Lettera aperta al Comitato della S. C.

Documento n. 2 - Da Battaglia Comunista, marzo 1957 - Al Comitato d'Azione della Sinistra Comunista e per conoscenza ad Azione Comunista, alla Federazione Comunista Libertaria, ai Gruppi Comunisti Rivoluzionari. Perché sia possibile un'opera comune nel tentativo di ricostruire il partito della classe operaia.

Cari compagni,

abbiamo davanti a noi una breve esperienza, ma significativa, che è doveroso sottoporre a sereno e spregiudicato esame perché l'iniziativa del Comitato della Sinistra Comunista, nel quale le rispettive organizzazioni sono per ora in una relazione di alleanza, possa davvero costituire una alternativa di classe e una linea di orientamento rivoluzionario al conformismo e al marasma opportunistico dilagante nella situazione italiana e particolarmente nell'ambito della organizzazione dei due maggiori partiti di massa, il P.C.I. e il P.S.I.

La prima constatazione è che abbiamo fatto poco e quel poco in modo disorganico e più per stimolo dei gruppi periferici che per una chiara visione d'insieme e di prospettiva del Comitato Centrale. I fatti ci diranno se tale “impressione” era campata in aria.

Tuttavia noi pensiamo che la pesantezza sia determinata da più fattori, il primo per importanza quello di non essere riusciti a darci una prima piattaforma teorica e programmatica senza la quale non nascono organismi d'intesa, come il nostro Comitato, o nascono aborti. La storia della stesura e della pubblicazione della piattaforma-programma presentata al primo Convegno di Milano è davvero poco edificante. Poiché tale piattaforma è il punto di partenza su cui i gruppi si sono espressi, noi diciamo di essere fermamente decisi a considerarla come il punto iniziale di convergenza su cui deve essere giudicata la possibilità di intesa per un lavoro comune per la ricostruzione del partito di classe.

I compagni libertari hanno redatto un documento di accettazione formale sommersa da una congerie di considerazioni e di proposte di evidente revisionismo in chiave tendenzialmente anarchica, e nessuno di noi crede che gli avvenimenti posteriori alla rivoluzione d'ottobre fino alla rivoluzione ungherese abbiano posto il problema di una revisione libertaria ma piuttosto il problema d'un ritorno alla ideologia originaria del marxismo-leninismo tanto per ciò che concerne l'esercizio della dittatura di classe, quanto la funzione dello Stato operaio nella fase della dittatura e la natura e la strutturazione del partito egemone della rivoluzione.

La questione è di sapere se dobbiamo darci una piattaforma che ci unisca per iniziare il lavoro in comune, o se vogliamo cimentarci in una pirotecnica di teoricismo novatore; noi ci auguriamo che i compagni libertari accentuino la prima parte e rimandino la discussione di terminologia a più opportune sedi di dibattito perché il partito si costruisca con l'accettazione pregiudiziale dei capisaldi del pensiero e della prassi politica del marxismo, affidando al tempo e agli avvenimenti la conferma o meno di questa o quella definizione teorica, di questa o quella tattica. Noi, per parte nostra, confidiamo nell'apporto senza sottintesi dei compagni libertari nell'opera comune della ricostruzione del partito della classe operaia e nel loro riconoscimento che bisogna partire da un minimo comune e che tale minimo deve comprendere i problemi essenziali del nostro tempo quali l'imperialismo, la natura della economia dello Stato russo a cui si lega tutta una visione tattica e strategica della lotta di classe e della rivoluzione socialista.

Ridicolizzeremmo il marxismo e la stessa opera di Lenin se accettassimo di discutere ad es. i fondamenti della dittatura e dello Stato operaio nell'intento di trovare nella loro attenuazione e nel loro adattamento la piattaforma d'intesa con formulazioni teoriche ed esperienze tattiche ed organizzative sviluppatesi al di fuori del marxismo. Nessuna concessione su questo punto; se poi si tratta di come interpretare lo svolgimento della dittatura, o del centralismo secondo i concetti della democrazia operaia che non infirmi la funzione storica del partito di classe, è un altro paio di maniche e nessuno si sottrarrebbe alla discussione. A questo riguardo si veda ad es. l'introduzione del compagno Damen al saggio della Luxemburg sulla “Rivoluzione Russa”. Se siamo d'accordo sui fondamenti ideologici e politici dei problemi di fondo, su questi si costruirà lo strumento del partito che li dovrà incarnare.

Il problema non va quindi posto nel senso della dittatura sì o della dittatura no, dello Stato sì o dello Stato no, ma nel riconoscimento della necessità storica della violenza di classe in tutte le istanze della lotta rivoluzionaria fino a che ci sarà un interesse di classe da difendere.

Lo Stato operaio è lo strumento di questa violenta coazione di classe (ogni violenza è coazione e antidemocrazia), ma in quanto episodio transeunte del divenire rivoluzionario dovrà essere sempre meno “Stato” e sempre più “operaio”.

I compagni libertari si chiedano che cosa sarà ad es. l'esercizio del potere proletario nel nostro paese; da una parte si avrà la dittatura degli “stracci” data la povertà della nostra economia, il suo sviluppo profondamente ineguale, e dall'altra una borghesia capitalista e terriera che rimarrà abbarbicata con tutti i mezzi ai residui di questa economia arretrata che peserà come una terribile palla di piombo ai piedi della costruzione della società socialista che per sua natura non potrà permettersi il lusso di nessun salto qualitativo, a meno che non si voglia cadere nel più nefasto infantilismo economico.

