Perché siamo contro il terrorismo

Innanzi tutto il programma politico del terrorismo, sempre poco chiaro e sempre propagandato con un linguaggio specialistico incomprensibile per i proletari che sono alle prese con la dura fatica quotidiana del loro lavoro, non si è mai collegato all'internazionalismo ma ha fatto propria tutta l'ideologia scaturita dalla controrivoluzione stalinista. La sua visione nazionale della trasformazione sociale non ha nulla a che fare quindi con il programma di emancipazione del proletariato che mette al primo posto la necessità di collegare i diversi settori nazionali del proletariato attraverso un partito e un programma a carattere eminentemente internazionalisti. La ristretta visione nazionale dei problemi, la mancanza di un netto riferimento politico all'esperienza della rivoluzione bolscevica e ai primi congressi dell'Internazionale comunista, la mancanza di una rottura politica con l'esperienza stalinista e con la mostruosa concezione del "socialismo in un solo paese" che da esso è scaturita, fanno del terrorismo una forza totalmente estranea al movimento di emancipazione proletaria. Basta questo per vedere il terrorismo come un grande pericolo per i lavoratori che, invece, hanno estremo bisogno di chiarezza politica a partire proprio dalla comprensione che lo stalinismo, e con esso tutta l'esperienza delle vie nazionali al socialismo, è stato un vero e proprio inganno con il quale una classe sociale borghese, nuova nella forma e nei metodi di appropriazione della ricchezza sociale, ha imposto al proletariato una feroce dittatura per sfruttarlo e affamarlo, né più, né meno come nella tradizionale società capitalistica di tipo privatistico. Su questo problema il terrorismo, nelle sue diverse componenti, non ha mai speso una parola per condannare le spietate dittature, travestite di rosso, che si sono affermate in tutti i cosiddetti paesi socialisti. L'equivoco del capitalismo di stato, propagandato agli occhi dei lavoratori come socialismo, si è perciò riproposto anche con le posizioni politiche delle forze della lotta armata. Esse, anche se ultra minoritarie, hanno così contribuito ad alimentare la grande illusione di un'alternativa al capitalismo fatta di nazionalizzazioni condite da un patriottismo rosso che, di fatto, ha sempre messo i diversi settori nazionali del proletariato in lotta tra loro per la difesa della propria economia e, in caso di guerra, del proprio territorio. Proprio il contrario di ciò che vuole il movimento comunista che punta ad un'autentica solidarietà e collaborazione internazionale del proletariato.

Oltre a questo siamo totalmente e irriducibilmente contrari ai metodi di lotta terroristici che sconfinano in una vera e propria pratica omicida priva di alcun senso, totalmente estranea alle masse proletarie e alle loro condizioni di vita fatte di privazioni e di fatiche quotidiane che nulla hanno a che spartire con le individualistiche e deliranti logiche dello scontro armato contro questo o quell'esponente politico della borghesia. Il mondo del lavoro ha bisogno che al suo interno si manifesti alta e potente la voce della solidarietà di classe, della lotta di massa per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro proletarie e che si manifesti una mobilitazione capace di ostacolare i provvedimenti duri che la borghesia sta adottando nei suoi confronti. I comunisti lavorano perché cresca nella classe la coscienza della necessità della lotta unitaria del proletariato internazionale per la prospettiva di una società in cui il lavoro viene realmente liberato dalle catene dello sfruttamento in ogni angolo della terra. Il metodo terrorista, fondato invece sull'azione esemplare di poche persone slegate completamente dai quotidiani problemi vitali dei proletari, fondato sulla pratica totalmente estranea alla sensibilità dei lavoratori della lotta fatta a pistolettate, conduce fatalmente a una ritorsione della borghesia proprio contro il mondo del lavoro fornendole su un piatto d'argento l'opportunità di agire repressivamente e di accelerare proprio le riforme dirette a peggiorare la vita e il lavoro proletario con il pretesto dell'emergenza terrorista. Questo nella totale passività e nel disorientamento dei lavoratori. Sono le masse proletarie le protagoniste della storia, sono esse che devono riappropriarsi dell'azione e della difesa dei loro interessi immediati e storici e in mancanza della lotta di classe nessuna élite può sostituirsi ad esse artificiosamente. Per tutto questo il movimento comunista è schierato incondizionatamente contro il terrorismo.

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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