Il boom del debito pubblico apre i nuovi scenari della crisi

Il debito pubblico italiano è aumentato di 94 miliardi dalla fine del 2008, arrivando ad agosto alla cifra record di 1'757 mld di euro (dati BankItalia).

I motivi del debito. Questo considerevole aumento è legato alla crisi: la diminuzione degli investimenti ha portato al tracollo delle entrate tributarie (l'IVA sugli investimenti è del 20%), l'evasione fiscale è cresciuta, la cassaintegrazione - a settembre - è aumentatata dell'890% (dati Apcom). In particolare è il debito delle Regioni ad essere aumentato: sono queste infatti ad erogare buona parte delle integrazioni salariali per i disoccupati e cassaintegrati.

Il significato di questi dati è che lo Stato, attraverso il debito pubblico, sta sostenendo i costi della crisi. Il debito che oggi cresce, viene e verrà fatto pagare alla popolazione lavoratrice tramite ulteriori strette di cinghia (flessibilità, aumento dei ritmi, contenimento salariale). Aumentano inoltre le difficoltà nelle quali già versano gli enti locali.

Un problema globale. Il rapporto tra debito e PIL in Italia dovrebbe arrivare, a fine 2009 al 114,7% (dati Confindustria). Sebbene l'italia abbia un rapporto debito/PIL tra i più alti d'Occidente, nella crisi tutte le altre potenze occidentali stanno vedendo galoppare il loro. Il FMI prevede che tra il 2007 e il 2014 il debito dei paesi avanzati aumenterà di circa il 30%. Negli Usa passerà dal 63 al 99%, nel Giappone dal 195 al 223%, in Italia dal 105 al 120%. In media nell’area dell’Euro il rapporto debito/PIL passerà dal 65,8% del 2007 al 91,4% del 2014. Si tratta di un aumento che, per quantità ed estensione, non ha precedenti se non nelle economie delle Guerre Mondiali.

Rischio insolvenza. Da un lato il rischio è quello di trovarsi di fronte al montare di una nuova bolla speculativa, potenzialmente molto più devastante e distruttiva di quella dei subprime: la bolla del debito pubblico.

“Questi titoli di credito che sono rilasciati in cambio del capitale dato originariamente in prestito e da tempo speso, questi duplicati cartacei di capitale distrutto, esercitano per chi li possiede la funzione di capitale, in quanto sono merci vendibili e perciò possono essere ritrasformati in capitale.” (K.Marx, Il capitale, Libro III, cap. 30)

Ma potrebbero anche trasformarsi in carta straccia! Cosa accadrebbe, infatti, nel caso in cui gli stati, in particolare quelli più deboli, e/o gli enti locali non riuscissero più a finanziare, per mezzo dell'emissione di titoli, il proprio, crescente, debito? È quanto è accaduto il 3 giugno scorso in Lituania quando è andata deserta l'asta per piazzare 71 milioni di euro in obbligazioni: lo spettro della bancarotta ha fatto capolino ai confini dell'euro-zona.

Dubbi epocali. I 71 milioni lituani sono però spiccioli in confronto ai 5'000 mld di dollari in buoni del tesoro che il Governo Americano dovrà piazzare tra il 2009 e il 2010 ed i 2'500 che dovrà piazzare l'Unione Europea (dati Citygroup). Qui, nel caso di bancarotta di queste economie, le rispettive borghesie non esiterebbero un momento a trascinare il pianeta intero nella guerra, ma il problema, per ora, è un altro: come sarà possibile, per l'Occidente debitore, onorare i debiti contratti?

Sul fronte interno, scaricare i costi di questo enorme debito sul proprio proletariato significa attuare politiche anti-proletarie tali da mettere seriamente a repentaglio la pace sociale, con la conseguenza di alimentare l'instabilità interna.

Sul fornte esterno sono le potenze, così dette, emergenti come la Cina (riserve per 1'500 mld di dollari USA e 768 mld di titoli pubblici americani in portafoglio) ad investire le proprie merci ed i propri capitali nell'acquisto di gran parte dei titoli del debito pubblico americano. Ma per quanto tempo ancora saranno obbligate, dalla dinamica del mercato, a sostenere gli USA in cambio di... debito?

Risate cinesi. Certamente Timothy Geithner, il Ministro del Tesoro degli Stati Uniti, questa domanda se l'è posta il 1° giugno, quando al suo primo viaggio ufficiale in Cina, nel discorso all'università di Pechino, ha affermato che gli assets USA oggi in mano cinese - quasi totalmente titoli del debito pubblico americano - sono totalmente al sicuro. Gli studenti cinesi, per tutta risposta, gli sono - letteralmente - scoppiati a ridere in faccia.

Sintesi. Il debito pubblico si sta gonfiando in maniera spropositata. Sul fronte interno questo significa che ci aspettano politiche di tagli e sacrifici sempre più aspre, col rischio di incrinare la pace sociale. Per le economie più deboli e per gli enti locali fa, inoltre, capolino il rischio della bancarotta. Sul fronte esterno, invece, la crescita del debito rende sempre più difficili le relazioni interimperialiste tra emettitori ed acquirenti dei titoli del debito pubblico. In tutti i casi la crescita abnorme del debito appare come un'immensa ipoteca sul nostro futuro prossimo e un fattore capace di accelerare la via dell'opzione bellica (distruzione massiva di uomini e capitali) come unica via, in ultima istanza, capitalisticamente perseguibile per fronteggiare la crisi.

Lotus

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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