Febbraio 1917: la classe operaia contro la guerra imperialista

Tratto da “1917”, opuscolo prodotto dalla CWO. Seguite la sezione del sito dedicata al centenario della Rivoluzione d’Ottobre dove potete trovare l’introduzione di questo opuscolo, da noi già pubblicata, i capitoli successivi di questo opuscolo e altro materiale.

Nel luglio 1914 scoppia la Prima guerra mondiale e contemporaneamente ha inizio una nuova epoca nella storia. Fino al 1914 i lavoratori d'Europa erano rimasti fedeli ai partiti socialdemocratici che componevano la Seconda Internazionale. Nonostante alcuni dei suoi membri rivoluzionari avessero capito che era contaminata dall’opportunismo, nessuno di loro aveva previsto il grande tradimento dell’agosto 1914. Quando Lenin fu raggiunto in Austria dalla notizia che i partiti socialdemocratici, guidati dai socialdemocratici tedeschi, avevano votato a favore dei crediti di guerra e quindi a sostegno della propria classe dominante nella guerra imperialista, credette che la copia del Vorwarts (1) che stava leggendo fosse un falso prodotto dai militari tedeschi. Rosa Luxemburg era completamente scioccata e si dice che abbia pensato al suicidio.

Lo shock non deve sorprendere se si pensi che Luxemburg e Lenin, insieme a Martov, avevano proposto con successo una mozione al congresso di Stoccarda della Seconda Internazionale nel 1907 che sosteneva che, in caso di guerra, i socialisti:

avrebbero fatto tutto quanto in loro potere per utilizzare le crisi economiche e politiche provocate dalla guerra per svegliare i popoli e per accelerare l'abolizione del dominio di classe capitalista

Questa risoluzione è stata riaffermata in molte successive occasioni. Ancora nel luglio 1914 l'esecutivo del Pds tedesco ripeteva che:

Neanche una goccia di sangue di un soldato tedesco può essere sacrificata per... gli interessi di profitto imperialisti.

Lenin e il disfattismo rivoluzionario

Questa "tragedia" (Bucharin) non solo ha rivelato la natura controrivoluzionaria dei movimenti socialdemocratici e laburisti europei, ma ha anche reso la classe operaia russa l'avanguardia della lotta contro la guerra che si stava propagando in tutta Europa.

Il partito bolscevico, nato formalmente nel 1912, è stato la diretta conseguenza del rifiuto dell'idea del classico partito socialdemocratico di massa. Le lotte con i menscevichi sulla definizione esatta di membro del partito non erano un esercizio di semantica, ma vertevano sull’elemento che sta alla base di un partito che punta alla rivoluzione. Mentre i partiti dell'Europa occidentale sono cresciuti grandi e grassi sulla base del comodo assunto che un giorno avrebbero potuto essere eletti al potere, i bolscevichi operarono quasi sempre nell’illegalità e quindi non hanno mai acquisito le caratteristiche della socialdemocrazia tedesca e dei suoi sindacati, caratteristiche che li rendevano incapaci anche solo di ipotizzare un ritorno a un'esistenza illegale. Il 1914 ha categoricamente dimostrato che non può esserci uno spazio per i rivoluzionari all'interno della società capitalista e che il futuro non appartiene a partiti elettorali di massa, ma ai partiti di tipo bolscevico.

Ma il bolscevismo ha dato un contributo ancora maggiore, non solo nella sua opposizione alla guerra, ma anche nel modo in cui si è opposto alla guerra. Mentre in quel momento c’erano molti pacifisti che reclamavano una pace “giusta” (come Ramsey Macdonald), i bolscevichi rimasero fedeli alla risoluzione di Stoccarda e hanno cercato di trasformare la prima guerra mondiale da una guerra tra le nazioni in una guerra tra le classi.

La posizione di Lenin è ben nota, ma vale la pena sottolineare qui la base teorica della sua posizione. Il disfattismo rivoluzionario si basava sull'idea che:

La guerra europea è la più grande crisi storica; rappresenta l'inizio di una nuova epoca.

