La crisi la stiamo pagando noi proletari

Basta con i sacrifici, è tempo di lottare

La crisi, tutti ne parlano: i banchieri, gli industriali, i politicanti, le alte cariche dei sindacati. Tutti ammettono che questa è una crisi di portata storica. Loro ne parlano e decidono, noi intanto subiamo. Il contratto precario che non viene rinnovato, la cassaintegrazione, la mobilità, la disoccupazione, il lavoro nero; pensioni, salari e stipendi miseri, i debiti; l’aumento dei ritmi di lavoro, le morti “bianche”. L’incertezza, la totale e spaventosa incertezza sul nostro futuro. La crisi la stiamo pagando noi: noi precari, noi operai, noi salariati, noi stipendiati, noi pensionati. Noi che per vivere non possiamo fare altro che vendere la nostra forza-lavoro, noi proletari.

Noi e loro. Perché questa società è divisa in classi, non dimentichiamolo. Loro (i borghesi) che posseggono e gestiscono capitali, banche, industrie, che amministrano il potere facendo uso di politicanti e sindacalisti parassiti. Loro, che vivono del nostro sfruttamento. Noi, costretti a vivere da sfruttati.

Il coinvolgimento di tutti i settori economici e l’estensione verso ogni angolo della terra ci devono far capire quanto strutturale sia questa crisi, quanto essa sia intrinseca al modo di essere dell’economia. La crisi che sta vivendo il sistema economico mondiale, il capitalismo, era inevitabile.

Questa è una crisi epocale, che deve ancora far sentire pienamente i propri effetti. Quale sarà allora il nostro futuro? Loro lo hanno già deciso: dobbiamo fare sacrifici. Ma di sacrifici non ne abbiamo fatti già abbastanza? In questi ultimi anni abbiamo subito di tutto: le ristrutturazioni industriali, l’intensificarsi dello sfruttamento, il dilagare della precarietà, l’enorme perdita del potere d’acquisto, i tagli allo stato sociale... Sono tante le famiglie proletarie che oggi seriamente fanno fatica a campare. Sacrificarsi ancora significa impoverirsi. Poveri, alcuni di noi oggi già lo sono, molti si apprestano a diventarlo.

L’impoverimento della classe proletaria, questo è il futuro che loro vogliono imporci.

Ma quale sarà il nostro futuro dipende anche da noi, dalla capacità che avremo di incidere sulla realtà. E il punto è proprio questo: noi proletari oggi non abbiamo strumenti per incidere veramente sulla nostra realtà, dobbiamo costruirli.

Nonostante tutto, molti di noi continuano a credere nel Comune, nella Provincia, nella Regione, nel Parlamento, nella partecipazione elettorale, nello Stato. Così come continuano a credere nei partiti e nei politicanti che siedono - o vogliono sedere - sulle comode poltrone di queste istituzioni. Spesso ci disgustano ma molti di noi si illudono ancora che politicanti e istituzioni sono - o possono diventare - strumenti attraverso i quali possiamo cambiare le nostre condizioni.

Non illudiamoci. Le cosiddette istituzioni, appartengono a loro, ai borghesi. Politicanti e istituzioni - aldilà dell’ingannevole apparenza - sono mossi unicamente dagli interessi dei padroni.

Dobbiamo lavorare per costruire i nostri strumenti di lotta. Iniziamo col prendere coscienza che bisogna inevitabilmente andare oltre il sindacato. I sindacati confederali sono un inganno, un’istituzione nelle mani dei padroni. I cosiddetti “sindacati di base” sono inutili. La logica del sindacato è perdente. Niente e nessuno può rappresentare i nostre interessi di proletari.

È tempo di lottare, con lotte nostre, decise da noi lavoratori: le assemblee dei lavoratori (senza sindacati) devono decidere modalità e obbiettivi di lotta. I lavoratori più coscienti devono sensibilizzare e organizzare gli altri compagni. Dobbiamo solidarizzare tra noi proletari, estendere e coordinare le singole lotte. Lavoriamo per la crescita organizzativa della nostra classe.

È tempo di lottare. Noi proletari dobbiamo diventare protagonisti e iniziare a fare politica. Una politica proletaria: mettiamo in discussione questa società schifosa basato sul nostro sfruttamento, lavoriamo seriamente per costruire un’alternativa al capitalismo, alla barbarie verso la quale ci sta trascinando. Dobbiamo costruire un nostro partito politico, rivoluzionario, radicarlo sui luoghi di lavoro e sul territorio, uno strumento di lotta politica per la nostra classe.

Chi lotta può anche perdere, chi non lotta ha gia perso.

I lavoratori di Battaglia Comunista, 2009-05-01

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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