Germania: crescita vera? E a quale prezzo?

Il modello tedesco è stato fin troppo decantato dai media italiani ed europei, spingendo tra l'altro tanta manodopera soprattutto giovanile, a varcare l'Oder, le Alpi o il Reno in cerca di un posto. Anche il web incoraggia questa tendenza, e la rete pullula di siti che fanno una gran bella pubblicità al mercato del lavoro tedesco. Salvo poi avere anche loro i loro bei paletti in materia migratoria. In sostanza l'occupazione in Germania è cresciuta di diversi punti percentuale. Questo non grazie a chissà a quale brillante ricetta economica, ma grazie oltre, che al contenimento dei salari, che da anni attraversano un periodo di stagnazione, pur avendo "tenuto botta" (così dicono) anche nei momenti più bui della crisi, all'invenzione dei mini-jobs. Sono contratti che possono essere usati da un ristorante così come da una banca, ma che possono arrivare al massimo a 500 € al mese. 8 milioni di lavoratori tedeschi sono interessati dai mini-jobs, cioè un quarto della forza lavoro impiegata. La cosa più triste è l'aspetto contributivo, visto che chi svolge lavori di questo tipo per tutta la vita si ritroverà con una pensione che andrà dai 139 ai 182 €. Siamo molto al di sotto della soglia di povertà e in effetti, come è da tempo crollato il mito dell'american dream in quanto paese del Bengodi, lo stesso varrà prima o poi per il deutsche träume, il sogno tedesco, la locomotiva d'Europa.

Sono in aumento i working poor, i lavoratori al di sotto della soglia di povertà - che vanno, secondo le stime, dal 16 al 24% - e infine si moltiplicano i multijobs ossia, visto che con un solo minijob non riesco a sbarcare il lunario, mi trovo almeno un altro minijob per arrivare a fine mese e maturare contributi. A proposito, vogliamo parlare di questi ultimi? Un minilavoratore matura in un anno "ben" 3,11 € di contributi, e solo così si spiega la pensione da fame che riceverà da anziano.

Qualcuno si sta opponendo a queste mazzate o il proletariato tedesco è così legato al carro dei sindacati ufficiali, a loro volta da sempre al traino della socialdemocrazia? Il peso maggiore, a livello statistico, ricade sulle spalle femminili perché uno dei pretesti della nascita di questi contratti è il favorire la gestione della vita familiare, dei figli, forse in termini di tempo. Ma è difficile immaginare come si possa crescere un figlio con stipendi del genere. Ed è difficile immaginare, se le cose stanno come stanno, una risposta che neutralizzi questa nuova forma di schiavismo. Le stime che continuano ad arrivare da Berlino o da Stoccarda sono sempre quelle di salari "altissimi", ma se la disoccupazione ufficiale è a livelli più bassi che in altri paesi europei è proprio al contenimento di quelli, come dicevamo. Inoltre, piccolo dato storico, ci fu un altro periodo in cui la disoccupazione fu ridotta ai minimi termini o addirittura si raggiunse la piena occupazione in Germania e non tirava una bella aria: la gran parte dei lavoratori tedeschi era impiegata nella costruzione di carri armati e aeroplani. Periodi diversi certo, ma sempre con una borghesia che vuole giocare un ruolo centrale a livello europeo e mondiale: con scaltrezza, tenendo il piede in due scarpe a livello diplomatico, si veda la crisi ucraina con una Merkel che strizza. un occhio a Putin e uno ad Obama; e, in politica interna, cercando di spremere quanto più sudore e plusvalore possibile dalle fronti e dalle tasche del proletariato. È proprio il caso di riprendere in chiave tedesca il grido che Marx consegnò al movimento operaio internazionale: Deutsche proletarier, vereinigt euch!

Proletari tedeschi, unitevi!

IB
Mercoledì, October 1, 2014

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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