Sciopero generale ad Oakland

È uno sciopero generale decisamente anomalo quello che si è verificato mercoledì 2 novembre ad Oakland, dove migliaia di persone hanno attraversato il centro cittadino e bloccato per ore le attività portuali (la città, con circa 400mila abitanti, nel cuore di S.Francisco Bay, rappresenta il quinto porto degli Stati Uniti).

La proclamazione dello sciopero non è infatti dovuta all’iniziativa delle organizzazioni sindacali ma del movimento Occupy Oakland, che nel documento di convocazione affermava

Il mondo è stanco dell’immensa disparità causata dal sistema in cui viviamo. È ora che la gente faccia qualcosa. Lo sciopero generale di Oakland è un colpo di avvertimento dell’1% - la loro ricchezza esiste soltanto perché il 99% la crea per loro.

Sempre nel documento di convocazione si legge

le banche e aziende dovrebbero chiudere, altrimenti manifesteremo contro di loro.

Il movimento Occupy Oakland è caratterizzato, fin dal suo sorgere, da una maggiore radicalità rispetto ad altre realtà di occupazione di piazze e di parchi che stanno attualmente animando gli Stati Uniti contro il neoliberismo e le politiche di austerità governative.

Nell’assemblea del 15 ottobre infatti è passata a grande maggioranza una mozione che invitava i partecipanti a sostenere

gli scioperi dei lavoratori che siano proclamati dai sindacati oppure spontanei in tutta l’area di S.Francisco.

Il tentativo di saldare quindi il movimento di protesta nelle piazze con le lotte dei lavoratori ha caratterizzato le iniziative del movimento.

Vogliamo bloccare le attività del porto e anche manifestare la nostra solidarietà alla lotta degli scaricatori del porto di Longview contro la Egt.

Da tempo infatti i portuali di Oakland sono in lotta con la compagnia portuale che vorrebbe licenziarli per sostituirli con manodopera non sindacalizzata (nel corso delle recenti proteste i lavoratori hanno sequestrato per qualche ora le guardie giurate dell’impianto e danneggiato dei macchinari).

Nell’appello alla mobilitazione si legge

la Egt è un’esportatrice internazionale di cereali che sta tentando di cancellare i diritti degli scaricatori. L’azienda è controllata dalla Ltd., multinazionale dell’agrobusinnes con 2,4 miliardi di profitto nel 2010 e stretti legami con Wall street. Questo è solo un esempio dell’attacco di Wall Street ai lavoratori.

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Se quindi il tentativo del movimento è stato quello di cercare un’unione con il mondo del lavoro, non altrettanto hanno fatto le grandi centrali sindacali (per esempio la Afl-Cio e la Change to win) che inizialmente hanno tentato di boicottare lo sciopero, appellandosi alle clausole contrattuali, ed in un secondo momento hanno preferito evitare una contrapposizione frontale per non scontrarsi con le organizzazioni territoriali (soprattutto dei portuali ed degli insegnanti) favorevoli alla mobilitazione.

Negli Stati Uniti dal 1947, anno di approvazione del Labor-Managment Relations Act, anche noto come Taft-Hartley Act, non sono approvati scioperi che non siano legati a vertenze aziendali e pertanto i vertici sindacali hanno affermato che partecipare allo sciopero avrebbe significato non mantenere fede ai contratti già sottoscritti (legislazione che ovviamente tende a frantumare il fronte del lavoro chiudendolo in una logica aziendale e corporativa, depotenziandolo dal punto di vista politico).

La SEIU (importante sindacato che raduna i lavoratori della sanità, i dipendenti pubblici e quelli dei servizi), non potendo indire uno sciopero (perché questo avrebbe comportato una violazione di molti contratti, il che la dice lunga sulla reale capacità di incidenza del sindacalismo, anche solo sul semplice terreno economico) ha comunque invitato i suoi iscritti a prendersi giorni di ferie o a concordare con i datori di lavoro una giornata di ferie senza stipendio (speriamo che questa modalità di “lotta” non sia presto adottata anche dai sindacati nostrani).

Solo la piccola IWW (Industrial Workers of the World, storico sindacato anarchico) e la Plan10 (sezione locale dei lavoratori portuali) hanno effettivamente aderito allo sciopero.

Anche gli aderenti di Occupy Oakland, consapevoli dei rischi che potevano correre i lavoratori (dalle pesanti sanzioni fino alla galera), hanno comunque diffuso diverse possibilità di partecipazione all’iniziativa, che andavano dello sciopero effettivo, alla richiesta di permessi, a giorni di malattia (pratica utilizzata mesi prima nelle lotte del Wisconsin) fino alla partecipazione ai picchetti dopo l’orario lavorativo.

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Se migliaia di lavoratori hanno, in varie forme, comunque risposto all’iniziativa (l’Oakland Tribune parla della più grande manifestazione dal 1946, data del precedente sciopero generale), anche le autorità non hanno tardato a fare sentire la loro sollecita partecipazione.

La polizia, che aveva già aveva rimosso le tende del movimento dal centro di Oakland il 25 ottobre dopo violenti scontri (in quella occasione il ferimento del marine Scotto Oslen, uscito indenne da due missioni in Iraq e con la testa fracassata dopo l’incontro con la polizia locale, aveva suscitato un certo scandalo cittadino), si è rifatta viva nella tarda serata della manifestazione ingaggiando una guerriglia urbana con alcune centinaia di manifestanti (sembra volessero occupare un edificio abbandonato per farne un centro contro la crisi; bilancio 108 arrestati ed 8 feriti).

Ovviamente tutte le iniziative che in questo periodo di crisi, seppure con inevitabili limiti e contraddizioni, tendono a rilanciare la partecipazione e la lotta dei lavoratori (soprattutto se non completamente assorbite all’interno delle logiche e compatibilità sindacali) non possono non destare la preoccupazione delle forza borghesi e tendere immediatamente a divenire problemi di ordine pubblico. Allo stesso tempo, sono un segnale incoraggiante per le sparute forze rivoluzionarie e un incitamento nel lavoro volto a dare finalmente al proletariato la sua organizzazione rivoluzionaria.

G

Comments

I reduci potrebbero diventare un problema per USA. Tutti sanno che quelle americane sono forze armate professioniste, ma spesso ignorano cosa siano la Riserva e la guardia nazionale. Essere in Riserva vuol dire aver fatto il militare e non farlo più ma poter essere richiamati in ogni momento a seconda delle necessità. Il richiamato deve mollare lavoro e famiglia per recarsi a sbudellare \ crepare per poi tornare, se è fortunato, e non avere un lavoro da cui si è dovuto licenziare e spesso senza casa dato che il marito \ moglie rimasto a casa spesso non è in grado da solo di pagare mutuo o affitto. La Guardia Nazionale fu creata durante la guerra di secessione per combattere i nativi (indiani) ed è composta di civili militarizzati che hanno un lavoro ed una vita ma si addestrano periodicamente. Fanno di tutto, mansioni da Vigili urbani \ del fuoco, protezionbe civile ma combattono anche in prima linae come nelle guerre mondiali on in Iraq. Per questa gente valgono le solite considerazioni fatte in precedenza, si sta creando un massa di disoccuppati scontenti ex militari spesso feriti o malati per cause di servizio senza assistenza medica. E' la solita bomba sociale creata dal Viet Nam

Battaglia Comunista

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