Il nostro intervento tra i lavoratori

Riportiamo di seguito la sintesi di un documento redatto dal Comitato Esecutivo, adoperato recentemente come riferimento per l'attività interna di formazione e confronto su questa tematica fondamentale.

Punti fermi

1

Punto essenziale della nostra linea tattico-politica è la distinzione tra organismi di lotta della classe e strumenti di Partito. Questa distinzione è legata alla concezione politica che abbiamo del rapporto comunisti-classe, conseguente all'analisi marxista riguardante la genesi materialistica della coscienza.

2

Gli organismi della lotta rivendicativa della classe vengono generati dalla classe stessa indipendentemente dalla presenza dei comunisti ed hanno come punto di partenza la rottura con organizzazioni istituzionali e istituzionalizzate (i sindacati). Sono organismi legati alle vertenze e quindi - come le vertenze - avranno durata limitata nel tempo.

Tali organismi prendono forma anche senza la presenza dei comunisti perché la loro nascita è stimolata da un livello di coscienza che matura spontaneamente, ovvero che matura anche in assenza di un metodo rivoluzionario di analisi della società. Non c'è bisogno di una analisi rivoluzionaria e di un programma comunista per maturare un livello di coscienza rivolto alla lotta economica/rivendicativa, non c'è bisogno quindi - necessariamente - della presenza dei rivoluzionari affinché la classe possa esprimere i propri organismi di lotta economica; ovviamente la presenza di rivoluzionari (ma, non di rado, anche semplicemente di elementi politicizzati), può agevolare la possibile reazione dei lavoratori e favorire la loro organizzazione dal basso.

3

Gli organismi di lotta della classe possono assumere diverse forme e svolgere diverse funzioni, esprimendo così un diverso livello organizzativo e di coscienza della classe. Sono quelli che nei nostri documenti chiamiamo comitati, assemblee, coordinamenti.

Possono essere semplici comitati di agitazione, formati da un numero limitato di lavoratori con lo scopo di promuovere lo sciopero o altre forme di lotta tra i loro colleghi.

Possono assumere la forma di assemblee di lotta / comitati di lotta, organismi ampi assembleari formati da lavoratori di una fabbrica o di un altro luogo di lavoro, con la funzione di portare avanti uno sciopero, una azione di lotta. Queste assemblee possono anche eleggere dei delegati per poter svolgere funzioni varie, in primis quella di unificare la lotta di altri reparti, aziende, diverse realtà lavorative; noi indichiamo sempre che la delega deve essere revocabile e che i delegati devono rispondere alle assemblee.

Al di là di come si denomineranno, questi sono tutti momenti organizzativi legati a vertenze, diverse forme organizzative della classe, mostrateci dalla classe stessa durante le proprie esperienze di lotta.

4

La constatazione che le forme autonome di organizzazione delle lotte nascono anche senza la presenza dei comunisti non significa affatto che i rivoluzionari devono astenersi dall'intervenirvi attivamente - quindi anche in termini pratici/organizzativi - significa invece che bisognerà partecipare tenendo sempre in conto che l'obiettivo primaria dei comunisti non è tanto o solo la “buona riuscita” della lotta immediata, quanto il radicamento della coscienza e dell'organizzazione rivoluzionaria della classe. Bisognerà agire nella lotta (sostenendola ovviamente…) con l'obiettivo di stimolare politicamente i proletari presenti agitando gli obiettivi del socialismo.

Non c'è per noi un lavoro di agitazione, organizzazione, intervento nella lotta economica/rivendicativa distaccato dal lavoro politico. Non interveniamo mai con il solo obiettivo di far nascere le lotte o di sostenerle, ma cerchiamo di essere parte attiva nelle lotte con l'obiettivo di poter svolgere allo steso tempo (mai in un secondo momento) lavoro politico.

5

Dal punto di vista pratico questo significa che noi - come soggettività politica organizzata - ci dotiamo dei suoi strumenti politici per l'intervento, mentre partecipiamo (contribuiamo, sosteniamo, promuoviamo) a eventuali organismi di lotta della classe, non rinunciamo in nessun caso alla nostra indipendenza organizzativa e alla nostra chiarezza politica.

I nostri strumenti politici sono i singoli militanti, le sezioni e gli organismi politici specifici di intervento tra le realtà lavorative: i GIFT (gruppi internazionalisti di fabbrica e territorio). I GIFT sono formati da militanti di partito e da simpatizzati che si attivano con noi (nel posto di lavoro o nel territorio) sullo specifico terreno dell'intervento politico internazionalista tra i lavoratori.

I militanti, le sezioni, i GIFT, intervengono nelle lotte, le stimolano, sono parte attiva nei comitati di lotta della classe, li promuovono anche, ma non si auto-costituiscono in essi.

Esempio: 10 operai militanti o stretti simpatizzanti internazionalisti non danno vita ad un comitato di lotta o qualsiasi altro organismo di autorganizzazione della lotta/sciopero ma danno vita ad un organismo politico, il gruppo internazionalista della fabbrica. Questo organismo politico si muove sul terreno della vertenza, dello sciopero, della lotta, promuove in tal senso la costituzione di organismi autonomi delle lotte e quando questi ultimi nascono - sulla base di una reale volontà/partecipazione di altri lavoratori - i 10 militanti internazionalisti ne saranno parte attiva (magari anche la parte più attiva), tenendo però sempre conto della propria funzione politica.

