Le questioni dell'immigrazione si affrontano combattendo guerra e sfruttamento

Prefazione italiana

Le migrazioni di massa sono ormai un segno caratteristico della nostra epoca. Viaggi pagati ad un prezzo altissimo, abusi, violenze, condizioni disumane, spesso la vita stessa.

Il fenomeno migratorio andrà accelerando con l'inasprirsi della crisi del ciclo capitalista.

Affrontare questo tema è particolarmente impellente perché si presta alle campagne di odio e razzismo nelle quali si legittimano le forze più reazionarie (Salvini, nazionalisti e benpensanti vari), perché è un tema che spaventa tanti proletari già colpiti da una crisi economica alla quale non vedono soluzione, ancora incapaci di esprimere conflittualità sociale, orfani di una progettualità politica di classe e rivoluzionaria. È tale progettualità che dobbiamo rimettere in piedi per affrontare il fenomeno migratorio nella giusta maniera. Ossia contro ogni luogo comune.

Quando si producono fenomeni di massa, storici, come questo, è fondamentale dotarsi degli strumenti necessari a destreggiarsi tra le “piccole” e grandi tragedie e contraddizioni che emergono nel quotidiano e attraverso le quali entriamo in contatto con la complessità del fenomeno. La battuta al bar, i migranti che dormono nelle stazioni, le notizie attraverso le quali ci bombarda il TG... sono solamente le forme particolari attraverso le quali viviamo un fenomeno storico di vastissima portata che sta modificando profondamente la geografia umana del XX secolo: stiamo vivendo le grandi migrazioni umane dell'inizio del XXI secolo.

L'articolo dei compagni inglesi che queste brevi note introducono ha il merito di focalizzare con precisione le cause del fenomeno migratorio individuandole nelle contraddizioni generate dalla crisi del terzo ciclo di accumulazione del capitale. Un epoca, quella che stiamo vivendo, di grandi trasformazioni, di perdita complessiva dei riferimenti, di paure ataviche che si rianimano.

Come in tutte le epoche di profondi cambiamenti, due sono gli atteggiamenti principali. Chi tenta di salvaguardare il proprio – spesso più presunto che reale – micro privilegio e chi cerca di farsi interprete della radicale istanza di cambiamento economico, politico e sociale insito nel fenomeno stesso.

Reazionari da un lato, rivoluzionari dall'altro, in mezzo la grande maggioranza che tentenna, è mossa da umana pietà, si illude che l'accoglienza, la bontà d'animo e le politiche inclusive siano fattori sufficienti.

Sono espressioni di interessi di classe differenti. Il grande capitale gestisce masse di disperati utili ad abbassare il costo del lavoro e ad aumentare lo sfruttamento, i ceti medi sono terrorizzati dalla crisi e riversano sugli ultimi arrivati il loro odio e le loro paure ottenendo così di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, la moderna classe operaia, meticcia per definizione, che non ha nulla da perdere ma è profondamente confusa e stordita.

Si tratta di battere e ribattere alcuni chiodi che sono parte fondante del nostro programma:

  1. I lavoratori non hanno patria: chi scappa da guerre, violenza, oppressione; chi è disposto a mettere a rischio la propria vita pur di scappare dalla sua terra di origine, deve essere accolto.
  2. I capitalisti sono il cancro del mondo: industriali, grandi imprenditori, banchieri, sono loro che causano le violenze, controllano i traffici e i media, giovano dei flussi migratori.
  3. L'unione fa la forza: è nell'unità nella lotta l'unico ambito nel quale possiamo costruire l'unità di classe. I vari settori salariati sono accomunati dai medesimi interessi: contrastare lo sfruttamento e l'oppressione. Gli immigrati sono parte costitutiva della classe stessa dei lavoratori e delle lavoratrici.
  4. Contro ogni forma di razzismo: il caso eclatante “da prima pagina” è il frutto brutale della condizione bestiale in cui tanta povera gente vive, garantire condizioni di vita dignitose per tutti è non solo possibile ma necessario. È necessario debellare l'unico vero ostacolo che si contrappone tra noi, masse di sfruttati senza patria, e la soddisfazione dei nostri bisogni.
  5. Rovesciare il sistema: la classe dei capitalisti ha nelle sue mani tutta la ricchezza che ci sottrae quotidianamente. Le grandi aziende fomentano guerre e, come Beretta, producono armi e munizioni. È la loro sete di profitto a creare disoccupazione. Non ci fossero loro sarebbe semplice impiegare i milioni di disoccupati per svolgere lavori volti a migliorare la vita di ognuno...

Il futuro appartiene alle lavoratrici ed ai lavoratori che hanno un solo ostacolo davanti a loro: la classe sociale attualmente dominante. Ma, come ha detto un anziano iracheno dopo aver finalmente attraversato la Macedonia, allarmato dalla presenza del muro anti-immigrati ungherese (alto 4 metri, protetto da lamette e filo spinato lungo i suoi 175km di percorso): “dopo tutti questi chilometri, sacrifici, violenze subite e orrori vissuti, non sarà certo un muro a fermarci.”