Sciovinismo morto e socialismo vivo, in Opere, Vol. XVIII , 1930, p 96

E, come ha precisato in “L’imperialismo - fase suprema del capitalismo”, quella era l'epoca dell'imperialismo, “della decadenza del capitalismo” o “era della fine del capitalismo” (op. cit , p. 87, enfasi nell'originale ). E, per sottolineare che questa non era una prospettiva temporanea, ma la base per una nuova posizione politica, continuava:

Alziamo la bandiera della guerra civile! L'imperialismo ha messo in gioco il destino della civiltà europea: questa guerra, se non la seguirà una serie di rivoluzioni, sarà presto seguita da altre guerre... Se non oggi, allora certamente domani, se non durante la guerra attuale, allora più tardi; ... la bandiera proletaria della guerra civile radunerà non solo centinaia di migliaia di lavoratori illuminati, ma anche milioni di semi-proletari... Travolta dall’opportunismo la II Internazionale è morta. Abbasso l'opportunismo e viva la Terza Internazionale!

1 Novembre 1914, ibid

Il disfattismo rivoluzionario di Lenin non era allora una mera tattica momentanea, ma una prospettiva a lungo termine basata sulla idea fondamentale, espressa in “L’imperialismo - fase suprema del capitalismo”, che il capitalismo fosse entrato in una nuova epoca del suo corso storico, l'epoca della sua decadenza, l'epoca della guerra imperialista. Questo aspetto del suo pensiero deve essere fortemente sottolineato dato che è stato la base della sua rottura con la socialdemocrazia nel periodo 1914-1921 (il periodo dell’avanzata rivoluzionaria). È anche l'aspetto delle idee di Lenin che viene omesso o de-enfatizzato dai cosiddetti leninisti di scuola trotzkista, stalinista e maoista che, basandosi sul ritorno della Terza Internazionale alla socialdemocrazia negli anni 1920, tentano tutti di far rivivere una qualche forma di programma minimo della socialdemocrazia all'interno della classe operaia. In altre parole, sono i portatori di idee controrivoluzionarie all'interno della classe operaia di oggi (2).

Lotta di classe e guerra imperialista

Gli storiografi borghesi ammettono che, nell'adottare il disfattismo rivoluzionario, Lenin sia certamente stato un maestro di tattica (termine con cui intendono dire opportunista, negando o non capendo il metodo marxista che stava dietro la tattica). Questo solo per rafforzare la loro "teoria della storia fatta dal grande uomo". Sono numerosi i riferimenti alla "posizione solitaria" di Lenin alle conferenze socialiste contro la guerra tenutesi in Svizzera (a Zimmerwald nel settembre 1915 ed a Kienthal ad aprile 1915). Ci viene detto che solo 8 delegati a Zimmerwald e solo 12 a Kienthal hanno sostenuto il disfattismo rivoluzionario (la maggioranza, invece era schierata per una dichiarazione pacifista che guardava alla riforma della Seconda Internazionale). Ciò che ovviamente si perde in questa rappresentazione è il fatto che Lenin non era un profeta nel deserto, ma parte di un movimento di classe vivo che, benché attivo anche altrove, aveva le sue radici materiali più solide nelle lotte contro la guerra della classe operaia russa.

La prima guerra mondiale è scoppiata in un momento in cui la lotta di classe cresceva in tutta Europa. Gli scioperi di massa del 1904-1905 in Russia, Polonia e Belgio, ebbero eco in tutti i paesi europei. Un esempio ne è la Gran Bretagna, dove dal 1910 fino allo scoppio della guerra si sviluppò “la più grande ondata di lotta della classe operaia ... dopo il Cartismo” (La guerra Dopo la guerra, riproduzioni socialiste, p . iv).

