Organismi di fabbrica e compiti del partito rivoluzionario

Da Battaglia Comunista n. 9, settembre 1968 - Problemi del nostro tempo - La tecnica sindacale che ha stroncato l'impeto delle masse operaie nel maggio francese è già in atto in Italia nella condotta degli scioperi per il rinnovo dei contratti

Agli avvenimenti di Maggio hanno fatto seguito le varie prese di posizione teorico-politiche dei vari gruppi di minoranza rivoluzionaria con l'evidente intento di rivedere criticamente la esattezza o meno delle loro posizioni al lume della recente esperienza, ciò che ha dato luogo ad un vasto e interessante loro ridimensionamento tuttora in atto e i cui tratti fondamentali possono essere così precisati:

  1. Il riconoscimento della necessità del partito come il solo organo capace di unificare e rendere cosciente l'iniziativa spontanea, molteplice, contraddittoria e dispersiva della base operaia.
  2. La necessità di precisare l'esatto ruolo o, meglio, la natura e i limiti degli organismi di fabbrica, i cosiddetti "Comitati d'agitazione" ai quali si è voluto attribuire da molti una funzione direttiva, di valore determinante, una prefigurazione del "potere dei consigli".
  3. La natura di classe del "Capitalismo di Stato".
  4. Accettata la necessità storica del partito rivoluzionario, bisogna che siano chiarite una volta per sempre le funzioni che gli sono proprie e che invece si vorrebbe confusamente attribuire ai "consigli".

Quanto al primo punto, che ripropone un problema caro un tempo agli anarco-sindacalisti e alla nebulosa e torbida intellettualità soreliana a cui le posteriori tendenze, cosiddette operaistiche si dovevano più o meno fedelmente richiamare, bisogna dire che l'esperienza dei Comitati d'Azione sorti nelle fabbriche soprattutto, ha dimostrato senza possibilità di equivoci, ciò che la creatività di questi organismi può dare sul piano concreto alla causa della lotta operaia, e ciò che essi non possono dare e che storicamente hanno dimostrato di non potere dare per i limiti imposti loro dalla stessa costituzione.

Eri fino a ieri caratteristica dei gruppi francesi di minoranza rivoluzionaria, la tendenza a combattere la degenerazione del partito stalinista teorizzando forme nuove di organizzazione le quali, essi pensavano, mentre assicurano all'iniziativa rivoluzionaria il suo ambiente originario, quello del posto di lavoro, la sottraggono all'arbitrio e alla contaminazione degli apparati dei partiti parlamentari.

La nostra polemica con il gramscismo dei "consigli" che pure era stata così feconda e ricca di insegnamenti, non sembra abbia avuto l'eco che meritava tra i compagni francesi. Bisogna innanzitutto intendersi sulla reale natura dei "consigli"; essi non sono organismi di massa per la soluzione dei problemi strettamente sindacali come possono essere i Comitati d'azione, di sciopero, ecc., ma sono organi di potere che sorgono in situazioni rivoluzionarie nella fase dell'attacco frontale al potere capitalista.

È un dato di fatto, ormai, generalmente acquisito che i Comitati di agitazione (Consigli, Soviet), coi quali vorrebbero essere confusi, non sono andati nei moti di maggio-giugno oltre la linea rivendicativa, ciò che ha reso facile a De Gaulle la politica delle concessioni traendo dalla sua parte i sindacati che, esautorati nella funzione di organi direttivi dai Comitati d'agitazione, tornavano così a galla come i soli organi di contrattazione, ritenuti legali dallo Stato e dagli imprenditori privati. Entro questa sottile rete delle concessioni e della legalità è rimasto, in definitiva, irretito tutto il proletariato francese.

La rivolta, lo sciopero, e la stessa occupazione dei posti di lavoro, hanno così dimostrato il vero volto della vasta e violenta agitazione che aveva, sì, immobilizzato la macchina dello Stato e riempito di spavento la classe dirigente, ma non aveva in nessun modo spezzato i gangli vitali di questo organismo, fatto questo indispensabile perché la crisi possa assumere i caratteri di un autentico moto rivoluzionario.

Ecco perché i "Comitati di agitazione", comunque collegati. si sono ad un certo momento ripiegati su se stessi in coincidenza con l'esaurirsi del moto rivendicativo placato dalla politica delle concessioni nella illusione di continuare ad operare come organi del potere, che tale è la funzione del Consiglio-Soviet; sarebbe stato necessario in tal caso il superamento della linea strettamente corporativa per inserirsi in un contesto di azioni aventi per obiettivo la conquista rivoluzionaria del Potere che in Francia non era ancora all'ordine del giorno mancando sia delle condizioni obiettive che di quelle subiettive se si tien conto della più completa assenza di una ferrea e unitaria guida rivoluzionaria.

Una situazione incandescente di rivolta non è ancora necessariamente una situazione rivoluzionaria anche se certi suoi aspetti possono dare l'impressione di esserne i segni premonitori. Nel fermento di una psicosi suscitata dalla violenza, nascono false prospettive che conducono inevitabilmente all'illusione di considerare gli organismi nati per legge spontanea nel crogiuolo della lotta come gli strumenti nuovi dell'azione rivoluzionaria e del potere operaio.

