cui i prezzi dell'energia sono crollati. La situazione debitoria della società, i buchi miliardari nel bilancio sono stati per molti mesi nascosti solo grazie ad una contabilità truccata dai mananger, alla connivenza delle società che hanno certificato i bilanci e soprattutto alla copertura dell'intera classe politica, ma alla fine il fallimento è stato inevitabile.

Il capitalismo alla ricerca affannosa di remunerativi saggi di profitto abbandona le attività produttive (dove i tassi di profitto sono bassi) per privilegiare le attività finanziarie. La crescita di queste attività speculative è stata tale in questi ultimi due decenni che su cento dollari transatti sul mercato azionario solo un dollaro raggiunge la produzione, gli altri 99 dollari costituiscono capitale fittizio speculativo.Tutto questo non ha lasciato le cose come prima ma ha determinato una polarizzazione della ricchezza senza precedenza, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri oltre a diventare sempre più poveri aumentano di numero a ritmi esponenziali. Se poi le speculazioni non vanno a buon fine come nel caso della Enron le conseguenze in termini sociali sono drammatici in quanto 20 mila lavoratori hanno perso il lavoro ma anche la loro futura pensione in quanto era la stessa Enron a gestirne il relativo fondo pensione.

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Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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