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Francia
Il primo febbraio migliaia di dipendenti della grande distribuzione sono scesi in sciopero per ottenere un aumento dei salari e migliori condizioni di lavoro. La situazione non è certo delle migliori, infatti, oltre al mancato adeguamento all’inflazione, pesa su questi lavoratori la minaccia di un aumento delle domeniche lavorative e l’introduzione di casse automatiche che provocherebbero forti esuberi tra i cassieri.
Pur essendo stata promossa in modo strumentale dai maggiori sindacati francesi (CGT in testa), la partecipazione da parte dei lavoratori è stata comunque molto alta, con punte di oltre l’80% tra le cassiere degli ipermercati.
Questo sciopero assume una valenza ancora maggiore se si pensa che nel settore si erano fino ad ora visti solo episodi di lotta molto modesti ed isolati; finalmente anche una vasta fetta del moderno proletariato europeo, a prevalenza femminile, ha dato un primo importante segnale di reazione.
Il sindacato, tenuta momentaneamente a bada la propria base con una giornata di mobilitazione, non sembra però intenzionato a intraprendere una lotta reale né nei confronti della Grande Distribuzione né nei confronti del governo. Al contrario il sindacato, invece di opporsi fermamente al progetto governativo di riforma del mercato del lavoro, ha siglato il 21 gennaio scorso un accordo che porterà ad una maggiore libertà di licenziamento, a un prolungamento del periodo di prova e a un legame sempre più stretto tra il salario e i risultati aziendali.
Vietnam
Il 30 Gennaio scorso sono scesi in sciopero i 10.000 lavoratori della fabbrica di giocattoli di Da Nang di proprietà della Kayhinge Industrial Company di Hong Kong.
I lavoratori hanno chiesto maggiori indennità di carovita e un periodo di licenza più lungo in occasione della festività del Tet, una delle più importanti del Vietnam, durante la quale, da sempre, i lavoratori emigrati rientrano nelle loro regioni d’origine presso le loro famiglie. Attualmente il periodo di festività è stato a tal punto accorciato da non consentire a molti lavoratori il ritorno a casa. Altri scioperi che hanno coinvolto migliaia di lavoratori hanno avuto luogo nei cantieri navali della Hyundai-Vinashin e presso le industrie di conserve ittiche nella provincia di Hau Giang, l’obiettivo della lotta è stato l’aumento dei salari minimi. Infatti il primo gennaio scorso il governo ha aumentato il salario minimo per i dipendenti di aziende a capitale straniero da 34 dollari al mese a circa 50, ma questo incremento non compensa neppure l’inflazione dell’ultimo anno che ha raggiunto quasi il 15%. Le agitazioni sono proseguite per tutto il mese e si sono estese alle industrie elettroniche T.T.T.I. Company Limited, alla Juki Vietnam Company e alla Tan Thuan EPZ.
Dilatazione dei tempi di lavoro, salari costantemente erosi da un’inflazione galoppante, è questa la situazione che vive il proletariato di una delle principali tigri di carta asiatiche dove la crescita economica si fonda esclusivamente su un costo del lavoro bassissimo e sul totale asservimento della vita dei lavoratori al capitale.
Sud America
Il 21 gennaio scorso il presidente Lula, a lungo considerato come un esempio dal riformismo europeo, ha presentato al Congresso un progetto di legge che attacca il diritto di sciopero dei lavoratori brasiliani. La norma dovrebbe rappresentare la risposta dell’amministrazione Lula ad un possibile sciopero generale della pubblica amministrazione, settore in già in agitazione per l’ottenimento di un aumento salariale. Già l’anno scorso Lula aveva proposto una simile normativa antisciopero dichiarando illegali le proteste durante i periodi di vacanza.
Anche in Venezuela, paese considerato da molti socialdemocratici italiani come un esempio di nuovo socialismo, le lotte dei lavoratori stanno riprendendo forza. Più di 14.000 lavoratori delle acciaierie Ternium-Sidor, i più grandi impianti del paese, hanno condotto 48 ore di sciopero per un miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro. I lavoratori domandano 70 bolivar (circa 17 euro) di paga giornaliera, ma la direzione dell’azienda ha considerato tale cifra spropositata e ha respinto la richiesta. Il ministro del lavoro del governo Chavez ha immediatamente cercato la mediazione a danno dei lavoratori proponendo un aumento a 45 bolivar.
La Termium-Sidor è un consorzio di due multinazionali:la messicana Ternium che produce in Messico, Argentina e Venezuela e la Sidor (Siderúrgica Del Orinoco) che pur essendo formalmente la compagnia di stato per l’acciao è oggi controllata dalla società italo-argentina Techint Group. Un’altra conferma di come il capitalismo di Stato in salsa sud americana non sia un passo avanti verso la realizzazione del socialismo, e di come il conflitto tra salario e profitto permanga immutato anche quando il padrone si chiama Chavez.
TomBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
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Battaglia Comunista #2
Febbraio 2008
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