Verso i compagni del G.C.R. il nostro discorso assume un tono e un colore sostanzialmente diversi. Ciò che ci accomuna con i libertari, la valutazione cioè di classe in tutto ciò che riguarda la Russia, ci pone in netto e:! insanabile contrasto con questi compagni. Che cosa conta l'essere d'accordo con questi sul problema ad es. del partito e della dittatura, pur ammesso che tale accordo esista, se ci divide il problema della Russia da cui tutto il resto discende?

Noi non contestiamo a questi compagni il diritto di pensare quello che vogliono sulla natura della economia e dello Stato russo, ma in sede di Comitato abbiamo il diritto di chiedere se è da considerarsi compatibile la presenza nel Comitato di quei gruppi che intendono:

  1. la politica entrista come tattica tendente al raddrizzamento del P.C.I. attraverso una lotta limitata alla liquidazione della direzione Togliatti (vedi posizione Frank, esponente del direttivo della IV Internazionale, nella recente campagna delle amministrative in Francia);
  2. ripetere la tattica del voto al P.C.I. o ai suoi candidati operai e meno politicamente pregiudicati già adottata nelle ultime elezioni amministrative (lo stesso Frank ha recentemente adottato la stessa tattica invitando a votare per il P.C.F.);
  3. solidarizzare con S. nel caso d'un conflitto armato, sotto il pretesto della difesa delle istituzioni socialiste e delle conquiste realizzate dagli operai russi;
  4. considerare ad es. i recenti avvenimenti ungheresi nella loro drammatica realtà non in termini di classe, non come una manifestazione dell'imperialismo, ma come una rivolta del proletariato ungherese contro l'oppressione della... casta burocratica;
  5. non considerare infine l'asservimento delle organizzazioni operaie e delle loro lotte alla politica russa e quindi alla politica dei partiti legati alla Russia, come aspetto della politica imperialista e una pedina indispensabile e fondamentale della sua strategia nel mondo.

Per parte nostra non esitiamo a dichiarare che non è compatibile la presenza nel Comitato di chi fa propri questi principi e ad essi uniforma la tattica e l'indirizzo politico in evidente contrasto con le idee e la politica del Comitato mirante a ricostruire su nuove basi, su basi di classe, il partito della rivoluzione, al di fuori e al di sopra della realtà economica e politica russa ritenuta in contrasto di classe con gli interessi e con la lotta rivoluzionaria del proletariato internazionale.

Ciò non vuole significare comunque che questi compagni non possano e né debbano esplicare una attività politica di fiancheggiamento al Comitato in attesa che gli avvenimenti chiariscano ulteriormente le rispettive posizioni per un lavoro unitario in vista del partito; ma saremmo estremamente ingenui se consentissimo a nostro danno una tattica di entrismo alla rovescia.

Circa le varie proposte messe innanzi dai compagni libertari al fine di accelerare il processo di unificazione delle varie organizzazioni, delimitandone persino il tempo e le tappe di sviluppo facciamo presente come tutto ciò sia mettere il carro davanti ai buoi perché è evidentissimo che allo stato attuale sono ben lontani da una soluzione i problemi della semplice coabitazione dei gruppi nel Comitato della S.C., e tanto più lo sono quelli della unificazione organica la quale nascerà (se e quando nascerà) non da un raccordo "contrattato" tra le forze della tradizione marxista e quelle di altre tradizioni, ma da una puntualizzazione dei valori teorico-politici del marxismo a cui tutti i gruppi della S.C. sono chiamati a portare il loro contributo.

E concludiamo.

L'iniziativa della S.C. avrà un seguito, stimolerà forze nuove e potrà essere determinante se nella sua critica, nel suo orientamento, e nelle sue prospettive partirà dalla premessa che il marxismo-leninismo è la sola risposta di classe uscita dal seno del proletariato, la risposta più completa in sede di dottrina e di strategia rivoluzionaria data all'esperienza del capitalismo e alle sue crisi tanto nella fase della sua maturità come in quella della sua putrefazione.

Il richiamo a Lenin non deve essere libresco; quel che Lenin ha scritto nelle varie contingenze della sua vita politica potrebbe dar adito, volendo, alla compilazione di un'antologia delle più impensate contraddizioni se preso alla lettera, non vivificato cioè e verificato al lume critico delle lotte del proletariato russo nel duro travaglio della costruzione rivoluzionaria della società socialista. Il Partito Comunista d'Italia si formò a questa dura scuola del leninismo e non ebbe il tempo di baloccarsi alla facile dialettica delle parole. Dobbiamo tornare a questa scuola se vogliamo metterci in condizione di poter ricostruire.

Dopo il XX Congresso del P.C. russo, dopo gli avvenimenti ungheresi non deve essere consentita una politica di attesa verso quei compagni e quei gruppi attardatisi nel considerare i problemi della politica russa dall'angolo visuale dello Stato operaio degenerato. Bisogna dire chiaramente e definitivamente che l'economia russa e la sua politica di potenza soggiacciono alle leggi che regolano l'economia e la politica del capitalismo mondiale e che in questa economia e in questa politica non vi è più nulla da raddrizzare ma tutto da distruggere se si vuole che il socialismo ritrovi la via della rivoluzione d'ottobre.

Il Comitato Esecutivo del Partito Comunista Internazionalista - Milano, febbraio 1957

Prometeo

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