Il libro di Mauro Stefanini sulle dotte farneticazioni di Toni Negri

Criticando Negri - Per una critica marxista del pensiero di Antonio Negri (Edizioni Prometeo, ordinabile alla nostra redazione) è l’opera che Mauro Stefanini (1948-2005) - eccezionale pilastro del Partito Comunista Internazionalista dalla metà degli anni ‘60 fino agli ultimi mesi della sua vita - dedicò all’ideologo dell’ormai scomparsa Autonomia Operaia.

Il volume, scritto nella prima metà degli anni ’80 e contenente in appendice una recensione di Impero (2002) di Toni Negri e Michael Hardt, demolisce pezzo per pezzo tutte quelle confuse elucubrazioni che il teorico del “contropotere” e dell’“operaio sociale” riuscì a proporre come fondamento di una... innovativa lettura del marxismo.

L’autore spiega innanzitutto come Negri abbia compiuto un vero e proprio “travisamento, scientemente studiato, delle affermazioni di Marx per dare apparente dignità ‘marxiana’ alle sue fantasie”, arrivando persino ad alterare una lunga citazione dei Grundrisse e realizzando così “una delle più potenti mistificazioni operate sullo sviluppo del pensiero di Marx”. Da qui Negri parte per la sua tangente onirica e inizia a mettere in piedi una “costruzione ideologica esterna non tanto al marxismo (ce ne sono tante) ma - quel che è ben più grave - alla realtà”, dove l’oggetto è uguale al soggetto, l’effetto si scambia per la causa, la sovrastruttura diventa struttura e via di questo passo.

Nella teoria di Negri, insomma, tutto è piegato e stravolto al fine di giustificare conclusioni politiche che seppelliscono il proletariato in nome dell’operaio sociale, affossano il partito in nome dello spontaneismo e sostituiscono la rivoluzione con l’insurrezione permanente, che altro non è se non il più prosaico e meno roboante riformismo radicale.

Ma l’opera di Mauro non si limita a dimostrare come il Negri-pensiero, che è peraltro espresso con un linguaggio tanto cervellotico quanto confuso, nulla abbia a che fare con un corretto utilizzo della critica razionale, oltre che del marxismo; l’analisi, invece, cerca anche di individuare i motivi per cui un’ideologia così zoppicante sia riuscita a diventare il faro teorico di un movimento che, per quanto piccolo-borghese nei contenuti, coinvolse anche settori combattivi di proletariato.

Gli elementi più sensibili e insubordinati all’opprimente ordine delle cose - spiega egregiamente Mauro nelle conclusioni del volume - non trovano nel loro contorno di classe, nel grande corpo di classe in cui erano immersi, le medesime caratteristiche e le medesime spinte di lotta. [...] La facile accusa alla teoria marxista rivoluzionaria era di attendismo: essa non poteva predicare l’attacco, la politica dell’insurrezione in assenza della forza storica che questo attacco dovrà svolgere, e cioè in assenza delle masse proletarie dal piano della lotta contro gli stessi attacchi diretti e violenti del capitale.

In tale contesto, dunque, l’intenzione di Negri fu quella di:

eliminare il senso della necessità di un programma, di una strategia di classe e quindi del partito.

E c’è in gran parte riuscito, dice infine Mauro, tanto che, oggi come vent’anni fa, “siamo ancora a dover ricostruire”.

GS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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