Non c'era una classe dirigente europea, che non fosse consapevole dei benefici che la guerra imperialista avrebbe portato in termini di pace sociale. Il 2 agosto 1914 lo zar russo ne ha dato un esempio nel suo Manifesto Imperiale in cui chiedeva che “in questo momento di pericolo minaccioso, le contese interne siano dimenticate”. E c'erano sicuramente un sacco di lotte interne per cui aveva di che preoccuparsi.

Nel 1910 il numero dei lavoratori che avevano partecipato a scioperi politici era sceso a 4.000, ma nel 1912 gli scioperi alla Lena Goldfield, in cui centinaia di lavoratori sono stati uccisi dalla polizia, sono stati il segnale di una nuova ondata di lotta come mostra la seguente tabella dei lavoratori coinvolti in scioperi politici.

Scioperi politici
Anno Lavoratori coinvolti
1912 550.000
1913 502.000
1914 1.059.000 (Gennaio - giugno)

Perfino nelle prime 3 settimane di luglio ci sono stati 42 scioperi che coinvolsero 200.000 lavoratori, ma:

... lo scoppio della guerra nell’agosto 1914 ha disinnescato lo spirito insurrezionale ... un'ondata di sostegno patriottico alla guerra, combinata con la repressione, ha portato alla quasi totale scomparsa di scioperi fino al luglio 1915.

Red Pietrogrado, S.A. Smith, p . 49

In quel mese ci sono stati 29 scioperi (in contrasto con la media di 5 nell'anno precedente) e oltre 200 in più nell'ultimo trimestre dell'anno. In altre parole, la guerra aveva concesso solo un piccolo respiro al capitalismo russo, in seguito però, come previsto da Lenin, la crisi economica prodotta dalla stessa guerra avrebbe portato ad una lotta di classe ancora più intensa.

Il partito bolscevico nella guerra

Come si sono comportati i bolscevichi in questa situazione? Si sostiene spesso che il partito bolscevico non condividesse pienamente l'intransigenza di Lenin sulla questione della guerra. La prova che viene comunemente citata a sostegno di ciò è data dal debole comportamento offerto nel febbraio 1915 dai deputati bolscevichi alla Duma (che hanno abbandonato l’aula invece di votare contro la mozione sui crediti di guerra), e il ripudio da parte di Kamenev della posizione di Lenin sulla base del motivo formale che questa non era stata adottata ufficialmente dal Comitato Centrale.

Tuttavia, tali errori “nel mostrare sufficiente fermezza”, come disse Lenin, furono pochi e non coinvolsero i ranghi del partito. Anche se molti dei comitati locali non erano sicuri del significato pieno della posizione di Lenin, e spesso non disponevano di informazioni adeguate, pochissimi di questi avrebbero aderito al social - patriottismo. Molti comitati locali hanno intrapreso agitazioni contro la guerra autonomamente, prima di ricevere istruzioni dagli organi centrali. Il Soviet di Pietroburgo ha emesso il suo primo volantino internazionalista e pacifista già nel luglio 1914 (ancora prima del voto della Duma sulla guerra). Nel volantino si proclamava che gli slogan:

Abbasso la guerra ! Guerra alla guerra! Devono girare con forza per la Russia in tutta la sua estensione. I lavoratori devono ricordarsi che non hanno nemici oltre la frontiera, la classe operaia è oppressa dai ricchi e dal potere dei padroni ovunque... Viva la solidarietà mondiale del lavoro!

Da “Alla vigilia del 1917” di Alexander Shlyapnikov, p. 20-1

Shlyapnikov, che fu il capo organizzatore bolscevico a Pietroburgo per la maggior parte del periodo della guerra, lamentava che in quei momenti molti intellettuali abbandonavano le lotte della classe operaia (spesso per compiti nello sforzo bellico), e che questo ha reso il lavoro di propaganda più difficile. Inoltre, la Okhrana (la polizia segreta zarista) cercava continuamente di decapitare il partito bolscevico. Non solo i deputati bolscevichi della Duma furono arrestati nel novembre del 1914, anche i componenti del Comitato di Pietroburgo vennero arrestati nel luglio 1914 e nel maggio 1916. Ci fu poi l'arresto di centinaia dei lavoratori più attivi e una forte carenza di fondi. Tuttavia, l'organizzazione del partito non è mai stata schiacciata grazie alla cresciuta capacità dei comitati locali che, non solo avevano imparato a fare a meno degli intellettuali, ma erano in effetti diventati la vera spina dorsale del bolscevismo.

