La svolta a sinistra di Rifondazione

Gli elementi essenziali: Il "movimento dei movimenti" nuovo movimento operaio e l'Europa quale possibile terreno di coltivazione dell'altro mondo possibile.

Chiudiamo il giornale mentre il Congresso di Rifondazione non si è ancora ufficialmente chiuso. Prima di tornare ad occuparcene più diffusamente, esaminiamo criticamente il contenuto reale della cosiddetta "svolta a sinistra" annunciata dalla relazione introduttiva di Fausto Bertinotti.

È possibile che la nascita dei popoli di Seattle, del “movimento dei movimenti” che costituisce l'evento del nostro tempo, il primo movimento dopo il Novecento, segni, invece che la morte, la nascita di un nuovo movimento operaio.

Questo è uno dei concetti chiave sui quali si fonda la cosiddetta svolta a sinistra di Rifondazione e che invece più direttamente svela il carattere profondamente riformista e in ultima analisi conservatore del partito di Bertinotti e dei trotskisti nostrani che in Rifondazione si sono incapsulati.

Contenuta nella relazione del segretario, questa citazione fa a cazzotti apparentemente, ma in realtà si accompagna nella visione riformista, all'altra tratta dalla medesima relazione:

... Questo fa sì che la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dentro e contro il capitale sia più che mai la componente insostituibile per mettere in discussione gli attuali rapporti sociali e l'ordinamento esistente.

Vediamo brevemente il perché.

Lo stesso Bertinotti riconosce che il movimento:

non è un movimento esplicitamente anticapitalistico. O, almeno, non lo è ancora.

Il suo tema di fondo è che:

il processo di unificazione dei lavoratori tradizionali e dei rapporti sociali sfruttati e alienati non è nelle cose, richiede un progetto politico, un intervento nella materialità delle condizioni e nelle soggettività.

È qui evidente la negazione, il rifiuto dell'approccio materialista. Non sono le lotte materiali, indotte dalla materialità delle condizioni, dunque per Bertinotti, a porre le condizioni della ricomposizione di classe (di questo si tratta quando si parla di unificare i lavoratori tradizionali con le nuove forme del lavoro salariato ma anche formalmente autonomo). Bertinotti conta invece su una unificazione politica, fuori dalla lotta quotidiana di classe, e attorno appunto ad un progetto politico che venga, sì, portato nella materialità delle condizioni, ma in funzione ancora istituzionale, elettorale, riformista.

Quello stesso brano continua:

Ma, contemporaneamente, nessuna forza può farlo calare dall'esterno, ideologicamente._ [ Il progetto politico - ndr] _Allora bisogna intendere che, quando si parla della crescita del movimento dei movimenti, non si parla d'altro rispetto al conflitto di classe.

Ecco dunque il "movimento dei movimenti" configurarsi come il momento dell'unificazione di cui sopra e il portatore del progetto politico, e l'interlocutore privilegiato per la costruzione di "un nuovo movimento operaio" che, come il vecchio, serva da strumento per le mire elettoralistiche di Rifondazione, ma più in generale come soggetto delle mediazioni istituzionali attraverso le quali Rifondazione, come tutti i riformisti, conta di condizionare lo sviluppo capitalistico fino a... ribaltarlo (?) Già, perché anche Bertinotti ricorda l'ammonimento di Marx, quando dice:

proprio questo estremismo del capitale e l'impossibilità del lavoratore ad essere ridotto a pura forza-lavoro determina la crisi del nostro tempo, una crisi aperta a esiti diversi, persino contrapposti, “socialismo o barbarie”.

Ma in attesa del socialismo, per il quale si evita accuratamente di indicare le vie di percorrenza, ci si può limitare a generiche "domande ricche di civiltà". E sentiamo allora come:

... le lavoratrici e i lavoratori di tutti i suoi paesi, i giovani, le donne portatori e portatrici di domande ricche di civiltà non possono che considerare l'Europa come il luogo dove si potrebbe tentare un'altra strada.

Ed ecco che il cerchio teorico si chiude con l'altra tesi che Rifondazione vorrebbe forse nuova, secondo la quale vuole vedere il mondo, dopo la fine della guerra fredda, come "un insieme unipolare e oligarchico". Il corollario di questa tesi è infatti che gli Usa siano i direttori di quel concerto di stati che esercitano il comando politico. Ne deriva che rompere l'unitarietà dell'insieme equivale a rompere o quantomeno a indebolire fortemente il comando politico dell'oligarchia statunitense. Finalmente, l'Europa può diventare, nel suo ergersi contro lo strapotere Usa, quel "luogo dove si potrebbe tentare un'altra strada".

Il movimento dei movimenti recita che "un altro mondo è possibile". Rifondazione lo vede maturare in Europa.

Di qui allo schieramento con l'imperialismo europeo in fieri contro quello americano, non c'è che un passo. Lo stesso passo che compirono i socialdemocratici della II Internazionale di fronte alla guerra, quando anteposero al punto di vista e all'interesse di classe, punti di vista e interessi ad essa estranei e coincidenti invece con quelli delle borghesie nazionali.

m.jr

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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