Quando la borghesia criminale detta legge

A proposito della “Legge bavaglio”

Per capire la “Legge bavaglio” su microspie e intercettazioni telefoniche bisogna anzitutto partire dalla considerazione che l’Italia, per una lunga serie di ragioni storiche, è un paese anomalo rispetto al resto del mondo capitalistico occidentale. Una delle anomalie più vistose è il peso notevolissimo che qui da noi ha sempre avuto la malavita organizzata sugli equilibri di potere. Non certo da ieri. Si pensi a Giolitti “ministro della Malavita”, ma, volendo andare ancora più indietro, si pensi ai picciotti che affiancarono i Mille e ai camorristi di Liborio Romano preposti all’ordine pubblico nella Napoli liberata dai Borbone. Si pensi ai tanti sindacalisti e militanti di sinistra assassinati dalle mafie nel corso di tutto il Novecento… Ma, tornando ai giorni nostri, possiamo dire che con l’ingresso di Berlusconi in politica questa anomalia è diventata “sistema”.

È vero, l’Italia è stata governata per cinquant’anni dalla DC i cui strettissimi legami con la mafia sono ormai cosa nota, tuttavia, dopo la bufera di Tangentopoli e con l’affermazione politica di Forza Italia (oggi PDL) c’è stato un salto di qualità, poiché la borghesia criminale si è fatta, lei stessa, classe dirigente.

Ora, la “Legge bavaglio” va inserita in tutta quella serie di enormi favori che questo governo sta facendo alla borghesia criminale e che vanno dai condoni edilizi allo scudo fiscale, passando per le leggi “ad personam” e il lodo Alfano. Da una parte, quindi, il ministro Maroni si fa bello con retate a orologeria contro la mafia militare (che tanto si rigenera continuamente), dall’altra il suo governo leva ogni ostacolo all’imporsi del malaffare, della corruzione e della mafia economica.

Veniamo alla legge nello specifico. Il governo vuole riscrivere interamente l'articolo 266 del codice di procedura penale, ossia quello che stabilisce cosa deve fare un pm, cosa deve fare il giudice, quanto può durare un’intercettazione, quali sono le condizioni per disporlo. Il pm, oltre ad avere in mano “gravi indizi di reato”, se si dovessero confermare le nuove norme imposte dal governo dovrà contare su “specifici atti di indagine” che provino la responsabilità dell’indagato o delle altre persone che si vogliono controllare. Questo significa che il pm dovrà ottenere le pezze d’appoggio contro l’indagato ancora prima di richiedere l'intercettazione dalla quale, invece, dovrebbe venire lo stesso materiale di prova.

Poi c’è il colpo a tabulati e microspie. Per gli uni e le altre varranno le stesse regole: niente tabulati e niente cimici, a meno che il pm non sia certo che proprio in quel luogo non si stia commettendo o non si commetterà un reato. Gli ascolti, che oggi possono essere prorogati finché è necessario alle indagini, non potranno superare i 75 giorni, 30 per la prima fase, poi di 15 in 15 giorni con continue richieste di conferma.

Il comma 36 della nuova legge cancella poi l’articolo di un decreto legge voluto da Falcone nel maggio ‘91, ossia quello che consente “per i delitti di criminalità organizzata”, di disporre intercettazioni o mettere microspie sulla base di “sufficienti indizi” e nei luoghi di “privata dimora” per il tempo necessario alle indagini. Con la nuova legge, invece, il luogo di “privata dimora” diventa “luogo privato”. Differenza fondamentale e destinata a devastare le indagini, perché la “privata dimora” è in senso stretto in luogo in cui si abita, mentre il “luogo privato” può essere anche un bar o un ufficio o la propria auto. E poi dalla dizione ampia di “criminalità organizzata” vengono espunti i “reati spia”, ossia quelli che possono far scoprire un gruppo mafioso.

Sia chiaro: per le indagini di “mafia e terrorismo” (chissà chi e cosa ci faranno rientrare) intercettazioni e microspie non avranno comunque limiti. E figuriamoci quante e quali cose continueranno a fare i servizi segreti senza che nessuno ne sappia nulla… ma “i nemici del Paese” sono una cosa - i comunisti, ad esempio - gli intrallazzi di politici, affaristi e imprenditori sghignazzanti per un terremoto, un’altra.

Inoltre, secondo la nuova legge i testi di una intercettazione si potranno pubblicare solo dopo la conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Un periodo di tempo che può durare anni. E questo, ovviamente, sta facendo infuriare i giornali, ma anche diversi tg, blogger e siti internet, tutti destinati a… mettere il bavaglio.

Qualunque siano le variazioni che apporteranno alla legge, il messaggio è chiaro: il “sistema Italia”, che è tutt’uno con i giganteschi affari della borghesia criminale, deve essere libero di macinare i suoi profitti senza che qualche “toga rossa” o l’opinione pubblica si metta di traverso. Sul piano ideologico, il frutto avvelenato di questa anomala situazione è che la borghesia legalitaria (qualche anno fa avremmo detto “progressista” o “di sinistra”) ha gioco facile nel dire che il problema è tutto lì, Berlusconi, la mafia, la cricca, proprio mentre il capitalismo - criminale o legalitario che sia - sta scaricando tutta la sua crisi sui proletari senza che questi, per il momento, cerchino di reagire sul terreno di classe.

GS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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