Quasi ovunque le organizzazioni dei lavoratori si sono trovate senza intellettuali ma questo non paralizzò la loro attività come era avvenuto nel periodo di reazione precedente alla guerra. Le organizzazioni operaie avevano costruito i loro veri leader proletari ...

op . cit ., p . 91

Così il partito bolscevico è stato in grado di operare per la maggior parte del periodo della guerra senza un ufficio di presidenza russa (rappresentanti del Comitato centrale) e senza rimanere paralizzato. Ciò è stato possibile perché il Comitato Pietroburgo è stato in grado di assumere il suo ruolo di coordinamento e di leadership. E, quando i suoi componenti sono stati arrestati, il compito è passato al Comitato del Distretto Vyborg di Pietroburgo.

Sono stati questi comitati locali che hanno reso vive le posizioni difese da Lenin sulla scena internazionale. Come ci ripete Shlyapnikov:

... il punto centrale del lavoro ideologico delle cellule clandestine del nostro partito sparse per tutti i centri industriali della Russia è stato l'atteggiamento verso la guerra, la lotta contro lo sciovinismo e lo sfruttamento “patriottico”... La prova del lavoro attivo delle organizzazioni operaie durante la guerra è data dall’esilio di migliaia di lavoratori organizzati, dagli arresti e dagli invii di scioperanti in prima linea.

ibid

Le memorie di Shlyapnikov sono piene di testi di propaganda anti-guerra emessi dai bolscevichi in ogni occasione immaginabile, pari in media a un volantino per ogni settimana di guerra. In ogni sciopero hanno sempre cercato di far inserire tra le richieste economiche lo slogan “Abbasso la guerra”, nonché di far approvare risoluzioni contro la guerra in ogni fabbrica.

Esemplare è stata una risoluzione del settembre 1916 “approvata in assemblee generali di lavoratori di molte grandi imprese” e proposta al Comitato di Pietroburgo dal partito bolscevico:

Abbasso la guerra!
Noi, lavoratori della ... ..., dopo aver discusso la questione dell’acutizzarsi della crisi alimentare, riconosciamo che:
1. la crisi alimentare osservabile in tutti i paesi è una conseguenza inevitabile della guerra attuale che ha ultimamente acquisito il carattere di una guerra di logoramento;
2. la continuazione della guerra comporterà un approfondimento della crisi alimentare, la fame, la povertà della massa del popolo;
3. in Russia la crisi alimentare è complicata dal continuo dominio della monarchia zarista che pone tutta l'economia del paese in uno stato di completo dislocazione, cedendo al capriccio del capitale rapace e alla spietata repressione di ogni iniziativa del popolo;
4. tutti i parziali mezzi di lotta contro la crisi alimentare (es. cooperative, aumenti salariali, mense, ecc ) possono solo marginalmente attenuare gli effetti della crisi e non eliminarne le cause;
5. l'unico mezzo efficace di lotta contro la crisi è una lotta contro le cause che la producono, vale a dire la lotta contro la guerra e le classi dirigenti l’hanno voluta, nel prendere in considerazione tutto questo, chiediamo alla classe operaia russa e a tutti i democratici di prendere la strada della lotta rivoluzionaria contro la monarchia zarista e le classi dirigenti dietro lo slogan “Abbasso la guerra!”.

Essendo l'unico partito con un'organizzazione estesa in tutta la Russia, i bolscevichi erano meglio preparati per gli eventi del mese di febbraio ma erano soprattutto armati politicamente e attivi all'interno della classe operaia. Questo rappresentò un patrimonio inestimabile nel corso della rivoluzione di febbraio e delle vicende successive.

