Firmato il contratto degli statali - Un bidone che farà tendenza

Alla fine, dopo tanti vergognosi tira e molla (scioperi-farsa annunciati e ritirati) i sindacati hanno scodellato il contratto degli statali. Stavolta, però, la Triade sindacale ha superato se stessa nel confezionare un bidone in formato extra-lusso, sia per quanto riguarda i sedicenti aumenti che la modifica del tempo di durata contrattuale. Soprattutto quest’ultimo aspetto può avere - come probabilmente avrà - delle ricadute molto negative per tutti i lavoratori, in quanto costituisce un significativo passo in avanti nella direzione auspicata dal padronato.

Non è da ieri che i padroni esigono una radicale trasformazione del sistema contrattuale: dalla ridefinizione dei tempi e degli orari di lavoro, fino alla modificazione del peso relativo dei due livelli di contrattazione (nazionale e aziendale), tutto deve essere rivisto per rendere più competitivo il “sistema paese”. Ora, poiché il bene del “paese” - alias il mercato, alias i capitalisti grandi e piccoli - viene prima di tutto, ecco che governo e sindacati si sono messi una mano sulla coscienza e hanno chiuso una partita che si trascinava da quasi due anni, E si trattava, anzi, si tratta, di una partita importante, non solo perché riguarda circa tre milioni di lavoratori (dalla cui categoria escludiamo gli appartenenti alle forze dell’ordine borghese), ma appunto perché farà da apripista ad altre e non meno gravi bastonate.

Nello specifico, quali sono i punti “qualificanti” di questo contratto? Il primo, ma non ordine di importanza, è che i famigerati 101 euro mensili (lordi, va da sé) di aumento intanto diventano 93 per i lavoratori degli Enti Locali e 125 per le forze di polizia (ai guardiani, qualche osso in più glielo si deve pur dare). Inoltre, l’aumento verrà conteggiato dal febbraio, e non dal gennaio, 2007 (il 2006 è comunque andato sotto l’uscio), di modo che se i sindacati avessero accettato i 93 euro (sempre medi) proposti dal governo, però conteggiati da gennaio, nell’insieme gli statali avrebbero avuto qualcosa in più. Certamente, sempre di elemosina si sarebbe trattato: 1.116 euro, per questo anno, contro gli attuali 1.111 (La repubblica, 30-05-2007); ma non è finita: l’aumento verrà erogato con l’inizio del 2008, ammesso e non concesso che vengano scuciti i soldi, che il governo non cada o chissà che altro ancora. Già, perché, adesso, i fondi non ci sono tutti o, meglio, volendo ci sarebbero, il famoso Tesoretto, ma questo non si tocca, visto che deve andare prioritariamente - Montezemolo è stato chiaro - alle imprese. Ora, poiché quello che esce dalla bocca dei padroni - come da quella del Pastore tedesco - è un dogma indiscutibile, possiamo star certi che lor signori si intascheranno una bella fetta di Tesoretto, mentre abbiamo molte meno certezze sugli stipendi degli statali. In ogni caso, questo contratto, benché pessimo, verrà fatto purgare, e pesantemente, ai lavoratori di tutte le categorie, come nemmeno tanto velatamente ha lasciato capire Padoa Schioppa.

In cambio dei lauti (?!) aumenti, il sindacato dovrà dare via libera al peggioramento del sistema pensionistico, nonché impegnarsi sulla questione della produttività e della meritocrazia nella pubblica amministrazione ossia dare una mano a risolvere il problema dei cosiddetti fannulloni che pullulerebbero tra gli statali e sarebbero una delle prime cause delle cattiva qualità della vita dei cittadini. Sia detto per inciso, sarà un caso, però mai come in questo periodo gli organi di (dis)informazione ci hanno martellato con episodi di lavoratori e lavoratrici statali che si ingrassano e peggio alle spalle del contribuente: dalle professoresse che esibiscono disinvolte audaci capi di biancheria intima, alle maestre che mordono i bambini fino alle più torbide e orribili (se provate) storie di pedofilia. Un malpensante potrebbe facilmente dedurre che quei fatti - veri o inventati, in questo contesto non conta - siano appositamente amplificati per gettare discredito su un’intera categoria e privarla della solidarietà non dell’opinione pubblica, ma delle altre categorie di lavoratori...

Per riprendere il filo principale del discorso, CISL e UIL hanno già dato la loro disponibilità a introdurre maggiore produttività (che vorrà mai dire? lavorare di e peggio con meno personale?), mentre la CGIL, al solito, deve fare qualche contorcimento per sedare i mugugni dell’ala “estremista”, la cui incidenza sulla politica generale della CGIL è paragonabile al proverbiale due di coppe quando briscola è bastoni. In ogni caso, tutte e tre hanno accettato la vera mina vagante del contratto, cioè la sua triennalizzazione, i cui vantaggi sono evidenti di per sé, tra cui il fatto che se già ora, in realtà, i contratti durano ben oltre i due anni, dopo potrebbero allungarsi all’infinito. È vero che ufficialmente si tratterebbe di una sperimentazione da definire con ulteriori accordi, ma, tanto per fare un esempio, la riforma dell’esame di maturità, introdotta in via sperimentale nel 1969, è durata circa trent’anni...

Infine, che dire del sindacalismo cosiddetto di base? Benché la varie sigle vadano tutte collocate nel mazzo del riformismo più o meno radicale, ci corre l’obbligo di sottolineare la grama figura delle RdB-CUB. Tralasciamo la la loro proposta di legge per una nuova scala mobile, dato che, sinceramente, non siamo intellettivamente attrezzati per capire quali partiti, quale maggioranza dovrebbero mai ribaltare di centottanta gradi le politiche economico-sociali perseguite da qualunque governo. Invece, vorremmo capire perché le RdB-CUB gridino al tradimento, visto che avevano apposto anche la loro firma al primo burlesco pre-accordo col governo. Certo, la triennalizzazione non era - esplicitamente - prevista, ma i 101 euro non bastavano a mandare a quel paese la controparte, non erano sufficienti per annusare l’aria che tirava? Parafrasando il titolo di un celebre film di Totò, ci viene da pensare alla miseria, senza nobiltà, del sindacalismo sedicente di base.

cb

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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