La guerra per il petrolio in Nigeria - Quando gli Usa non ammettono interferenze

Lo scorso mese di ottobre la Nigeria è stata scossa da una serie di violenti scontri tra le forze dell'esercito nazionale e quello dei volontari del popolo del delta del Niger. Tali scontri, secondo gli osservatori internazionali, sono una delle cause che stanno spingendo in alto il prezzo del petrolio in questi ultimi mesi, arrivato a sfondare la soglia dei 55 dollari al barile. La regione dove si sono verificati gli scontri, e dove tuttora la tensione politico-militare è altissima, è situata nel nord-est del paese ed è l'area del grande continente africano che presenta il maggior numero di pozzi d'estrazione di greggio. Una regione quindi strategica per l'intera area dell'Africa nera, e pertanto soggetta alle pesanti interferenze delle multinazionali del petrolio.

La Nigeria è il più popoloso paese dell'Africa, con i suoi 130 milioni di abitanti, nonché il più importante paese produttore del continente. Con una produzione di 2,2 milioni di barili al giorno, essa si colloca al settimo posto tra i produttori mondiali di petrolio, ed al sesto posto tra i paesi aderenti all'Opec. Una quota del mercato mondiale già importante e che è destinata a crescere nei prossimi anni, tanto che, secondo le stime della conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad), la produzione nigeriana dovrebbe passare nel 2007 a 3 milioni di barili al giorno e a ben 4,2 milioni di barili entro il 2020. Il petrolio nigeriano ed africano in genere è destinato ad assumere un'importanza sempre maggiore in virtù del fatto che le riserve di petrolio dell'intera area del golfo di Guinea rappresentano circa il 10% di quelle mondiali. Tali riserve sono inoltre più appetibili rispetto ad altre sia per il fatto che la qualità del loro petrolio e mediamente più alta, presentando un bassissimo contenuto di zolfo, sia per i bassi costi d'estrazione.

L'interesse statunitense per il petrolio africano si è intensificato in questi ultimi anni. La pressione americana è dovuta non solo al fatto che il petrolio africano rappresenta attualmente il 20% delle importazioni di oro nero degli Usa, ma anche al fatto che proprio dal controllo totale del mercato petrolifero deriva la rendita finanziaria che sta tenendo in piedi l'economia americana. Nell'attuale fase economica gli Stati Uniti non possono permettersi il lusso di perdere il controllo del processo di formazione dei prezzi petroliferi e perciò esercitano anche nell'Africa nera un forte controllo affinché il petrolio sia venduto alle condizioni e con le modalità fissate da Washington. Ogni goccia di petrolio deve essere venduta in dollari, nessuna interferenza che possa modificare tale rapporto di scambio è tollerata.

Gli scontri in Nigeria si inseriscono, quindi, in questo contesto internazionale in cui la lotta imperialistica per il controllo del mercato del petrolio è diventata violentissima. Nonostante sia il paese africano con la maggiore produzione di petrolio è per questa ragione anche il paese che presenta le maggiori contraddizioni sociali del continente nero. Le differenze sociali sono tali che l'intera società è sotto il giogo di una minoranza di super ricchi che domina la vita economica e politica del paese reprimendo nel sangue qualsiasi forma di opposizione. Una classe così rapace che è riuscita ad affamare l'intera popolazione nigeriana, nonostante che dal 1956 ad oggi il paese abbia ottenuto dalla vendita di petrolio qualcosa come 400 miliardi di dollari. Una cifra incredibilmente alta capace, se utilizzata in maniera diversa, di risolvere alla radice i problemi non solo della Nigeria ma di tutta l'area sub sahariana. Il problema nasce proprio dal fatto che i proventi derivanti dalla vendita di petrolio sono stati riciclati nella grande speculazione finanziaria internazionale, lasciando nella miseria più nera la popolazione dell'intero paese. Il petrolio è vissuto, per tutta questa serie di ragioni, dalla popolazione come una vera e propria disgrazia anziché come una possibile fonte di ricchezza. Intorno a esso si è sviluppata un'economia monocolturale che ha portato negli ultimi decenni alla completa distruzione delle vecchie forme economiche di sussistenza. Nonostante il sottosuolo del paese sia stracolmo di greggio, il prezzo della benzina è cresciuto negli ultimi mesi in termini esponenziali. Lo scorso 23 settembre il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e il ministro delle finanze Ngozi Okonjo-Iweala, approvando un vasto programma di liberalizzazione dell'economia, hanno decretato un aumento del prezzo della benzina del 25%. L'aumento ha scatenato la rabbia di milioni di nigeriani che hanno letteralmente preso d'assalto le pompe della benzina. Il sindacato Nigeria Labour Congress, espressione del maggior partito d'opposizione, per ricondurre le manifestazioni spontanee nell'ambito delle tradizionali forme di lotta sindacali, ha indetto uno sciopero di quattro giorni lasciando poi cadere nel vuoto le originarie richieste di ritiro del provvedimento.

Le responsabilità della grave crisi economica che sta investendo la Nigeria sono da ricercare anche tra le diverse compagnie petrolifere che in questi ultimi decenni hanno investito i loro capitali nel paese. Pur denunciando a parole la grande corruzione degli uomini politici locali, le compagnie petrolifere internazionali, Agip in testa, proprio grazie alla corruzione di tali personaggi politici sono riusciti in questi anni ad ottenete concessioni per lo sfruttamento del sottosuolo nigeriano, dando in cambio tangenti e bustarelle. Intorno alle compagnie petrolifere internazionali si sono inoltre costituite vere e propri eserciti privati che hanno il compito di tutelarne i rispettivi interessi. Gli scontri dello scorso mese di ottobre segnano un salto di qualità nello scontro in atto tra gruppi d'interesse nazionali e compagnie internazionali per il controllo del mercato petrolifero nigeriano.

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Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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