La rivoluzione di febbraio

Come abbiamo visto il movimento di scioperi contro gli effetti economici della guerra è iniziato nell’agosto 1916 momento in cui si è “assistito al maggior numero di scioperi economici rispetto ad ogni altro mese di guerra” (Red Pietrogrado, p. 51).

A questo punto i lavoratori per la prima volta hanno ottenuto significativi aumenti salariali dato che “si era sviluppato un forte sentimento contrario alla guerra” (loc. cit.). Ma, nonostante una massiccia ondata di solidarietà in queste lotte, entro la fine di marzo sono stati fisicamente schiacciati. Questo però portò solo ad una maggiore militanza nel momento in cui l'ondata di scioperi si rinnovò in autunno. Ormai le carenze di cibo e i prezzi crescenti dei prodotti alimentari avevano spinto i lavoratori di Pietroburgo al limite. A quel punto anche solo un opuscolo bolscevico era sufficiente a innescare uno sciopero. Dal settembre 1916 in poi ogni sciopero fu molto più politico, si chiedeva della caduta dello zarismo e siri prendeva lo slogan bolscevico "Abbasso la guerra!".

A questo punto Shlyapnikov scriveva a Lenin che:

Kharkov riporta che ... alcuni compagni sostengono che stiamo vivendo nell'era della rivoluzione sociale.

op . cit . , p. 189-90

Questa non era la posizione dei dirigenti bolscevichi a Pietroburgo (anche se Lenin a quel tempo diceva qualcosa di simile ai socialisti svizzeri).

Nonostante avessero assunto un ruolo di primo piano negli scioperi alle Putilov scoppiati il 18 febbraio 1917, cercarono di calmare le donne che si preparano a trasformare la manifestazione della Giornata Internazionale della Donna del 23 febbraio in una protesta su larga scala contro la penuria di cibo. Le dimostrazioni e le rivolte per il cibo che le accompagnarono sono state la scintilla per la rivoluzione di febbraio. Non solo sono state accompagnate da uno sciopero generale, ma hanno anche portato ai primi diffusi e decisivi ammutinamenti contro il regime. Il 25 febbraio non c'erano più truppe affidabili su cui il governo poteva contare.

In questo tumulto creatosi spontaneamente,

i militanti bolscevichi non restarono inattivi... hanno seguito da vicino gli eventi e vi ha preso parte. Ma non erano in grado di assumere la guida del movimento o proporre un chiaro programma di azione ...

Leninismo sotto Lenin, M. Leibman, p. 117

Per esempio, Shlyapnikov ha rifiutato due volte di distribuire armi ai lavoratori che le chiedevano (anche se poi ha giustificato questo sulla base del fatto che poche pistole sarebbero state insignificanti quando il vero compito era quello di conquistare i lavoratori in divisa), e alcuni bolscevichi parlavano addirittura di provare a porre fine a questo movimento “prematuro”. È stato solo il 26 febbraio, quando oltre 200.000 lavoratori scioperarono per 2 giorni, che i bolscevichi hanno emesso un volantino che chiamava allo sciopero generale.

La loro prudenza non è difficile da comprendere. Dopo anni di paziente costruzione organizzativa, stavano cominciando a ottenere una crescita promettente e stavano recuperando gran parte del terreno perduto nella repressione in seguito alla rivoluzione del 1905. Una rivolta parziale fallita avrebbe potuto annientare tutti quei progressi nel momento in cui non poteva essere troppo lontana una sollevazione più generale. In sostanza, non si aspettavano che l’esercito sarebbe passato dalla parte delle masse così presto (anche se le cellule bolsceviche nell'esercito stavano operando dal settembre 1915). Come Lenin stesso in seguito osservò:

La storia nel suo insieme e la storia delle rivoluzioni in particolare, è sempre più ricca di contenuti, più varia, più multiforme nel carattere, più vivace e geniale di quanto anche i migliori partiti possano immaginare ...

