Cacciabombardieri, qualche miliardo si trova sempre...

Ma, tra crisi (di sovraccumulazione) ed "investimenti" in armi, la contraddizione è solo apparente

Mentre cresce inesorabile il debito pubblico (in luglio ha toccato il record di 1.838,3 miliardi di euro) Tremonti si destreggia in operazioni di cassa, come per esempio il prestito alla Grecia, compensando il credito fatto con un pari debito. La barca così galleggia, ma la “coesione sociale” comincia a preoccupare e la “stabilità del governo” (di destra o di sinistra, poco importa…) non fa dormire Napolitano, mentre l’inventore del Porcellum, Calderoli, sputa in pubblico con disgusto i semi dell’”anguria” (ipotesi di un governo tecnico).

A dimostrazione della propria genialità, a suo tempo elogiato da Berlusconi ma oggi forse un po’ meno nelle grazie del sovrano, il nostro Giulio ha recentemente pensato bene di mascherare lo stato poco rassicurante del debito pubblico paragonandolo a quello della Germania il cui debito è certamente rilevante e - in quel momento, fine 2009 - persino di poco superiore a quello italiano: 11.762 contro 11.760 miliardi. Già, guardandosi però (come ha rilevato M. Riva su l’Espresso) dal rimarcare il ben differente rapporto in percentuale col Pil: infatti, mentre il debito tedesco rappresentava il 73,2% del Pil, quello italiano superava, allora, il 115,8% del nostro Pil. Se poi guardiamo a questi ultimi mesi e alle variazioni subite dal debito italico, schizzato verso l’alto per quasi altri 80 miliardi in più, beh, come ministro del Tesoro non c’è male!

Le ultime rilevazioni a livello internazionale, nei rapporto fra debito pubblico e Pil, vedono in testa il Giappone (192%), poi Singapore (117%), Italia (115%, grazie al Pil in calo), Grecia (113%), Belgio (99%), Francia (79%), Usa (52,90%). (dati tratti da Milano finanza, 18 settembre)

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Intanto il quadro economico si colora di fosche tinte, con migliaia di posti lavoro settimanalmente bruciati, cassa integrazione traboccante, precari sempre più disperati. Persino la famosa ricetta keynesiana - ultima spiaggia alla quale molti si aggrappano tuttora e sulla cui efficacia, anche nel passato che fu, nessuno scommetterebbe un euro - è dichiaratamente inattuabile. Non esiste neppure l’ombra di una coperture per finanziarla, soprattutto in una Italia che, semmai, deve preoccuparsi proprio di ridurre il debito pubblico, altrimenti si va al collasso. Per i tagli di spesa, siamo arrivati al caffé, senza zucchero. Si prova a sparare qualche cannonata nei bilanci delle Regioni, dove però il clientelismo detta legge e, col bluff del federalismo pedemontano alle porte, tutto volge al peggio.

L’Istat (noto covo di… bolscevichi) segnala un incremento dell’inflazione pari all’1,7% annuo. Per la Federconsumatori (altro covo… sinistro) si avrà una ricaduta annua di 510 euro per famiglia. Molte delle quali devono mantenere parte degli oltre 2 milioni di giovani (tra i 20 e i 30 anni) che si aggirano per l’Italia arraggiandosi alla giornata.

Nessuna meraviglia se qualcuno di loro diventi, per la borghesia e i suoi interessi, “socialmente pericoloso”… magari dopo aver guardato, con le tasche vuote, ai 40 milioni di euro che il banchiere Profumo si mette in tasca come liquidazione ufficiale!

Intanto, il previsto acquisto - da parte del governo italiano - di 131 cacciabombardieri Joint Strike F-35 costerà alle pubbliche finanze ben più di 13 miliardi di euro se, in aggiunta al costo di un caccia, pari a 100 milioni di euro, si calcolano i miliardi di spese di supporto. La produzione è guidata dagli Usa con partecipazione di Italia, Olanda, Norvegia, Gran Bretagna e altri paesi. Si tratta di aerei che servono in guerre d'attacco e possono anche trasportare ordigni nucleari.

Non servirebbero per «missioni di pace» e quindi sollevano le proteste di tutti i benpensanti, centro-sinistra compreso, data la loro incompatibilità con… l'art. 11 della Costituzione. A capo-commessa del lucroso affare troviamo la Lockeed, con costi che lievitano si settimana in settimana e che quindi, entro il 2026 a conclusione del programma, saranno come minimo quadruplicati! Nel frattempo il nostro Bilancio della Difesa nel 2009 ha stanziato 20 miliardi di euro a fronte dei cento milioni destinati alla lotta contro il cancro. Con i miliardi che si spenderanno per l’acquisto dei caccia, si potrebbero invece costruire decine di ospedali ed edificare ed attrezzare migliaia di asili nido!

La denuncia (la Repubblica, 26 agosto) viene da Umberto Veronesi, iniziatore del movimento “Science for Peace” assieme a “uomini politici, di cultura, capi di Stato” i quali condannano come “assurdo” il progetto e la spesa, considerandoli un … investimento inutile. Infatti, poiché “tutto il mondo vuole la pace” (?), si impegnano per la costruzione di un “Unico Esercito Europeo di Pace” (pronto ad intervenire, come è accaduto per “missioni pacifiche” in Iran, Afghanistan, eccetera) il quale faccia sua almeno una parte dei 300 miliardi di euro annualmente spesi in Europa per mantenere forze armate nazionali. Insomma, meno spreco e più funzionalità in attesa che “cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra”. Un cero acceso davanti alla italica Costituzione, che “rifiuta la guerra, come la Carta Onu del 1945”, e lunga vita al capitalismo. E, se proprio non se ne può fare a meno per soddisfare i movimenti e le esigenze del capitale, si razionalizzino le spese militari, superando “l’anacronistica, antistorica e terribilmente costosa presenza delle Forse Armate nazionali”…. Si voli in alto, almeno sopra i continenti!

DC

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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