Ogni rivolta si esaurisce nel sistema se manca il partito rivoluzionario

Della serie di articoli del compagno Damen sul partito, pubblichiamo l'editoriale del n. 1 di Battaglia Comunista anno 29, 1971 - Il suo titolo fu il motto col quale tenemmo la manifestazione di estremo saluto al compagno - Sala del Grechetto 16 Ottobre 1979

Torniamo a parlare dei moti operai della zona industriale da Danzica a Stettino anche perché su questi avvenimenti non soltanto é possibile, ma é necessario un esame delle condizioni operaie e delle possibilità di lotta per la natura di una economia sviluppatasi nell'ambito dello Stato o sotto il suo controllo i cui caratteri fondamentali sono quelli del capitalismo nella fase della pianificazione monopolistica che particolari situazioni storiche hanno imposto più come linea di tendenza che per effetto di maturità di sviluppo economico più o meno generalizzato. Proprio questo aspetto della reale natura di classe della rivolta operaia avvenuta in Polonia, nel cuore cioè dei paesi ad economia sussidiaria, nei confronti del potente apparato economico e tecnico della nazione-guida, la Russia, deve essere sembrato tale da consigliare la stampa e le organizzazioni comuniste e paracomuniste dei paesi occidentali non solo di parlarne in sordina, ma di sfuggire ad ogni seria analisi del fenomeno e ripiegare sulle comode ragioni del sentimento per un non giustificato o comunque non proporzionato uso della repressione armata. Hanno per questo preferito, PSI e PCI, versare lacrime di coccodrillo sulla vicenda dei processi e delle sentenze di morte le cui cause vanno ricercate in episodi estranei alla classe proletaria e al di fuori di ogni tendenza politica in senso socialista.

Eppure i termini della crisi polacca erano e sono tuttora così drammaticamente precisi da non lasciare posto a dubbi di sorta.

A rivolta repressa con l'uso indiscriminato dei carri armati, lo stesso organo - l'ufficiale Trybuna Ludu - riconosce che la situazione economica generale é al limite del fallimento a causa della stagnazione oramai cronica ed estesa a tutti i settori di produzione.

Da due anni a questa parte -- precisa il giornale -- la produzione é in costante diminuzione e lo stesso fenomeno si registra in altri campi, nell'industria come nell'edilizia. In tutti i settori si lavora con criteri antieconomici e chi ne risente é tutta la popolazione.

Sempre nello stesso articolo dello stesso giornale ufficiale Trybuna Ludu, si afferma che l'ondata rivoluzionaria di Danzica e di Stettino...

rappresenta un elemento nuovo nella attuazione della nostra politica economica. Gli errori commessi devono aiutare a capire e a soddisfare le esigenze del nostro popolo adesso e nel futuro.

Lasciamo stare per ora il futuro che in ogni caso é commisurabile con quell'adesso già precisato della nuova linea “consolare” di Gierek che prudentemente non si distacca da quella del predecessore Gomulka. Infatti sempre Trybuna Ludu, nel numero del 1 gennaio, ha reso noto che gli stipendi degli operai che sono al di sotto di mille zloty (circa ventimila lire) saranno aumentati di novanta zloty al mese (circa duemila lire) e che gli analoghi ritocchi saranno attuati sugli stipendi più bassi.

Fra le rivendicazioni avanzate dagli operai é il livellamento dei salari tra dirigenti e operai. Se la media dei salari tra dirigenti e operai. Se la media dei salari operai nei cantieri é di 3200 zloty, quella dei dirigenti, tra premi, stipendi, ecc., é sui 30 mila zloty, in lire italiane il salario medio dell'operaio é sulle 60 mila lire, quello dei dirigenti é sulle 600 mila. L'enorme distacco tra le due retribuzioni sta ad indicare, in termini inconfutabili, la differenza di classe.

Ora, al capezzale di questo grande ammalato (l'economia polacca) siedono, con l'austerità che é loro propria e assai confacente, data la gravità dell'ora, alla loro missione di curare il corpo e lo spirito, economisti di estrazione ortodossa o liberale ed alti prelati della chiesa cattolica, in cerca, quest'ultima, di contropartite, non certo spirituali, in quanto sostegno del regime. Vedremo a quale sorta di medicine ricorreranno gli economisti che non siano già state sperimentate dal capitalismo nei lunghi anni della sua storia. Fin da ora si può dire che i termini del nuovo piano non saranno dissimili da quello che ha portato alla rivolta dei lavoratori delle zone industriali e alla liquidazione di Gomulka e cioè:

  1. aumento della produzione (non la settimana corta ma lunga, lunghissima per cui persino il Primate di Polonia lamenta che non venga rispettato il riposo settimanale);
  2. salari messi al guinzaglio;
  3. incentivazione della riscoperta tattica mistificatrice e truffaldina d'una compartecipazione degli operai agli utili delle aziende.

