Il processo bolivariano avanza in Ecuador

Nel piccolo paese latinoamericano Rafael Correa inaugura l’assemblea costituente

L’Ecuador è il paese che per tradizioni ed idealmente più si avvicina al Venezuela bolivariano, dal 1819 al 1830 fece parte con questo della Repubblica della Grande Colombia, emancipatasi dalla dominazione spagnola grazie al libertador Simon Bolivar.

Fin dalla campagna elettorale dell’anno scorso Chavez si è pubblicamente schierato a favore dell’economista Correa contro il multimiliardario e filo USA Noboa. Al ballottaggio del gennaio 2007 la vittoria di Correa fu ampia, quasi il 60%, ma il congresso rimase in larga parte ostile al presidente tanto che a marzo si arrivò ad una vera e propria crisi istituzionale, coronata dalla destituzione di 57 deputati dell’opposizione. Fin dall’elezione Correa si pose il problema di dare il via ad un processo costituente, come già Chavez nel ‘99, che permettesse al presidente di mettere in atto le proprie politiche senza correre il rischio di incorrere nella paralisi da parte del parlamento.

Il 15 aprile il presidente dell’Ecuador, Correa, ha ottenuto una significativa conferma: l’82% dei votanti si è pronunciata favorevole all’assemblea costituente. Questa vittoria è tanto più significativa in quanto l’Ecuador, insieme alla Bolivia (i prossimi che affronteranno elezioni costituenti) e Cuba sono i principali alleati del Venezuela all’interno del processo bolivariano. L’obiettivo dichiarato è quello di superare l’unipolarismo degli USA e favorire relazioni multipolari, questo avviene in un continente che gli USA hanno sempre considerato il proprio giardino di casa.

Nell’ultimo decennio l’America Latina è stata attraversata da movimenti governativi che hanno teso a portarla fuori dal tradizionale controllo statunitense. L’Ecuador è l’ultimo, dopo Venezuela, Argentina, Brasile e Uruguay ad aver saldato il debito con l’FMI e la Banca Mondiale. Questo garantisce agli stati suddetti una autonomia maggiore che in passato nella determinazione delle loro proprie politiche di sviluppo. Avanza intanto il progetto di costruire una Banca del Sud che possa concedere prestiti nel continente.

L’elezione di Correa alla presidenza nel gennaio 2007 è salutata come una tappa significativa della rivoluzione bolivariana, definitasi socialismo del XXI secolo nel 2005, la quale ha avuto inizio in Venezuela nel 1992. È un errore però sostenere che tutto il continente sud americano marci compatto verso il bolivarismo, le contraddizioni su cui si fonda la retorica chavista sono tali e tante da meritare un’attento approfondimento.

Sul contenuto poco (per nulla) socialista, a livello economico, del bolivarismo abbiamo già detto qualcosa sul numero 4, il neo-liberismo di marca USA non è tutto il capitalismo ma solo uno degli aspetti che questo assume oggi.

Qui affermiamo che non c’è nulla di socialista nelle modalità con cui il bolivarismo si sta affermando in queste nazioni.

L’affermazione del socialismo è un processo storico nel quale il proletariato non solo manifesta la propria rabbia per le condizioni nelle quali lo ha trascinato la borghesia - privata o statale - ma si dota esso stesso di organismi di lotta i quali assumono un carattere politico, i consigli. È grazie alla direzione di una avanguardia politica inequivocabilmente anticapitalista che questi consigli possono conquistare il potere, spezzare la macchina statale borghese, instaurare la propria dittatura di classe proletaria. All’interno del bolivarismo sta avvenendo esattamente l’opposto, sono poteri forti che conquistano democraticamente lo stato ed, una volta giunti ad una posizione di potere, danno il via ad un processo di trasformazione preoccupandosi di costruire attorno a sé un largo consenso sociale.

Due strade diverse per raggiungere la stessa meta? Non crediamo.

Da un lato sta chi crede (o illude) che il malfunzionamento del capitalismo è un problema di mala gestione, che è possibile riformare il sistema dall’interno equilibrandone le contraddizioni. Chi contrasta il sistema accettandone le regole: fronti imperialisti contrapposti, mercato, proprietà privata o -come in URSS- capitalismo statale, sfruttamento del lavoro operaio. Per conseguire questo scopo, il proletariato è utile in quanto massa di supporto consenziente, la costruzione del consenso è un elemento imprescindibile contrabbandato con l’ideologica etichetta di partecipazione (p.es. i circoli bolivariani e le missioni chaviste); dall’altro lato sta l’ottica internazionalista che pone il problema di superare il capitalismo ed ogni sua singola categoria, di formare una guida rivoluzionaria capace di indirizzare la presa di coscienza critica della grande massa della popolazione verso l’espro-priazione definitiva di ogni potere economico o politico della classe possidente, affinché i proletari stessi possano amministrare la propria vita direttamente e nel pieno diritto a criticare la strada intrapresa, che i dirigenti siano revocabili e con paga operaia .

Noi crediamo che le contraddizioni nelle quali si dibatte la nostra società decadente sono risolvibili solo superando il sistema stesso.

A chi si pone sul terreno della militanza politica scegliere da che parte stare.

Lotus

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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