Il GIFT - o la sezione di partito - svolgono essi stessi, quindi, un lavoro di agitazione e promozione della lotta così come sono parte attiva negli organismi della classe, ma fanno questo lavoro di agitazione-organizzazione senza mai scinderlo dal lavoro politico; cercano di utilizzare ogni singola situazione per radicare quello che i lavoratori non potranno maturare spontaneamente: la coscienza ed il programma rivoluzionario.

6

Altro punto fermo fondamentale: il realismo. Nella definizione del nostro lavoro di intervento, e degli strumenti che adoperiamo, non possiamo non tener conto di quali sono le nostre forze e di qual è la fase storica nella quale lavoriamo. In base alla realtà concretamente vissuta, dobbiamo definire la pratica e gli obiettivi politici.

Il nostro obiettivo immediato non è oggi, chiaramente, quello di conquistare la direzione della classe per spingerla verso la dittatura del proletariato. Gli obiettivi che possiamo oggi realisticamente fissare quando interveniamo tra i lavoratori - oltre ovviamente a stimolare e sostenere le loro lotte - sono:

  • fare esperienza (aspetto non certamente secondario);
  • caratterizzarci politicamente come organizzazione che ha come proprio referente la classe lavoratrice e le sue lotte;
  • coinvolgere contatti e simpatizzanti, per avvicinarli ulteriormente al nostro lavoro;
  • alimentare le sezioni con nuovi militanti e simpatizzanti;
  • cercare, quando veramente è possibile, di avviare un lavoro che porti alla costruzione di gruppi internazionalisti (GIFT) sul posto di lavoro o sul territorio
  • iniziare a radicare in settori di classe la coscienza della necessità della rivoluzione comunista.

Cosa fare nella pratica

7

Innanzitutto, per quello che possiamo, bisogna intervenire realmente tra i lavoratori, come partito politico, con gli strumenti di cui oggi disponiamo. Senza avere una reale esperienza di intervento tra i lavoratori si corre il rischio di formulare tattiche in astratto.

Non dobbiamo porci semplicemente il problema: come intervenire? Quanto: come intervenire in questa vertenza di lavoro che stiamo seguendo? Ragionare così sul concreto.

Il punto di partenza deve essere sempre: pianificare una attività minima con i nostri strumenti (sezioni, militanti, GIFT) e ragionare poi di conseguenza;

8

Possibili attività:

  • Tenersi informati sulle vertenze locali;
  • Localmente, bisogna scegliere il proprio ambito di lavoro da seguire, in base alle forze. Si può decidere di intervenire nelle realtà più interessanti o semplicemente si può optare per un luogo di lavoro perché più vicino a casa propria o perché l'uscita dei lavorati è compatibile con le proprie disponibilità personali. O anche, se non si ha la possibilità di intervenire su luoghi di lavoro, si può passare al territorio, per esempio fuori la stazione o la metro, quando passano i lavoratori, diffondendo i nostri volantini.

9

Come iniziare il nostro intervento, come poter avvicinare e coinvolgere i lavoratori?

  • Intervenire diffondendo materiale da noi prodotto, avvicinare i lavoratori più interessanti. Il primo lavoro quando interveniamo in una vertenza, o in generale su un luogo di lavoro, è inevitabilmente la diffusione di volantini. La cura dei contenuti da inserire è fondamentale, bisogna attrarre i lavoratori partendo dalle loro specifiche condizioni e dare consigli concreti di lotta. Prendere spunto poi da queste condizioni per introdurre - anche se all'inizio in modo inevitabilmente generico - le considerazioni politiche, anche partendo solo da un minimo.
  • Assemblee pubbliche. Dare vita ad iniziative pubbliche su una vertenza nella quale si è intervenuti. Può essere un primo modo per cercare di quagliare qualcosa, per tentare di coinvolgere lavoratori, invitandoli a raccontare gli eventi all'assemblea, a partecipare.
  • Affiancare i lavoratori negli organismi di autorganizzazione, promuoverne la formazione, sia da esterni che sul nostro posto di lavoro. Essere parte attiva - come lavoratori comunisti - in questi organismi, dando le nostre indicazioni sulla tattica da adottare per le vertenze immediate e portare sempre avanti la nostra battaglia politica generale.
  • Contribuire alla elaborazione e alla distribuzione di materiale agitatorio prodotto da questi organismi di classe, consapevoli di distribuire/realizzare materiale legato alle vertenze specifiche. Battagliare all'interno degli organismi di classe affinché da questo materiale siano escluse indicazioni politiche riformiste, movimentiste e parasindacali. Dobbiamo essere infatti consapevoli che anche all'interno di reali organismi di classe ci saranno elementi politicizzati a noi avversi. Allo stesso tempo dobbiamo cercare di introdurre le nostre indicazioni politiche. Battagliare e poi valutare: distribuire il materiale prodotto da questi organismi anche se limitato alla sola lotta di difesa, ma rifiutarsi di farlo se vengono inserite indicazioni politiche riformiste, sindacali, movimentiste, ovviamente spiegandone la ragione e partecipando ad eventuali iniziative con nostro materiale.

Per ulteriori approfondimenti invitiamo alla lettura di “Note sull'intervento tra i lavoratori” Prometeo numero 6, serie VII.

Giovedì, August 16, 2012

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.