Entreremo nel merito di queste “innovazioni” prospettate come rimedi immediati al grande dissesto dell'economia con apposite trattazioni, ma fin d'ora va detto che i fenomeni che han portato a queste crisi ricorrenti e i rimedi che si vogliono applicare sono tipici di ogni economia mercantile basata sulla divisione in classi, sullo sfruttamento della forza lavoro e sulla proprietà privata (anche se statale) dei mezzi di produzione.

A questo proposito va ricordata la posizione assunta dal PCI di fronte agli eventi polacchi ma soprattutto di fronte ai processi di Mosca con la quale dichiarava, piagnucolando, di essere disposto a trarre tutte le conseguenze della sua politica di dissociazione da quella dello stato-guida in quanto partito autenticamente democratico a cui non si può né si deve impedire l'accesso al governo della repubblica, meno quella di riconoscere che nei paesi in cui é in atto la costruzione del socialismo (Russia e paesi del Patto di Varsavia) la crisi economica sia da attribuirsi al fatto che in queste regioni sia stata abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione.

Abbiamo detto a chiare lettere, sempre, che altra é la via che vogliamo seguire in Italia. Ma questo non basta. Da cosa ci dovremmo ancora dissociare? Non rimane che un punto: e cioè la radice, l'origine medesima. Dal momento in cui noi abbiamo sottolineato sia i problemi sovrastrutturali che quelli strutturali ancora a nostro parere irrisolti nelle società che costruiscono il socialismo, si vuole strapparci un'ammissione.
Ed essa é appunto quella che riguarda il rivolgimento dei rapporti di proprietà; qui sarebbe il male originario. Noi dovremmo condannare questa premessa, tutti gli immensi risultati positivi che da essa sono scaturiti. Ma questo da noi non si otterrà mai!

È, questo dell'Unità, un linguaggio da filistei, dato che i suoi redattori non credono a quello che scrivono.

Non si vuole ammettere, perché ammetterlo verrebbe a capovolgere tutto un mondo di falsità e di menzogne, che quanto é avvenuto in Polonia é dovuto all'urto di contraddizioni economiche del sistema di produzione e distribuzione, quello del Capitalismo di Stato, che ha messo in movimento masse ingenti di proletari disposti a lasciarsi massacrare dai carri armati, pur di uscire dalla disumana stretta economica e politica che li inchioda ad uno stato di sottomissione e di sfruttamento.

E soprattutto non si vuole ammettere, e quando si é costretti dall'evidenza se ne altera i termini, che sono stati gli operai dei cantieri Lenin, la punta più avanzata del proletariato polacco, a prendere l'iniziativa della rivolta affrontando l'esercito e i carri armati al canto dell'Internazionale, e sono essi i militanti comunisti che vengono schiacciati dai carri armati del loro partito:ecco i termini del dramma sociale che vede la classe operaia in rivolta contro i nuovi padroni che nascondono gli interessi della nuova classe sotto la rossa bandiera di Marx e Lenin.

Comunque sia chiaro che non basta abolire, in astratto, il possesso privato dei mezzi di produzione, perché si abbia il socialismo. Nel caso specifico della Russia e dei paesi alleati, la proprietà dei mezzi di produzione é ancora privata perché in possesso dello Stato e quindi della classe che nello Stato si articola e in esso trova lo strumento di difesa per il mantenimento di privilegi economici e politici estorti al lavoro della classe lavoratrice.

Che questo non sia emerso drammaticamente dalla rivolta degli operai polacchi e dalle rivolte che l'hanno preceduta, come a Berlino est e a Budapest, e tentare di contestarlo, tutto ciò non soltanto é aperta e smaccata malafede, ma offende la logica e il buon senso anche dell'uomo della strada considerato il solito fesso che é sempre di turno, pronto, cioè, a lasciarsi turlupinare dai soliti furbi de l'Unità, ogni qualvolta insorgono situazioni che, per lo meno, mettono in dubbio, a suo giudizio, la validità della costruzione del socialismo sia in Russia che altrove.

Onorato Damen

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