Opere vol. XXXI, p.95

Il punto è come questi partiti rispondono alla situazione. Talvolta si afferma che la scarsa rappresentanza dei bolscevichi nel soviet di Pietroburgo nel marzo1917 fosse dovuta alla loro impreparazione al momento in cui scoppiò la rivoluzione. Questo è palesemente falso. I bolscevichi sono stati l'unico partito a collegare, durante la guerra, la lotta per rivendicazioni economiche alla necessità di rovesciare il governo e porre fine alla guerra stessa. In febbraio, malgrado tutte le loro esitazioni, sono riusciti a rimanere radicati all'interno della lotta di massa. Come afferma Marc Ferro, il 25 febbraio: “i bolscevichi erano i principali organizzatori degli scioperi e cortei.” (Febbraio 1917, p. 37)

Ferro osserva anche che i bolscevichi sono stati i primi a sollevare la questione del rilancio del Soviet del 1905 (avevano proposto questo inizialmente nel settembre 1915 in risposta alle elezioni per i comitati industriali di guerra zaristi). Il fatto che il soviet alla fine fu portato alla nascita dai menscevichi, guidati da Gvozdev, il leader pro-guerra del gruppo dei lavoratori del comitato delle industrie di guerra, è una prova sufficiente che il vero obiettivo di rilanciare il soviet era quello di recuperare la lotta dei lavoratori agli scopi imperialisti della borghesia russa. Questo lo si vede anche negli accordi di rappresentanza che imponevano un delegato per ogni 1000 operai e un delegato per ogni reggimento. Molte piccole fabbriche in cui i menscevichi predominavano, hanno inviato un delegato, qualunque fosse la dimensione della loro forza lavoro. Molti reggimenti erano rappresentati dai loro ufficiali e, visto che l’elemento militare rappresentava i due terzi del soviet, è evidente che l'elemento rivoluzionario (che comunque il 28 febbraio, quando si sono tenute le elezioni, era ancora impegnato nei combattimenti di strada con la polizia) era massicciamente sottorappresentato. Ciò significava che i bolscevichi erano sottorappresentati nei primi giorni del Soviet di Pietroburgo. Ma, quando i soviet locali cominciarono a sorgere nei quartieri della classe operaia, i bolscevichi spesso ottenevano la maggioranza dato il loro precedente ruolo nelle lotte contro la guerra. È su questa base che i bolscevichi furono in grado di ottenere sostegno e, infine, di trasformare il soviet Pietroburgo in un corpo capace di una trasformazione rivoluzionaria nel settembre 1917. Ma la loro vittoria è stata ottenuta perché sono stati i soli a rifiutarsi di accodarsi dietro lo sforzo bellico nazionale dopo la proclamazione della repubblica. Trasformare la guerra imperialista in guerra civile non era un semplice slogan tattico, ma stava alla base del nuovo programma politico del bolscevismo. Questo programma prese finalmente forma solo nell’aprile 1917, quando Lenin vinse la battaglia per liberare il Partito dagli ultimi residui della socialdemocrazia.

È a questo aspetto che rivolgiamo ora la nostra attenzione.

(1) Carta fondamentale del Partito Socialdemocratico della Germania.

(2) Per una visione più approfondita di questo argomento, vedere la serie di articoli pubblicati in Revolutionary Perspectives 18 a 22.

Lunedì, May 8, 2017

1917-2017 - Rivoluzione d’ottobre

Nel 2017 ricorre il centenario della rivoluzione russa. Non ci interessano celebrazioni retoriche e cerimonie rituali. Riteniamo invece che sia utile cogliere l’occasione per proporre un percorso di letture che contribuisca a far riflettere, evidenziando le conquiste sul piano politico ottenute grazie all’esperienza dell’Ottobre, i limiti di quella rivoluzione e sfatando i tanti miti che si sono costruiti intorno a quanto è avvenuto dopo, con lo “stalinismo”.

Authored: 
Sabato, April 1, 2017