Falsa prospettiva, dunque, parodia di "Consigli" e crollo verticale sono il bilancio inevitabile e a volte tragico di ogni sconfitta.

Il cedimento sindacale e le "promesse" corporative di De Gaulle che hanno finito per ingabbiare il proletariato di Francia, sarebbero invece apparse come un estremo atto di debolezza del regime e avrebbero rafforzato il fronte della strategia di classe se fossero stati realmente operanti gli organi del potere operaio sotto la guida, lo stimolo e la indistruttibile coscienza del fine, propria del partito rivoluzionario.

Un enorme potenziale cli lotta rivoluzionaria è stato messo stupidamente alla frusta nella sua capacità aggressiva da una banale mossa tattica di concessioni economiche che hanno ridato ossigeno alla macchina del sindacato, segno evidente della ripresa dell'ordine capitalista.

E siamo così al punto centrale di questo esame: il rapporto che deve intercorrere tra organismi di fabbrica, i consigli, e il partito della classe operaia tanto nella fase montante dell'azione rivoluzionaria che nella fase dell'esercizio della dittatura nello stato socialista.

Tutti gli organismi che sorgono anche per germinazione spontanea, dalla fabbrica e in genere dai posti di lavoro, obbediscono per loro natura alle spinte varie e contraddittorie che provengono dal diverso modo di svolgimento del processo produttivo ed esprimono in ogni caso e soprattutto una ragione rivendicativa differenziata così come sono differenziate tra loro le categorie. La coscienza di categoria non è ancora coscienza di classe anche se tende ad esserlo e vi perverrà storicamente solo in una fase avanzata della propria esistenza, a compimento della sua esperienza di potere, quando avrà piena coscienza di aver portato fino in fondo il suo ruolo di classe, nell'atto, cioè, del suo superamento. Nessuna confusione dunque tra i compiti dei "consigli" e quelli del partito. Su questa linea di sviluppo il proletariato si avvarrà dell'azione formativa e realizzatrice del partito rivoluzionario come la parte migliore di sé, l'essenza materializzata della sua missione di classe egemone, la coscienza piena e unitaria del suo destino storico. Ma non è concepibile l'esistenza del partito senza la classe che ne è la matrice storica, come non è concepibile che la classe pervenga alla completa coscienza del suo ruolo di classe rivoluzionaria senza la presenza operante del "suo" partito. Non è infine concepibile che l'uno possa sostituire o fare a meno dell'altro nel ruolo (che è loro proprio. L'unità di classe più partito è la condizione prima e insostituibile della vittoria rivoluzionaria.

Gli avvenimenti di maggio-giugno passerebbero alla storia del movimento operaio come una tappa d'importanza fondamentale se avessero contribuito a rafforzare la persuasione che senza partito rivoluzionario "ogni crisi borghese, anche la più profonda, può avere una soluzione borghese".

Quando parliamo della necessità della ricostruzione del partito di Lenin, a questo tipo di organizzazione di partito noi ci riferiamo e non a quello che è uscito da una sconfitta di classe, piegato alle esigenze della controrivoluzione stalinista.

Il partito, leninisticamente inteso, non è una astrazione metafisica, non nasce tutto intero dalla niente di Giove, né risulterà mai dalla somma aritmetica di più gruppi tra di loro ideologicamente eterogenei, ma è il frutto cli decenni di ininterrotto lavoro di proselitismo, di selezione e di addestramento teorico e pratico, una scuola di assoluta dedizione e di sacrificio da cui usciranno i quadri idonei ai compiti della lotta rivoluzionaria.

Il rapporto partito-classe è lo stesso che intercorre tra dittatura-classe e partito, rapporto, cioè, dialettico e non formale e burocratico; la classe si sostanzia e si invera nel partito come nella parte di sé ideologicamente e politicamente più preparato all'esercizio del suo potere nella dittatura.

Chi parla di dittatura del partito al posto di dittatura di classe, stacca il partito dal contesto della classe e spezza così il nesso dialettico su cui si basa il rapporto classe-partito rovesciando i termini della determinazione propri del marxismo per ricadere nella formulazione idealistica e borghese per se stessa antideterministica e obiettivamente reazionaria. Due momenti, dunque: il partito nella concezione e nella pratica leninista, scomparso di fatto con la morte di Lenin, e il partito del posteriore periodo stalinista. Si ricordi a questo proposito con quale ansia e attenzione Lenin seguiva, dopo la Tesi di luglio, il crescere dell'influenza del partito bolscevico nei Soviet dei maggiori centri proletari perché alla conquista bolscevica della maggioranza di questi organismi di massa e non solo alla capacità di determinazione del partito, egli faceva dipendere l'inizio della fase insurrezionale e la certezza della vittoria rivoluzionaria.

Quando il partito degenera, e può comunque degenerare, non esistono garanzie organizzative, tanto in regime di centralismo democratico che in quello di centralismo organico, che possano impedire od arrestare il processo degenerativo; bisogna allora riattingere nella classe, nelle ragioni storiche della sua ripresa, i motivi ideali e i quadri organizzativi del nuovo partito rivoluzionario.

Onorato Damen

Prometeo

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