Contro la flessibilità del lavoro - Note sul "libro bianco" del governo Berlusconi

Da tempo, il governo Berlusconi e le associazioni padronali, su indicazione dell'Unione Europea, stanno preparando un progetto di revisione totale della legislazione del rapporto e del mercato del lavoro.

L'impianto della di riforma, contenuto nella legge delega del novembre 2001 e nel "libro bianco sul lavoro" poggia su tre concetti chiave: flessibilità, formazione e occupabilità della forza lavoro finalizzate a ridurre la massa dei disoccupati e nello stesso tempo a offrire alle aziende un nuovo ventaglio di strumenti per sfruttare in modo più efficace la manodopera riducendone i costi.

Il concetto di occupabilità è chiaramente spiegato nel libro bianco dove si dice che le caratteristiche della nuova organizzazione della produzione e del mercato del lavoro impongono che il percorso lavorativo deve adattarsi a cicli in cui si alternano diverse fasi di lavoro a tempo, intervallate da periodi di disoccupazione più o meno lunghi. L'ampiezza di queste fasi alterne occupazione/disoccupazione dipenderanno sia dalla congiuntura economica sia dall'efficienza del mercato del lavoro. Occupabilità è dunque sinonimo di precariato, e una volta affermata la generalizzazione di questa condizione non resta che rivedere tutte le regole del diritto del lavoro in funzione del secondo concetto chiave, la flessibilità del mercato del lavoro.

Coerentemente a questi principi, le nuove norme non saranno più rigide e vincolanti ma verranno stipulati accordi quadro contenenti un numero ristretto di principi di indirizzo generale mentre per le materie specifiche come assunzione, licenziamenti, salari, regimi di orario ecc., saranno adottate regole più elastiche con ampie possibilità di deroga e clausole di disapplicazione delle stesse norme in caso di crisi o scelta individuale del lavoratore.

In questa logica, viene riscritto anche il sistema di contrattazione collettiva 1. riducendone fortemente la valenza per favorire la contrattazione individuale introducendo un sistema di contratti che ammettono più scelte su singoli istituti in una logica di scambio del tipo:più sicurezza del posto di lavoro meno salario, più salario in cambio di un diverso regime di orario (turni, part time, pause) e così via.2. rafforzando la contrattazione decentrata legandola in maniera più stretta al territorio (mobilità, differenziazione salariale ecc).

Ma l'obiettivo del governo è soprattutto la rimodulazione di tutte le tipologie di contratti di assunzione depurandoli delle parti che si sono rivelate inefficaci alle diverse esigenze delle imprese così verranno aumentati gli incentivi fiscali e ulteriormente ridotti i salari nei contratti di gradualità e di emersione e verranno legalizzate tutte quelle forme di rapporto di lavoro definito parasubordinato (collaborazioni coordinate, lavoro dipendente con Partita Iva ecc) creando una nuova tipologia contrattuale definita "lavoro intermittente"o"a chiamata"gestita da agenzie di lavoro private come sviluppo del lavoro temporaneo da affiancarsi al lavoro interinale.

La formazione naturalmente assume nella riforma un ruolo del tutto marginale nel senso che viene volutamente indirizzata per la specializzazione di un ristretto nucleo di lavoratori che le aziende vogliono fidelizzare attraverso investimenti e percorsi formativi privilegiati mentre per la maggior parte dei lavoratori si traduce solo nella disponibilità ad adattarsi ai lavori più vari e meno remunerativi.

Quasi la metà delle forza di lavoro più giovane arriva oggi solo alla scuola dell'obbligo e quindi ha una scarsa formazione. Queste persone sono tutte potenzialmente e gravemente a rischio di povertà, sono facilmente sostituibili dalle macchine e superati i 40 anni facilmente diverranno esuberi, perché non saranno capaci di stare al passo dell'innovazione tecnologica e difficilmente potranno riconvertirsi. È la ferrea legge del mercato che spreme i lavoratori come limoni quando ne ha bisogno e poi quando non servono più li getta nell'immondizia.

E non può essere altrimenti, perché la competizione internazionale costrin­ge le imprese a far variare i costi in stretta relazione con l'andamento dei mercati e quindi da una parte ad impiegare esattamente la quantità di forza lavoro utile alla produzione in un dato momento tem­porale e dall'altra ad adottare sempre più sofisticate strategie organizzative. Ne consegue una forte articolazione del mercato del lavoro ed una crescente precarizzazione a fronte di un'alta intensità di sfruttamento.

La flessibilità è una galassia dentro la quale si trovano svariate forme di lavoro: il tempo parziale, il tempo determina­to, l'interinale, le colla­borazioni coordinate e continuative, le consu­lenze e quelle pro­fessioni che non sono riconducibili agli albi professionali - consulenti di marketing, di organizzazione. di informatica - e figure a bas­so profilo professionale - pony express, ven­ditori porta a porta, ma anche i ragazzi che puli­scono le latrine al McDonald.

Tutte occasioni di lavoro che vivono e muoiono a seconda del pulsare positivo o negativo di questo o quel segmento di mercato.

Il governo fa solo il suo sporco lavoro, elabora gli strumenti migliori per permettere ai padroni di gestire più razionalmente questa merce (la forza lavoro) disponibile sul mercato in abbondanza e a buon prezzo, noi di contro dobbiamo fare la nostra parte, organizzarci difendere i nostri interessi.

LP

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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