Più spese militari meno welfare

Il governo “pacifista” taglia le spese sociali per finaziare le operazioni belliche

A cadenza mensile, nel più vasto contesto europeo, ci combina qualche brutto tiro, tant’è vero che ogni mese riusciamo a farcire il nostro giornale delle vicende del capitale. A confermarlo la politica dei finanziamenti pubblici che come al solito risulta scriteriata. Il ministero del lavoro lo sa bene e per rendere lecito quel poco che è ancora illecito ha ben pensato di infierire dando un contributo al completamento del libro verde sulla modernizzazione del diritto del lavoro, all’interno del quale viene constatato (nei soliti tempi tirati) che la flessibilità ai margini ha portato ad un ampliamento delle tipologie contrattuali e segmentato il mercato del lavoro.

Bene, ammessa la verità ed appresa la lezione ci si potrebbe aspettare dei miglioramenti... Invece, dimostrando grande ipocrisia, coloro che stanno al governo hanno avuto la fantastica idea di ipotizzare che la soluzione più adeguata, pur senza garanzie (nota bene), potrebbe essere rappresentata da un allentamento dei vincoli di regolazione dei rapporti di lavoro standard, ivi comprese le garanzie in uscita, unitamente ad un rafforzo delle protezioni sul mercato del lavoro in modo da favorire la mobilità, l’occupabilità dei lavoratori e l’aumento dell’occupazione. Questo ci ricorda come Berlusconi sbeffeggiando affermò che con la legalizzazione del lavoro precario tutti lavoravano. Ma a quali condizioni e quali modalità, su questo, l’ex Premier non sprecò una parola. Ma prima di poter iniziare a lavorarci seriamente il governo italiano aspetta con impazienza di poter ridefinire, in seno a delle normative europee, il concetto di lavoratore per rendere auspicabile il futuro sfruttamento della forza lavoro. Si mostra chiaro, nonostante l’uso del simpatico termine “flessicurezza” (le virgolette sono del documento del governo), in seguito tradotto in “buona flessibilità”, l’intento di precarizzare definitivamente e senza ulteriori esitazioni il rapporto tra capitale e lavoro. Garantiscono come sempre nel momento del bisogno e delle esigenze del capitale le parti sociali, altresì i sindacati CGIL, CISL, UIL, i fascisti dell’UGL, Confindustria, Confcommercio insieme ad altre sigle di confederati e cooperative. La crèm de la crèm dell’insicurezza sociale. Come detto in precedenza i finanziamenti per il sociale, che ammontano a meno di un terzo della cifra complessiva della finanziaria 2007, non risultano essere generosi rispetto a quelle militari, che raggiungono la cifra stratosferica di 383 milioni di Euro. Giust’appunto verso la fine del mese scorso gli ingegneri militari italiani hanno portato alla luce il nuovo solco dei mari medio-orientali, la ferrosa avvisaglia imperialistica “Cavour”, con probabile soddisfazione del timoniere italiano della pace in mediooriente, il presidente dei ministri Prodi e Spugna, il mozzo D’Alema.

Ma tradotto nella realtà siamo in un paese che deve rubare e occupare all’estero per mantenersi al passo nella corsa al profitto, mentre al suo interno ricorre a tagli di tutti i generi sui miseri salari dei proletari, quando viviamo già sotto un regime di schiavitù salariata. Non hanno motivo i proletari ad andare a continuare a perderci, lavorando per un sistema economico che non è più in grado di dare ma solo di prendere. È questa l’immagine dello sfruttamento del uomo sul uomo ed è inaccettabile che una visione di questo genere continui - con dubbio successo - a far girare il mondo davanti ai nostri occhi. Allora bisogna perdere la paura della vulnerabilità sul posto di lavoro, con tutte le difficoltà materiali che presenta e schierarsi apertamente per la lotta di classe, rispondere agli attacchi padronali e prendersi passo per passo la rivincita materiale e morale sul sistema di produzione ed il pensiero dominante; su due piedi: La Borghesia.

Il primo maggio, le persone ed i proletari che sono scesi nelle piazze ce lo stanno a ribadire, Mostrano come le contraddizioni ed il conflitto di interessi ci siano e che sarebbe ora di muoversi verso una società che produca per i suoi bisogni, non per la sua disfatta.

ad

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

Abbonamento annuale: € 15,00 (10 numeri)