Di migranti e marinai

[...]

Le tragedie della migrazione. Finora quest'anno il numero dei morti in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo si avvicina alle migliaia. Il numero dei salvati da imbarcazioni galleggianti a malapena o semplicemente alla deriva va ben oltre. Lo scorso anno sono stati circa 3000 i morti in mare nel tentativo di raggiungere l'Italia.

Quest'anno sono stati contati circa 300.000 migranti provenienti da paesi extra UE e diretti verso l'UE. Questa cifra, naturalmente, non comprende coloro che non sono stati classificati come migranti.

Il capitalismo oggi ha creato un mondo veramente meraviglioso! Dal Sudan alla Siria, dal Congo alla Crimea, le rivalità imperialistiche conducono alla morte, alla depredazione e alla deportazione di milioni tra le persone più povere del pianeta. Alcuni dei sopravvissuti poi rischiano la vita e pagano ai trafficanti di esseri umani piccole fortune per cercare di raggiungere i paesi "ricchi" (per qualcuno).

I trafficanti incassano migliaia di dollari da coloro che cercano di entrare nell'UE e che regolarmente vengono scaraventati dentro imbarcazioni fatiscenti che riescono a malapena a tenersi a galla, e regolarmente non ci riescono. A volte capita semplicemente di essere gettati su un grande gommone e di andare alla deriva. Quand'anche l'imbarcazione sia “adatta alla navigazione”, le condizioni di viaggio consentono raramente accesso all'acqua, al cibo, ai servizi igienici e alla possibilità di lavarsi. In molti casi a bordo si è consumata la morte di donne incinte, bambini e anziani.

Spesso questi aspiranti migranti sono provenienti da Afghanistan, Siria, Eritrea, Sudan e altre parti dell'Africa e del Medio Oriente. Essi hanno motivi molto diversi, ma quasi tutti correlati ai disastri che il capitalismo e l'imperialismo hanno creato in tutto il mondo, soprattutto in Africa e in Medio Oriente.

Alcuni vogliono sfuggire alla povertà assoluta, ma la stragrande maggioranza sono rifugiati in cerca di asilo politico da una guerra civile, da attacchi di gruppi di terroristi o anche semplicemente di criminali (e qui possiamo includere governi in carica e regimi totalitari).

Calais. Calais è una calamita per molti migranti (la cui stragrande maggioranza sono richiedenti asilo, secondo i dati ufficiali) che cercano di raggiungere il Regno Unito. Questo era già ben noto. Molti di loro hanno trovato rifugio nel Centro di accoglienza della Croce Rossa a Sangatte fino alla sua chiusura nel novembre del 2002. Da allora sono spuntati fuori i campi abusivi occupati dai migranti, a Calais e dintorni. Non si tratta semplicemente di un campo in un posto solo, ma di tutta una serie.

Il campo principale originario, conosciuto come “La Giungla”, è stato attaccato e in gran parte distrutto un po’ di tempo fa. Era un campo allestito nel bosco vicino al porto di Calais in seguito alla chiusura di Sangatte. Nel 2009 la polizia francese ha usato bulldozer e agenti anti-sommossa per distruggere il campo. Ma sono sorti altri campi, tra cui uno in una discarica.

Ci sono momenti in cui cibo, acqua e altri aiuti vengono forniti ai campi e ai suoi diversi abitanti - il principale, “Giungla 2”, ospita regolarmente almeno 3.000 residenti – aiuti concessi da una serie di organizzazioni umanitarie tra cui la Croce Rossa. Altri hanno occupato delle case abbandonate in varie aree.

La polizia locale attacca regolarmente questi campi e queste abitazioni. Spesso avviene che le persone siano sottoposte ad arresto. In una occasione la polizia ha arrestato circa 300 afghani. Le condizioni per le persone sono terribili - non ci sono strutture adeguate e si verificano regolarmente zuffe e altri disordini. In alcuni casi si sono viste in azione bande improvvisate che tentavano di controllare alcuni aspetti della cosiddetta “vita” nei campi, l'approvvigionamento di cibo e acqua tra le altre cose.

Recentemente c'è stata una battaglia campale tra migranti sudanesi ed eritrei per il controllo di una zona vicino al terminal portuale, che a loro avviso è un settore ottimale per l'accesso al trasporto nel Regno Unito.

Migrazione: una conseguenza dell'imperialismo. In tutta la storia del capitalismo la classe lavoratrice è stata una classe di migranti. Dal nostro punto di vista, si è stati costretti a fuggire dai propri paesi d'origine sia per dover trovare lavoro sia a causa di eccidi e persecuzioni. E i capitalisti hanno tratto vantaggio da queste migrazioni in ogni occasione, poiché ottengono come risultato una forza-lavoro sottomessa.

