Immigrazione: lacrime da coccodrillo e repressione

La tragedia di Lampedusa in cui hanno perso la vita più di settanta persone, prevalentemente somali in fuga da un paese distrutto da più di dieci anni di anarchia militare, è stata purtroppo solo l'ennesimo e più triste atto di una tragedia che va in scena ormai da molti anni lungo le frontiere dei paesi economicamente più sviluppati.

Sapevamo già che, di fronte ad un evento così drammatico, i politicanti italiani non avrebbero mai avuto l'onestà di assumersi le proprie responsabilità, speravamo almeno che avessero quel minimo di rispetto della sofferenza umana per astenersi dai soliti commenti e dalle solite strumentalizzazioni: così non è stato, e la cosa non ci stupisce.

Non ci stupisce perché il fenomeno migratorio è da sempre utilizzato da tutte le forze politiche borghesi come terreno di scontro per accaparrarsi il consenso di un'opinione pubblica sempre più preoccupata, disorientata, incattivita: quale miglior capro espiatorio per problemi come la disoccupazione o la criminalità dell'immigrato, specie se clandestino, mussulmano e magari anche un po' terrorista?

La sinistra ulivista ha da sempre accusato la destra di razzismo e si è sempre dichiarata per una "società aperta e multietnica" e per una "cultura dell'accoglienza", salvo poi produrre una delle più infami leggi sull'immigrazione mai approvata la Turco-Napolitano che istituiva i "cpt", veri e propri lager per clandestini in attesa di rimpatrio.

Ora la destra al governo sta esprimendo veramente il peggio che ci si poteva aspettare per ipocrisia, demagogia e ferocia repressiva. Prima la legge Bossi-Fini ha legato in modo rigido la possibilità di ingresso e di permanenza in Italia all'esistenza di un contratto di lavoro e al rispetto di quote inadeguate addirittura alle richieste degli industriali italiani; sono stati poi intensificati i controlli della Marina nel canale di Sicilia e sono stati spostati al confine tra le acque internazionali e quelle dei paesi del nord Africa così da provvedere all'immediato respingimento dei migranti clandestini.

Questa politica ha avuto un tale successo da far dichiarare con toni trionfalistici al ministro degli Interni Pisanu: "quattro clandestini individuati ed espulsi per ogni sbarcato". Lo stesso Pisanu all'indomani della tragedia di Lampedusa, durante la conferenza europea su "sicurezza e legalità" che si stava tenendo a Palermo, è tornato sull'argomento affermando: "è insensato parlare dell'immigrazione, è un dato sociale proprio dell'organizzazione sociale del nostro secolo" e ancora "ci sono voluti questi tredici morti (si vede che quelli gettati in mare non contano ndr) per richiamare l'attenzione sul fenomeno. Ma da più di un anno io grido che sono centinaia gli immigrati morti nel tentativo di attraversare il canale di Sicilia, e prima ancora il Sahara. Speriamo che questi morti servano almeno a scuotere la coscienza civile dell'Europa". Dichiarazione condivisibile, se si fa finta di non sapere che è proprio la politica di chiusura delle frontiere attuata dal governo che spinge migliaia di persone nelle braccia degli scafisti e che è proprio l'intensificazione dei controlli in mare a spingere all'uso di barche sempre più piccole e quindi meno individuabili ma anche meno sicure. Si tratta di vere e proprie bare galleggianti che vanno alla deriva per il mediterraneo con un carico di morti su cui piangere lacrime di coccodrillo al solo scopo di chiedere, come sta facendo il governo italiano, maggiori aiuti da parte degli altri stati europei per blindare le frontiere comuni e attuare un efficace sistema di schedatura e controllo degli immigrati regolari. Ecco allora che viene approvata, a livello dei cinque principali paesi europei, la proposta di inserire nei passaporti degli immigrati dei chip che ne contengano i dati biometrici (impronte, iride, DNA, ecc.) per garantirne una identificazione certa e quindi un miglior controllo; ecco allora che si incarica il presidente della commissione europea, nonché leader della sinistra italiana, Romano Prodi di progettare una nuova agenzia comunitaria "per la protezione dei confini".

Questa è la politica che tutti i paesi industrializzati stanno portando avanti nei confronti delle masse di migranti che sempre più fuggono da paesi dove il capitalismo ha portato a condizioni di vita insostenibili: accettazione degli immigrati solo come merce,come manodopera a basso costo, ricattabile e quindi flessibile e sottomessa, ma non troppi, almeno non subito, altrimenti si rischierebbero seri problemi di ordine pubblico che fanno perdere parecchi voti alle elezioni. In questo senso si capisce la logica della proposta di Fini di estendere ad una parte degli immigrati regolari il diritto di voto per le elezioni amministrative e di rivedere il sistema delle quote che va così stretto a Confindustria: il capitalismo italiano ha bisogno di nuova forza lavoro a basso costo, di fronte a questa esigenza la demagogia di Bossi volta ad accattivarsi la parte più becere e razzista dell'elettorato italiano non può più avere spazio. Non è che una questione di potere interna alla maggioranza di governo, demagogia contro demagogia sulle spalle di milioni di proletari costretti a fuggire dai loro paesi stritolati dalla crisi del capitalismo che si fa ogni giorno più acuta e che è causa della distruzione di interi continenti con una diffusione di epidemie, carestie e guerre come non si era mai visto dal dopoguerra ad oggi.

Di fronte a questa situazione anche la battaglia condotta dalla cosiddetta sinistra antagonista per la libertà di migrare non è che pura demagogia, non c'è nessuna libera scelta per i proletari tanto meno per quelli costretti a migrare tanto meno in questa situazione di crisi in cui non esiste nessuna possibilità di sviluppo per paesi che il capitalismo a condotto alla rovina.

tn

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

Abbonamento annuale: € 15,00 (10 numeri)