Firenze - Liberismo riformista? Macché: sceneggiata elettoralistica

I grandi della socialdemocrazia si parlano addosso, ma compatti contro il comunismo

Il "seminario al vertice" di Firenze del 20 e 21 novembre fra i grandi della socialdemocrazia al potere (Clinton, Blair, Jospin, Schroeder, Cardoso, Prodi e D'Alema) aveva un solo scopo neppure tanto riservato: ridare una caratterizzazione e una dignità ad una sinistra (o centro-sinistra) quasi ovunque in declino. Che ci siano riusciti è dubbio e in fondo la risposta verrà da quelle elezioni nei rispettivi stati in funzione delle quali il vertice si è tenuto.

Negli ultimi due decenni si è verificato che, preso nella morsa della crisi di ciclo, il capitale abbia risposto ad essa attaccando furiosamente la classe operaia. Decine di milioni di disoccupati in area Osce, diminuzione ovunque del salario reale e aumento della precarizzazione, rapina del salario indiretto col taglio dei servizi sociali e la privatizzazione dei servizi stessi (equivalente alla fine del loro carattere sociale) - questi sono i risultati di un attacco continuato da parte del capitale che non ha ancora trovato risposte anche solo lontanamente adeguate da parte del mondo del lavoro.

Forse, proprio con l'estrema speranza di frenare quell'attacco, il proletariato di molti paesi avanzati ha contribuito massivamente a portare al governo quelle sinistre che erano solite riferirsi alle masse lavoratrici, alla difesa dei loro interessi elementari e si ergevano quali loro rappresentanze politiche nel seno delle istituzioni capitalistiche, delle quali lo stato è l'espressione sintetica.

Quel campione del liberismo-liberal da rapina che è Bill Clinton è arrivato alla presidenza grazie al voto speranzoso di molti poveri e di molti neri (pur nelle ridicolmente basse percentuali di partecipazione dei cittadini USA al voto). Da quando è presidente le cose per i poveri, i neri e i latinos sono solamente peggiorate (vedi "Ultimi dati sulla povertà" su questo numero). Fatti simili riguardano gli altri campioni della "terza via", dizione peraltro contestata da qualcuno di loro.

Ora, che la chiamino terza via, capitalismo dal volto umano, "economia di mercato senza gli eccessi del mercato" o altro, si tratta di una grande bufala alla quale ci auguriamo che essi non credano (sarebbero troppo fessi).

Tutti erano d'accordo su un punto: il comunismo è morto. E l'insistenza nell'affermarlo non è tanto volta a far prender atto dell'infausta fine del "comunismo" made in URSS, quanto a contrastare le eventuali sciagurate tendenze a pensare al superamento del capitalismo, che non può essere altro - e loro lo sanno bene - che il comunismo, quello vero.

La scelta da fare, secondo loro, è tanto chiara quanto obbligata: il capitalismo e l'economia di mercato.

D'altro canto, non potendo non registrare i drammatici fenomeni ai quali l'economia di mercato dà origine, si tratta, per loro, di moderarli o moderarne l'impatto. Più esattamente si tratta per loro di far credere che stanno cercando di moderare l'impatto delle dinamiche capitaliste sulla società. Questo a Firenze, mentre loro stessi e i loro ministri si preparano ad andare a Seattle per il Millennium Round della Organizzazione Mondiale del Commercio dove cercheranno di mettersi d'accordo su come spartirsi il bottino della grande rapina del mondo che la loro mondializzazione comporta.

Ma tant'è. Nel seminario tenutosi fra rulli di tamburo e squilli di tromba della stampa internazionale, dovevano darsi un'immagine di cercatori di quella pace e benessere che pure la caduta del Muro "prometteva".

Le anime belle possono meravigliarsi - e magari un poco indignarsi - del fatto che un ex stalinista come D'Alema discutesse delle possibili sorti del mondo con il superimperialista Clinton. In realtà non c'è qui nulla di cui meravigliarsi.

Quando una sinistra socialdemocratica - quale è sempre stato il PCI, anche quando portava i ritratti di Stalin - che persegue l'amministrazione del potere dai posti governativi arriva a quei posti, non può fare altro che amministrare l'esistente. E se l'esistente "obbliga" a bastonare la classe operaia, tutti gli amministratori si troveranno a fare le stesse cose, indipendentemente dalle dichiarazioni d'intenti.

Ecco allora che il "riformismo del XXI secolo", che era anche il titolo del seminario, si rivela l'edulcoramento parolaio delle medesime politiche perseguite dalle destre, europee e non. Le destre dicono "liberismo per il liberismo". Le sinistre dicono "liberismo che se ben gestito porta sviluppo progresso e occupazione".

I fatti poi smentiscono: il capitale porta disoccupazione, impoverimento e imbarbarimento della vita civile. Rimedi: favoriamo il volontariato, diamo chances al Terzo settore, proteggiamo i poveri.

In conclusione e in sostanza a Firenze si sono detti addosso: "carità e speranza".

Non staremo a rilevare le scemenze pure e semplici (come quella secondo cui quei messeri vorrebbero difendere l'economia di mercato evitando alla società di subire le "distorsioni" dell'economia di mercato).

Più importante è rilevare l'intima sporcizia politica dei D'Alema e simili.

Per anni, per decenni (anche dopo lo strappo dall'Urss di Berlinguer) hanno detto alle masse lavoratrici che il futuro era comunque socialista, di crescita della democrazia e della partecipazione del popolo alla ricchezza comunemente prodotta. Ora ci dicono che no, era tutto sbagliato, la "prima via" è impraticabile. E aggiungono: poiché la seconda è quella delle destre (liberismo-liberismo) il benessere futuro verrà dalla terza via, che sarebbe l'applicazione delle regole del liberismo economico (e intanto il "benessere" diminuisce drammaticamente) temperate da una politica di... "carità e speranza".

E dicono soprattutto che prospettive diverse non ne esistono proprio e che chi le propone o è folle oppure è criminale (terrorista).

In cosa si risolve poi la pratica della terza via? Nella riforma delle aliquote fiscali per "insegnare anche ai poveri a pagare le tasse" (parole diessine).

Più falsi e bugiardi di così...

La sceneggiata ad uso elettorale è finita e i messeri si sono preparati all'altro appuntamento più importante e veritiero: quello di Seattle.

Intanto faranno bene a tener pronte anche le valigie per abbandonare alle prossime elezioni i posti ora occupati. E se come probabile, dovranno andarsene non è perché i loro elettori avranno voltato le spalle per votare "a destra", ma perché i loro elettori non voteranno. Il luogo comune per una volta è vero: destra e sinistra pari sono.

Sempre più le prossime tornate elettorali nel mondo interesseranno solamente quella parte di società direttamente legata a specifici interessi d'affari difesi da questa o quella banda politica o alle relative clientele.

D'Alema lo sa ed è per questo che mentre cincischia con i "grandi pensieri" sulla terza via, si dà un gran daffare, con lavoro molto concreto, a conquistare i voti di quegli interessi e a conquistar clientele.

m.jr

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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