Classe e partito nell'analisi di Trotsky

[...] Quando la reazione pretende che gli interessi della “nazione” siano posti al di sopra degli Interessi di classe, noi marxisti diciamo che, sotto forma di interesse "generale", la reazione difende gli , interessi di classe degli sfruttatori. Gli interessi della nazione non possono essere espressi se non dall'angolo visuale della classe dominante o della classe che aspira alla egemonia. Non si possono esprimere gli interessi di classe se non sotto forma di programma; non si può difendere il programma se non costituendo un partito.

La classe in sé considerata non è che oggetto di sfruttamento. Il ruolo specifico del proletariato comincia nel momento in cui una classe sociale in se diviene una classe politica per se. Ciò può avvenire solo tramite il partito. Il partito è l'organo storico mediante il quale la classe acquista coscienza di sé. Dire: “la classe è al di sopra del partito” significa affermare la classe allo stato bruto é al di sopra della classe che sta per acquistare coscienza di sé.

Non solo questo è falso, ma è reazionario. [...]

Il processo di maturazione della classe, cioè la costruzione di un partito rivoluzionario che trascini dietro di sé ii proletariato, è un processo complicato e contraddittorio. La classe non è omogenea. Le sue varie parti acquistano coscienza per diverse vie e a scadenze diverse. La borghesia partecipa attivamente a questo processo. Essa crea i suoi organi nella classe operaia o sfrutta gli organi esistenti contrapponendo certi strati operai a certi altri. In seno al proletariato operano contemporaneamente vari partiti. Per questa ragione esso resta politicamente diviso durante la maggior parte del suo cammino storico. [...]

Il Partito comunista - se ha una politica giusta - esprime gli interessi storici del proletariato. Il suo compito consiste nel conquistare la maggioranza del proletariato: solo così è possibile la rivoluzione socialista. Il Partito comunista non può assolvere al suo compito se non conservando la sua indipendenza politica e organizzativa completa e senza riserve nei confronti di tutti gli altri partiti e organizzazioni nella classe operaia e al di fuori di essa. La violazione di questa regola fondamentale della politica marxista è il crimine più grave contro gli interessi del proletariato come classe. La rivoluzione cinese del 1925-27 è stata schiacciata proprio perché l'Internazionale comunista, guidata da Stalin e da Bucharin, costrinse il partito comunista cinese ad entrare nel Kuomintang, il partito della borghesia cinese, ed a sottoporsi alla sua disciplina. La esperienza della politica staliniana nei confronti del Kuomintang entrerà per sempre nella storia come un esempio di funesto sabotaggio della rivoluzione da parte dei suoi dirigenti. La teoria staliniana dei “partiti bipartitici, operai e contadini” per l'Oriente non è che la generalizzazione e la canonizzazione dell'esperienza fatta con il Kuomintang: l'applicazione di questa teoria in Giappone, in India, in Indonesia, in Corea, ha minato l'autorità del comunismo e ritardato lo sviluppo rivoluzionario del proletariato per una serie di anni. [...]

L'identità di principio tra gli interessi del proletariato e i compiti del Partito comunista non implica affatto, né che il proletariato nel suo insieme abbia coscienza sin da oggi dei suoi Interessi, né che il partito li formuli in modo giusto in ogni circostanza. La necessità stessa del partito discende precisamente dal fatto che il proletariato non nasce con la comprensione bell'e formata dei suoi interessi storici. Il compito del partito consiste nell'imparare a dimostrare al proletariato, nell'esperienza della lotta, il suo diritto alla direzione. [...]

Leone Trotsky

Prometeo

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