Ora, essi fanno il doppio gioco, condannando pubblicamente questi disprezzati "migranti economici" che - essi dicono - vengono solo per rivendicare sussidi, mentre silenziosamente fanno pressioni sul Governo per assicurarsi che i migranti possano arrivare, in modo da abbassare il costo del lavoro in generale. Si tratta di un doppio smacco. Fanno del pubblico razzismo parlando delle “bellezze della Gran Bretagna”, assicurandosi nel contempo però che il profitto privato non venga danneggiato.

Il governo e i media non hanno tardato a bombardare con una nauseante propaganda razzista, con riferimenti a "orde" o "sciami" di insetti in attesa di inquinare la bella Albione. Ciò ha molto in comune con la propaganda nazista usata contro gli ebrei negli anni '30 in Germania, anche se in questo caso lo scopo è principalmente quello di mascherare l'inettitudine della risposta del governo.

Per molti lavoratori inglesi l'idea di godere dei "privilegi" dell'austerità fa sembrare un po' misteriosa l'attuale attrattiva del Regno Unito. In realtà molti paesi europei (Svezia, Germania, ecc.) già accolgono molti più richiedenti asilo rispetto al Regno Unito. Tuttavia per alcuni il Regno Unito è l'obiettivo da raggiungere, per ragioni più complesse del mero denaro.

Un individuo richiedente asilo ha diritto, in materia di sicurezza sociale, per singola persona, a qualcosa di più da parte del governo francese che da quello britannico. L'attrattiva del Regno Unito per molti migranti si riferisce in parte a differenze di politica sociale come le norme sui sussidi. Per chi ha bambini, è meglio lì che in Francia, dove non c'è sussidio extra per i figli a carico.

Alcuni migranti preferiscono orientarsi verso la Germania, spesso a causa di altre comunità di immigrati già lì stabilite - per esempio, c'è una grande minoranza turca. Non c’è dubbio che la prospettiva di potersi riunire ad una comunità esistente di cultura condivisa sia da sempre un forte richiamo per i migranti.

Per molti gioca anche il fattore lingua, perché già conoscono un po’ d'inglese, ma per la maggior parte è semplicemente una questione di probabilità di trovare lavoro: il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è un po' inferiore rispetto a paesi come la Francia, l'Italia e la Spagna. Per alcuni il fatto che nel Regno Unito non vige un sistema di carta d'identità fornisce una particolare attrattiva, così è più facile sia evitare di essere vessati giornalmente dalla polizia che trovare un lavoro in nero (il cui valore stimato è ora il 10% del PIL).

A quanto pare inoltre il Regno Unito (a differenza della Francia) offre ai richiedenti asilo un alloggio mentre le loro richieste vengono esaminate, e si hanno lì circa il doppio delle probabilità di ottenere un permesso di soggiorno come rifugiati rispetto alla Francia (2 su 5 contro 1 su 5). Per i molti che hanno rischiato tutto attraversando deserto e mare per arrivare in Europa, la prospettiva della morte nella tappa finale verso il Regno Unito (9 sono morti dall'inizio di giugno) sembra un azzardo che val la pena di tentare.

La composizione dei migranti che tentano l'ingresso nel Regno Unito e in altri paesi dell'Unione europea è cambiata nel corso degli anni. Alcuni anni fa la maggioranza di coloro che si mettevano in viaggio era afgana, con anche un gran numero di iracheni. Ora arrivano molti più africani dell'Est (eritrei, etiopi, sudanesi...) e profughi provenienti da aree sconvolte dalla guerra in Medio Oriente.

Per i sudanesi sono i problemi in Darfur, nonché i problemi generali di quello che oggi è il Sud Sudan, che hanno spinto molta gente a tentare di fuggire - per i combattimenti che vi hanno luogo, i problemi interni del regime, così come le generali condizioni di povertà. Per chi proviene da Siria e Iraq, in particolare dalle aree settentrionali, le ragioni della fuga non hanno bisogno di essere spiegate: le tragedie nella Siria di Assad e le ricadute dello sfacelo in Iraq (ora con l'ascesa dell'IS) sono ben note.

Non è un caso che i modelli di migrazione su descritti si leghino ai nuovi episodi della guerra imperialista. Mentre l'Occidente continua a saccheggiare queste aree o a sostenere i suoi vari fantocci nella regione, i massacri e il caos aumentano in tutto il mondo.

Anche quando l'Occidente non è coinvolto direttamente, il "danno collaterale" della crisi economica mondiale, vista la scarsità di risorse, sta aumentando la tensione tra popoli che hanno vissuto a fianco a fianco per secoli. La soluzione sarebbe che l'Occidente smettesse di provocare guerre in queste aree, in modo che possano ridiventare vivibili. Ma ciò non accadrà mai.

I bestiali appetiti imperialisti del capitalismo globale per il controllo delle risorse e di nuove aree di investimento sono il motore del funzionamento del mondo. Finché esisterà un capitalismo progressivamente sempre più in crisi, la situazione potrà solo peggiorare per milioni di esseri umani in tutto il pianeta.

Cde/AD
Giovedì, September 10, 2015

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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