Verso la completa precarizzazione del lavoro

Il governo, con il "libro bianco sul lavoro" del ministro Maroni ha sferrato contro i lavoratori una nuova offensiva che ha come bersaglio la distruzione delle ultime rovine del sistema giuridico del mercato del lavoro. Lo scopo dichiarato è come al solito abbattere i costi del lavoro, siano essi diretti (salari individuali e monte salari generale) e/o indiretti (tasse e contributi) e come consentire al padronato la piena libertà di assunzione e di licenziamento dei lavoratori.

Il governo infatti, con il pretesto di incidere sulla disoccupazione di lunga durata e sulle difficoltà per i giovani di inserirsi nel mercato amplia le varie tipologie di lavoro precario già esistenti introdotte con i governi di centro sinistra (contratti a tempo parziale, interinali, temporanei) e si impegna ad eliminare quegli ostacoli normativi che ancora rendono complicato l'utilizzo delle tipologie contrattuali flessibili.

Vediamo in sintesi quali.

lavoro intermittente si prevede un compenso minimo da dare al lavoratore semplicemente sulla base della sua disponibilità a farsi chiamare al lavoro qualora il padrone ne avesse necessità. La retribuzione reale sarà percepita solo quando si lavora effettivamente.

Il principio del lavoro intermittente è chiarissimo: consentire al padrone di tenere il lavoratore sul posto di lavoro solo nel momento in cui è possibile esercitare su di lui il massimo dello sfruttamento per poi dargli un'elemosina quando non serve.

Contratti individuali si punta all'allargamento della possibilità di stipulare i "*contratti individuali"* che vengono spacciati come un elemento di affermazione della libertà individuale che oggi sarebbe ingabbiata dal peso della contrattazione collettiva.

Staf leasing si propone inoltre il cosiddetto "*staf leasing"* una forma dilatata e peggiorata di lavoro interinale: il lavoro interinale consente di dare in affitto un lavoratore da parte di un'agenzia specializzata per un tempo circoscritto, viceversa con lo staf leasing si potrebbero affittare in blocco interi gruppi di lavoratori, al limite anche tutto il personale di un'impresa, e non per esigenze di carattere temporaneo, bensì a tempo indeterminato.

Part Time il lavoro a "*part time"* è un altro strumento per agevolare i padroni ad avere a disposizione i lavoratori a basso costo e per il tempo strettamente essenziale. Il tempo parziale è stato argomento anche delle politiche del governo di centro sinistra con il ministro diessino Salvi che recependo una direttiva comunitaria ha fatto in modo di addolcire la pillola introducendo alcuni elementi di elasticità: vale a dire il diritto al ripensamento, cioè il diritto del lavoratore di ritornare all'orario di lavoro a tempo pieno.

Cancellazione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori Il libro bianco si permette anche il lusso di prenderci in giro giocando con le parole. Non si parla mai in modo esplicito di cancellare l'art.18 ma di "modernizzare l'attuale ordinamento giuridico del lavoro", non si parla mai di licenziamenti, di occupati e disoccupati ma si parla di "regime estintivo del rapporto di lavoro indeterminato" e di una sorta di garanzia per gli _insiders (occupati) una posizione di privilegio a scapito degli outsiders_ cioè l'arbitrato al posto del reintegro obbligatorio nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato.

Ma non è la scarsa flessibilità della forza lavoro a creare problemi ai padroni che hanno ormai infinite possibilità di assumere lavoratori "precari" solo per il tempo che interessa loro e possono, se necessario, disfarsi tranquillamente di migliaia di lavoratori. Il vero obiettivo è quello di poter tenere ogni singolo lavoratore sotto la costante minaccia del licenziamento individuale senza doverlo motivare e operare una selezione scientifica dei lavoratori e per tenersi solo quelli che avranno imparato, oltre che a lavorare, anche a sottomettersi. Con la totale libertà di licenziamento ogni lavoratore sa che, anche se ha ragione, il suo padrone ha tutti i mezzi, e ora anche il diritto legale, di sbatterlo fuori.

Ma per i sindacati il programma del governo vale solo due miserabili ore di sciopero, una risposta del tutto formale e coerente con la politica del centrosinistra che in questi anni ha soddisfatto qualsiasi richiesta dei padroni contribuendo in modo attivo alla precarizzazione del lavoro. E anche sull'art. 18 dello statuto dei lavoratori dal '97 prima i DS poi i riformisti dell'Ulivo hanno presentato ben due proposte di legge per cancellare l'obbligo della riassunzione per i licenziamenti illegittimi.

Lo sciopero farsa serve dunque solo a dare il contentino alle RSU a alle frange di lavoratori più arrabbiate per aprire poi una trattativa con il governo e la Confindustria partendo dal concetto, più volte sostenuto da tutti, che la flessibilità del mercato del lavoro sia in entrata che in uscita è un'esigenza indiscutibile ma il suo utilizzo deve essere contrattato nel quadro più generale di riforma degli accordi stipulati dal '93 in avanti. Ma non è proprio quanto i padroni chiedono?

Lp

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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